venerdì, 17 Settembre 2021
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Bastava un po’ di buonsenso

di Stefano Lecca

Questi governanti stanno dimostrando tutta la loro incapacità e inadeguatezza. Le loro scelte provocheranno più morti per suicidio ed infarto che morti effettivi da coronavirus. Questo perché la preoccupazione di chi ha un’attività in proprio sta portando molti a non reggere più l’impatto sotto il profilo psicologico e la paura della chiusura o del fallimento è elevata. Molti non avranno la forza di superare questa vergogna che mai avrebbero pensato di provare! Ma “Giuseppi”, insieme a questa pletora da “task force”, non si rende conto che se non fa ripartire subito l’economia, sarà responsabile di un disastro economico e sociale che nemmeno la guerra con armi produrrebbe. Vi ricordate quando nella conferenza stampa del 27 gennaio scorso, il premier ha dichiarato, prima “non c’è alcun rischio per l’Italia” e subito dopo ha rimarcato “siamo prontissimi”? Siamo ancora nel pieno della chiusura totale e la Germania dopo 30 giorni ha riaperto la Volkswagen e non ha mai fermato l’industria siderurgica, mentre l’Italia ha fermato in blocco le acciaierie. Caro premier noi non eravamo pronti come tu hai voluto farci credere. La nostra è una economia a pezzi e necessita di interventi forti come hanno già fatto i governi tedesco e statunitense con grande iniezione di liquidità, altro che le elemosine da €. 600 a marzo e forse €. 800 ad aprile, e poi? Dobbiamo ripartire subito senza indugio. Proprio per questo dobbiamo guardare al futuro e sapere di cosa necessita la nostra economia. Nel particolare, e solo per citarne alcune, la mia riflessione parte dalla ristorazione con alcune considerazioni e delle brevi domande. Come può un locale diminuire sensibilmente i posti a sedere distanziando i tavoli in modo da garantire la distanza sociale di due metri? Come fa un bar a far entrare nel locale uno alla volta gli avventori a prendere il caffè dando un tempo limite per la consumazione? Tavolate vietate, cene post riunioni a forte rischio. Ma come faranno a stare in piedi queste attività? Quanti dipendenti rimarranno a casa vittime del ridimensionamento? Obbligare a ridurre i ricavi di oltre il 50% significa sentenziare la chiusura dell’attività. Pochissimi riusciranno a rimanere a galla pensando al solo asporto come aggiunta al servizio al tavolo, perché i conti alla fine devono quadrare. Per bar, pizzerie, ristoranti, osterie, dovrà essere sospesa e congelata la tassazione relativa al PLATEATICO in tutti i comuni per tutto il 2020 !! Vogliamo parlare del settore alberghiero? Saranno in grado di rimanere in piedi fino a marzo 2021? Il turismo proveniente dall’estero è compromesso fino alla prossima Pasqua. Ma se le aziende saranno decimate, quanti viaggeranno per motivi di lavoro? Molti di meno e per non fallire, gli albergatori dovranno mettere in cassa integrazione e licenziare, tenere chiuso fino a nuova stagione, perché solo così avranno meno costi. Non ci sono alternative, se non vogliamo che si avveri la desertificazione nei nostri punti di forza dobbiamo dare loro una mano con la sospensione e il congelamento da subito di TARI e IMU per tutto il 2020! E il commercio al minuto? Qualcuno spieghi quale sia la differenza sostanziale tra un negozio di ferramenta e uno di abbigliamento intimo sulla possibilità di trasmissione del virus. La ripartenza per settori in base al codice Ateco è pura follia, o tutti o nessuno, perché nel loro insieme, i settori sono tutti parte integrante dello stesso circuito economico. Nel commercio, che ha visto annullarsi le opportunità del carnevale e della Pasqua, molti chiuderanno e saranno sacrificati altri posti di lavoro. Occorre dare un segnale forte e responsabile: sospendere e congelare l’IRAP, perché ognuno deve fare la propria parte, Comuni, Regioni e Stato. Molti saranno i fallimenti che inonderanno per anni i tribunali. Il virus non è in questo o in quel settore, o è ovunque oppure non c’è da nessuna parte. Ma veniamo alla categoria che rappresento, gli agenti di commercio; qualcuno spieghi perché un agente di assicurazioni, possa girare e visitare i clienti, e invece un povero cristiano che svolge la professione di agente di commercio nel settore calzaturiero, abbigliamento, arredamento o del mobile, non possa lavorare. Forse il DNA è diverso da categoria a categoria con anticorpi aventi la differente propensione ad infettarsi? Ma come affermava un politico “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, e pongo questa domanda: “come mai i più penalizzati sono ancora i settori più rappresentativi del made in Italy in chiave economica? Cosa c’è sotto? Ma ciò che dà fastidio, è che i nostri governanti decidano tutto con un DPCM. Differenziare serve solo a privilegiare l’uno e a condannare l’altro, ma il paradosso sta lì dietro l’angolo, basti pensare al fatto che si sono dannati a far evitare assembramenti, quando per settimane, si è permesso di recarsi al supermercato senza guanti e poter toccare carrelli, digitare PIN del bancomat, scegliere il prodotto senza un minimo di protocollo, pensando solo al rispetto del metro di distanza sociale, quando la promiscuità delle cose ed oggetti toccati, diventavano il primo strumento veicolante del virus. Tenere chiusi gli esercizi commerciali significa far fallire tutti quelli che hanno merce in carico e non possono vendere, merce talvolta non più vendibile come nel caso della moda, ma dovrà comunque essere pagata ai fornitori per non iniziare una catena di insolvenze che inquinerebbe tutto il sistema economico nazionale. Tutto ciò favorirà i colossi del commercio elettronico come Amazon e Alibaba, penalizzando di fatto tutti i negozi di vicinato. Questa è una guerra economica e in quanto tale, ci sono le caratteristiche per adottare una economia di guerra che, in parole povere riconduce ad un cambio di paradigma nella vita di tutti i giorni, modificando non solo stili di vita economica, ma adeguando produzione e commercio alle necessità contingenti, come in parte sta già accadendo. Occorre attuare un Piano Marshal più vigoroso di quello post bellico, adatto ovviamente ai nostri tempi. Quindi tenere le imprese ancora chiuse, è un suicidio economico e sociale che farà molte vittime. Non dobbiamo avere paura di una azione forte perché sarà l’unica possibile per rimettere in moto l’economia, se la produzione e il commercio ripartono, si generano utili e ritorno in tasse, le quali garantiranno fra qualche anno la stabilità dell’Italia, al contrario, se non si farà circolare ricchezza, ma depressione, il risultato sarà inevitabilmente una catastrofe sociale a tutti i livelli. Serve ora una maestosa iniezione di denaro alle imprese e buona parte a fondo perduto. Sarà l’unico modo per salvare i posti di lavoro, perché chi lavora guadagna e chi guadagna acquista prodotti e servizi, e se l’ingranaggio si inceppa, non si spende più, e il ciclo economico va in shock, proprio come succede nel corpo umano quando il sangue non viene più pompato dal cuore al cervello, e se non circola più, ahimè è l’inizio della fine”.

Già pubblicato sul sito della Fondazione Fare Futuro il 24 Aprile 2020

Del 01 Settembre 2020

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