martedì, 19 Ottobre 2021
HomeECONOMIACoronavirus: troppi interrogativi in attesa di risposta

Coronavirus: troppi interrogativi in attesa di risposta

di Stefano Lecca

Col COVID-19, qualcosa di poco chiaro c’è, forse ancora oggi sono troppi i punti oscuri a partire dalla sua genesi nel 2019 (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica proprio l’anno in cui si è manifestata), fino a questi ultimi giorni di aprile 2020 in cui ci si prepara alla cosiddetta fase 2 dopo il “lockdown”. Non entro nel merito della sua trasmissione, della sua virulenza e di tanti altri aspetti di carattere medico che ripeto a me non chiari, ma tanti altri aspetti non prettamente di carattere medico-scientifico restano comunque molto nebulosi, a partire dalla sua diffusione più o meno a macchia di leopardo colpendo stranamente determinate economie e lasciando pressoché indenni altre. La differente presa di coscienza dei vari Governi, le differenti azioni e reazioni alla pandemia mi hanno lasciato basito, al punto di pensare, se non a un possibile complotto sin dalla fase iniziale, quanto per i potenti del mondo finanziario, prendere al volo una occasione d’oro per fare speculazione.

Tralascio quindi le varie teorie del perché e del come il virus si sia sprigionato da Whuan, ma ripongo la mia attenzione su ciò che io come italiano ho più a cuore: l’ITALIA. Parto col pormi alcuni interrogativi, tra i quali, perché l’Italia è il quarto Paese al mondo più colpito? Perché l’Italia ha il peggior rapporto popolazione/infetti/deceduti? Cosa è andato storto? Come mai l’informazione iniziale non è stata presa col dovuto peso specifico? Sarà solo frutto di incapacità ed incompetenza o c’è sotto dell’altro? Io sono convinto che tutto parte da molto lontano e vediamo il perché: l’Italia già negli anni ‘80 vedeva il suo PIL aumentare a tal punto che nel 1987 divenne, superando il Regno Unito, la sesta potenza economica al mondo dopo Stati Uniti, Unione Sovietica, Giappone, Germania e Francia. Addirittura nel 1991 divenne la quarta potenza al mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Germania, quella Germania unita alla quale un famoso politico italiano osò dire che “voleva bene alla Germania a tal punto che ne avrebbe preferite due”. Questa scalata verso la ricchezza dava fastidio a molti, forse a troppi, l’Italia è geograficamente un paese piccolo, ma molto ricco, potente, invidiato, un vero forziere di idee, di prestigio, di immagine, di storia, di benessere, di ricchezza; troppa roba per chi invece voleva starci davanti. Negli anni ’80 abbiamo subito crisi e attraversato momenti destabilizzanti che abbiamo sottovalutato, poi arrivò il crollo della prima Repubblica, ma anche in questo caso, a mio modesto parere, alimentata dall’invidia estera e la voglia di fare shopping nel nostro territorio.

Quanto di più propizio far tracollare la politica e l’economia italiana con una azione creata ad arte di corruzione che ha travolto politici e dirigenti della pubblica amministrazione. Diamo la colpa alla Magistratura, ma chi ha voluto questo, ce l’ha voluto far credere. I metodi sono sempre gli stessi, cioè al popolo non bisogna mai far sapere la verità, e se devi cambiare le carte in tavola devi distrarlo e confonderlo. A distanza ciclica, noi restiamo ancora oggi l’obiettivo principale per il banchetto economico della grande finanza. L’appetito vien mangiando e se si è golosi, in tavola scompaiono anche le briciole. Oggi l’Italia è questa, il popolo è stato come narcotizzato per non poter reagire a delle scelte decise a tavolino dagli avvoltoi della finanza e di qualche altro Stato cannibale, dovevamo essere anestetizzati, quale miglior occasione con una buona iniezione di virus? Magari facendoci credere un numero doppio di decessi per coronavirus, magari imprigionandoci in casa per evitare proteste di piazza, magari togliendoci il tempo per non mettere in salvo i gioielli di famiglia, denaro, immobili, reddito, asset, togliendoci tutte le libertà sferrando un duro colpo al sistema sociale. Ma quanto è strana questa situazione, nasce a dicembre del 2019 proprio subito dopo che in Italia e in Europa si parla di MES e in Italia ci si oppone con forza al Governo che vuole portarlo avanti. Ricordo come il ricorso al MES mise in ginocchio la Grecia, da allora la stessa Grecia si trovò senza denaro privato e completamente nelle mani della finanza tedesca e ancora oggi i greci pagano questa sottomissione, al punto che anche il Partenone viene gestito dai tedeschi.

Oggi stiamo percorrendo la stessa strada della Grecia, ma per tenere a bada gli italiani serviva una imposizione forte, quale miglior occasione di un virus letale che ha costretto solo noi a casa per 60 giorni. Ma il politico che ho citato prima, amava pensare male perché convinto di indovinarne molte e qualcosa mi fa pensare che questo indebolimento della sanità italiana, la quale si è vista sottrarre per anni sempre più soldi, si è impoverito al punto da renderlo oggi vulnerabile. Pazzia, forse, ma se tutto fosse già stato programmato? Magari già nel 2015, o ancora prima? Troppi i lati oscuri in tutto ciò. Solo coincidenze? Io non credo. Chissà che un giorno qualcuno ci dia delle risposte a queste domande? Come mai il focolaio più importante del COVID-19 si è diffuso nell’area più produttiva e ricca d’Italia? I collegamenti dalla Cina arrivano sia a Milano che a Roma in egual misura, ma i contagi massicci si sono avuti nell’area dove sono presenti due dei tre aeroporti più trafficati d’Italia. Come mai il sistema sanitario ha rischiato di cedere proprio nelle Regioni più efficienti? In una guerra militare si agisce con azioni chirurgiche, con estrema precisione, non è che anche in una guerra batteriologica si usa lo stesso stratagemma? Ripeto, tutto molto strano.

Quello che è più sconcertante è che nessuno dà risposte certe. Anzi si ha paura delle fake news, che di falso sembrano avere molto poco, anzi sembra nascondino delle verità in pillole che vogliono secretare. Ma altre domande sorgono spontanee. Come mai la fase 1 e la fase 2 sono caratterizzate da una sequela di condizioni e attenzioni che mettono al tappeto tutte le aziende e i settori strategici del made in Italy? Si è voluto narcotizzare non solo il popolo italiano, ma si è anestetizzato anche il sistema produttivo più intrinseco del nostro patrimonio economico, solo per fare qualche esempio si sono distrutti il settore della moda, il settore del mobile, il settore della ristorazione, il settore del turismo, il settore della cultura, il settore dell’auto, il settore del beverage, il settore del design, il settore del lusso, tutti settori caratterizzanti il made in Italy. Questa è solo la punta dell’iceberg. A tutto ciò attendo risposte, se mai arriveranno.

Già pubblicato sul sito della Fondazione Fare Futuro il 28 aprile 2020

Del 03 Settembre 2020

Most Popular

Recent Comments