venerdì, 18 Giugno 2021
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La moda ignorata dal decreto rilancio

di Stefano Lecca

Che il “decreto rilancio” sia un libro, questo è innegabile, lo si nota dal numero elevato di articoli e dalle molte pagine scritte, ma dobbiamo altresì rilevare che il libro è stato scritto frettolosamente. Infatti, si può candidamente affermare che al libro mancano dei capitoli molto importanti concernenti il Made in Italy. Manca totalmente un intervento in favore delle filiere del tessile abbigliamento e del calzaturiero, due dei settori simbolo del Made in Italy. Veniamo al dunque. Facendo un primo esame, possiamo notare che la stagione primaverile è stata completamente un fallimento. Vediamo il perché facendo il punto della situazione di tutta la filiera moda ad oggi. Le aziende manifatturiere hanno prodotto e consegnato la merce primaverile entro i termini canonici di consegna che vengono fissati generalmente tra fine gennaio e febbraio per l’ingrosso e la grande distribuzione, quindi febbraio e prima decade di marzo per il dettaglio. L’inizio del lockdown da covid-19 è arrivato a metà marzo quando le consegne della stagione erano giunte quasi al termine, ritardi consegna inclusi. Da qui in avanti il circuito economico di filiera si è bloccato causando il seguente scenario: In primo luogo, con la chiusura forzata dei negozi di abbigliamento e calzature la merce primaverile è rimasta nei magazzini di grossisti e dettaglianti senza essere venduta, merce che fa lievitare lo stock di magazzino che in prima battuta non genera liquidità, anzi il non venduto non generando entrate di cassa per il dettaglio, porta molti di questi ad un bivio: pagare a scadenza o chiedere una proroga della stessa. Ma la scadenza per molti pattuita a 30 giorni fine mese o 60 giorni fine mese, non coperta da vendite fino al 18 maggio compreso (lunedì è giorno di chiusura), obbliga il cliente/debitore ad una scelta forzata determinata dalla sua liquidità che è stata totalmente generata antecedentemente il periodo di chiusura. Qui non scendo nei particolari che variano da caso a caso ma generalizzando è possibile affermare che chi ha avuto disponibilità di cassa e ha voluto onorare le scadenze ha pagato, mentre chi non ne aveva a sufficienza ha dovuto chiedere una proroga. In entrambi i casi i dettaglianti ad oggi si ritrovano con una cassa quasi azzerata perché movimentata solo da pagamenti. Per grossisti e manifatture la situazione è leggermente differente, mentre per i primi, proprio per il loro ruolo di polmone economico e finanziario subiscono un ulteriore aggravio della liquidità, per i secondi la liquidità non è ancora del tutto compromessa. Ora entriamo nella seconda fase del covid-19 che coincide con il periodo della stagionalità estiva. A questo punto la merce primaverile già pagata ma invenduta, dovrà essere messa in magazzino, sommandosi alle rimanenze 2019. La precarietà, l’incertezza, la difficoltà di reperire liquidità, ha portato i dettaglianti ad annullare gli ordinativi o a richiederne il conto vendita, o in alternativa sconti e forti dilazioni di pagamento. Situazione questa che comincia a far vacillare bilanci e tenuta di nervi sia dei commercianti sia dei produttori. In questo periodo iniziano a far conto con i primi balzelli e tasse, oltre ad affitti e stipendi a cui dover far fronte. Questa congiuntura economica in chiave estiva produce così una domanda fiacca, che abbinata ad un breve periodo di tempo di vendita prima dei saldi, genera un povero ritorno di cassa per dettaglianti e grossisti. Da nord a sud i pagamenti sono stati tutti concordati e spostati tra fine agosto e fine ottobre e determineranno nel periodo una importante concentrazione della esposizione debitoria per dettaglianti e grossisti verso le manifatture e che spereranno di onorare e far fronte con le prime vendite autunnali. Qui arriva inesorabile il picco della crisi da liquidità per tutta la filiera moda. Negozi senza liquidità, ai quali si aggiungono ingrossi senza liquidità e aziende che avranno difficoltà a pagare i fornitori di materie prime e terzisti. A tutto ciò, in questi mesi, sarà da aggiunge anche la categoria degli agenti di commercio che trimestralmente percepiscono le provvigioni sul maturato (incassato) che, se facciamo bene i conti della serva, i primi pagamenti della filiera al dettaglio saranno giugno e luglio e poi a cavallo tra agosto e settembre, mentre gli altri andranno inevitabilmente nell’ultimo trimestre dell’anno 2020. Ciò ne consegue che le provvigioni del 2020 saranno movimentate solo nella seconda parte dell’anno e saranno relative a tutta la primavera e parte del prodotto estivo. In poche parole, l’agente di commercio del settore tessile abbigliamento, se tutto procede senza ritardi, inizierà ad incamerare liquidità da provvigioni solo a partire da novembre e dicembre. Troppo per poter sostenere spese e far fronte a tasse anticipate, figuriamoci per vivere. Settembre sarà il mese critico dove si concentrerà la prima vera grande tranche di pagamenti e se settembre non sarà il vero cambio di stagione la mancanza di liquidità arriverà a saturare anche il manifatturiero che si vedrà inondare di insoluti e ritorni di ricevute bancarie. Il caro prezzo lo pagheremo nel 2021 quando le mancate vendite della primavera 2020 si riverbereranno sugli ordinativi dei clienti P/E 2021, che non avendo necessità di particolari approvvigionamenti, non ordineranno nemmeno i quantitativi minimi per andare in produzione. Quindi al 31/12/20 ci troveremo senza ordinativi, senza liquidità e tasse 2020 da pagare che sono state semplicemente posposte e calcolate anche su un elevato quantitativo di rimanenze finali. Il governo ha fatto cilecca anche con il tessile abbigliamento, fregandosene di un altro importante asset del Made in Italy: la moda. Il turismo ha i suoi voucher, la bicicletta i suoi incentivi. Perché non hanno pensato ad un incentivo per l’abbigliamento e le calzature Made in Italy? Sarà una mossa per consegnare le nostre manifatture direttamente ai cinesi ? Meditate, per il comparto del tessile abbigliamento e calzature questo è un vero e proprio “decreto affossamento”. Verrà inevitabilmente favorita la vendita su Alibaba, Amazon, Google Commerce e segnerà la nostra amara e definitiva capitolazione.

Già pubblicato sul sito della Fondazione Fare Futuro il 17 maggio 2020

Del 01 Settembre 2020

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