lunedì, 21 Giugno 2021

Ciao, Elsa

Ciao, Elsa: grazie del sorriso che ci hai regalato, della bravura, della bellezza e dell’eleganza. Appartenevi a un mondo che non esiste più e per dirla tutta, l’Italia di oggi non ti meritava. Articolo d’Archivio di Francesco Lamendola 

Ciao, Elsa: grazie del sorriso che ci hai regalato, della bravura, della bellezza e dell’eleganza; soprattutto dell’eleganza. Hai lasciato una lezione di stile come poche altre hanno saputo fare – Virna Lisi, per esempio – ma che oggi sembra essere caduta nel vuoto. Il che ci farà sentire ancora di più la tua assenza.

Non eri solamente bella, perché la bellezza è soggettiva, e, comunque, la tua non era una certo una bellezza classica, con quel viso un po’ irregolare, quegli zigomi alti, benché lo sguardo fosse luminosissimo; sei stata innanzi tutto una gran signora, la signora del cinema. Non eri nata nella bambagia: penultima di otto figli di un ferroviere e una casalinga di Grosseto, classe 1935, avevi fatto tutta la gavetta; notata per caso e avviata alla carriera di fotomodella, quasi per caso eri stata scoperta dal cinema e avevi lavorato coi più grandi registi e con attori come Marcello Mastroianni, Kirk Douglas, John Wayne, da pari a pari, senza alcun complesso, in mezzo alle maggiori celebrità di Hollywood. Altri parleranno della tua carriera cinematografica, senza dubbio notevole; a noi, quel che rimane soprattutto è la lezione di stile, di compostezza, di sobrietà e di professionalità. Dismessi i panni sudici della mondina di Riso amaro o della selvaggia pellirossa de Il cacciatore di indiani, tornavi a indossare la tua innata eleganza con la massima naturalezza, ti vestivi di glamour, ti fasciavi di quella capacità, che solo poche persone possiedono, d’imporre agli altri la tua personalità, ma senza arroganza, senza toni eccessivi, senza mai alzare la voce.

Alcuni, probabilmente, proprio per questo ti trovavano antipatica: a cominciare dalla voce roca. Nella società involgarita di oggi, popolata di attricette e pretese soubrette che sanno far tutto e non sanno far niente, che vanno avanti a colpi di raccomandazione, che venderebbero l’anima al diavolo pur di strappare un po’ di audience; che credono di fare strada imitando le mode del momento, compreso l’abbigliamento da pescivendole e il linguaggio da trivio, rose dall’invidia reciproca, ferocemente nemiche di chiunque possa metterle in ombra anche solo per un istante, narcisiste, infantili, capricciose, viziate, banali, tremendamente provinciali, nel senso più corrivo del termine, tu sei stata un modello di raffinatezza semplicemente inarrivabile. Si percepiva in te, nel tuo portamento, nelle tue movenze, nel tuo modo di parlare, un che di aristocratico (e infatti, avevi sposato un conte), senza però mai cadere nell’affettazione, nell’artificiosità, o, quel che è peggio, nello snobismo. Solo poche persone riescono a riunire in sé tali caratteristiche, tenendosi lontane dal pericolo di eccedere, di andare sopra le righe: e in ciò si vede la loro naturale superiorità, che le rende ammiratissime e invidiatissime. Non c’è competizione possibile, con loro, perché sono così per un dono innato, che può essere perfezionato, ma non costruito, neppure con anni e anni di studio. Di donne simili, di attrici simili, di signore simili, ce n’era una su mille; oggi, forse una su un milione. Ma per essere apprezzate, bisogna che la società non abbia smarrito del tutto il senso del bello, di ciò che è raffinato e prezioso: in una società sprofondata nella volgarità di massa e instupidita dai riti quotidiani del consumismo, a cominciare dall’abuso della televisione e del telefonino, signore di quel livello non verrebbero più capite, né apprezzate.

In fondo, era giusto che tu uscissi di scena, a questo punto: appartenevi a un mondo che non esiste più, anche se, in realtà, è passato solo da pochi anni. Ma sono anni che si sono inseguiti a ritmo febbrile, e nel corso dei quali sono cambiate tutte le coordinate; le nostre mappe mentali sono state cancellate e riscritte da cima a fondo. Per dirla tutta, l’Italia di oggi non ti meritava, così come non si meritava una Virna Lisi, o un Walter Bonatti, o un Pietro Mennea, o un Siro Angeli, o un Mago Zurlì, o un Raoul Grassilli, o un Anton Giulio Majano, o un Ennio Morricone, o un Sergio Leone, o un Nini Rosso, o un Giorgio Albertazzi. L’Italia di oggi si merita solo il Grande Fratello e gli Amici di Maria De Filippi. Ci mancherai, ma per davvero, cara Elsa.

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 09 Luglio 2017

Del 15 Settembre 2020

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