lunedì, 1 Marzo 2021
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La colomba coronata di Vittoria splendido e raro uccello della Nuova Guinea

La colomba coronata di Vittoria splendido e raro uccello della Nuova Guinea. La sua fauna alata annovera un uccello straordinario la “colomba coronata” rappresentate da tre specie, che è il gigante dell’ordine dei columbiformi di Francesco Lamendola

La fauna alata della Nuova Guinea annovera un uccello straordinario, la “colomba coronata”, rappresentate da tre specie, che è il gigante dell’ordine dei columbiformi, con una lunghezza del corpo che può arrivare a 77 centimetri e un peso di poco inferiore ai due chili e mezzo.

Esso ha abitudini terragnole (anche se fa il nido sui rami) e, poiché le sue carni sono molto saporite, viene cacciato intensamente dagli indigeni Papua; è presente soltanto nel folto delle foreste tropicali e si nutre essenzialmente, se non addirittura esclusivamente, di vegetali.

Dal punto di vista della biogeografia, la cosa più interessante è che le tre specie vivono in regioni nettamente distinte le une dalle altre, come se si trattasse di vere e proprie isole separate da vaste distese d’acqua: la colomba coronata crestata “Goura cristata”) vive nelle due penisole di Vogelkop e di Bambarai (antiche denominazioni olandesi) e fino all’istmo che collega l’estremità occidentale dell’isola con il corpo principale di quest’ultima; la colomba coronata di Vittoria (“Goura Victoriae”) è presente nelle pianure a nord della imponente Catena Centrale e nelle due isole di Jobi e di Biak; mentre la colomba coronata di Scheepmaker (“Goura scheepmacheri”) si trova esclusivamente nelle pianure alluvionali della fascia meridionale.

In effetti, le montagne della Nuova Guinea costituiscono, per altezza e per lunghezza, delle barriere naturali formidabili: la Catena Centrale supera i 5.000 metri con il Puncak Jaya, ex Monte Carstensz (che ufficialmente è stimato di 4.884 metri ma che, probabilmente, arriva ai 5.020 o ai 5.040), mentre la catena settentrionale supera, a sua volta, i 4.000 metri (Monte Bangeta, 4.121 m.); quanto alle due penisole occidentali, basta gettare un’occhiata alla carta geografica per rendersi conto che esse costituiscono un mondo a parte, per certi aspetti più vicino alle Molucche che al resto della Nuova Guinea. Di conseguenza, non è strano che un uccello dalle ridottissime capacità di volo, come la colomba coronata, non sia capace di oltrepassarle e che ciascuna specie abbia occupato un habitat nettamente distinto e separato da quello delle altre.

Gli evoluzionisti, naturalmente, interpretano questo fatto come un classico esempio di evoluzione divergente, a partire da una sola specie, determinata dall’isolamento in cui si sono trovate a vivere le diverse popolazioni, le quali, nei rispettivi habitat, si sarebbero differenziate sempre più le une dalle altre. Non insisteremo su questo punto, che ha, come sempre, il grave difetto di offrire come spiegazione proprio il punto interrogativo costituito dalla teoria: se – si badi, se – l’evoluzione è un fatto, allora possiamo ipotizzare che l’isolamento geografico finisca per differenziare una specie animale (o vegetale), dando origine a nuove specie e nuove varietà.

Ma l’evoluzione è un fatto, oppure è una semplice teoria? Perché se rimane pur sempre una teoria bisognosa di prove irrefutabili, come lo è ogni altra teoria (irrefutabili, almeno, alla luce delle conoscenze contemporanee), allora non può spiegare i fatti e, nello stesso tempo, pretendere di confermare se stessa, grazie alla spiegazione che essa offre di quei fatti: sono invece i fatti che la devono confermare, i fatti nella loro evidenza e non già nella particolare  interpretazione che essa ne fornisce; altrimenti si cade in un evidente circolo vizioso di tipo pseudo-scientifico. Registriamo l’incongruenza e passiamo oltre.

Delle tre specie di “Goura”, la più famosa e la più spettacolare, oltre che la più grande, è quella di Vittoria. In aggiunta alle dimensioni notevolissime e alla fastosa bellezza del piumaggio di colore azzurrognolo, con una fascia rosso-bruna ed una grigio-azzurra sulle ali, ciò che la rende unica nel mondo dell’avifauna oceanica (la Nuova Guinea rientra nella regione biogeografica dell’Australia e non in quella dell’Asia sud-orientale, sia in base alla “linea Wallace”, sia in base alla più recente “linea Weber”) è la magnifica, incredibile corona di piume, blu anch’esse, ma bianche alla sommità, che sembra incoronarla, tanto negli esemplari maschi che nelle femmine.

Si tratta di un uccello che si riproduce con qualche difficoltà, perché la femmina depone un solo uovo nel nido e ciò rende fragili le basi stesse della sua sopravvivenza, legata com’è all’assenza di bruschi fattori di squilibrio o, comunque, di mutamento nel suo ambiente naturale (quali, ad esempio, il sopraggiungere di specie concorrenti ad occupare la stessa nicchia ecologica); cosa che, nel mondo moderno, e perfino in una terra remota e ancora in gran parte selvaggia come la Nuova Guinea (alcune tribù di Papua praticavano il cannibalismo fino a pochi anni or sono), è sempre più difficile da assicurare. Sta di fatto che, negli ultimi anni, si è potuta osservare una significativa diminuzione nella frequenza degli avvistamenti di questo prodigioso uccello.

Bisogna intanto specificare che il nome di questa specie costituisce una classica espressione dell’imperialismo e del colonialismo dominanti all’epoca in cui gli Europei, nel corso del XIX secolo, sviluppavano come mai prima era accaduto la conoscenza della flora e della fauna degli altri continenti. “Vittoria”, infatti, andrebbe scritto con la lettera maiuscola, perché si riferisce non al concetto astratto della vittoria che incorona il vincitore di una gara, ma alla figura storica di Vittoria della casa di Hannover, che fu regina di Gran Bretagna e Irlanda, nonché imperatrice dell’India, dal 1837 al 1901. Fu, infatti, il naturalista inglese Louis Fraser (1810-1866) a dedicare il nome di questo splendido uccello alla propria sovrana, classificandolo ufficialmente nel 1844 (ciò che, evidentemente, non era sufficiente, visto che nel 1858 l’esploratore John Hanning Speke le avrebbe dedicato anche il nome del più grande lago dell’Africa). Pertanto la grafia “vittoria” con l’iniziale minuscola deve considerarsi erronea, anche se la si trova abbastanza frequentemente non solo nei testi di genere divulgativo, ma anche nei manuali di zoologia.

Peraltro, la colomba coronata di Vittoria era già nota agli Europei da moltissimo tempo: fu vista per la prima volta, a quanto sembra, dal corsaro inglese William Dampier fin dal 1699; è opportuno ricordare, inoltre, che nella seconda metà del XIX secolo essa è stata osservata e studiata anche da due importanti naturalisti italiani che esplorarono le foreste della Nuova Guinea, il fiorentino Odoardo Beccari (1843-1920) e il genovese Luigi Maria d’Albertis (1841-1901).

Così il naturalista Renato Massa nella sua pregevole monografia «Nuova Guinea» (Verona, Edizioni Futuro, 1987, pp. 77-80; 97):

«Gli ornitologi non hanno alcun dubbio sul fatto che gli uccelli della Nuova Guinea abbiano avuto una lunga storia in comune con quelli della vicina Australia: non soltanto sono molto numerose le famiglie endemiche sia dell’isola sia del continente, ma, tra i numerosi generi in comune, si annoverano sia forme più o meno ubiquitarie come i melifagidi, i pigliamosche del Nuovissimo Mondo e i pachicefalini, sia alcuni generi che si possono considerare “relitti” come i cosiddetti “logrunners” (corridori dei ceppi) del genere “Ornythonyx”.

Tra i due popolamenti faunistici esistono tuttavia anche importanti differenze, dovute prevalentemente alle enormi differenze ambientali delle due terre; ad esempio, gli uccelli della foresta-pioggia oggi sono molto più numerosi e meglio distribuiti in Nuova Guinea piuttosto che in Australia.

Al contrario, l’avifauna dei fiumi, laghi e paludi è quasi esattamente una replica di quella australiana e annovera soltanto cinque specie endemiche: un tarabusino (“Zonerodius heliosylus”, due anatre (“anas waiginensis” e “Dendrocygna guttata”) e due rallidi (“Gymnocrex plumbiventris” e “Megacrex inepta”).

L’isola, del resto, funziona egregiamente come “rifugio” per la fauna acquatica australiana durante i periodici episodi di siccità che si verificano in Australia o, in qualche caso, semplicemente durante l’inverno.

Molti uccelli della foresta-pioggia sono limitati alle foreste di pianura e, probabilmente, si estinguerebbero del tutto se queste  – come è accaduto altrove – venissero distrutte. Inoltre, poiché le grandi foreste di pianura sono divise e isolate tra loro dalle catene di montagne, spesso ciascuna di esse ospita specie endemiche ben differenziate dalle specie affini. Un caso esemplare di questo tipo di distribuzione geografica da “speciazione recente” è quello delle colombe coronate del genere “Goura”: la “Goura cristata” è limitata alla penisola di capo Vogel, la più nota “Goura victoriae” alle pianure a nord della catena centrale, la “Goyura scheepmacheri” alle pianure meridionali. Una situazione di questo genere non è molto comune in una regione di questo tipo che, nel complesso, non è eccessivamente estesa. L’unica analogia che può venire in mente è quella con l’America centrale, anch’essa ricoperta da foreste tropicali interrotte da catene montuose e da linee costiere irregolari. Come in Nuova Guinea, anche in America centrale, molti generi di uccello hanno sviluppato specie locali a distribuzione limitata su un’”isola” di foresta.

A maggior ragione rispetto alle specie di pianura, anche le specie di collina sono limitate a sottili strisce di habitat idoneo tra i 1.200 e i 1.600 m. di quota e raramente occupano l’intera area potenzialmente adatta alle loro esigenze dato che, con una distribuzione tanto critica, possono facilmente subire estinzioni locali. Su cinquanta specie di uccelli che si possono considerare “di collina”, soltanto ventuno si trovano un po’ dappertutto nella catena centrale mentre ben ventinove presentano distribuzioni ristrette. Tra queste ultime specie sono compresi alcuni degli uccelli più rari e localizzati dell’isola come ad esempio i martin pescatore  del paradiso “Tanysiptera danae” e “Tanysiptera nympha”, gli uccelli del paradiso “Loboparaisea sericea” e “Paradisea rudolphi”, gli uccelli di raso “Sericulus aureus” e “Amblyorinis subalaris”.

[In molti uccelli terricoli della foresta] si è manifestata la tendenza all’aumento delle dimensioni che, in taluni casi, sono diventate veramente gigantesche.

Un evidente caso di gigantismo è, ad esempio, quello delle gure o colombe coronate che, con i loro 65-75 cm. di lunghezza totale, rappresentano le specie di maggiori dimensioni della famiglia dei columbidi. A parte la taglia, le caratteristiche più notevoli delle tre specie del genere “Goura” sono rappresentate dalla spettacolare cresta di piume sul capo e dal fatto di essere ditate di sedici timoniere invece di dodici come la maggior parte degli altri piccioni. Per il reso, esse vivono in modo analogo a ogni altro columbide terrestre nutrendosi, a quanto pare, esclusivamente di cibo di origine vegetale.»

Per gli uccelli del genere “Goura”, pertanto, sarebbe più corretto, dal punto di vista scientifico, parlare non di evoluzione divergente, cosa tutta da provare, ma semplicemente di endemismo: partendo, cioè, non dalla teoria (evoluzionista), ma constatando il fatto puro e semplice, ossia la presenza di specie esclusive di un particolare habitat, le quali, pur presentando evidenti affinità morfologiche, non si mescolano assolutamente sul territorio.

Si tenga presente che non stiamo parlando di una piccola isola oceanica, ma dell’isola più grande del globo terracqueo, dopo la Groenlandia: con i suoi 785.000 kmq. (più di due volte e mezzo la superficie dell’Italia), senza contare le isole adiacenti, e con la sua immensa varietà di clima e di ambienti – si va dalle torride foreste paludose della costa alla vegetazione alpina delle montagne più alte, simile a quella della tundra artica – la Nuova Guinea, grazie anche al suo relativo isolamento rispetto all’Asia e all’Australia, i continenti più vicini, rappresenta quasi un mondo a sé. In tale contesto, il fatto che le tre specie di colombe coronate non si sovrappongano mai nel medesimo ambiente è meno sorprendente di quanto potrebbe esserlo se si trattasse di una regione dalle dimensioni ridotte e geograficamente omogenea.

Ad ogni modo, una cosa è la teoria evoluzionista classica, secondo la quale le specie viventi si trasformano lentamente, ma incessantemente, in nuove specie, dalle forme più semplici alle più complesse; e un’altra cosa, e ben diversa, è da considerarsi l’eventuale processo di differenziazione di una singola specie in nuove e diverse, a causa di particolari fattori ambientali, le quali presentano però strettissime analogie con quella originaria, come è appunto il nostro caso. Perciò, quand’anche si potesse dimostrare che tutte e tre le specie di “Goura” discendono da una forma unica, non bisogna dimenticare che si tratta di specie che risultano tali quasi solo all’occhio esperto del naturalista, tanta è la loro somiglianza complessiva; mentre, ad esempio, l’idea che da un rettile, e magari da un piccolo dinosauro, derivi un uccello, è tutta un’altra cosa.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice  in data 20/07/2012 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 03 Dicembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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