lunedì, 21 Giugno 2021
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La «linea Wallace» e la «linea Weber» custodi di un enigma affascinante della biogeografia

La flora e la fauna dell’Australia presentano caratteristiche talmente diverse dagli altri continenti che i naturalisti hanno tracciato dei confini ideali di Francesco Lamendola  

La flora e, più ancora, la fauna dell’Australia e delle isole vicine, come è noto anche al vasto pubblico dei non specialisti, presentano caratteristiche talmente diverse da quelle degli altri continenti, e in particolare della vicina Asia tropicale, che i naturalisti hanno stabilito di tracciare un confine ideale tra di esse e quelle del resto del mondo.

Tale confine viene chiamato «linea Wallace» oppure, secondo un’altra versione, «linea Weber», la quale ultima, pur riferendosi al medesimo concetto, è leggermente diversa dalla prima. Infatti la «linea Wallace» corre lungo lo Streto di Makassar (che separa le due grandi isole di Borneo e Celebes) e lo Stretto di Lombok (che separa le isole minori di Bali e Lombok) e fa pertanto rientrare la fauna di tutto l’arcipelago indo-malese, a oriente di tale linea, nella regione biogeografica australiana.

Invece la «linea Weber», che descrive un grande arco convesso in direzione dell’Australia, seguendo il mar delle Molucche (fra Celebes e l’arcipelago delle Molucche) e il Mar di Timor (fra l’isola di Timor e l’isola di Melville) sposta alquanto ad est il limite della regione biogeografica orientale,  estesa dall’Asia meridionale a sud dell’Himalaya fino all’arcipelago indo-malese, poiché lascia alla regione australiana solo le Molucche e i piccoli arcipelaghi delle Kai, delle Aru e delle Tanimbar; sicché quasi tutta la fauna indonesiana rientrerebbe nella sfera asiatica.

Per dare un esempio di che cosa significhi optare per l’una o l’altra delle due «linee», faremo solo un esempio: quello del grande varano di Komodo, definito come «l’ultimo dei draghi viventi» perché, con i suoi tre metri e mezzo di lunghezza, questo grande sauro, che si nutre anche di animali della taglia di un cervo, discende in linea diretta dal tirannosauro, il pauroso carnivoro vissuto fino a circa 70 milioni di anni fa.

Quando la sua scoperta venne annunciata al mondo nel 1912 (sì, avete letto bene: nell’anno millenovecentododici, quasi alla vigilia della prima guerra mondiale) dal direttore del Museo Zoologico di Buitenzorg, a Giava – allora facente parte delle Indie Orientali Olandesi -, il mondo della scienza venne messo a rumore, perché nessuno aveva mai sospettato che una piccola isola tropicale potesse ospitare un rettile di quelle straordinarie dimensioni.

Ebbene, poiché Komodo sorge fra le isole di Sumbawa e Flores, nell’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda, per quei naturalisti che adottano la «linea Wallace» il “Varanus Komodensis” appartiene alla fauna dell’area australiana; mentre per quanti danno la loro preferenza alla «linea Weber», il grande rettile spetta alla fauna asiatica.

Scrive il valente naturalista spagnolo Félix Rodriguez de La Fuente (in: «Gli animali e la loro vita», Novara, istituto Geiografico De Agostini, 1970; titolo originale «Enciclopedia Salvat de la Fauna»; vol. 9, pp. 7-11):

«Perché l’Australia è diventata il santuario dei Marsupiali  e dei Monotremi? Perché quando arrivò l’uomo bianco con questi arcaici animali convivevano già i pipistrelli  e i Roditori? Da dove, in che modo e seguendo quali vie giunsero in Australia i Mammiferi primitivi e quelli moderni?

È opportuno ricordare che la massa continentale australiana, vasta quanto l’Europa, da Gibilterra agli Urali, con l’isola di Tasmania, la Nuova Guinea e altre piccole isole adiacenti, costituisce la regione zoogeografica australiana. Tutte queste terre presentano faune imparentate più o meno strettamente e nettamente differenti da quelle dell’Asia sud-orientale. La regione australiana è separata da quella orientale dalla linea Wallace-Weber, in realtà una doppia frontiera formata da profondi fondi marini e che coincide, più o meno esattamente, con i limiti delle piattaforme continentali sulle quali poggiano la Malesia e la regione australiana rispettivamente.

Tra la linea di Wallace, a ovest, e quella di Weber, a est, resta  una serie di isole come Celebes, le Molucche, Lombok, Flores e Timor, che ospitano una fauna di transizione.

A nord e a ovest della linea di Wallace, le Filippine, Borneo, Giava, Sumatra e la penisola malese hanno caratteristiche assolutamente orientali. A sud-est dell’Australia la Nuova Zelanda presenta una tale serie di peculiarità e sono così chiare le ragioni geologiche che determinarono la sua separazione dal continente australiano che oggi la maggioranza degli zoogeografi preferisce considerarla un complesso diverso.

Da come si presentano attualmente le terre emerse dell’Asia sud-orientale e della regione australiana, sembra chiaro che tutte le colonizzazioni dell’Australia, in tempi molto remoti, siano avvenute partendo dalla regione orientale, attraverso gli stretti e le catene di isole che uniscono e separano le due regioni zoogeografiche.

Si è anche potuto constatare che i mari di poca profondità delle piattaforme continentali hanno avuto variazioni di livello che hanno facilitato il passaggio degli animali, salvo che nelle zone più profonde, come lo stretto che separa l’isola di Bali da quella di Lombok, e che coincidono con la linea di Wallace. La strozzatura attraverso la quale il flusso della vita penetrò nella regione australiana coinciderebbe, quindi, con l’arco insulare della Malesia, nel quale la grande isola della Nuova Guinea avrebbe avuto la funzione di un poderoso filtro, dato che la sua vegetazione di aspetto umido tropicale è più simile a quella dell’Asia sud-orientale che a quella dell’Australia. (…)

Nel 1863, il Wallace tracciò la linea che a parer suo separava la regione orientale da quella australiana. Qualche anno dopo il Weber volle correggerla e tracciò una linea diversa, per cui fra le due grandi regioni è rimasto un complesso di isole che non si sa bene a quale delle due zone attribuire. È stato dimostrato che tali isole intermedie  sono di origine oceanica e che la loro fauna è costituita in parte da animali asiatici – tarsi, galli bankiva – e in parte da animali australiani – cuschi e cacatua. Il babirussa, Suide con strane e vistose zanne, è invece esclusivo della zona di transizione, ancorché i suoi antenati siano asiatici.»

In effetti, la fauna delle isole dell’arcipelago indo-malese presenta i tipici caratteri di transizione fra regioni zoogeografiche differenti, in quanto, mano a mano che ci si sposta da ovest a est, ossia da Sumatra a Timor e alle Molucche, si nota un graduale venire meno degli animali tipici dell’Asia tropicale e un comparire di quelli caratteristici della Nuova Guinea e dell’Australia.

A Sumatra, come in India e come in Indocina, sono sempre molto numerose le scimmie, tra cui il macaco, e vivono – inoltre – l’elefante, la tigre, il rinoceronte a due corni, la pantera, il tapiro; i fiumi sono popolati dai coccodrilli e nelle foreste sono numerosi i serpenti. Sono numerosissimi anche gli uccelli, le farfalle e molte altre specie di insetti (stiamo parlando della fauna originaria di queste isole, prima cioè che l’uomo, negli ultimi cento anni, portasse all’estinzione o diradasse paurosamente un gran numero di specie).

Nell’isola di Giava sono presenti il bue selvatico, la tigre (ormai pressoché estinta), il cinghiale dalle verruche ed il tasso fetido.

Quando si passa nel Borneo, le caratteristiche prettamente asiatiche della fauna cominciano già a diminuire; si trovano il bue selvatico, la scimmia “nasalis larvatus”, il cobra, il boa ed il varano; mancano le tigri; l’elefante è limitato alla regione settentrionale; vi era il rinoceronte semicorazzato,   della stessa specie di quello di Sumatra; si nota anche una certa predominanza dei rettili rispetto ai mammiferi.

A Celebes mancano i felini e i grandi pachidermi e compaiono alcuni animali tipici dell’area australiana, come il “kusu”, un piccolo marsupiale; vi sono poi il cinghiale babirussa, un piccolo bufalo e la scimmia detta “macacus niger”.

Si sarà notato che fa la sua comparsa, con una certa frequenza, l’aggettivo “piccolo”; e ciò si riferisce sia alle dimensioni delle specie insulari, quali il rinoceronte e la tigre (ma con le debite eccezioni: come il varano di Komodo!), sia, soprattutto, al loro numero; e c’è una ragione, ben nota agli studiosi di biogeografia. Più le isole sono piccole e lontane dalla terraferma, più la loro fauna si presenta povera di specie viventi: è il cosiddetto “effetto insulare”.

L’arcipelago indo-malese ne offre un buon esempio, mano a mano che ci si sposta dalle Grandi Isole della Sonda, a ovest, alle Piccole Isole della Sonda, ad est. Se ci limitiamo alle specie di volatili, possiamo vedere che Giava (con una superficie di 132.187 kmq.) ne ospita circa 200 specie; Lombok (4.692 kmq.) ne possiede 122; Sumbawa  (14.737 kmq.: più grande di Lombok, ma più lontana da Giava) ne ha 115; e Flores, ancora più ad est (15.175 kmq.) non ne ha che 91. Infine sull’isola di Wetar, situata ancora più ad est (e vicino a Timor, la più orientale di tutte) le specie di uccelli si riducono a 78.

Ma torniamo alle caratteristiche generali della fauna indo-malese. Nelle Molucche la fauna è ricchissima, ma già presenta caratteri spiccatamente «australiani», specie per quanto riguarda i volatili; vi si trovano, ad esempio, gli splendidi uccelli del Paradiso, tipici della Nuova Guinea e delle regioni più settentrionali – e boscose- dell’Australia. Tra i mammiferi sono presenti numerosi roditori, alcuni marsupiali (come in Australia, ma diversamente dall’India e dall’Indocina), il cinghiale babirussa, l’istrice e il cervo.

Il casuario, grande uccello non volatore tipico della fauna australiana e neoguineana, è presente anche sulle isole di Ceram, Wokam e Aru.

L’isola di Timor, poi, la più orientale delle Piccole Isole della Sonda (il suo nome, in malese, significa appunto «Oriente»; 33.854 kmq.)  offre un caso particolarmente interessante, perché sia la flora che la fauna presentano forme asiatiche sul versante settentrionale e forme australiane sul versante meridionale. È come se la lunga catena di montagne di origine vulcanica, che attraversano l’isola da un capo all’altro nel senso della lunghezza, costituissero il confine tra due mondi e facessero da spartiacque tra due regioni biogeografiche nettamente distinte. Infatti Timor, soggetta al regime dei monsoni,  è battuta dai venti settentrionali sul versante Nord e da quelli meridionali sul versante Sud; di modo che la flora del primo è completamente diversa da quella del secondo e,  di conseguenza, anche la fauna.

Scrive Marco Lambertini nel libro «Guida alla natura tropicale» (Padova, Franco Muzzio editore, 1992, pp. 27-31):

«La Wallacea è una regione che non troverete mai nominata in un libro di geografia. Appartiene infatti alla affascinante disciplina che studia la biogeografia, la scienza che studia i rapporti e la storia della distribuzione degli esseri viventi sul pianeta. In base alle  conoscenze delle antiche relazioni e posizioni delle diverse regioni del globo è possibile comprendere molti enigmi apparenti dell’attuale distribuzione faunistica e floristica. La linea di Wallace, dal nome del naturalista inglese e che la descrisse, demarca nettamente  la regione australiana da quella indomalese o, per usare termini più tecnici,  separa lo zoccolo malese (asiatico continentale) e lo zoccolo australo-papuano (Sahul). Lo stretto di Macassar, tra le isole di Celebes e Borneo,  Bali e Lombok, è così profondo da aver resistito a tutte le glaciazioni mantenendo separati questi due blocchi di terre affioranti dall’oceano. Le isole indonesiane invece furono per molti anni unite tra loro e alla penisola malese, e la Nuova Guinea all’Australia. Quel “semplice” stretto di mare è il responsabile delle sorprendenti differenze faunistiche e floristiche esistenti proprio a nord o a sud della linea. I marsupiali tanto tipici dell’Australia  sono assenti in Asia; parrocchetti e pappagalli abbondantissimi in Australia non si sono mai diffusi in Malesia e i picchi, abbondantissimi in Malesia, sono scarsi nelle seppur lussureggianti foreste  papuase e australiane.»

Né deve stupire l’importanza della funzione svolta dallo Stretto di Makassar nel delineare la discontinuità tra l’area biogeografica asiatica e quella australiana; vi sono altri bracci di mare, anche più stretti o meno profondi, che hanno svolto funzioni simili in altre parti del globo, analogamente a quanto avviene per elevate catene di montagne o fasce desertiche.

Per fare solo un esempio, la vicinanza dell’isola di Sri Lanka (nota un tempo come Ceylon) alle coste dell’India meridionale non ha potuto impedire che sull’isola manchino alcune specie caratteristiche della fauna indiana, come le tigri (ma non gli elefanti).

Eppure lo Stretto di Palk, che divide l’India da Srli Lanka, non è largo che 40 miglia ed è inframmezzato dalle isole del cosiddetto Ponte di Adamo. Le tigri sono delle buone nuotatrici; fino a qualche decennio fa erano frequenti, ad esempio, sull’isola di Hong-Kong, che raggiungevano a nuoto dalla terraferma cinese. Ma non sono riuscite a superare questo braccio di mare, mentre lo hanno fatti animali come il leopardo e l’elefante.

E che dire, ad esempio, del leopardo nebuloso, che dalle foreste vergini dell’Indocina si è spinto non solo a Sumatra e nel Borneo, ma anche sull’isola cinese di Hainan e, addirittura, a Taiwan, che è separata dal continente asiatico dallo Stretto di Formosa, largo da 150 a 250 km.?

È chiaro che lo studioso di biogeografia deve essere anche un discreto conoscitore  della geologia storica, perché solo la conoscenza della antica distribuzione delle terre e dei mari, in presenza di condizioni climatiche assai diverse dalle attuali, può rendere ragione di certi fatti apparentemente capricciosi nella composizione delle flore e delle faune insulari.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 8/01/2009 e del 27/09/2015 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 13 Novembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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