martedì, 21 Settembre 2021
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I mostri dei laghi scozzesi e irlandesi sono creature materiali o apparizioni?

I mostri dei laghi scozzesi e irlandesi sono creature materiali o apparizioni? Per gli scettici di casa nostra sarà il caso di ricordare che anche numerosi laghi italiani vantano in passato la presenza di misteriose creature di Francesco Lamendola

Forse non molti sanno che il lago Loch Ness, in Scozia, non è il solo ad ospitare la leggenda, e forse non solo la leggenda, di un misterioso abitatore delle sue scure e fredde acque, la  cui presenza è stata segnalata fin dai secoli remoti dell’alto Medioevo (ed esorcizzato da San Colomba nell’anno 565; il mostro veniva chiamato Nisaeg e assaliva gli esseri umani).

Senza contare i laghi canadesi e siberiani, nei quali sono state avvistare e riconosciute delle creature rettiliformi altrettanto smisurate ed inquietanti, nella stessa Europa esistono parecchi altri specchi d’acqua dolce che ospiterebbero, secondo antiche tradizioni, ma anche in base a testimonianze recenti e recentissime, dei mostri simili a draghi o piuttosto a dinosauri.

Alcuni di tali esseri, che si direbbero usciti da un libro di paleontologia o da una fiaba incantata, avrebbero sede nei laghi della Scandinavia, specialmente della Svezia; mentre dalla Norvegia ne sarebbe stata segnalata la presenza nelle acque marine dei numerosi e pittoreschi, profondissimi fiordi.

Altri si celerebbero nei bacini lacustri delle Isole Britanniche, particolarmente nella Scozia settentrionale e in Irlanda, compresa l’Ulster che fa tuttora parte del Regno Unito; e, anche se il loro più celebre “parente” del Loch Ness li ha, finora, relegati un po’ nell’ombra, almeno a livello di notorietà internazionale, nondimeno sono parecchie le persone che asseriscono di averli visti con i propri occhi.

Sorge spontanea la domanda: come è possibile che dei laghi dalla superficie modesta, anche se talvolta discretamente profondi, possano celare delle creature di tali dimensioni, nel contesto di una nazione fortemente industrializzata e densamente popolata, in cui si direbbe non esservi assolutamente più posto per favole e leggende, tanto meno per delle “vere” creature antidiluviane di una tale mole?

Il sacerdote anglicano Donald Omand aveva una sua teoria in proposito: pensava che sia “Nessie”, sia i draghi apparsi al largo delle coste norvegesi ed in altri luoghi ancora, sia, infine, il “grande cane fantasma” di Kettelness”, siano manifestazioni delle forze del Male, capaci di produrre perfino una specifica patologia mentale, la cosiddetta “pazzia del mare”, che spinge alla follia e al suicidio improvviso persone che parevano sanissime; forze che si liberano in presenza di particolari “zone maledette”.

Secondo Omand, esiste una specie di “geografia del male” che comprende le rive del Loch Ness, come pure dello svedese Lago Storsjön, talune isole della Norvegia e perfino certi incroci automobilistici ove si verificano “strani” incidenti, come se gli automobilisti cadessero in preda a una forza inspiegabile più grande di loro, che li afferra e li spinge verso la morte.

A sostegno di questa tesi, egli cita alcuni fatti significativi e fa notare che, in quei luoghi, sono avvenute, nei tempi antichi, oscure vicende di violenza e di sangue, oppure sono stati praticati dei riti di magia nera. Tanto per far notare una delle numerose e significative coincidenze, chi non sa che presso il Castello di Urquhart, sulle rive del Loch Ness, si stabilì ad un certo punto il famoso mago Aleister Crowley, cultore di oscuri riti e di evocazioni di entità supernaturali?

Omand possedeva una sua particolare strategia in proposito, che consisteva nella celebrazione di solenni riti di esorcismo, non solo sulle persone, ma anche sui luoghi: convinto, com’era, che non solo le persone, ma anche i luoghi possono rimanere infestati da presenze malefiche e che solo una apposita cerimonia religiosa è in grado di combattere queste ultime in maniera efficace, scacciandole.

Di questa teoria abbiamo già parlato, con una certa ampiezza, nel precedente articolo: «Vampiri e lupi mannari sono creature della mente o provengono da un’altra dimensione?», apparso sia su Edicolaweb, sia sul sito di Arianna Editrice (in data 04/11/2008), per cui non ci dilungheremo oltre su tale questione.

Ma adesso torniamo ai “mostri” dei laghi scozzesi e irlandesi.

In Irlanda, il Lago Lough Ree è stato protagonista di un significativo avvistamento nel 1960: significativo perché i testimoni erano ben tre e perché, in quanto preti cattolici, erano persone al di sopra di ogni sospetto di esibizionismo o di frode.

Il Lough Ree è il secondo dei laghi formati dal corso del fiume Shannon e si trova nell’Irlanda centrale.

I tre sacerdoti: padre Richard Quigly, padre Matthew Burke e padre Daniel Murray, stavano pescando nelle acque del lago, allorché videro emergere dalle acque un essere a forma di serpente che si mise a nuotare intorno alla loro barca. Stimarono la lunghezza della sua testa di circa 45 centimetri e la lunghezza totale del corpo di oltre un metro e ottanta.

È possibile istituire un collegamento fra questa misteriosa creatura e il Pooka, un mitico essere delle lande irlandesi più solitarie, una sorta di spirito novembrino appartenente al folklore di quel Paese; e, infatti, sono stati in molti a pensare una cosa del genere.

Di dimensioni assai maggiori, addirittura con una lunghezza di tre metri e mezzo, sarebbe il misterioso abitatore di un piccolo lago dell’Irlanda occidentale – poco più di uno stagno, come è stato detto -, avvistato dagli abitanti del luogo.

Ancora più grandi e paragonabili a quelle del “mostro” del Lago di Loch Ness, sarebbero invece le dimensioni di una creatura acquatica avvistata nel norvegese Lago Roemsjoen, a sud-est della capitale Oslo, non lontano dal confine svedese. Le prime segnalazioni della creatura risalgono al XIX secolo e, pertanto, non si può pensare che sia stata l’improvvisa celebrità di Nessie, a partire dagli anni Trenta del 1900, a far sorgere una leggenda metropolitana ispirata a quest’ultimo.

Un altro “mostro” lacustre norvegese sarebbe localizzato nel Lago Seljord, a 200 km. da Oslo, e gli è stato attribuito il nome di Thelma.

Scrive Abelardo Hernàndez nel suo libro «Scomparsa dei dinosauri» (titolo dell’edizione originale spagnola«Espacio y Tiempo», Madrid, 1992; edizione italiana Hobby & Work Italiana Editrice, 1993, pp. 97-99):

«Certo, nessuno può negare a Nessie l’onore di essere il più famoso. Ma non è l’unico. Specialmente in terre scozzesi irlandesi, particolarmente ricche di leggende di mostri acquatici. Così accade per il lago Arkaig, a proposito del quale uno statista, lord Malmesbury, affermò, nel 1857, che vi dimorasse una strana bestia “dalla testa simile a quella di un cavallo”. Sul lago Fyne esiste una tradizione risalente  al 1570, anno in cui le “Cronache di Fortingale” registrano l’apparizione di “un pesce mostruoso, con un occhio immenso sulla testa, che emergeva in superficie alto come l’albero di una nave”. Nel Loch Lomond, il lago più grande della Scozia, si cita la presenza, già nel XVIII secolo, di un animale acquatico con il “corpo simile a quello di un ippopotamo e la testa simile a quella di un cavallo”. Anche nel lago Treig si racconta che nel 1933 alcuni palombari, incaricati di costruirvi un impianto idroelettrico, emersero terrorizzati in superficie quando scorsero in profondità un immenso corpo che si muoveva vicino a loro.

Per non parlare del lago Morar, il “lago senza fondo”, nel quale, secondo quanto narrava una vecchia ballata scozzese, “dimorava il mostro Morag”. Leggenda antica, ma documentata da varie apparizioni della creatura, che nel 1946 venne osservata da un gruppo di giganti; nel 1968 da un pescatore che vide emergere dalle acque “un collo di 1,5 m. di lunghezza con una testa piccola e schiacciata. E nel 1969 da altri due pescatori la cui barca fu sul punto di naufragare e che scorsero “una testa, simile a quella di un serpente, di circa 30 cm.”. In ogni caso, è curioso constatare come molte delle storie scozzesi sembrino avere come protagonisti animali dalla testa simile a quella di un cavallo. Impossibile non ricordare le molte leggende di queste terre incentrate sui Kelpies o cavallucci marini, la cui apparizione era considerata di malaugurio..

Storie simili sono diffuse anche nelle isole Ebridi. Per esempio quella che riguarda il lago Nan Dubhrachan, che nel 1870 il governatore locale ordinò di dragare per cercarvi uno strano mostro avvistato in varie occasioni. O quella del Loch Suaibhal, dalle cui rive gli abitanti del vicino villaggio gettavano in acqua numerosi agnelli allo scopo di placare l’ira del mostro che vi dimorava. Un articolo apparso nel 1856 sul “Times” parla dell’”avvistamento in uno dei laghi d’acqua dolce di un animale che, per le sue incredibili dimensioni, ha sconcertato notevolmente i naturalisti dell’isola.

Le leggende irlandesi chiamano questi animali “gli spaventosi wurrm”. Nel lago Fadda, nella provincia di Connacht, diversi testimoni hanno segnalato la presenza di “un animale nero, lungo circa 4 m.” che “sollevava la testa a 1 m. sopra l’acqua formando un grosso arco”. Nel 1960, tre sacerdoti irlandesi si trovavano a pescare trote sul lago Ree quando videro un grosso animale “la cui testa, e il collo, uscivano dall’acqua per più di mezzo metro”. E non sono gli unici luoghi a proposito dei quali si narrano storie che riguardano l’esistenza di favolose creature.. sempre di aspetto rettiliforme. […]

Tutto sembra confermare il fatto che le leggende – se di leggende si tratta – non conoscano limiti. In Svezia c’è un lago, profondo circa   250 m., chiamato Storsjön, nel quale si trova una lapide incisa con caratteri runici e il disegno di una curiosa bestia dal collo lungo e grandi pinne. Le leggende del luogo narrano come nel 1894 vennero usati enormi arpioni nel tentativo di catturare il mostro che era stato visto in quelle acque una ventina di volte. Nuove apparizioni, a partire dal 1965, consentirono di descriverlo come “dotato di una testa rotonda e liscia con occhi grandi, zampe corte e ricurve, probabilmente pinne, e zampe posteriori lunghe e palmate.

Analoghi fenomeni si sono verificati in Norvegia, Svezia e Islanda, paesi nei quali si contano più di ventisei laghi infestati da mostri spaventosi. In Siberia il geologo Tverdokhlebov stava esplorando il lago Vorota, nel 1953, quando scorse un animale dalla testa “troppo grande per trattarsi di una tartaruga gigante”. Anche il lago Khaiyr fu scenario dell’avvistamento di un mostro da parte del biologo Nikita Gladkikh. La bestia aveva “testa lunga e piccola, collo lungo e lucido e un enorme corpo nero”.»

E se i laghi norvegesi, svedesi, scozzesi e irlandesi possono sembrare troppo “esotici” per gli scettici professionisti di casa nostra, allora sarà il caso di ricordare che anche numerosi laghi italiani vantano o hanno vantato, in passato, la presenza di misteriose e inquietanti creature acquatiche, in particolare i laghi prealpini.

Forse non molti sanno che una di queste creature ha ispirato sia il Biscione che tiene un bambino in bocca, nello stemma di Milano, sia il logo dell’Agip, con il cane a sei zampe che sputa fiamme dalla bocca. Si tratta del mostro Tarantasio (ucciso dal fondatore della nobile famiglia dei Visconti), che abitava nelle acque del Lago Gerundo, un vasto bacino formato dagli straripamenti delle acque dell’Adda, dell’Oglio e del Serio, scomparso nel corso del XIII secolo.

Avrebbe avuto corpo serpentiforme, una testa molto grande munita di corna, coda e zampe palmate; inoltre, avrebbe sputato fuoco dalle fauci. Attaccava anche gli esseri umani e li divorava; la sua storia è stata narrata da un monaco del XII secolo, Sabbio.

Per venire ad anni a noi più vicini, si può ricordare il cosiddetto mostro de Lago di Como, che, per la forma e le dimensioni, ricorda la creatura del Logh Ree. Il “lariosauro”, infatti, come è stato battezzato, fu avvistato più volte e segnalato dalla stampa fin dal 1940, comprese testate quali «Il Corriere della Sera» e «La Domenica del Corriere»; il suo corpo sarebbe ricoperto di squame.

Creature materiali o apparizioni, dunque?

Difficile dare una risposta univoca; bisognerebbe vagliare caso per caso – dopo aver eliminato, ovviamente, le semplici leggende, le possibili frodi e le trovate pubblicitarie degli albergatori.

Una cosa è certa.

Da un lato, non si deve escludere del tutto la possibilità che creature preistoriche siano sopravvissute fino ai giorni nostri nelle acque di qualche bacino lacustre – dopotutto, anche gli Squali e i Coccodrilli sono dei veri e propri “fossili viventi”, per non parlare di un pesce come il Celacanto (“Latimeria Chalumnae”), emerso vivo e vegeto nelle acque africane dopo un “sonno” di oltre 400 milioni di anni. Studiare bene questo aspetto del problema è compito di una vera e propria scienza, la Critptozoologia.

Dall’altro lato, non si può neppure escludere che almeno talune di queste creature siano la visualizzazione di esseri spettrali, legati a particolari atmosfere di luoghi infestati; oppure entità evocate nel corso di cerimonie di magia nera; o, addirittura, delle vere e proprie manifestazioni del Male, rivolte a terrorizzare, danneggiare l’equilibrio spirituale e sconvolgere la mente degli esseri umani, allo scopo di confonderli e prepararne l’invasione psichica.

Forse che le tre fiere del primo canto della «Divina Commedia» non compaiono davanti a Dante Alighieri allo scopo di farlo ricadere nuovamente nella selva oscura del peccato, per provocarne la morte spirituale?

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 28/11/2010 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 15 Gennaio 2018

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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