lunedì, 21 Giugno 2021
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Allegria: arriva la cultura dei diritti civili

Allegria: arriva la cultura dei diritti civili. Un cambio vantaggioso o solo una presa in giro? si offre alle popolazioni una gamma sempre più ampia di diritti civili e intanto le si sottraggono i più elementari diritti sociali di Francesco Lamendola  

La manovra in atto da parte delle cosiddette classi dirigenti – è una manovra mondiale, o almeno occidentale e non solo italiana, anche se in Italia assume aspetti caratteristici, per via della particolare complessità politica e culturale del caso italiano – è l’equivalente di una colossale presa in giro, di un enorme specchietto delle allodole: si offre alle popolazioni una gamma sempre più ampia di diritti civili, e intanto le si sottraggono i più elementari diritti sociali; convincendola, se per caso qualcuno se ne accorge, che il cambio  estremamente vantaggioso. Sì, è vero che il diritto al lavoro, benché sia affermato solennemente nella Costituzione, è divenuto quanto mai aleatorio, con una disoccupazione che è arrivata al 37% della popolazione giovanile (più di un giovane su tre non trova lavoro o ha rinunciato a cercarlo), però due donne o due uomini hanno il diritto di sposarsi, con tanto di abito da cerimonia e manciate di riso lanciate festosamente dagli amici; anzi, anche una donna o un uomo da soli hanno il diritto di sposarsi, cioè di sposarsi con se stessi, sempre con la solennità di rito e con tanto di pranzo “di nozze”: e che, vi par cosa da poco? Certo, il diritto alla sicurezza è andato a farsi benedire, e ci sono negozianti, baristi, tabaccai, i quali hanno subito una dozzina di rapine consecutive; ci sono famiglie che hanno avuto i ladri in casa cinque o sei volte; e ci sono quartieri dove la gente non osa uscir di casa la sera dopo il tramonto, perché vi regnano incontrasti delinquenti d’ogni risma e d’ogni razza (pardon, quale inammissibile caduta di stile: volevamo dire: di ogni etnia): però, in compenso, dei genitori possono decidere che il loro figlioletto, malato grave e incurabile, sia lasciato “pietosamente” morire in ospedale, in modo da evitare ogni accanimento terapeutico e il suo viaggio finale si svolga con estrema “dignità”: insomma, i genitori possono decidere che siano staccati i macchinari che tengono in vita il loro bambino (o i loro genitori, o magari il rispettivo coniuge): vi pare una piccola conquista di civiltà, questa? Una volta decidevano gli altri; ora decidiamo noi: beninteso, se si tratta di staccare la spina. Ma se a decidere di staccare la spina è l’ospedale, allora le possibilità di trovare un giudice che vi si opponga non sono molte: in altre parole, la libertà di decidere per una morte dolce e assistita sono sempre maggiori, ma quelle di essere mantenuti in vita quando le cose si fanno difficili, sono sempre minori. Non importa: è comunque un grosso esercizio di libertà; e poi, diciamo il vero, non si può mica pretendere che la società si carichi eccessivamente del fardello di una quantità di malati incurabili, piccoli, adulti o anziani che siano: sarebbe una forma di egoismo. La vera libertà richiede anche la maturità, e la vera maturità è capire quando è arrivato il momento, per se stessi o per conto dei parenti stretti che non possono più esprimere la loro volontà, di fare un passo indietro. In tal modo, fra le altre cose, si offre anche un parziale rimedio alla cronica penuria di lavoro: per ogni cittadino che decide di togliersi di mezzo, o di far togliere di mezzo un suo congiunto, si apre uno spiraglio di lavoro per qualcun altro, da qualche parte. È un circuito virtuoso e si basa sul senso di responsabilità di ciascuno: per ogni vita che toglie il disturbo, si crea una possibilità lavorativa per un’altra: ad ogni modo, si risparmiano delle risorse finanziarie che potrebbero sfociare nella creazione di un nuovo posto di lavoro.

E così via. La scuola pubblica è sempre più scadente, gli studenti sono sempre più ignoranti, i professori sono sempre più demoralizzati e persino sottoposti a minacce ed angherie da parte dei genitori dei loro alunni, mentre le aule sono sporche e fredde, perché mancano i soldi per le pulizie e il riscaldamento, e gli edifici cascano a pezzi, i computer sono vecchi e il materiale didattico è in condizioni pietose: in altre parole, il diritto allo studio è di fatto vanificato dalla mancanza  di risorse e di una vera politica dell’istruzione pubblica. Sì, tutto questo è innegabile. Però, vuoi mettere: in cambio di ciò, ora un ragazzino può usufruire di corsi di educazione sessuale così moderni e coinvolgenti, che, a un bel mattino, potrebbe anche annunciare ai suoi genitori di voler cambiare sesso, perché ha capito che il suo sesso biologico non corrisponde a quello psicologico; e, se i genitori si rifiutano di ascoltare la sua richiesta, lo Stato può anche intervenire, nella persona di un assistente sociale, con poteri tali da giungere, se necessario, al ritiro della patria potestà; dopo di che il fanciullo avrà il diritto di essere ricoverato in una struttura “sanitaria” pubblica, dove il suo desiderio sarà finalmente realizzato, con l’opera di una aggiornatissima équipe di specialisti e senza alcun costo per la famiglia (ecco la vera democrazia!), perché i diritti sociali così importanti da non avere prezzo, paga la comunità e ci mancherebbe altro. Qui non si fanno mica discriminazioni di censo, come nell’Ancien régime! Dopo di che il ragazzino, divenuto una bella e felice ragazzina, avrà il diritto di essere chiamato col suo nuovo nome femminile, di vestirsi, ovviamente, da donna e di essere considerato una femmina in tutto e per tutto; e se mai, un brutto giorno, qualche stupido ignorante si permettesse di rivolgersi a lui in maniera irrispettosa, ad esempio facendo anche la più vaga allusione alla sua personale vicenda, la legge gli darà ampia facoltà di sporgere querela, di far condannare lo svergognato incivile a un corso di rieducazione sociale, se non anche alla galera e al pagamento di una multa, e ottenere un congruo risarcimento morale e materiale per il grave affronto subito. Dunque, riassumendo: barattiamo il diritto di non essere aggrediti, violentati, rapinati e forse uccisi per la strada, o anche in casa nostra, di giorno come di notte, con il diritto di poter cambiare sesso, anche se minorenni e anche contro il parere dei genitori: tale è lo stato delle cose. E se non arrivate a capire quanto sia stato vantaggioso il cambio di diritti che si è verificato, se non vi rendete conto di quanto siamo stati fortunati a vivere in un simile  momento storico, vuol dire che non siete degni di tanto onore: chi non apprezza le cose buone che la società odierna gli offre, evidentemente non se le merita.

È di ieri la notizia che il sindaco – scusate, volevamo dire: la sindaca – pentastellata di Torino, Chiara Appendino, ha dato un contributo decisivo a questa battaglia per la civiltà e il progresso, facendo iscrivere all’anagrafe del capoluogo piemontese i figli delle coppie omosessuali: bene, molto brava. Almeno gli italiani cominceranno a capire – quelli che non l’avessero ancora compreso – chi sono realmente i signori del Movimento Cinque Stelle: i veri eredi del Partito Radicale, cioè un super partito radicale, erede delle idee di emancipazione e libertà del defunto Marco Giacinto Pannella e della vivente grande italiana (parola di Bergoglio) Emma Bonino. Con loro al governo, se ci andranno, possiamo dormire fra due guanciali: forse non ci sarà il lavoro, ma ci sarà il reddito di cittadinanza. Forse non ci sarà la sicurezza, ma ci sarà l’educazione gender negli asili. Forse non ripartirà l’economia, ma nessuno ci staccherà dalle amorevoli mani della Banca centrale europea. Forse non riavremo più i nostri risparmi, ma in compenso saremo i più virtuosi nell’accoglienza ai poveri migranti. Soprattutto, l’Italia sarà un Paese presentabile  nel resto del mondo: volete mettere la bella figura che faremo con un Di Maio premier, così carino e perbene, in giro fra Bruxelles e New York, a dire sempre sì a Trump, Merkel e compagnia, rispetto ad un rozzo, incivile, populista Salvini, ancor più impresentabile, se possibile, del vecchio Bossi in canottiera, per giunta mezzo amico di quel diavolo incarnato di Putin? Cosa direbbero di noi nei salotti bene della politica e della cultura progressista mondiale? Cosa penserebbe Soros, cosa direbbe sua santità il papa argentino? E cosa direbbe De benedetti, cosa scriverebbero La Repubblica e soprattutto Famiglia CristianaPovera Italia, direbbero in coro tutti quanti, se mai i populisti e i razzisti andassero al governo, come sei caduta in basso! Eugenio Scalfari si vestirebbe a lutto, la signora Boldrini chiederebbe di rinunciare alla cittadinanza italiana, e  monsignor Galantino andrebbe in fibrillazione, insieme a monsignor Paglia e ad Antonio Spadaro. I maggiori intellettuali radical chic si riunirebbero a consulto e ognuno di loro darebbe il suo parere al capezzale dal malato grave: senza dubbio proporrebbero una terapia intensiva di nuovi diritti civili; e intanto chiuderebbero un occhio, e magari tutti e due, sulla spallata finale ai diritti sociali. Lascerebbero correre anche davanti alla pretesa dei datori di lavoro di mettere un bel bracciale elettronico agli operai, per sapere quante volte in un giorno vanno a far pipì; ma in compenso, sarebbero larghi di nuove conquiste civili, dalla fecondazione eterologa all’utero in affitto, senza dimenticare la massima libertà nell’uso delle droghe, pesanti o leggere, a discrezione dell’interessato. Ma speriamo che non ci sia bisogno di arrivare a tanto. Anche se il resto del mondo, premurosamente, non permetterà che l’Italia scenda così in  basso, che comprometta fino a tal punto la sua reputazione e la sua credibilità (figuratevi: c’è perfino qualche testa cada, nella Lega, che pensa seriamente che si debba uscire dall’euro!), è molto probabile che, alla fine, il buon senso prevalga, e si trovi qualche soluzione “tecnica”, alla Monti, tanto per capirci, l’importante è che non si torni a votare, non diciamo fra qualche mese, ma neanche fra qualche anno. Avete visto che razza di casino è successo, per aver permesso agli italiani di votare? Andava tutto così bene, finché i presidenti del consiglio, invece di essere scelti dal popolo degli elettori, venivano nominati da Re Giorgio, e poi dal suo successore al Colle: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni… Una meraviglia; filava tutto liscio come l’olio, e nel resto d’Europa erano contenti di noi, gli Stati Uniti poi, felicissimi; e non parliamo di Israele, tutti i nostri presidenti con la kippah in testa, più amici di così… In fondo, a che serve andare a votare, quando si ha la fortuna di avere dei politici così onesti, così efficienti e, cosa più importante di tutte, così solleciti dell’interesse nazionale, come lo sono i nostri, e come promettono di esserlo, ancor di più, quelli della generazione Erasmus?

Dopotutto, sono i dati statistici a dirlo, agli italiani non interessa mica tanto andare a votare: hanno cose ben più serie a cui pensare: per esempio, poter divorziare più in fretta, poter abortire con più agio, potersi fare ammazzare dai medici per affermare il diritto a una morte “dignitosa”, senza bisogno di espatriare. E il diritto di sposarsi con il proprio cane o il proprio cavallo, dove lo mettiamo? Non vorremo mica esser meno civili dell’Australia, dove la cosa è già possibile? Non vorremo mica arrivare sempre in ritardo, essere perennemente il fanalino di coda? Anzi, già che ci siamo, perché non riconoscere pure la poligamia – e naturalmente, per la par condicio, la poliandria? Visto che gli immigrati islamici ne usufruiscono, secondo le loro leggi, sarebbe paradossale che noi, in casa nostra, avessimo meno diritti dei nuovi cittadini: non è vero? E la pedofilia: niente, nemmeno una piccola apertura? Suvvia, non facciamoci spaventare dalle parole: se un adulto ama una minorenne, e se lei ama lui, che male c’è? E se lui ama lui, stesso discorso: non siamo mica omofobi, perdio. L’amore è sempre una cosa meravigliosa: c’è così poco amore nel mondo; possibile che non vediate come è bello e poetico che due persone facciano all’amore, quando si tratta di una libera scelta, senza alcuna forma di costrizione? Come dite? Che non è poi tanto una bella cosa che un vecchio di settant’anni faccia l’amore con una bambina o con un bambino di dieci? Eh, ma come siete maliziosi, come siete subdoli: andate sempre a pensare male, a scegliere i casi più improbabili! Comunque, quel che importa è il principio, non è questione di dati anagrafici; non conta l’età: contano i sentimenti, la bellezza dei sentimenti. Possibile che non lo capiate? Possibile che siate sempre così malfidenti? Pare quasi che abbiate fastidio della libertà, e proprio nel campo dove è più bello che essa non incontri ostacoli…

Ecco, la vera discriminante antropologica passa di qui: fra coloro i quali guardano avanti, con fiducia, con speranza, fra coloro che amano l’amore, la bellezza, che sono per il pluralismo, per la comprensione, per l’accoglienza; e coloro, invece, i quali si chiudono a riccio, sanno solo dire no, tristi, pessimisti, corrucciati, immusoniti. Osservate le facce: vedete come ridono sempre, le facce di quelli che amano la vita, che amano le sfide del futuro? La faccia di Soros, la faccia di Bergoglio: non vedete che bellissimi sorrisi, che sguardi luminosi? Prendono in braccio i bambini, accarezzano i disabili: non vedete come sono buoni, come sono generosi? Sì, Bergoglio: dovremmo prendere tutti esempio da lui, mica da Gesù Cristo, che è sempre così serio, così triste; sempre sulla croce, poveretto, chi vorrebbe andar dietro a un Dio così, che promette la croce ai suoi seguaci? Bisogna esser proprio masochisti. Ma adesso, per fortuna, la musica è cambiata: ci è stato fatto dono di un papa gioioso e festante, che incita le suore a ballare e cantare e va a raccontare barzellette perfino nei conventi di clausura. Lui sì che ha compreso il vero senso del Vangelo, mica quelle facce lunghe di qualche tempo fa. E se i divorziati risposati vogliono fare la Comunione, perché no? Chi siamo noi per giudicarli? E se due donne o due uomini si amano, perché il prete non li dovrebbe presentare in chiesa, nel bel mezzo della Messa, come fa quel simpatico sacerdote di Palermo, quel don Cosimo Scordato, e invitare tutti quanti a congratularsi con loro, per il loro bellissimo amore? Quello sì, che è un prete moderno e in linea con i tempi nuovi; mica quel suo collega palermitano che è stato cacciato e scomunicato, perché osava criticare queste cose. Allegria, allegria ci vuole nella vita, come diceva Mike Bongiorno; e fiducia, come cantava Lucio Dalla, nell’anno che verrà

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 26 Aprile 2018

Del 15 Settembre 2020

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