lunedì, 21 Giugno 2021
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Dei delitti e . . . delle depenalizzazioni

Un viaggio nell’intricato mondo della giustizia italiana. Nei fatti, vale più di prima la celebre favola di Fedro“Il lupo e l’agnello“: Depenalizzati i lupi, chi salverà le pecore? di Roberto Pecchioli

Non c’è dubbio che il sistema giuridico e penale di uno Stato sia lo specchio della società che regola. Tocqueville arrivò a sostenere che sono le leggi sulle successioni a determinare il grado di libertà di un Paese. Se così fosse, dovremmo concludere che in Italia, tra fondazioni , società di capitali ed accomandite , la libertà è massima per le persone giuridiche e molto più limitata per noi persone “fisiche”, che paghiamo fior di quattrini per poterci intestare i pochi beni lasciati dai nostri ascendenti. Un Giacinto Auriti già negli anni sessanta del secolo scorso attaccava il diritto societario come architrave del potere delle società per azioni.

Ma è forse il diritto penale  a dare conto con la maggiore chiarezza dei valori e principi delle nostre società, specie da quando, sull’onda del positivismo giuridico di matrice anglosassone , teorizzato da Kelsen e in Italia introdotto a livello teorico da Norberto Bobbio e dalla scuola torinese, il concetto di legalità ha sostituito quello di legittimità e non si crede più nell’esistenza di principi di retta ragione iscritti per natura nel cuore dell’uomo. Anzi, l’unico diritto naturale approvato è quello relativo all’assolutizzazione della proprietà privata, con la totale prevalenza degli interessi delle grandi entità a scapito dei concreti diritti dei piccoli e medi attori economici.

In queste settimane, si assiste allo sbrigativo procedere di interventi governativi volti a depenalizzare una serie di condotte che, al senso comune , sembrerebbero invece essere meritevoli di essere punite con severità.

Il nostro governo, pieno di laureati in giurisprudenza, digiuni di filosofia del diritto, e sordi al buon senso, sta per depenalizzare il reato di clandestinità, ma anche la guida senza patente, alcuni atti osceni , il mancato versamento dei contributi previdenziali, il noleggio fuori dalle regole del copyright, gli schiamazzi , taluni aspetti della coltivazione della cannabis (marjuana) , l’abuso della credulità popolare.

Tutto sommato, non si tratta proprio dei reati chiamati “bagatellari” nell’ispido linguaggio giuridico.

Per la clandestinità degli stranieri, la vera sorpresa è l’imbarazzante dichiarazione del capo della polizia italiana, Pansa, secondo cui tale fenomeno “ingombra le Procure”. In tempi meno decadenti, alla Polizia si chiedeva di reprimere i reati e di fermarne i colpevoli, non di esprimere pubbliche valutazioni, oltretutto estranee al suo specifico ruolo. Nell’epoca invertita che ci è toccata in sorte, fermare chi entra in casa nostra senza invito è evidentemente un’eresia, indicargli la porta d’uscita una bestemmia colpita da interdetto da parte di tutte le agenzie di consenso, dalla chiesa ex cattolica agli intellettuali alla moda fino agli opinionisti televisivi.

Gli immigrati clandestini, peraltro, potrebbero querelare per violenza privata chi li volesse fermare, e buon per noi che non sono ancora segnalati episodi di molestie di massa a danno di donne come in Germania, giacché gli uomini che osassero difenderle ( ma temo che i vigliacchi siano in maggioranza ) sarebbero probabilmente indagati per lesioni o per aggressione. Ai molestatori, andrebbe il sostegno di un fantastico Osservatorio Antifascista che, su Facebook, ha scritto ( non è uno scherzo …) che si tratta di persone bisognose d’affetto, e certo le untuose acrobazie giustificatorie dei buonisti in servizio permanente, e di qualche femminista perplessa.

Se poi il molestatore straniero prendesse di mira giovanotti o giovinetti, è in agguato il nuovo delitto di “omofobia” ( paura dell’uguale, ma che ci azzecca, direbbe forse Di Pietro ? ) a carico di chi si permettesse di deprecare il comportamento omosex, aggravato certamente dalla legge Mancino, che punisce severamente un delitto di opinione, ovvero la discriminazione etnica, razziale o territoriale.

In compenso, se chi ci investe in automobile è senza patente, se la può cavare con una multa, così come chi si calasse i calzoni , o facesse di peggio, davanti ai bambini di un giardino. Afferma il governo che la multa è più afflittiva della condanna all’arresto a alla reclusione: purtroppo è spesso così, tenuto conto che andare in  galera per molti reati è praticamente impossibile. Ma, per molti soggetti, balordi, sbandati, stranieri, disoccupati, anche la multa non ha alcun effetto, tenuto conto che non possono pagarla.

Siamo quindi di fronte ad una doppia menzogna ed a un vero imbroglio: da un  lato, lo Stato abdica al proprio dovere di castigare i colpevoli, dall’altro non riesce neppure ad eseguire le pur miti sentenze pronunciate da giudici distratti.

Quanto all’”ingombro” per troppi processi, la soluzione non è certo depenalizzare ( peraltro, come sanno anche gli studenti di diritto della ragioneria, solo un tribunale può comminare multe ed ammende… ) , ma al contrario rafforzare gli organici delle Procure e dei Tribunali, magari utilizzando maggiormente figure giuridiche già previste dall’ordinamento, come i Vice Procuratori Onorari ed i Giudici Onorari di Tribunale, o indicendo concorsi .

Naturalmente, di fronte all’omofobia o alla “discriminazione”, e in lingua italiana discriminare significa distinguere, il volto severo della legge riappare. La psicopolizia è sempre in azione, come è sempre incinta la mamma degli sciocchi. Alcuni giorni fa, un’associazione animalista ha manifestato l’intenzione di denunciare Vittorio Sgarbi, in nome dell’onorabilità dei simpatici ovini , per aver definito “capre” gli ignoranti. Non siamo ancora, da noi, alla legislazione spagnola che attribuisce alcuni specifici diritti ai primati maggiori, ovvero alle scimmie , ma ci arriveremo.

Intanto, giusto per non intasare le corti di giustizia, sono in corso processi a carico di criminali accusati di aver alzato il braccio destro nel saluto romano, ed emesse per questo sentenze di condanna a pene detentive e risarcimenti a favore dell’ANPI, che soldi ne riceve già non pochi dalle amministrazioni territoriali ,e, a settantuno anni dalla fine della guerra, vige ancora il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista, operazione che desterebbe peraltro unanime ilarità , ma che non dovrebbe essere proibita per imperio costituzionale  “ad aeternum” (XII disposizione transitoria (!!!) e finale comma1).

Se non possiamo levare il braccio in antiquati saluti, ce la caveremo però con la semplice multa se non paghiamo i contributi INPS ai dipendenti – una misura assai popolare tra i liberali – e  possiamo essere ragionevolmente tranquilli di non trascorrere più di poche ore in guardina se travolgiamo ed uccidiamo i passanti in automobile dopo una sbornia od un droga party. L’assassino di una povera donna filippina,  (onesta cameriera sostegno della sua famiglia) che è uno zingaro, ma se fosse triestino o barese nulla cambierebbe nel giudizio, è stato sì condannato, ma non ha trascorso un solo giorno in carcere.

Non importa, depenalizziamo, tanto la non giustizia è nei fatti. Chi, ormai, denuncia furti, borseggi e scippi, nella certezza che non ci saranno neppure indagini ? Non meno del 90 per cento dei furti restano impuniti, per cui depenalizzare molti reati è semplicemente prendere atto dell’impotenza pubblica. Poi ci sono i reati “ di destra”, come il falso in bilancio e simili, le cui fattispecie e pene vengono affievolite quando al governo c’è Silvio, e quelli “di sinistra”, come la coltivazione di piante per droga, in via di depenalizzazione, con i giovani del PD che organizzano un prestigioso corso  intitolato Coltivate la vostra cannabis al modicissimo prezzo di € 15.   

Queste le sono le classi dirigenti, presenti e future, dell’Italia laica/democratica/natadallaresistenza, come cantano le litanie lauretane di regime.

Tuttavia, alcuni nuovi reati ricevono sanzioni violentissime: penso alle molestie, ora si chiamano “stalking”, che devono essere colpite senza indulgenza, ovviamente, perché attengono alla sfera della privatezza e dell’intimità, ma che sono oggetto  di pene , e di sentenze, davvero severe. L’art. 612 bis del Codice Penale, intitolato “atti persecutori” prevede infatti fino a cinque anni di reclusione , aumentabili sino alla metà, se il colpevole è o è stato coniuge o legato sentimentalmente alla vittima, e l’orientamento prevalente è la mano pesante.  Qui c’è una ideologizzazione di tipo nuovo: la criminalizzazione dell’uomo, considerato  violento, persecutore, “padrone”, non di rado assassino.  Nasce così una fattispecie inedita,il “femminicidio”, visto come un crimine ben più odioso e maggiormente degno di sanzione penale di un omicidio “normale”. Fa rabbrividire definire normale l’assassinio di chiunque, ma a questo siamo: attenuanti varie possono essere invocate ed ottenute per molti crimini, ma non per l’abominevole femminicidio. Il maschio è intrinsecamente cattivo ed in ciascun marito , fidanzato, compagno,  sonnecchia un violentatore seriale ed un assassino. Quanto un tale concetto possa essere trasformato in norma penale, in un sistema che si basa sull’uguaglianza , anche di sesso, o di genere, come si usa ormai dire, di fronte alla legge,   non è dato sapere, ma qualsiasi sproposito trova sempre i suoi banditori . “Doctores tiene la iglesia”, afferma un proverbio castigliano, dottori ha la chiesa, per significare che può essere trovata la giustificazione per qualunque bestialità.

Infatti , non facciamo che legittimare qualsiasi condotta gradita al sistema o difficile da perseguire ; depenalizzato è anche il cosiddetto abuso della credulità popolare, e ben saranno felici i tanti emuli di Vanna Marchi, maghi e fattucchiere, imbonitori , inventori di nuovi elisir di Dulcamara. Che cosa ci si poteva aspettare da politici che della menzogna a danno del popolo hanno fatto una ben retribuita professione ?

Si potranno forse affittare uteri , commettere atti osceni pagando la contravvenzione, per la facoltà di drogarsi siamo già all’avanguardia, ma attenti, voi fumatori, vogliono impedirvi le bionde ( nel senso di sigarette…) anche nella vostra automobile. Girate strafatti di cocaina o di ottime pasticche di ecstasy, ma, mi raccomando, non accendete una siga entrando nel bar .

E’ un mondo invertito, e la reazione è fioca, sottovoce. Un rapinatore ha potuto citare per danni la vittima del suo reato, che si era permesso di reagire.  Affermo che la legislazione, e soprattutto, la reazione isterica di una parte importante della politica, dei giuristi e di settori di opinione pubblica di fronte all’esercizio della legittima difesa , è la prova provata della miseria morale di questi anni !.

Una considerazione riguarda il consueto , stucchevole, richiamo al Far West , da parte delle anime belle giornalistiche, e l’altrettanto solita solfa sul fatto che “non ci si può fare giustizia da soli”. Mai nessun dubbio che il Far West piaccia  soprattutto ai criminali di ogni risma, banda e nazionalità che girano per strada, e magari attaccano nella propria casa famiglie normali, trovano armi dappertutto, e le usano senza problemi, tanto per loro ci saranno attenuanti, condoni, permessi premio, ed il carcere avrà, troppo spesso, porte girevoli.

Quanto alla giustizia, è sin troppo chiaro che non ci sarà, e che chi muore giace….  Difendere se stessi, la propria famiglia, le proprie cose, è un diritto naturale, e poca logica ha la “legalità” vigente ,che impone una proporzione tra l’offesa arrecata o temuta e la risposta. O dobbiamo chiedere al signor rapinatore, nella sua lingua, per dovere di ospitalità, se davvero vuole spararci, o se le botte che sta dando a nostra moglie non saranno troppo violente.

Non si può ammazzare a piacimento, evidentemente, e pretendere impunità, ma non si può neppure tollerare che la cosiddetta giustizia indaghi prima e con maggiore accanimento chi si è difeso , poi i malviventi .

Quanto poi alle ricorrenti campagne contro il possesso di armi, a prescindere dal fatto che chi commette  reati di sangue lo fa con armi illegalmente detenute , è sin troppo facile ricordare che tanti cittadini non si armerebbero – lecitamente ! – se si sentissero sicuri in casa propria , e se non avessero ben chiaro che là fuori gira un esercito di brutti ceffi armati e tranquillamente disposti a fare fuoco.  L’angelica società dei progressisti non esiste, e , quando se ne realizzano alcuni presupposti, il paradiso  si rivela inferno. 

Se poi insultano o molestano voi o i vostri cari, fate educatamente rilevare che non sono comportamenti degni di una civiltà democratica, guardatevi bene dal prenderli a ceffoni , perché probabilmente la Procura vi iscriverà nel registro degli indagati e comincerà un calvario. Evitate anche gli insulti, specie se tratta di stranieri, perché la denuncia è sicura. Eventualmente, potete offrire loro una canna , non è reato, o denudarvi per dimostrare sottomissione. Se poi dovesse trattarsi di un cosiddetto profugo, offrite subito la vostra casa: farete un figurone con la signora Boldrini, e forse potrete racimolare un gruzzoletto , una parte almeno dei 35 euro al dì messi a disposizione per costoro.

Se invece siete sfrattati, la banca o Equitalia vi hanno pignorato la casa perché, disoccupati ,non siete riusciti a pagare i vostri debiti, peggio per voi. Figurerete nel libro dei “cattivi” delle banche, se siete stati protestati anche una sola volta ne sapete qualcosa, ma almeno , se non avete più un tetto, non potrete più essere denunciati per vagabondaggio , depenalizzato da tempo. Se poi siete stranieri, tanto meglio: non potrete neppure essere espulsi per quel motivo, fin dal 1998 , decreto 286 del 25 luglio .

Ciò che davvero deprime è l’indifferenza evidente del potere rispetto al sentire comune: per troppi reati non si viene più perseguiti, e comunque i colpevoli se la ridono anche delle condanne. Una serie di condotte negative, pericolose ed in ogni caso obiettivamente pessime vengono espunte dal codice penale. Tutto ciò induce un clima di sfiducia, di smobilitazione civile, favorevole soltanto ai mascalzoni . Punire con le multe, inoltre, rende disuguali di fatto i cittadini, perché mille euro sono qualcosa per me, molto per un disoccupato, nulla per chi è ricco e soprattutto per chi delinque , ed manifesta la noncuranza morale di Stati ormai acquisiti al peggior mercantilismo.  Si potrebbe, a questo punto, pubblicare un tariffario del costo della commissione di reati depenalizzati, magari prevedendo sconti come al supermercato.

Depenalizzare, infine, ed è forse la conseguenza più grave , produce la sensazione, l’idea, la convinzione comune che fare quella cosa, praticare quel certo comportamento , non sia più un male, e addirittura che sia lecito, come di fatto avviene  in tutti i casi in cui si allentano i freni .

Non voglio entrare qui nel delicatissimo tema dell’aborto, anzi dell’interruzione della gravidanza, come viene pudicamente derubricato nel linguaggio giornalistico, ma certamente, legalizzarlo ha significato banalizzare l’atto sessuale e le sue conseguenze, convincere troppe ( e troppi, naturalmente) che in fondo, non è un problema , e tanto meno una brutta cosa, sbarazzarsi di quell’escrescenza che sta nella pancia . 

E’ il discredito, l’irrisione, l’abrogazione del principio di responsabilità, che produce poi generazioni infingarde, paurose, prive di senso morale, e classi dirigenti che ne sono lo specchio, sempre pronte a puntare il dito su qualcuno più in basso di loro, perché i responsabili, chissà perché, sono sempre altri, e preferibilmente sono situati nei gradini bassi della scala sociale.

Infine, un mondo avviato velocemente verso la fine , nonostante si compiaccia di se stesso , come un Narciso ridicolo innamorato di se stesso,  invertito, falso come false sono le libertà , la democrazia ed i diritti di cui si compiace. Nei fatti, vale più di prima la celebre favola di Fedro “Il lupo e l’agnello “:

Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.

Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.

“Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?

E l’agnello, tremando:

“Come posso – chiedo – fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”

Quello, respinto dalla forza della verità:

“Sei mesi fa – aggiunse – hai parlato male di me!”

Rispose l’agnello:

“Ma veramente… non ero ancora nato!”

“Per Ercole! Tuo padre – disse il lupo – ha parlato male di me!”

E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti. »

Eh sì, “superior stabat lupus… “  Depenalizzati i lupi, chi salverà le pecore ?

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 15 Gennaio 2016

Del 15 Settembre 2020

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