sabato, 18 Settembre 2021
HomeSCIENZACriptozoologia e paleontologiaIl “mostro” del Loch Ness è di natura fisica?

Il “mostro” del Loch Ness è di natura fisica?

Il “mostro” del Loch Ness è di natura fisica? F. W.Holiday 1921-1979 e altri studiosi intuirono la possibilità che il “mostro” fosse di natura immateriale e più precisamente la manifestazione di entità o forze di natura maligna di Francesco Lamendola  

C’è un elemento elusivo, sconcertante, quasi beffardo, negli avvistamenti del cosiddetto “mostro” del Loch Ness, come anche in quelli di altre creature analoghe, sia nei laghi della Gran Bretagna (Scozia, Irlanda) che in quelli di altre parti del mondo (Canada, Siberia): un elemento che pare quasi suggerire che non si tratti di esseri materiali, fatti di carne e ossa; che non si tratti, insomma, di superstiti di una fauna lacustre preistorica, altrove scomparsa da milioni di anni, ma di qualche cosa d’altro: di qualcosa che avrebbe a che fare con entità immateriali, con delle apparizioni, ovvero con delle manifestazioni di forze occulte, di natura non certo benevola. Ne abbiamo già parlato nell’articolo: I mostri dei laghi scozzesi e irlandesi sono creature materiali o apparizioni? (pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 28/11/10, e su Il Corriere delle Regioni il 23/02/2016; vedi anche, su un tema analogo, l’articolo I mostri pelosi che si accompagnano agli UFO sono creature maligne dominate dall’ignoranza?, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 14/11/2008, e su Il Corriere delle Regioni in data 01/05/2016). Ne era convinto, fra gli altri, il pastore anglicano Donald Omand, che eseguì uno “storico” esorcismo sulle acque del Loch Ness, proprio per allontanare lo spirito del male da quelle acque. E si tenga presente che sul lago, circa a metà della sponda meridionale, sorge la Boleskine House, in cui visse il mago “nero” Aleister Crowley, dal 1899 al 1918, intento ai suoi sinistri esperimenti. Mezzo secolo dopo, negli anni ’70, essa fu acquistata dal chitarrista Jimmy Page, del gruppo dei Led Zepplein, fanatico ammiratore di Crowley e probabile culture del satanismo. I Led Zeppelin, a loro volta, come è noto, ebbero una serie di misteriosi “incidenti” che colpirono vari membri del gruppo, nei quali taluno vede una conseguenza delle pratiche magiche da essi condotte (cfr. il nostro articolo: Dai Beates ai Led Zeppelin: la musica rock come porta d’ingresso dell’Inferno, pubblicato su Il Corriere delle Regioni il  22/03/2016; articolo che ha fatto arrabbiare alcuni cultori del rock, come si può leggere navigando in rete: cosa che è un buon segno). Bisogna anche tener presente che, dopo il trasferimento di Crowley da Boleskine House a Cefalù, in Sicilia, dove avrebbe fondato l’”abbazia” di Thelema (e donde verrà scacciato dalle autorità fasciste), l’antica e tetra dimora era stata assiduamente frequentata da alcuni altri gruppi di satanisti, acquisendo definitivamente quella fama sinistra che l’avrebbe accompagnata fino ad oggi.

Il collegamento fra le apparizioni di “Nessie” e le pratiche di magia nera, quindi, potrebbe esistere, dal momento che la presenza del “mostro” è stata segnalata a partire dal 22 settembre 1933, da parte dei coniugi MacKay, proprietari di un albergo della zona. In realtà, il primo avvistamento storico di cui si abbia notizia è molto, ma molto più antico: risale all’anno 565 d. C., allorché – secondo quanto riferisce nella Vita di San Columba il monaco irlandese Adamnano – San Columba di Iona, nato nel 521 e morto nel 597 (da non confondersi con l’abate San Colombano, fondatore del monastero di Bobbio), scacciò con la sola forza della preghiera un mostro che viveva nelle acque del lago e che aveva ucciso, divorandolo, un abitante del luogo, presso le rive del fiume Ness, emissario del lago omonimo.

Uno studioso dell’occulto che intuì la possibilità che il “mostro” del Loch Ness fosse di natura immateriale, e più precisamente la manifestazione di entità o forze di natura maligna, fu il giornalista britannico Frederick William Holiday (1921-1979), che dedicò alcuni anni – fra i Sessanta e i Settanta del ‘900 – a studiare il fenomeno sul posto, scrivendo diversi libri in proposito, e stabilendo anche dei possibili collegamenti con la fenomenologia relativa agli Oggetti volanti non identificati. Quest’ultimo aspetto era stato sondato, prima di lui, dal giornalista svedese Jan-Ove Sundberg, anch’egli recatosi in riva al Loch Ness, nonché studioso di altre elusive creature lacustri della Scandinavia.

Ha scritto in proposito l’eminente studioso dell’occulto e del mistero Colin Wilson (1931-2013), insieme al figlio Damon (in: Colin & Damon Wilson, Il grande libro dei misteri irrisolti; titolo originale: The Mammoth Encyclopedia of Unsolved Mysteries, Constable & Robinson Ldt., 2000; traduzione dall’inglese di Franco Ossola, Roma, Newton & Compton,  2002, vol. 1, pp. 186-189):

In una lettera a Dinsdale [uno dei maggiori esperti del caso], Holiday annota: “Quando la gente si trova faccia a faccia con questa creatura si paralizza dallo stupore. Attorno a Nessie aleggia qualcosa di molto strano, che sembra non aver nulla a che vedere né con le dimensioni né con l’apparenza. Non è forse curioso tutto questo?“ Holiday era interessato dalla sensazione di orrore che assaliva coloro che si imbatteva da vicino nel mostro. Perché, si chiedeva, “dragoni” e “lumaconi” nella mitologia medievale erano sempre e soltanto accostati ai poteri negativi del male? Era giunto alla conclusione che la difficoltà a riprenderlo non doveva essere casuale. Anche a lui era capitata una situazione singolare durante un avvistamento. Mentre stava per scattare una fotografia, un attimo prima la creatura aveva inabissato la testa per sparire.  Forse questo mostri rivelano una particolare sensibilità telepatica nei confronti dell’attenzione umana, o siamo al cospetto di una di quelle coincidenze speciali che Jung chiama fenomeni di sincronicità? Holiday, che fra le tante qualità era anche un esperto di pesca, sostiene di aver anche visto degli UFO (i famosi dischi volanti) e di aver sperimentato un paio di casi di infestazione da poltergeist(gli spiriti dispettosi o burloni). Fra i suoi vari meriti, ha scoperto che il grande “mago” moderno Aleister Crowley aveva dimorato per qualche tempo a Boleskine House, vicino a Foyer e che proprio qui aveva dato inizio a un potente rito magico dedicato ad Abramelin il mago. Mentre celebrava questa ritualistica (destinata a durare parecchi mesi), lo stesso Crowley diceva di avvertire fortissima nella casa la presenza di molte entità negative, capaci di trasformare un occhiere in un ubriacone e una medium in una prostituta. Alla fine, Crowley non aveva concluso il rituale e, stando a Holiday, la sfortuna aveva incominciato a perseguitarlo. Sebbene Holiday on lo dica apertamente, viene spontaneo immaginare che reputi il mostro una creazione, il frutto delle azioni magiche negative non portate a buon fine. È infatti molto strano che un essere così tradizionalmente associato al male si manifesti con tanta insistenza da Foyers, proprio vicino a Boleskine House.  […]

In realtà, Holiday sembra spingersi su un territorio estremamente bizzarro  per dare giustificazione al mostri quando riferisce di certe sue ricerche  condotte nel 1969 in Irlanda, dove un bel po’ di mostri, avvistati nei tanti laghetti che circondano Galway, erano stati oggetto delle segnalazioni della gente spaventata.  Gli avvistamenti suonavano del tutto simili a quelli che avevano Nessie come protagonista e giungevano da testimoni più che affidabili, fra cui due preti. Tuttavia dopo lunghe settimane di osservazione e attesa presso il piccolo lago di Nahooin, Holiday non aveva, come si suol dire, cavato un ragno dal buco. Non una sola traccia dell’esistenza del mostro.  Ma ciò che lo stupiva e al tempo stesso lo incuriosiva di più era la constatazione che i laghi irlandesi erano davvero troppo piccoli  per fornire sostentamento a un animale lungo almeno 4 o 5 m., figuriamoci un’intera colonia. Allora aveva incominciato a domandarsi se per caso il “pesiste” (come viene chiamata la creatura in Irlanda) fosse veramente un essere fato di carne e sangue. Jung aveva interpretato gli UFO come una proiezione proveniente dall’inconscio dell’uomo moderno nel tentativo di ricreare e recuperare simboli religiosi orami perduti. Non poteva essere così anche nel caso dei misteriosi, ma troppo sfuggenti mostri delle acque?

Sin dal 1971, dunque Holiday [recatosi sul Loch Ness fin dal 1962] aveva abbandonato l’idea che i mostri alla Nessie fossero “residui preistorici” viventi. L’ipotesi che ammetteva “obtorto collo” era che  a suo parere anche in quel caso proprio come con gli UFO erano in azione forze e meccanismi che impedivano di accostare e comprendere il fenomeno. A tratti, nel corso del 1972, questa ipotesi gli sembrò poter essere confermata dalla diatriba scoppiata fra un esorcista, certo reverendo Donald Omand, che sosteneva la sua teoria e tutti coloro che continuavano a insistere nel dire che l’essere misterioso era un animale in carne e ossa. Omand affermava di aver avuto  la fortuna di ereditare  dai suoi antenati scozzesi la cosiddetta “seconda vista”, che gli consentiva di non avere alcun dubbio a proposito dell’esistenza delle forze del male, o anche semplicemente dell’inganno, situazioni che aveva a più riprese affrontato con l’effettuazione di un esorcismo liberatorio […] 

Preso contatto con Omand, Holiday lo aveva invitato a un sopralluogo al Loch Ness. Nel bel mezzo del lago il reverendo aveva celebrato un esorcismo. Terminata la cerimonia tutti e due si erano sentiti stanchi e svuotati di ogni energia. L’idea di aver a che fare con forze sottili e negative era stata loro confermata solo due giorni dopo, quando avevano trascorso la serata con un certo Carey comandante dell’Aeronautica in pensione. Holiday aveva ragguagliato Carey a proposito delle vicende  di un giornalista svedese di nome Jan-Ove Sundberg il quale aveva raccontato che un giorno, mentre stava passeggiando nel bosco nelle vicinanze di Foyers, aveva avuto agio di osservare un disco volante e alcune entità che lo scrutavano. Poi, di colpo, l’oggetto era volato via. Una volta tornato in Svezia, aveva reso nota la sua esperienza e quasi immediatamente aveva incominciato  a essere perseguitato dai famigerati “uomini in nero”, misteriosi agenti segreti che si spacciano per funzionari governativi, usi a minacciare i testimoni di importanti avvistamenti ufologici. Parlando, Holiday aveva manifestato la sua intenzione di recarsi sui luoghi in cui erano avvenuti gli avvistamenti, quando Carey lo aveva interrotto, sconsigliandolo apertamente. In quel preciso istante fuori si era levato un forte vento, una specie di improvviso tornado con una serie di botti e una luce come quella di un fulmine aveva attraversato la finestra della stanza proprio all’altezza della testa di Holiday. Dopo un attimo tutto si era acquietato. Ma la cosa ancora più sconcertante era che Carey, che stava sorbendo un drink con la moglie a pochi metri di distanza, non si era reso conto di nulla. La mattina dopo, mentre Holiday si stava avvicinando alle acque del lago, aveva notato  un uomo completamente vestito di nero – compresi casco e occhiali – che si era nesso a seguirlo. Ad un tratto, voltatosi per controllare, non l’aveva più visto: era come svanito nel nulla. Corso sulla strada, Holiday aveva scrutato in tutte le direzioni invano. Era letteralmente sparito. Un anno dopo, sempre nello stesso punto della costa del lago, Holiday era stato colpito da un attacco i cuore. Mentre l’ambulanza lo portava via, guardando dal finestrino si era reso conto che stavano passando esattamente nel preciso punto in cui si era imbattuto nell’uomo in nero. Cinque anni dopo Holiday morirà per un infarto.

Ci sarebbero molte altre cose da dire e parecchie considerazioni da fare sui collegamenti fra i mostri “preistorici” tipo Nessie, gli Ufo, le pratiche di magia nera, le manifestazioni di entità maligne e la comparsa dei men in black. L’ipotesi di fondo è che la fenomenologia relativa ai mostri lacustri, o almeno una parte di essa, non sia da studiare come un ramo della criptozoologia, perché quelle creature non sarebbero i superstiti di antichissime popolazioni di rettili acquatici, ma qualcosa di radicalmente diverso e d’immateriale, pur essendo assolutamente reali. Certo, è strano che centinaia e migliaia di abitanti del luogo, turisti, giornalisti e curiosi, nel corso del tempo, non siano riusciti a catturare delle immagini probanti del “mostro” di Loch Ness, mentre esistono tante testimonianze orali, alcune di persone assolutamente degne di fede. La circostanza che, poco prima delle moderne apparizioni del “mostro”, Aleister Crowley abbia condotto, per mesi, delle cerimonie di evocazione, peraltro lasciandole interrotte, potrebbe essere più di una semplice coincidenza.

D’altra parte, sappiamo dalla Vita di San Columba che il mostro c’era già, da antica data: era stato allontanato dalle preghiere del santo, ma simili entità maligne possono ritornare, se vengono evocate. Quanto agli Ufo, sappiamo che per essi, o per una parte di essi, esiste una spiegazione di genere analogo: non si tratterebbe di velivoli provenienti dallo spazio siderale, e neppure da altre dimensioni, bensì manifestazioni di forze spirituali: benigne o maligne, lo si può dedurre dal tipo di influenza che esercitano sui testimoni e sui cambiamenti che provocano nelle loro vite. L’albero si riconosce dai frutti. Molti testimoni di avvistamenti e di contatti ravvicinati, per non parlare delle vittime di abduction (rapimenti alieni), manifestano gravi forme di disagio, angoscia, ossessione, depressione, e devono ricorrere a terapie psichiatriche, anche se pare che, per altri soggetti, gli effetti siano ben diversi. Evidentemente, si tratta di distinguere, nella vastissima casistica ufologica, entità e forze di segno differente, positive o negative.

Altri elementi inquietanti, e favorevoli a una interpretazione di tipo spirituale, sono le tracce che sembrano collegare le apparizioni di Nessie con la magia praticata nel XVI secolo dal famoso mago elisabettiano John Dee (evocatore, appunto, del mago Abramelin); i fenomeni simili al poltergeist, come l’improvviso e inesplicabile temporale di cui fu testimone Holiday, ma che il suo ospite, incredibilmente, non vide e non udì affatto; e la presenza dei misteriosi e malevoli “uomini in nero”, come sempre minacciosi e, come sempre, capaci di materializzarsi d’improvviso, per poi sparire con altrettanta, incredibile subitaneità. Nel caso di Holiday, la comparsa di un uomo vestito di nero in un punto della riva del lago dove poi fu colpito da infarto, per soccombere infine a un secondo attacco cardiaco, potrebbe essere interpretata come una sorta di precognizione della propria morte. Anche lo svedese Sundberg, da parte sua, ebbe a vedersela con alcuni “uomini in nero”. Ma l’elenco delle stranezze e delle sorprendenti coincidenze potrebbe continuare a lungo: pare che sulle rive di quel lungo, cupo specchio d’acqua che occupa una fossa tettonica  apertasi fra 300 e 400 milioni d’anni fa, quasi dall’uno all’altro mare, si siano date appuntamento troppe coincidenze di eventi paranormali, e forse soprannaturali, per poterle considerare puramente casuali.

Quanto al fatto che l’esorcismo praticato da Donald Omand il 2 giugno del 1973, in apparenza, non ha avuto buon esito, perché l’entità non è scomparsa, come era accaduto invece dopo l’esorcismo di San Columba, non bisogna avere fretta di dedurne che l’ipotesi di partenza fosse sbagliata. È noto, infatti, che alcuni esorcismi, per considerarsi riusciti, devono essere protratti per settimane, mesi e, talvolta, anni; e, se ciò è vero per le persone, non si vede perché non potrebbe esserlo anche per i luoghi infestati da presenze maligne, demoniache, specialmente se queste sono particolarmente ostinate o se delle incaute, o scellerate, cerimonie di magia nera, evocandole, conferiscono loro una forza e una capacità di resistenza superiori al normale. Per poter dire che un esorcismo è fallito, oppure che non ha prodotto risultati, perché non vi era nulla da esorcizzare, bisogna essere certi che esso sia stato ripetuto un numero sufficiente di volte, per un tempo prolungato e continuato; che sia stato condotto con le modalità necessarie, e da un sacerdote non solo esperto di simili fenomeni, ma anche spiritualmente preparato nel modo migliore (e, da un punto di vista cattolico, forse un pastore anglicano non può esserlo, indipendentemente dalla sua personale probità e dalla purezza delle sue intenzioni); inoltre, che lo spirito maligno non trovi il modo di restare aggrappato a quel particolare luogo, mediante l’energia psichica di altre persone, le quali, o per curiosità, o per incoscienza, o, addirittura, per una deliberata ed esplicita intenzione malvagia, gli forniscono il campo vibrazionale di cui ha bisogno per vanificare gli sforzi miranti a scacciarlo.

Molto ci sarebbe da dire anche sulla possibile sopravvivenza, specialmente nelle isole Britanniche di antichi culti pagani relativi a “draghi”, “serpenti” e “vermi” giganteschi, da parte di gruppi esoterici, gnostici, druidici, stregoneschi (Wicca: la religione della natura, o “la religione antica”) e anche apertamente satanici, che potrebbero praticare dei cerimoniali particolari, anche con effusione di sangue e perfino con sacrifici umani, aventi lo scopo di “richiamare” le antiche divinità dormienti; che s’intreccerebbe con l’enorme diffusione che le pratiche occultistiche e le sedute spiritiche hanno in quel Paese, testimoniata dalla incredibile frequenza di apparizioni maligne (cani spettrali della brughiera, impronte “del diavolo” sulla neve, fantasmi nelle antiche dimore) e accompagnata dal revival o dalla persistenza di stregoneria e antiche pratiche pagane, le quali si sono intrecciate e perfino sovrapposte alle ricorrenze dell’anno liturgico cristiano: valga per tutti l’esempio della notte delle streghe di Halloween, alla vigilia di Ognissanti (31 ottobre). Sia pure in forma quasi parodistica, tale sopravvivenza di rituali di adorazione delle antiche religioni basate su “draghi” e “serpenti” è attestata anche dalla letteratura e dal cinema dei nostri giorni: si pensi, ad esempio, al  romanzo dell’orrore di Bram Stoker La tana del serpente bianco (The Lair of the White Worm), del 1911, da cui il regista Ken Russell ha ricavato, nel 1988, un film con lo stesso titolo, interpretato da Hugh Grant, Amanda Donohoe e Catherine Oxenberg: film, nel complesso, assai mediocre, e, tuttavia, contenente un paio di scene realmente terrorizzanti. Quel che intendiamo dire è che non si possono separare i fenomeni del Loch Ness, quale che sia la loro natura, dal substrato spirituale che permea la società britannica. C’è qualcosa di terribile in quell’isola, ove innumerevoli persone, ogni anno, si recano a salutare l’alba di mezza estate in un luogo come  Stonehenge…

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 24 Novembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

Most Popular

Recent Comments