lunedì, 27 Settembre 2021
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Varietà biologica e bellezza naturalistica di un minuscolo lago subalpino: quello di Negrisiola

Varietà biologica e bellezza naturalistica di un minuscolo lago subalpino: quello di Negrisiola. È un angolo prezioso che si offre al visitatore il quale possieda occhi e cuore per godere degli spettacoli della natura di Francesco Lamendola 

Il viaggiatore che, uscendo da Vittorio Veneto in direzione nord, oltrepassa la Porta Cadore e prosegue lungo la Statale n. 51 detta di Alemagna (perché ricalca il tracciato della strada che collegava la Serenissima Repubblica di Venezia con i mercati della Germania), lasciandosi alle spalle quel gioiello storico-artistico che è la Chiesa di Santa Giustina, contenente l’arca marmorea trecentesca di Rizzardo da Camino, prima di giungere alla Sella di Fadalto si imbatte in tre piccoli laghi disposti in successione, a diversa quota altimetrica, simili a tre gemme incastonate nella Valle Lapisina, che si incunea fra le pendici orientali del Col Visentin (1.763 metri s. l. m.) e quelle occidentali del Monte Millifret (metri 1.577 s. l. m.).

La salita è graduale e un buon ciclista la può affrontare senza alcun problema; ma purtroppo la bellezza della valle è stata irrimediabilmente compromessa dalla costruzione dell’autostrada sopraelevata – la A 27 – che l’attraversa da un capo all’altro, con i suoi altissimi piloni in cemento armato che simboleggiano il progresso (?), per quanto l’autostrada si fermi appena poco più in alto, a Longarone, e lì sia rimasta inchiodata da parecchi decenni; e la pace e l’armonia della valle siano state compromesse per un progetto di grandi comunicazioni – quello di allacciare la pianura trevigiana alla rete autostradale facente capo a Monaco di Baviera – che sembra ormai confinare con la barriera dei sogni o dei miraggi.

Il primo specchio d’acqua ad apparire è quello di Negrisiola, sulla destra della statale e poche centinaia di metri dopo l’uscita del casello autostradale di Vittorio Veneto Nord, in direzione di Belluno. È il più piccolo e quello posto più in basso (a 160 metri s. l. m.); ma, come vedremo, è anche il più interessante, sia sotto il profilo botanico che sotto quello zoologico. Addossato alle pendici del Monte Pizzoc, un poco a nord dello sperone su cui sorge il suggestivo Santuario di Santa Augusta, è alimentato da alcune risorgive carsiche, dal torrente Valscura e dal fiume Meschio, che ne è anche l’emissario e che, dopo aver attraversato Vittorio Veneto (dando il suo nome a un quartiere cittadino), va a gettarsi nella Livenza nei pressi di Ponte della Muda, non lontano da Sacile.

Le sorgenti del Meschio sono poco più in alto del laghetto, a quota 220, in località Savassa Alta, un borgo ottocentesco da cui si diparte un sentiero che conduce ad esse. Il bacino della sorgente è chiamato “brent”; sul suo fondo inizia una condotta che risale la montagna ed è investita da una corrente d’acqua di notevole portata. Una curiosa caratteristica delle sorgenti del Meschio è che la temperatura dell’acqua rimane costante in tutte le stagioni dell’anno, a 12 gradi centigradi. Scendendo dalla sorgente, parte dell’acqua viene imbrigliata negli acquedotti e parte alimenta il lago di Negrisiola, precipitando da una ripida scarpata.

Il luogo è suggestivo e, per fortuna, ancora relativamente integro; ampi boschi coprono le pendici della montagna e l’acqua del fiume è limpidissima; mentre la superficie del laghetto, in cui si specchiano i monti e il cielo, si presenta di un bel  colore verde smeraldo. Questi boschi offrono rifugio a una fauna abbastanza varia, anche di mammiferi, in cui spiccano volpi, faine, scoiattoli e, fino a qualche tempo fa, perfino lontre, oggi purtroppo scomparse.

L’elemento artificiale più appariscente, oltre alla A 27, è costituito dalle canalizzazioni che collegano i tre laghi: quello di Negrisiola con quello di San Floriano, detto anche del Restello (posto a 177 metri s. l. m.) e quest’ultimo con il Lago Morto, il più alto (a 274 metri s. l. m.). La piccola ferrovia a binario unico, che s’inerpica da Vittorio Veneto verso la Sella di Fadalto (a 489 metri s. l. m.) si inserisce invece benissimo nel paesaggio, nei tratti in cui il suo tracciato è scoperto; mentre si occulta frequentemente in una serie di gallerie scavate nella roccia e illuminate da alcune aperture laterali, che riescono a ingentilirne la struttura architettonica.

Un altro elemento notevole del paesaggio è dato da alcuni edifici d’interesse storico-artistico, come la torre romana di San Floriano (eretta  fra il 15 e l’8 a. C., durante l’impero di Augusto, e precisamente al tempo della spedizione di Druso e Tiberio contro le popolazioni delle Alpi Orientali, per collegare il Nord Italia con il “limes” dell’alto Danubio); e la chiesa di San Floriano,  appollaiata su uno sperone roccioso (a 191 metri s. l. m.) strapiombante sulla forra scavata dal torrente Battirame.

Un’altra chiesetta, purtroppo chiusa e in abbandono, è quella di San Valentino, annessa all’antica cartiera, poi trasformata in albergo e, infine, in locale pubblico.

Scrivono Flavio De Bin e Vladimiro Toniello in «Le Prealpi Trevigiane. Guida alle escursioni», Padova, Edizioni Lavia, s. d., pp. 239-241):

«È una sorgente di tipo carsico a portata variabile, con acque profonde, di colore azzurro intenso, e di temperatura, pressoché costante, di 12°.  La sorgente, pur essendo stata risalita dagli speleologi per oltre 60 m. è stata studiata solo in parte.

L’ambiente vegetazionale, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, non ha le caratteristiche di una flora igrofila ma, eccettuati i tappeti di muschio che ricoprono le rocce, risulta formata  da Carpino nero, Robinia, Orniello e arbusti di Corniolo.

Molto interessanti sono pure i due laghetti che si incontrano lungo il percorso: il lago di San Floriano o Restello e il lago di Negrisiola. Il primo  si era trasformato, nel secolo scorso, in una torbiera poi bonificata e successivamente in parte coltivata. Agli inizi del secolo  fu usato come bacino di scarico per le centrali elettriche e riacquistò , in un certo senso, l’antico aspetto. Il laghetto di Negrisiola, alimentato dal torrente Valscura e dal fiume Meschio che ne è anche l’emissario, è lungo circa 700 m., largo 120 m. con una profondità massima di circa 3 m. L’aspetto che più caratterizza il paesaggio  di questa zona è la convivenza dell’ambiente naturale con quello agricolo.  La parte più a Nord sembra essere quella che più ha risentito dell’intervento antropico presentando una vegetazione composta da Pioppo, Pino nero e Robinia; lungo le sponde troviamo Salici, Ontani, mentre vicino all’acqua si sviluppa un fitto canneto a “Phragmites”. Interessante è la presenza del giglio giallo (“Iris pseudacorus”) che per lunghi tratti costituisce una pittoresca bordatura fiorita. Tra le alte erbe sono presenti le Carici  (“Carex riparia”) e i Giunchi (“Scirpus lacustris”) che raggiungano e talvolta superano il metro di altezza  mentre tra le specie acquatiche di minor sviluppo si riconoscono l’Equiseto (“Equisetum palustre”), la profumata Menta acquatica e il Farfaraccio dei luoghi umidi. Fanno parte del bellissimo paesaggio pure i coltivi distribuiti prevalentemente lungo le aree più pianeggianti che degradano verso il lago. Nonostante la presenza  dell’agricoltura l’ambiente lacustre offre il luogo ideale per la sosta e la nidificazione di numerose specie di uccelli. Tra queste sono stare individuate: la Folaga (“Fulica atra”), il Martin pescatore (“Alcedo atthis”), il Germano reale (“Anas platyrhynchos”) la gallinella d’acqua (“Gallinula chloropus”) il Tuffetto (“Tachuybaptus ruficollis”), la Cannaiola (“Acrocephalus scirpacecus”) e il Merlo acquaiolo (“Cinclus cinclus”). L’ittiofauna è rappresentata dalla Trota e dal Persico.»

I tre laghetti si trovano in rapida successione: il lago di Negrisiola a circa 1 km. da quello di San Floriano, e il Lago Morto 3 km. più a monte di quest’ultimo. Solo il primo si trova sulla destra della Val Lapisina (e della strada provinciale), gli altri due giacciono sulla sinistra.

I tre laghetti della Val Lapisina si sono formati, molto probabilmente, in seguito a sbarramenti franosi del solco vallivo che s’incunea fra i massicci calcarei del Col Visentin e del Millifret; ma, negli anni Venti del XX secolo, sono stati rimodellati artificialmente per fini idroelettrici. L’ultimo intervento significativo è stato l’impianto in caverna (in località Nove Nuova), attivato nel 1971, che è venuto ad aggiungersi alle centrali preesistenti.

Tutti e tre gli specchi d’acqua rientrano fra le aree vincolate per effetto delle Legge n. 431 dell’8 agosto 1985 (pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 197 del 22 agosto dello stesso anno); e ciò, come si è visto, è valso a preservare le loro notevoli attrattive naturalistiche, specialmente quelle del più interessante dei tre, il lago di Negrisiola (toponimo presente anche in altre aree della provincia, ad esempio nel paese di Negrisia, frazione di Ponte di Piave, presso il corso inferiore del Piave, e che forse allude alla densa e ombrosa vegetazione spontanea).

Comunque, per il naturalista, non c’è dubbio che l’oggetto di maggiore interesse del lago di Negrisiola è la sua ricca fauna acquatica, terrestre e ornitologica; suddivisa, quest’ultima, in stanziale e di passo.

Scrivono Giampaolo Rallo e Massimo Pandolfi nel libro «Le zone umide del Veneto. Guida alle aree di interesse naturalistico ambientale» (Giunta Regionale del veneto e Franco Muzzio Editore, Padova, 1988, pp. 250-251):

«FLORA E VEGETAZIONE.

Il lago Morto e quello del Restello presentano scarsa vegetazione palustre ed acquatica, sia per la relativa profondità e per la ripidità delle sponde che per i recenti rimaneggiamenti dovuti allo sfruttamento idroelettrico. Il laghetto di Negrisiola, invece, riveste particolare importanza essendo disseminato da vasti tratti di canneto lungo le sponde, soprattutto a Cannuccia palustre (“Phragmites australis”) e Tifa (“Typha” sp.), e di cariceto (“Carex “sp. pl.) Tra le varie specie legate alle zone umide si segnalano: “Ceratophyllum demersum”, “Rorippa amphibia”, “Schoenoplectus”, “Mentha aquatica”, “Polygonum amphybium”, “Ranunculus tricophyllus”, “Sagittaria sagittaefolia”, “Lemna”, “Lysimachia vulgaris”, “Potamogeton” ecc.

MAMMIFERI

Nel lago di Negrisiola è presente con una buona popolazione l’Arvicola terrestre (“Arvicola terrestris”), mentre è ormai estinta da parecchi decenni la Lontra (“Lutra lutra”); recenti segnalazioni attribuite a questo Mustelide, infatti, sono invece da ascriversi al Visone americano (“Mustela vision”), presente con esemplari rinselvatichiti fuggiti da un vicino allevamento. Lungo le sponde delle zone umide descritte si possono rinvenire al specie legate, per lo più, alle fasce boschive circostanti: Volpe (“Vulpes vulpes”), Tasso (“Meles meles”), Faina (“Martes foina”), Ghiro (“Glis glis”) Scoiattolo (“Sciurus vulgaris”) ecc.

UCCELLI.

I tre laghi si prestano ad ospitare, durante le migrazioni, uccelli acquatici di passo quali svassi (“Podiceps” sp. Pl.), qualche rara Strolaga (“Gavia” sp. Pl.), varie specie di Anatidi, di superficie e tuffatori (“Anas” sp. pl., “Aythya” sp. pl., “Bucephala clangula”, “Mergus” sp. pl.), Albanella (“Circus” sp. pl.), Falco pescatore (“Pandion haliaetus”) ecc.

Il lago di Negrisiola, per le sue caratteristiche più varie (estesi canneti, sponde ricoperte da vegetazione palustre, abbondante flora acquatica ecc.) ospita anche una interessante ornitofauna nidificante: Tuffetto (“Podiceps raficollis”), Tarabusino (“Ixobrichius minutus”), Germano reale (“Anas platyrhyncos”), Folaga (“Fuliga atra”), Gallinella d’acqua (“Gallinula Chloropus”), Porciglione (“Rallus aquaticus”), Piro-piro piccolo (“Tringa hypoleucos”), Cuculo (“Cuculus canorus”), vari Arcrocefalini fra cui Cannareccione (“Acrocephalus arundinaceus”), cannaiole (“A. scirpaceus” e “A. palustris”), Usignolo di fiume (“Cettia cetti”), Pendolino (“Remiz pendulinus”) ecc.»

ANFIBI E RETTILI.

Tra gli Urodeli si segnalano la Salamandra pezzata (“Salamandra salamandra”), e i Tritoni (“Triturus” sp. Pl.); tra gli Anuri, il Rospo comune (“Bufo bufo”), l’Ululone dal ventre giallo (“Bombina variegata”), le Rane (“rana” sp. Pl.) e la Raganella (“Hyla arborea”). Tra i Rettili si riscontrano bisce d’acqua (“Natrix natrix” e “N. tessellata”) Biacco (“Coluber Viridiflavus”), Colubro liscio (“Coronella austriaca”), Vipera comune (“”Vipera aspis”), Marasso (“V. berus”),  raro, Saettone (“Elaphe longissima”), lucertole (“Podarcis” sp. Pl.), Ramarro (“Lacerta viridis”) e Lucertola vivipara (“L. vivipara”).

PESCI.

L’ittiofauna è abbastanza varia, data la buona qualità delle acque. Si rinviene la Trota (“Salmo trutta”), il Temolo (“Thymallus thymallus”), limitatamente al corso del Meschio nel tratto delk laghetto di Negrisiola, il Cavdesano (“Leuciscius cephalus”, la Sanguinerola (“Phoxinus phoxinus”), la Tinca (“Tinca tinca”), l’Alborella (“Alburnus albidus”), il Luccio (“Esox lucius”), lo Scazzone (“Cottus gobio) ecc.»

Ma non solo il naturalista, anche il semplice amante della natura ha molte ragioni per recarsi a visitare questi luoghi.

Basta allontanarsi di pochi metri dalla strada statale, e subito si entra in un’altra dimensione, in una atmosfera di pace, che aumenta quanto più ci si inerpica sulle pendici della montagna. Il laghetto, specialmente nel primo mattino e al tramonto, si tinge di sfumature delicate e affascinanti; gli uccelli acquatici vi si muovono in piena libertà, riempiendo l’aria dei loro richiami; e dai boschi tutto intorno si respira una benefica sensazione di fragranza e di quiete.

È un angolo prezioso, che si offre al visitatore il quale non abbia fretta e possieda occhi e cuore per godere degli spettacoli apparentemente umili, ma in realtà straordinari, che il mondo della natura ci offre, se solo li sappiamo vedere e ascoltare.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27/12/2008 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 28 Dicembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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