giovedì, 23 Settembre 2021
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Il mondo incantato dello scultore Salvatore Grillo

La natura umana è assetata di bellezza è un bisogno essenziale, un bisogno primario all’uomo connaturato quasi come il mangiare, il bere e il dormire: guai se ne viene privato di Francesco Lamendola  

La natura umana è assetata di bellezza.

È un bisogno essenziale, un bisogno primario, all’uomo connaturato, quasi come il mangiare, il bere e il dormire. Se viene privato della bellezza, così come della verità e della bontà, se viene costretto a vivere nella bruttezza, nella menzogna e nella cattiveria, egli deperisce e si ammala.

Non si va impunemente contro la natura. Per chi lo fa, c’è un prezzo da pagare: un prezzo in termini di salute e anche in termini di portafoglio, per esempio il conto, salatissimo, di psicologi e psichiatri ai quali ci si rivolge per  tentar di rimettere insieme i cocci del  proprio equilibrio perduto, della propria armonia distrutta.

Dovrebbero ricordarsene sempre i nostri architetti e i nostri urbanisti, responsabili dello spazio fisico entro cui si svolge la nostra vita; e i pubblicitari, padroni dello spazio del nostro immaginario, che essi costruiscono con le loro immagini e con i loro slogan.

Di fatto, siamo letteralmente assediati dalla bruttezza e dalle sue compagne pressoché insperabili, la stupidità e la volgarità; ed è un assedio al quale dobbiamo reagire, se non vogliamo farci risucchiare nel vortice della società depressiva, tutta protesa a realizzare la sola dimensione economica e del tutto indifferente al nostro sacrosanto bisogno di bellezza, di bontà e di verità.

L’artista e il poeta sono coloro che ci aiutano a ripristinare il nostro equilibrio spirituale, porgendoci il dono inestimabile della bellezza.

Salvatore Grillo, del quale da tanti anni sono estimatore ed amico, è uno scultore-poeta: tutta la sua produzione artistica è un inno alla bellezza, alla serenità, alla gioia di vivere.

Benché egli sia un artista continuamente alla ricerca e continuamente impegnato in sempre nuovi soggetti e in sempre nuove tecniche, nondimeno vi è un filo rosso che scandisce tutto il suo itinerario creativo, ed è la predilezione per il soggetto femminile, per la bellezza della donna.

Egli sa coglierne con rara maestria non solo l’aspetto formale, espresso con perfezione anatomica, ma anche il dato psicologico e spirituale: le donne della scultura di Salvatore Grillo, i suoi magnifici bronzi a grandezza naturale o i bronzetti di dimensioni più piccole, non solo mai solamente corpi, ma corpi ed anime, fusi in una mirabile unità ed armonia.

Dal punto di vista formale, la protagonista dell’arte di Grillo è la linea: una linea svelta, nitida, precisa, aggraziata, che caratterizza delle figure mai statiche, sempre in movimento.

Si osservi con attenzione questi bronzi; si giri tutto intorno ad essi: non si finirà di provare stupore e ammirazione per le infinite variazioni sul tema, per i giochi di linee e di piani, che ora si sfiorano, ora s’intrecciano: gambe e braccia, mani e piedi, spalle e fianchi, sovente modellati secondo una leggera torsione, in certi casi perfino una doppia torsione: delle spalle da un lato, delle anche e delle ginocchia, dall’altro.

E la dolcezza degli sguardi, la delicatezza dei polsi, delle mani, che sprigionano una soavità quasi leonardesca; la scioltezza e la naturalezza delle posizioni, dei movimenti: movimenti quotidiani, semplici, eppure carichi di fascino: quello di chinarsi per infilare le calze; quello di compiere un passo di danza; quello di accucciarsi in ginocchio, con tenero abbandono, forse davanti a uno specchio; quello di pettinarsi; quello di saltare la corda…

A livello di contenuto, l’arte di Salvatore Grillo si caratterizza per una atmosfera incantata e raccolta, si direbbe atemporale: è la poesia dell’attimo fermato per l’eternità, un po’ come nel celebre verso del poeta romantico inglese John Keats: «A Thing of Beauty is a Joy Forever», «Una cosa bella è una gioia per sempre». Da ciò deriva anche un velo sottile di malinconia, perché l’attimo fugge impercettibilmente e, con esso, se ne va anche la giovinezza.

Una sana e robusta sensualità anima le donne di Salvatore Grillo: non sono affatto manichini, sono donne nel pieno senso del termine, donne consapevoli del proprio fascino, donne che si lasciano ammirare, talvolta con ingenuità, talvolta decisamente maliziose: mai, però, sfacciate o volgari.

Egli le raffigura sempre con delicatezza, con rispetto, quasi con trepidazione per il mistero di cui sono depositarie; diversamente dallo sfruttamento erotico e pornografico operato dalla pubblicità, che riduce sistematicamente la donna a oggetto, la donna di Grillo è sempre soggetto: è una persona tutta intera, colta nella sua vivacità e nella sua freschezza, a tutto tondo.

E che non finisce mai di sedurci, d’intrigarci, d’incantarci.     

Già pubblicato su Arianna Editrice il 10/10/2011 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 12 Aprile 2018

Del 15 Settembre 2020

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