giovedì, 17 Giugno 2021
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Geometria dell’affettività: posizioni reciproche delle anime-circonferenze

Geometria dell’affettività: “posizioni reciproche delle anime-circonferenze”. Una corrispondenza fra la geometria e gli stati dell’essere, fra le posizioni reciproche di due circonferenze e le posizioni reciproche di due anime di Francesco Lamendola 

Si pensa, generalmente, che la geometria sia il ramo della matematica più astratto e più lontano dalla vita reale, dal momento che tratta di enti che non esistono né possono esistere, nella loro cristallina perfezione, entro il nostro mondo fisico e che, inoltre, hanno forse una esistenza concettuale puramente ipotetica, dal momento che si costruiscono a partire da un qualcosa che non si sa neppure se sia esteso o no, vale a dire il punto.

Spinoza (ripreso, ai nostri giorni, da Remo Bodei) ha voluto, all’opposto, costruire un intero sistema di etica a partire dal metodo geometrico; ma, della geometria, egli ha preso, appunto, solamente il metodo e non ha osato spingere l’analogia fino al cuore delle cose, ossia alla sostanza di cui è fatta la riflessione filosofica: gli stati dell’essere e i loro reciproci rapporti.

Vogliamo suggerire, adesso, una corrispondenza fra la geometria e gli stati dell’essere e, più precisamente, fra le posizioni reciproche di due circonferenze e le posizioni reciproche di due anime, termine obsoleto che la cultura moderna preferisce sostituire con “psiche” o “coscienza”, ma che a noi piace proprio per la dimensione metafisica che sta ad indicare.

Come è noto, le posizioni reciproche di due circonferenze nello spazio (euclideo) sono tre, e precisamente: a) con due punti in comune; b) con un punto in comune; c) senza alcun punto in comune.

A loro volta, le situazioni b) e c) si possono sdoppiare, perché la situazione b) può essere quella di due circonferenze tangenti esternamente (b1) o internamente (b2); e la situazione c) può essere quella di due circonferenze fra loro esterne (c1) o interne  (c2).

Così, in totale, le posizioni reciproche fra due circonferenze possono essere cinque, e precisamente:

a) CIRCONFERENZE SECANTI: hanno due punti distinti in comune, A e B (la distanza tra i due centri è minore della somma dei due raggi);

b1) CIRCONFERENZE TANGENTI ESTERNAMENTE: hanno in comune due punti coincidenti, per cui A=B (la distanza tra i due centri è uguale alla somma dei due raggi):

b2) CIRCONFERENZE TANGENTI INTERNAMENTE: hanno in comune due punti coincidenti, per cui A=B (la distanza tra i due centri è uguale alla differenza dei due raggi);

c1) CIRCONFERENZE ESTERNE L’UNA ALL’ALTRA: non hanno alcun punto in comune (la distanza tra i due centri è maggiore della somma dei raggi);

c2) CIRCONFERENZE INTERNE L’UNA ALL’ALTRA: non hanno alcun punto in comune (la distanza tra i due centri è minore della differenza dei raggi).

Ebbene, ci sembra di poter dire che queste cinque situazioni corrispondono alle possibili posizioni reciproche tra due anime per quel che riguarda la sfera dei rapporti affettivi, nel senso che esiste una precisa corrispondenza fra le prime e le seconde. Vediamo.

Siano C e C1 due anime umane che, per le circostanze della vita, vengono a trovarsi in una qualche forma di rapporto reciproco.

Le possibilità sono cinque: che le due anime si incontrino e si fondano parzialmente: è la situazione che abbiamo descritto nel caso a); che si tocchino, restando però sulla soglia l’una dell’altra, senza compenetrarsi (caso b1); che una delle due venga assorbita nell’altra, ad eccezione di un punto, mediante il quale la prima resta in comunicazione con la realtà esterna (b2); che si allontanino oppure si avvicinino in qualche misura l’una all’altra, magari sfiorandosi, ma senza toccarsi mai (c1); che, infine, una delle due venga assorbita totalmente nell’altra, perdendo ogni contato con il mondo esterno (c2).

La prima situazione, quella delle circonferenze secanti, si verifica quando due anime si avvicinano, si incontrano, si toccano ed entrano in comunione, penetrando l‘una nell’altra, ma conservando ciascuna il suo centro e la fisionomia e restando, per così dire, libere ed autonome.

È la situazione ideale, quella che sempre si vorrebbe veder realizzata, perché porta il massimo dell’arricchimento reciproco e non annulla nessuna delle due individualità, ma favorisce lo scambio e la comunione fra esse, con la possibilità di influenzarsi largamente a vicenda – nel bene, certo, ma anche nel male: e questo è un elemento da non sottovalutare.

Al tempo stesso, dal momento che in questa situazione le due anime rimangono se stesse, pur influenzandosi l’un l’altra, rimane intatta anche la loro libertà di scelta e di giudizio e, pertanto, esse portano la responsabilità di permettere se e in quale misura l’influsso dell’altra verrà a modificare la loro interna struttura, sviluppando potenzialità che già esistevano, ma allo stato latente e, quindi, imprimendo una svolta, più o meno marcata, alla loro vita.

Tra due familiari, tra due amici, tra due innamorati, tra due colleghi di lavoro, viene a crearsi una alchimia che opera delle trasformazioni, talvolta visibili di primo acchito, ad esempio nel linguaggio e nella gestualità, altre volte più nascoste, ma più profonde, che possono rivelarsi anche sul medio e sul lungo periodo.

In linea generale, si può dire – e questa osservazione vale anche per le altre situazioni – che due anime sono in grado di arricchirsi reciprocamente quanto più si trovano a procedere lungo percorsi equivalenti di evoluzione spirituale, quando possiedono livelli analoghi di maturità e completezza; mentre è inevitabile che il rapporto fra di esse sia squilibrato, con il netto prevalere di una sull’altra, quando i livelli sono diversi.

Dall’incontro fra due anime che non rimanga alla superficie, ma che penetri in profondità, nasce, fatalmente, qualche cosa di nuovo: la nascita di un bambino, nel caso dell’incontro fra uomo e donna, è il segno visibile di questa nuova realtà che si determina allorché un io e un tu entrano in relazione profonda e si viene così a creare un vortice, una zona magmatica che prima non esisteva, che è il risultato della loro azione reciproca e che vede in opera forze latenti che già esistevano, ma che non erano mai venute alla luce, perché non ne avevano avuto l’occasione.

Può trattarsi di un magma positivo o negativo, a seconda dei casi; ciò dipende sia dalla forza delle due personalità, sia dal loro orientamento spirituale, sia dai fattori, estremamente complessi e non sempre prevedibili, che entrano in gioco mediante l’alchimia dell’incontro medesimo, allorché una situazione dinamica viene a sostituirsi ad una statica.

La seconda situazione, quella delle due circonferenze tangenti esternamente, si verifica quando due anime giungono a toccarsi: per un attimo, forse, o – comunque – in modo tale da unire i loro pensieri e i loro sentimenti, ma senza approfondire la cosa, senza lasciarsi coinvolgere e senza spingersi oltre, come se qualcosa le trattenesse : e questo qualcosa può essere un di meno o un di più – per dire meglio, il timore di un di più – rispetto ad un vero incontro fra due anime.

È raro, infatti, che due anime, dopo essere giunte così vicine da toccarsi, e, quindi, da mettere in comune la loro essenza, gettando, per così dire, uno sguardo sulle misteriose profondità l’una dell’altra, non compiano il passo ulteriore e non si spingano verso i rispettivi centri; è raro che, dopo essere giunte così vicine, come non accade mai in un rapporto superficiale, si tirino poi subito indietro.

Forse, quel che hanno intravisto le ha spaventate: ha fatto loro intuire che, compiendo un passo ulteriore, metterebbero in pericolo il proprio equilibrio, forse faticosamente conquistato; metterebbero in pericolo le relazioni con altri soggetti; ma, soprattutto, metterebbero in pericolo il proprio quieto vivere, le proprie abitudini consolidate, l’idea di se stesse che si sono costruite nel corso della vita, giorno dopo giorno.

Sono momenti delicati, situazioni in bilico: per un istante, tutto sembra possibile, anche mandare all’aria tutta la propria vita, per seguire un’intuizione: quella di aver incontrato l’anima gemella, la persona attesa da sempre, nel segreto del cuore; ma si tratta pur sempre di un rischio, di un rischio enorme: e chi potrebbe mai affrontarlo a cuor leggero?

La terza situazione, quella delle due circonferenze tangenti internamente, si verifica quando una delle due viene risucchiata dall’altra, oppure quando vi penetra per forza propria, al punto che risulta difficile dire chi abbia inglobato chi, perché si assiste ad una sorta di fusione, come nel caso degli amici o degli amanti che non possono staccarsi mai, che non riescono ad allontanarsi l’uno dall’altro, neanche per un breve periodo.

E tuttavia, la fusione non è totale, perché per un punto, e sia pure per un punto solo, le due anime restano unite, ma anche distinte, nel senso che, se l’una è entrata a far parte dell’altra, ha conservato però un sia pure minuscolo legame con il mondo esterno , sul quale potrebbe far leva per riprendersi parte della propria autonomia e, forse, per staccarsi addirittura: impossibile dirlo, dato che, al momento, sembrano così compenetrate l’una nell’altra.

È molto probabile che, in questa situazione, una delle due abbia subito il fascino o la forza dell’altra, fino a consegnarsi ad essa, in un abbandono quasi totale; ma è anche possibile che quella che sembrava più debole si riveli, in realtà, la più forte, e che riesca ad esercitare un predominio sull’altra, agendo in maniera silenziosa, discreta e quasi impercettibile. Sia come sia, la fusione è quasi completa, ma manca ancora l’ultimo passo perché sia definitivamente tale: attraverso la finestrella che ancora rimane aperta sul mondo esterno, l’incantesimo si potrebbe spezzare e le due anime potrebbero riprendere ciascuna la propria strada, allontanandosi.

Vi è qualcosa di eccessivo e quasi di patologico nella maggior parte di questo tipo di situazioni: si creano, per esempio, in circostanze particolarissime, come quella di un rapimento, quando il rapito si lega affettivamente al rapitore, quando il prigioniero si lega al carceriere, quando il paziente si lega allo psichiatra; però, non appena le circostanze estrinseche mutano bruscamente, anche il legame si interrompe, perché si è spezzato l’incantesimo.

Vi sono, peraltro, dei casi nei quali il legame non cessa per il ritorno della situazione alla normalità: in essi è sottile la linea che separa la cosiddetta normalità psicologica dalla patologia, dalla dipendenza, dalla immaturità affettiva; vi è sottomissione di un’anima verso l’altra e, per quanto possa essere volontaria, la sottomissione è sempre indice di un rapporto squilibrato, disarmonico, unilaterale, tendenzialmente distruttivo.

La quarta situazione, quella delle circonferenze esterne, è la più frequente, s’intende nell’ambito di un stesso ambiente sociale: ci si passa accanto, ci si sfiora, quasi, magari tutti i giorni, ma non si entra in contatto, per tutta una serie di ragioni che, spesso, non sono precisamente quelle che ci si racconta: la verità è che la paura, il ritegno, il timore del ridicolo ci trattengono molte volte dal fare un passo verso la conoscenza dell’altro, assai più di quanto ci trattengano le difficoltà esteriori.

Tanto è vero che, quando ci si sente fortemente attratti, o almeno incuriositi, da un altro essere umano, si rompono gli indugi, ci si lascia dietro le spalle il codice non scritto della riservatezza e del pudore, ci si mete in gioco e si compie il passo risolutivo per stabilire, o per tentare di stabilire, un rapporto personale con quell’individuo che ci sembra avere qualcosa di speciale.

Ma quanto di speciale egli possiede, e quanto di speciale proiettiamo su di lui (o su di lei) a causa delle nostre fantasie, delle nostre aspettative, dei nostri bisogni più profondi? Difficile dirlo: certo il problema esiste; esiste, cioè, la possibilità che noi ci costruiamo una immagine ideale dell’altro, che ci impedisce di vederlo come realmente è.

Ma chi può dire come realmente sia un altro essere umano, quando perfino di noi stessi non possiamo dire di conoscere molto?

D’altra parte, essere consapevoli della possibilità di imprestare all’altro qualcosa che è nostro e, poi, di confondere le due immagini, è sempre meglio di niente; è sempre meglio che buttarsi a testa bassa nell’equivoco e, così, alimentare sconsideratamente la crescita di un fantasma.

È pur vero che esiste anche il pericolo opposto: quello, cioè, di dimenticare che, in un essere umano, vi sono comunque assai più cose di quelle che appaiono; in altre parole, di vedervi non qualcosa di più, ma qualcosa di meno, di ciò che effettivamente appartiene alla sua natura.

Anche qui siamo alle soglie di un grande mistero: quante cose vi sono dentro ciascuno di noi? Molte, moltissime più di quelle che noi stessi potremmo mai immaginare: tanto in bene che in male. E l’occasione per farle emergere è, generalmente, proprio l’incontro con un’altra persona, capace di agire da catalizzatore di esse.

Ecco, dunque, la tremenda serietà dell’incontro fra due anime: a causa di esso, doti nascoste, istinti sopiti, capacità insospettate, possono venire a galla e, magari, erompere con forza incontenibile: tutta la genialità e la stupidità, tutta la santità e la malvagità che giacciono al fondo di un’anima, potrebbero risvegliarsi e balzar fuori, travolgendo ogni ostacolo che si frapponga sulla loro via.

Non esistono incontri neutri; ogni incontro mette in moto dei meccanismi ben precisi e produce determinati effetti, che talvolta si manifestano subito, fin dai primi momenti, altre volte, invece, appaiono solo a distanza di tempo, dopo aver maturato nell’ombra: e ciò sia che si tratti di effetti positivi, sia che si tratti di effetti negativi.

Dunque, accade che due anime si passino vicine, intuiscano la presenza magnetica l‘una dell’altra, però non giungano mai a toccarsi: ciò accade allorché due individui restano in una sfera di conoscenza formale, come se qualcosa li trattenesse dal fare il passo successivo, quello di liberarsi dalle maschere e mostrarsi veramente per quel che sono: perché in questo, e solo in questo, consiste l’incontro fra due anime, nel lasciar cadere le barriere dell’inautenticità.

Infine, la quinta situazione, quella delle circonferenze interne l’una all’altra: si verifica quando due anime si incontrano e una delle due viene interamente inglobata nell’altra, fino a perdere ogni altra relazione affettiva ed ogni altro contatto con il mondo esterno; fino a dipendere totalmente e definitivamente da quella a cui s’è consegnata.

È una situazione decisamente squilibrata e si verifica quando una delle due anime possiede una forza enormemente superiore a quella dell’altra, ma si trova su un livello spirituale analogo, generalmente piuttosto basso: perché sia l’annullarsi nell’anima di un altro, sia il ricevere o il provocare un tale annullamento, indicano da un lato bisogno di dipendenza, dall’altro bisogno di dominio: due limitazioni opposte, ma complementari.

L’anima evoluta non sente il bisogno di annullarsi in un’altra anima, per quanto la ami; e, d’altra parte, un’anima evoluta non gradisce l’offerta totale di un’altra anima, il suo radicale annullamento, perché un’anima forte, se è anche evoluta, desidera aiutare le altre anime a conquistare il loro equilibrio e la loro autonomia, non assecondare la loro debolezza, né accontentare il loro bisogno di dipendenza.

Al tempo stesso, è vero che, quando l’incontro fra due anime è particolarmente intenso, sembra che esse si fondano l’una nell’altra: ma, appunto, si tratta di un movimento reciproco, dove si realizza una perfetta parità, e non di un movimento a senso unico, in cui l’una si lascia andare incondizionatamente alla supremazia dell’altra; inoltre, generalmente si tratta di brevi momenti di estasi, ed è giusto che sia così, perché, altrimenti, la fusione permanente annullerebbe il senso di responsabilità individuale, che resta pur sempre lo scopo e la ragion d’essere di ogni cammino esistenziale.

Il desiderio di annullare totalmente la propria anima diventa sano e legittimo solo in un caso: quando l’anima si rivolge all’Assoluto, alla dimensione dell’Essere. Solo in quel caso è giusto e bello che l’anima aspiri ad annullarsi interamente e a fondersi con la totalità; ma, se questo movimento avviene in direzione di un’altra anima finita, si tratta, come abbiamo detto, di una fuga dalle proprie responsabilità e dal dovere di assumersi, in prima persona, il compito della propria costante elevazione.

Quando, viceversa, l’anima individuale si abbandona alla corrente dell’Essere, allora essa vede cadere i propri confini, ossia la propria circonferenza, e scopre che il proprio centro coincide con il centro della Circonferenza assoluta, ossia dell’Anima universale, di cui essa è una parte, una emanazione o un riflesso; ed è un momento di meravigliosa pienezza, di splendore e di beatitudine.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 12/05/2011 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 17 Ottobre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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