domenica, 19 Settembre 2021
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Gli esseri pelosi che accompagnano gli Ufo sono una manifestazione del potere delle tenebre?

Gli esseri pelosi che accompagnano gli Ufo sono una manifestazione del potere delle tenebre e se gli alieni fossero già qui un mezzo a noi? alcuni studiosi si sono domandati se non ci sia un collegamento con antichi racconti di Francesco Lamendola  

Il lettore che ci ha seguiti fin qui, ricorderà che abbiamo trattato la dottrina dei tre «guna» o «influenze» che, nel sistema Samhkya, costituiscono la «prakrti» (natura), così come è esposta nella «Bhagavad-Gita» (cfr. F. Lamendola  «Le tre influenze della natura materiale», consultabile sul sito di Arianna Editrice).

Così pure, nel nostro recente lavoro dedicato alla domanda «E se gli alieni fossero già qui, un mezzo a noi?» (sempre su Arianna), avevamo accennato alla frequente presenza, nei casi di avvistamento di «Oggetti volanti non identificati», di creature pelose e spaventevoli, emananti un fetore nauseabondo, che sembrano essere collegate – in qualche modo misterioso – alle aeronavi, e che scompaiono dopo la partenza di esse.

Ebbene, alcuni studiosi si sono domandati se non possa esservi un collegamento fra gli antichi racconti vedici e, in particolare, quelli che si riferiscono a creature pelose e malefiche, che appaiono terrorizzando gli esseri umani, e la forza negativa del «tamas» (letteralmente: «tenebre, oscurità»), dell’ignoranza cosmica, da una parte; e la fenomenologia degli UFO, dall’altra.

Ma procediamo con ordine

Come classico esempio di avvistamento di tali creature pelose (uno fra i tantissimi che potremmo citare), scegliamo quello di cui fu protagonista un agricoltore e minatore americano di nome Stephen Pulaski, avvenuto presso Greensburg, in Pennsylvania, nell’ottobre del 1973. Il caso è stato studiato approfonditamente dallo psichiatra Bertold Schwarz, il cui rapporto costituisce una delle indagini più accurate che siano state condotte su questo genere di fenomeni.

Ci serviamo, all’uopo, del riassunto che ne fornisce lo studioso francese R. Jack Perrin nel suo libro «Contatti U.F.O.» (titolo originale: «Le Mystère des O,V.N.I. Fantastiques contacts extra-terestres», Editions Pygmalion, 1976; traduzione italiana di Lucia Pontorieri, Milano, Giovanni De Vecchi Editore, 1978, pp. 289-93):

«… un agricoltore di Greensburg, con circa altre 15 persone, parenti e amici, avevano avvistato, il 26 ottobre 1973, una palla rossa brillante che sorvolava la campagna a una quota piuttosto elevata. L’agricoltore, chiamato qui Stephen, si armò di un fucile, e accompagnato da due vicini, decise di avvicinarsi al luogo dove doveva essersi posato l’UFO. Erano circa le 21. Arrivando nelle immediate vicinanze, le lui dei fari della macchina si affievolirono, mentre l’oggetto scendeva sempre più. I testimoni scesero dalla macchina e camminarono tutti e tre in direzione del punto probabile d’atterraggio. Il cane pastore di Stephen diede segni d’irritazione. L’oggetto era ora di un bianco molto brillante. I testimoni stimano il suo diametro in metri 30, ed era in forma di cupola, come una grossa sfera. Faceva un rumore di falciatrice per prati. Poi, mentre guardavano l’oggetto, uno di loro gridò che c’erano due figure vicino, che si spostavano lungo lo steccato. Stepehen, essendo miope, non poteva distinguerle bene, ma, poiché il suo fucile era carico di pallottole  di cui la prima era tracciante (luminosa), tirò in direzione  delle creature, sopra la loro testa. Una era alta circa m. 2,10 e l’altra m. 1,80. Una delle creature seguiva con la mano sinistra  la trave superiore dello steccato. Queste creature erano completamente coperte di peli,  color grigio scuro e avevano occhi di un  verde-giallastro. Le loro braccia arrivavano quasi fino a terra. Il più piccolo dei due sembrava fare lunghe falcate come per stare al passo del più grande.

Questi esseri emettevano suoni lamentosi, quasi come quelli di un neonato che piange. Sembravano compiangersi l’un l’altro e si sentiva un forte odore come di gomma bruciata.

Mentre quelle creature si avvicinavano lentamente al terzetto, Stephen sparò un colpo sopra le loro teste, accorgendosi che erano moto diverse da come le aveva viste fino a quel momento, poi alla fine sparò tre colpi direttamente sulla più alta. Uno dei giovani, ora in preda al panico, partì correndo in direzione della fattoria.  Quando la creatura fu colpita, emise un suono lamentoso e accostò la mano destra al compagno, quasi toccandolo, e in quel preciso istante l’oggetto splendente di luce scomparve dal campo, e il rumore cessò.

Le creature fecero lentamente un mezzo giro in direzione del bosco. Stephen e il suoi compagno notarono che il campo, nel punto dove c’era stato l’UFO, restava illuminato da un chiarore abbastanza forte da poter leggere un giornale. In quel momento gli occhi di Stepehen e del suo amico cominciarono a bruciare. (Dopo l’incidente, il cavallo e il toro non vollero più avvicinarsi a quel punto.)

In seguito Stepehn, anche se poco incline a far intervenire la polizia, la chiamò e alle 21,45 il poliziotto Byrne e Stephen tornarono in macchina sul luogo dell’osservazione. La luce era sempre là, e anche il raggio della torcia del poliziotto Byrne fu appena visibile. Poi sentirono il passo di una forma massiccia che camminava nel bosco, schiacciando i rami e gli arbusti mentre si avvicinava a loro. Per una mezz’ora essi esitarono, avvicinandosi e allontanandosi dal rumore; Stepehen cominciò a sentirsi male, diventò pallido e gridò che stava venendo qualcosa dal bosco. Entrarono in macchina e fecero 50 metri fuori del terreno prima di sentirsi al sicuro nell’auto del poliziotto. Verso l’1,30 del mattino seguente, il gruppo d’inchiesta [un Gruppo di studio sul fenomeno UFO del Westmoreland County] arrivò alla fattoria isolata, e si diresse verso il campo con Stephen, a bordo di un camion. Stavano cercando le tracce della sua avventura, quando improvvisamente Stephen cominciò a strofinarsi la testa e il viso. Uno degli uomini presenti gli chiese se stava bene, ma Stephen si dondolava avanti e indietro come se stesse per svenire. Due persone lo sostennero (Stephen è alto più di m. 1,80 e pesa più di kg. 100). Tutt’a un tratto si mise a respirare forte e a grugnire come un animale. Lasciò il fucile e scaraventò a terra l’amico e il padre che lo tenevano. Il suo cane cominciò ad attaccarlo, ma Stephen si volse contro di lui, e il cane si mise ad ululare. Il padre e l’amico lo chiamarono dicendogli che andava tutto bene, che ritornavano in macchina, quando una delle persone presenti cominciò anch’essa a sentirsi male, diventò bianca e svenne. Subito dopo una terza persona ebbe problemi di respirazione.

Nel frattempo Stephen correva tutt’intorno, grugnendo come una bestia,  poi cadde pesantemente faccia a terra nel campo arato. Ritornò in sé e mormoro: – Allontanatevi da me, è là, tornate indietro! -. Proprio in quel momento tutti sentirono di nuovo un forte odore di zolfo e di prodotti chimici.

Uno dei testimoni disse: – Andiamo via! -. Due di loro aiutavano Stephen a camminare quando, scendendo dalla collina, egli mostrò qualcosa e gridò: – Allontanatevi dall’angolo! È all’angolo! -.

Stephen continuò a mormorare che avrebbe protetto il gruppo e disse che aveva visto un uomo  “con un cappello nero e un mantello, che portava una falce”. Questi avrebbe detto a Stephen: – Se l’uomo non si corregge, la fine arriverà ben presto -. Disse anche: – C’è un uomo ora, qui, che può salvare il mondo -. Stephen disse che sentiva chiamare il suo nome dal fondo del bosco. Poi svenne, e i suoi occhiali caddero a terra.

Il rapporto continua con molti dettagli su Stephen, la sua infanzia e la sua vita, per cercare di determinare l’eventuale aspetto psicosomatico dell’incidente.  In seguito Stephen accettò di sottomettersi all’esame di uno psichiatra.

A lui rivelò che vedeva un uomo vestito di nero, che portava una falce. Dietro di lui c’era un fuoco, e davanti a lui una forza, e in questa forza, le creature. Esse chiamavano: – Stephen, Stephen! -. Una “Era una risata irritante, che mi rendeva pazzo. Le mani mi si serravano. Dietro di noi c’era una grande luce. In questo chiarore, qualcosa mi diceva di avanzare. “- Vieni avanti, vieni! -. Ciò mi agghiacciava. Mi vedevo completamente impazzito, come uno che non ha paura di niente. Le creature continuavano a chiamarmi dicendo: – Va’, figlio mio, nulla di può succedere! -. Mi facevano pensare a una pecora che chiama il suo agnello. Mentre camminavo verso l’angolo del bosco, le creature continuavano a lamentarsi. Io le guardavo e tutto quello a cui potevo pensare era la morte e la forma senza viso, in vestito nero, che comandava a quelle cose di uccidermi!  – c’era dell’odio… un odio verso tutto. Sapevo che quelle cose provenivano da quella forza e che se esse andavano nella luce sarebbero state distrutte. La tensione era così forte che svenni. Poi sentii. – È qui! -. Ma che cos’è? Qualcuno mi conficcava un enigma nella testa. Le mani e i polsi mi facevano male. Qualcuno mi diceva: – Questa gente si distruggerà! -. Io vedevo continuamente la data 1976, 1976.

“Dalla mia bocca uscirono queste parole: – Se questa gente non si ravvede., il mondo intero brucerà!”.

 Quando domandarono a Sephen la sua opinione su ciò che era successo, perché lui, agricoltore e minatore (lavorava anche in una miniera) fosse stato scelto per          quella esperienza, rispose: – Io vivo orsa in un inferno. Quello che vi dico è già successo prima. È così che la terra è stata distrutta.  Questo sarà molto presto, e il mondo finirà. Sarà bene trovare qualcuno, presto, o il mondo finirà. Noi distruggiamo il Mondo! Qual è il fuoco? Quello che succederà è l’incendio! C’è qualcuno più furbo di noi, che si burla di noi? Creando una immagine o un enigma davanti a noi? Ciò mi sembra stupido, ma è più forte di me, devo dirlo al Presidente degli Stati Uniti, perché qualcuno deve saperlo. Mi sembra che anche qualcun altro riceva queste istruzioni, ma non vuole seguirle. Hanno paura! Io non so quello che mi è successo nel campo e quello che quei tipi hanno detto, ma mi sentivo come un animale.  Se potete, trovate colui che mi crederà., il 1976 non è lontano. Io non credo che l’America vivrà libera ancora per molto tempo, perché anche questo mi è stato detto E il mondo se ne andrà. Il mondo si distruggerà da solo.»

Sarebbe facile liquidare tutta la faccenda come il delirio di una mente sconvolta, di una personalità tipicamente paranoica (comprese le farneticazioni sui pericoli che minacciano la «libertà» degli Stati Uniti, caratteristiche di certi ambienti rurali dell’America profonda, talvolta legati a sette fondamentaliste o a movimenti politici di estrema destra).

Sfortunatamente, non è possibile farlo, per il semplice fatto che altri testimoni hanno assistito a quanto successe quella notte nel campo vicino a Greensburg, oppure ne videro le conseguenze: la luce anomala, le reazioni degli animali domestici, i passi nel buio della foresta, lo strano odore di sostanze chimiche.

Non solo: nell’arco di quel medesimo anno, il 1973, vi verificarono ben 79 avvistamenti di creature pelose simili a quelle descritte da Pulaski, in sei contee di quella stessa parte della Pennsylvania, come è stato documentato da WCUFOSG, il già ricordato Gruppo di studio sugli UFO della Contea di Westmoreland.

Tutto, dunque, sembra indicare che qualcosa accadde realmente, quel 26 ottobre 1973, in un campo della Pennsylvania occidentale. E, quanto all’indicazione fallace della data 1976 quale prossima fine del mondo, vien fatto di domandarsi perché delle creature aliene, o piuttosto delle creature interdimensionali, avrebbero dovuto suggerirla a Stephen Pulaski, se non per farsi beffe dell’intelligenza umana e per diffondere caos, insicurezza, senso di smarrimento: il che non indica certo un atteggiamento benevolo verso gli esseri umani.

E si tenga presente che esistono migliaia di segnalazioni di casi analoghi.

Nei luoghi più disparati, presso fattorie isolate oppure ai margini delle autostrade, sono state viste quelle creature pelose, spaventando a morte adulti e bambini. La loro apparizione è stata accompagnata da odori persistenti, da luci inspiegabili, da avvistamenti di oggetti volanti non identificati. E, cosa più significativa di tutte, tali esperienze hanno prodotto dei cambiamenti profondi e sconcertanti nella personalità di coloro che ne sono stati testimoni.

Come è accaduto, appunto, nel caso di Stephen Pulaski.

Dicevamo che alcuni studiosi hanno ritenuto di poter istituire un collegamento fra questi genere di fenomenologia e la dottrina induista dei tre “guna”, ossia delle tre influenze della natura sulla condotta dell’uomo: «tamas» (ignoranza), «rajas» (passione) e «sattva» (virtù); e, come è facile immaginare, particolarmente sulla prima di esse (altro discorso andrebbe fatto, è chiaro, per le cosiddette «creature di luce», sagge e benevole, delle quali hanno parlato numerosi “contattisti”, a cominciare dal celebre, ma assai controverso, George Adamski.

Fra gli studiosi che hanno avanzato l’ipotesi ora esposta, un posto eminente spetta a Richard L. Thompson, un matematico, autore di numerose pubblicazioni scientifiche, che si è dedicato per anni allo studio dei fenomeni legati alla presenza di creature aliene sul nostro pianeta, oltre che a quello delle antiche culture orientali.

Egli è fra quanti propendono, almeno per una rilevante classe di tali fenomeni, per una interpretazione parafisica, ossia quella che ritiene le creature aliene non degli esseri di natura materiale, bensì semi-materiale o, meglio, capaci di vestire un corpo materiale; ma dotate, in realtà, di una natura spirituale – non necessariamente benevola nei confronti degli umani (si tenga a mente quanto dicemmo a proposito degli Arconti nel nostro precedente articolo «E se gli alieni fossero già qui, in mezzo a noi?», sopra ricordato).

Scrive, dunque, Richard L. Thompson nel suo pregevole studio «Le civiltà degli alieni» (titolo originale: «Alien identities», 1993; traduzione italiana di Jackson Libri, Bresso [Milano], 1995, pp. 337-41):

«Che cosa sono queste creature? La spiegazione più facile è che siano i prodotti di un’immaginazione troppo fervida, ma questo non spiega il verificarsi di un’ondata di avvistamenti di creature bizzarre  in una vasta regione geografia e nello stesso  preciso periodo di tempo. Che cosa potrebbe spingere l’immaginazione della gente a lavorare troppo, e in una direzione così particolare, nell’area di sei contee della Pennsylvania occidentale?

Per comprendere queste entità, bisogna rispondere a due domande. La prima: qual è il loro stato ontologico? In altre parole, di che cosa sono fatte e  che cosa le ha originate? La seconda: perché appaiono delle creature che sembrano fatte apposta per scatenare il terrore della gente?

La natura elusiva delle due creature e dell’UFO che le accompagnava portò Schwarz a supporre che fossero state materializzate, e poi smaterializzate,  da una volontà intelligente. Per avvalorare la tesi della materializzazione,  menzionò un rapporto di Pierre van Passen sul fatto che “i suoi cani pastori tedeschi avevano lottato selvaggiamente contro il poltergeist di un segugio nero, finché uno di loro era caduto morto”. Come nel caso di Pulaski, questo esempio riferisce eventi paranormali collegati  con la violenza, e ci fa venire in mente le vecchie paure della gente sui fantasmi, la stregoneria e la magia nera.

Un esempio di violenza paranormale comare nel racconto del “Bhagavata Purana” che parla di Sudaksina, il quale cercava di vendicare la morte del padre, un re di Benares che era stato ucciso. Sudaskina compì un rituale chiamato “abhicara”, che ha lo scopo di evocare un essere demoniaco dal fuoco sacrificale e mandarlo ad assalire i propri nemici. Eccone il risultato:

“Allora il fuoco si sollevò e uscì dalla fossa dell’altare, assumendo la forma di una persona  nuda e terrificante. La barba e i capelli della creatura di fuoco erano come rame fuso, e i suoi occhi emettevano brace ardente. Il suo volto era terribile, con le zanne scoperte e le sopracciglia arcuate e aggrottate. Mentre si leccava gli angoli della bocca, il demone scosse il suo tridente fiammeggiante.” [Il lettore ricordi la presenza del fuoco nelle “visioni” di Pulaski].

Questa descrizione indubbiamente ricorda i racconti popolari occidentali, antichi e medievali, sulla magia, e possiamo facilmente etichettarla come leggenda. Ma la creazione di questo demone di fuoco si basa su un principio razionale, per cui forma sottili preesistenti possono essere chiamate a manifestarsi sul piano fisico grossolano. Nel Cap. 7 ho paragonato la visione vedica dell’universo al sistema operativo di un computer, in cui le persone che ne possiedono l’abilitazione possono richiamare dei programmi battendo i tasti giusti e le parole-chiave. In un sistema computerizzati di realtà virtuale con il software adatto, diventerebbe possibile evocare mostri di fuoco compiendo dei rituali precisi.

L’universo vedico è definito un prodotto di “maya”, l’illusione, e può essere visto come un sistema di realtà virtuale universale. Un significato della parola “maya” è “magia”. Quando un mago genera un’illusione, come quella di tagliare una donna in due, usa un apparato apposito. Nello stesso modo, il mondo illusorio creato da un sistema di realtà virtuale dipende dal computer, che è il suo apparato, e dal programmatore del computer, che èil suo mago.

Nell’universo vedico, il ruolo svolto dal computer è svolto da un’energia fondamentale, chiamata  “pradhana”, attivata da un’espansione dell’Essere Supremo conosciuto come Maha-Vishnu, che svolge la funzione del programmatore dell’universo. Il “pradhana” attivato produce delle forme sottili di energia, e queste a loro volta producono la materia grossolana. Secondo la concezione vedica, entrambi questi tipi di energia sono paragonabili alle manifestazioni irreali prodotte da un sistema di realtà virtuale. Ma noi possiamo pensare a queste energie come reali, perché si comportano in modo coerente e affidabile per tutta la durata dell’universo.

Sebbene non sia direttamente percepibile dai nostri sensi ordinari, l’energia sottile è un prodotto del sistema universale tanto quanto la materia grossolana, e quindi è reale quanto la materia grossolana. In un certo senso è ancora più reale, dal momento che la materia grossolana proviene dall’energia sottile.

Nella storia di Sudaksina, il demone di fuoco era un essere preesistente con un corpo di energia sottile, per cui la forma materiale di fuoco è stata generata temporaneamente sulla base di quella forma sottile.  È possibile che le creature della Pennsylvania o il poltergeist del cane nero, fossero manifestazioni analoghe.

Così abbiamo dato una possibile spiegazione dello stato ontologico di questi esseri, ma che cosa possiamo dire delle motivazioni che si celano dietro la loro apparizione? Possiamo fare un po’ di luce sulla questione rivolgendoci alla famosa conversazione tra Krishna e Arjuna chiamata “Bhagavad-gita”, dove viene spiegato che e manifestazioni materiali della vita e della coscienza sono governate da tre principi fondamentali: “sattva”, “rajas” e “tamas”, che nella traduzione sono chiamate le influenze della virtù, della passione e dell’ignoranza. Krishna le definisce nel modo seguente:

“O tu che sei senza peccato, il modo della virtù, che è più puro degli altri, porta l’illuminazione e libera da tutte le reazioni del peccato. Coloro che sono stati situati sotto questa influenza sono stati condizionati da un senso di felicità e di conoscenza.

“L’influenza della passione nasce da una quantità illimitata di desideri e aspirazioni, o figlio di Kunti, e a causa sua l’essere incarnato è legato alle azioni materiali interessate.

“O figlio di Bharata, sappi che l’influsso delle tenebre, nato dall’ignoranza, è l’illusione di tutti gli esseri incarnati,. I risultati di questa influenza sono la pazzia, la pigrizia e il sonno, che legano l’anima condizionata.”

Un equivoco che può sorgere dal termine “virtù” è l’idea che e tre influenze abbiano qualcosa a che fare con le distinzioni etiche tra il bene e il male. Non si tratta di un’interpretazione corretta e sarebbe più giusto pensare a queste influenze, o “modalità” (chiamate “guna”, o corde, in sanscrito) come a programmi psicologici di base, che si possono riconoscere dai sintomi del loro comportamento caratteristico. “Sattva” può essere tradotto anche come “puro essere” e si riferisce al riconoscimento introspettivo della propria esistenza come sé cosciente. “Rajas” potrebbe essere tradotto come “colorato, arrossato”, o “poderoso”, e indica la contaminazione della coscienza con desideri appassionati. “Tamas” significa letteralmente “tenebra, oscurità” e si riferisce alla tendenza degli esseri coscienti a cadere in una profonda illusione.

Queste tre tendenze interagiscono continuamente tra loro nella mente degli individui, col risultato che in momenti diversi prevalgono influenze diverse. Secondo la visione dei veda, differenti razze di umanoidi tendono ad essere predominate da differenti combinazioni delle tre influenze. Così gli esseri umani della Terra tendono ad essere prevalentemente sotto l’influsso della passione, con qualche traccia di virtù e di ignoranza. I Deva e i Rishi dei pianeti superiori sono prevalentemente sotto l’influsso della virtù e quindi, rispetto annoi, tendono a essere tranquilli e attratti dalla conoscenza.

Tra gli umanoidi vedici, ci sono parecchi gruppi che sono prevalentemente governati dall’ignoranza. Sono conosciuti generalmente come Bhuta (un termine piuttosto appropriato che può essere tradotto come “entità”), e annoverano i Pisaca, gli Yaksa, i Rakshasa e i Vinayaka, come anche le Dakini, le Yatudhani e i Kusmanda. Di questi esseri si dice che vivono in forme di energia sottile sulla Terra e nelle regioni immediatamente al di sopra dell’atmosfera terrestre. Sono famosi per i loro poteri mistici, compreso quello di apparire improvvisamente in forme materiali grossolane e poi sparire.

Il «Bhagavata Purana» spiega che questi esseri sono noti per la loro abitudine di interferire con il corpo e la mente. Possono provocare la perdita della memoria e gli incubi, e sono considerati particolarmente pericolosi per i bambini, tutti problemi che sono stati segnalati spesso anche in relazione ai rapimenti UFO. Il «Bhagavata Purana» continua dicendo che è possibile scacciare questi esseri recitando il nome di Vishnu (Dio). In generale, la recitazione dei santi nomi dell’Essere Supremo può annullare l’influenza delle entità dominate dal “tamo-guna”.

Il “tamo-guna”, l’influenza dell’ignoranza, non comporta necessariamente una mancanza di sapere e di abilità. In effetti, un vasto sapere materiale è perfettamente compatibile con la più profonda illusione. Il progetto Mahattan  nella Seconda Guerra Mondiale ne è il è perfetto esempio: i migliori fisici del mondo hanno usato le loro conoscenze più avanzate per creare un’arma che continua ancora oggi a minacciare la sicurezza del mondo intero.

Si potrebbe obiettare che c’erano delle ottime ragioni per costruire e utilizzare la bomba atomica. Per esempio, ha salvato la vita a milioni di americani e di giapponesi che sarebbero morti nell’invasione del Giappone, e poi se non avessimo lavorato duro per produrla prima noi, ci sarebbero arrivati prima i tedeschi o i giapponesi. Ma queste argomentazioni mostrano soltanto che l’illusione può avere una struttura logica. Un’illusione può essere così potente e pressante da rendere molto difficile vedere al di là di essa per percepire la realtà.

Nella letteratura vedica, Maya Danava è l’epitome della persona estremamente progredita nella conoscenza materiale e, sllo stesso tempo, profondamente immersa nell’illusione. è famoso per aver creato delle meraviglie tecnologiche, come il “vimana” del re Salva descritto nel Capitolo 6, ma i suoi sforzi sono quasi sempre tesi a scopi illusori o distruttivi.. In generale, nelle storie vediche riscontriamo che gli esseri dominati dall’ignoranza tendono a desiderare una tecnologia progredita e i poteri mistici.

Molte manifestazioni Ufo sembrano improntate al “tamo-guna”, e comportano anche una grande padronanza dei poteri mistici e della tecnologia materiale. Infatti, le creature viste da Stephen Pulaski erano mostri spaventosi che apparivano e scomparivano, ed erano accompagnate da uno strano UFO luminoso, anch’esso improvvisamente scomparso.

Inoltre, è stato spesso segnalato che le entità UFO hanno trattato la gente in modo impersonale e insensibile, e sono anche famose per la capacità di apparire, scomparire e passare attraverso i muri.  Nel Capitolo 5 ho illustrati che questi esseri hanno più volte presentato alla gente dei messaggi che risultano assurdi o ingannevoli. Tutti questi elementi sono caratteristici di alcuni umanoidi vedici, come i Bhuta, che sono prevalentemente nel “tamo-guna”.»

Se l’ipotesi di lavoro proposta dal Thompson è, almeno per una parte dei fenomeni collegati agli U.F.O., da considerarsi accettabile, allora dovremmo indirizzare le nostre ricerche non nel campo della fisica e dell’alta tecnologia, bensì in quello del paranormale e della magia nera. Gli U.F.O., cioè – o, quanto meno, una parte di essi – non sarebbero degli oggetti fisici veri e propri, bensì la manifestazione visibile di entità provenienti da un’altra dimensione.

Avevamo già suggerito una traccia del genere, a propositi di creature «fantastiche» quali vampiri, lupi mannari e mostri arrivati, almeno in apparenza, non da un altro mondo, ma da un’altra dimensione (cfr., fra gli altri, i nostri precedenti articoli «Vampiri e lupi mannari sono creature della mente o provengono da un’altra dimensione?», sul sito di Edicolaweb; e «Stromboli come porta dell’inferno? L’incredibile “caso” di Mr. Bootty del 1686», sul sito di Arianna Editrice).

Se così fosse, ne risulterebbe che un artista, lo scrittore H. P. Lovecraft, aveva intuito la realtà in modo più esatto di tanti ricercatori i quali, convinti o meno dell’esistenza degli U.F.O., si affannano a spiegarne la possibilità o l’impossibilità in termini di pura fisica e di pura astronomia.

Lovecraft, all’opposto, aveva ipotizzato che dagli spazi interdimensionali fossero scesi sulla Terra, in un tempo antichissimo – e siano sul punto di ritornarvi, con la complicità di alcuni loro seguaci di natura umana – degli «dèi» malvagi e insensati, avidi di dominare il mondo e di servirsi dei suoi abitanti come di schiavi o di vittime designate per i loro innominabili rituali.

August Derleth, scrittore e studioso dell’opera di Lovecraft, così riassume la concezione cosmogonica di quest’ultimo (A. Derleth, «Genesi e struttura dei “miti di Cthulhu”», in «I miti di Cthulhu», a cura di A, Derleth; titolo originale: «Tales of the Cthulhu Mythos», 1969; traduzione italiana di Alfredo Pollini e Sebastiano Fusco, Roma, Fanucci, 1975, pp. 15-17):

«”Tutti i miei racconti – scrisse H. P. Lovecrasft – anche se possono sembrare non collegati fra loro, sono basati su di una leggenda fondamentale, secondo la quale questo mondo fu abitato, un tempo, da un’altra razza che, per aver praticato la magia nera, perse il suo dominio e venne scacciata, ma vive tuttora al di fuori, sempre pronta a riprendere possesso della Terra”. Quando questo schema generale risultò chiaro agli occhi dei lettori, soprattutto nelle storie che seguirono la pubblicazione di “The Call of Cthulhu” su “Weird Tales” nel febbraio 1928, venne chiamato nel suo complesso “Miti di Chtulhu” dai corrispondenti e dai colleghi di Lovecraft, per quanto quest’ultimo non lo designasse mai in tal modo.

Innegabilmente, è palese che nella concezione di Lovecraft esiste una fondamentale somiglianza con il mito cristiano, in particolare per quanto riguarda la cacciata di Satana e il perdurare della sua influenza malefica.  Ma l’indagine svolta sulle storie che compongono i Miti rivela anche certi parallelismi con altri schemi mitici  e con l’opera di altri scrittori, soprattutto E. A. Poe, Ambrose Bierce, Arthur Machen, Lord Dunsany e Robnert W. Chambers, i quali offrirono a Lovecraft alcune chiavi utilissime.  In particolare, Lovecraft stesso ammise di aver preso da Dunsany “l’idea di un Pantheon artificiale e di uno sfondo mitico rappresentato da Cthulhu, Yog-Sothoth, Yuggoth ecc.”. Tuttavia, dall’opera di Dunsany egli non assunse altro  che tale spunto, perché nessuna delle figure principali  dei suoi Miti esiste negli scritti di Dunsany, sebbene talvolta un toponimo  creato da quest’ultimo compaia anche nei racconti di Lovecraft..

Egli concepì le divinità (o genericamente le «potenze») dei Miti nel modo seguente. Inizialmente vi erano gli Dèi Primigeni (Elder Gods), nessuno dei quali è mai identificato per nome, ad eccezione di Nodens, Signore del Grande Abisso: erano divinità benevole che rappresentavano la forza del Bene, e conducevano un’esistenza pacifica su Betelgeuse, nella costellazione di Orione, o nei suoi pressi; solo di rado se ne allontanavano per intervenire nella lotta incessante tra le potenze del male e le razze della Terra. le potenze del male erano conosciute come i Grandi Antichi o gli Antichi (Great Old Ones, o Ancient Ones), per quanto quest’ultimo termine venga riferito più spesso, nella narrativa, alle manifestazioni di uno dei Grandi Antichi sulla Terra. I Grandi Antichi, a differenza degli Dèi Primigeni, vengono chiamati per nome,  e fanno apparizioni spaventose in alcuni dei racconti. Tra di essi, una posizione suprema occupa il “dio cieco e idiota”, Azathoth, una “amorfa escrescenza di abissale confusione che bestemmia e gorgoglia al centro dell’infinito”. Yog-Sothoth, il “tutto-in-uno e uno.in-tutto” condivide il dominio di Azatohoth, e non è soggetto alle leggi del tempo e dello spazio, poiché coesiste con tutto il tempo e coincide con tutto lo spazio. Vi sono poi Nyarlathotep, che è presumibilmente il messaggero dei Grandi Antichi il Grande Chtulhu, che dimora nella misteriosa R’lyeh, nel profondo del mare; Hastur l’Indicibile, che occupa l’aria e gli spazi interstellari ed è fratellastro di Cthulhu; e Shub-Nigurrath, il “nero capro dei boschi dai mille cuccioli”; essi completano l’elenco dei Grandi Antichi, così come fu concepito in origine. Risultano subito evidenti i parallelismi con la narrativa del soprannaturale, perché Nyarlathotep corrisponde ad uno spirito elementale della Terra, Cthulhu ad uno dell’acqua, Hastur ad uno dell’aria, e Shub-Nigurrath è la concezione lovecraftiana del dio della fertilità.

A questo gruppo originario di Grandi Antichi, Lovecraft aggiunse successivamente molte altre divinità, di solito di rango inferiore: citiamo Hypnos, dio del sonno (che costituisce un tentativo di collegare ai Miti una leggenda pagana preesistente, come l’autore fece anche descrivendo Yog-Sothoth come “Umr At-Tawil nell’opera scritta in collaborazione con Price, “Trough the Gates of the Silver Key”); Dagon, signore degli Abitatori del Profondo, che vivono nell’oceano e sono alleati di Cthulhu; gli “Abominevoli Uomini delle Nevi di Mi-Go”, abitanti l’altipiano di Leng; Yig, prototipo di Quetzalcoatl, e così via…»

Bisogna precisare che questa interpretazione del Pantheon lovecraftiano non è accettatta da tutti gli studiosi dello scrittore di Providence, poiché alcuni negano il manicheismo che Derleth le attribuisce e sostengono che gli «dèi» di Lovecraft sono tutti malvagi.

Sia come sia, e se Lovecraft abbia ricavato la sua concezione generale da un puro e semplice parto della sua fantasia – attingendo anche, come si è visto, ad altri autori del fantastico -, oppure se in essa traspaia una vera e propria conoscenza iniziatica (come suppone lo studioso francese dell’esoterismo Serge Hutin), non sono cose che qui interessnoi ai fini del nostro discorso.

Ci basta aver suggerito questa ipotesi di lavoro per quel che riguarda una certa tipologia dei fenomeni U.F.O. – quella collegata all’apparizione di spaventevoli creature pelose, segnalata in ogni parte del mondo e accompagnata da un forte impatto negativo su coloro che ne sono stati testimoni: che, cioè, essa vada indagata in termini di paranormale, di soprannaturale ed, eventualmente, di magia nera, e non di pura e semplice fisica classica.

Può darsi che, così facendo, molte cose che ora ci appaiono assolutamente inspiegabili, comincino ad acquistare una maggiore chiarezza.

Non ultima, fra esse, l’atteggiamento ambiguo di una parte del mondo della cosiddetta informazione e della stessa scienza accademica, i quali danno sovente l’impressione di essere rivolti più a condurre una vera e propria opera di depistaggio dell’opinione pubblica, che non a studiare seriamente e spassionatamente il fenomeno degli «Oggetti Volanti Non Identificati».

Già pubblicato sito dell’Accademia Nuova Italia il 22 Febbraio 2016

Del 15 Settembre 2020

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