martedì, 22 Giugno 2021
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Gli ‘extraterrestri’ di George Adamski erano parte di un complotto religioso gnostico-massonico?

Gli extraterrestri di Adamski erano parte di un complotto religioso gnostico-massonico? Riteneva di avere un importante messaggio da comunicare a Giovanni XXIII per conto degli extraterrestri ed erano gli anni del Concilio di Francesco Lamendola 

Come mai George Adamski (1891-1965), il più famoso “contattista” di tutti i tempi, benché non fosse né uno scienziato, né, tanto meno, un astronomo, e benché i racconti dei suoi viaggi sulla Luna e su Venere a bordo dei dischi volanti siano palesemente fantasiosi, per non dire del tutto inverosimili, è stato sepolto nel cimitero militare di Arlington, come se fosse stato un eroe nazionale? Forse perché ha reso dei servigi alla C.I.A.? Forse perché i racconti dei suoi contatti con degli extraterrestri intelligenti e benevoli, erano pilotati dall’alto, in modo da orientare in un certo senso l’opinione pubblica americana e mondiale, e preparare il terreno per ulteriori manipolazioni mentali, ad esempio per screditare gli avvistamenti reali di U.F,O. e i contatti veri, o verosimili, che altre persone riferivamo di aver avuto, allora e anche in seguito?

E come mai una delle persone interessate a dialogare con Adamski – che, pur assurto al rango di celebrità mondiale, e considerato da alcuni come una personalità carismatica, una specie di illuminato o di guida spirituale, era comunque una figura controversa, da altri giudicata alla stregua di quella d’un ciarlatano o di un mitomane – fu Giuliana d’Olanda, regnante dal 1948 al 1980? Deve considerarsi un caso che il Gruppo Bilderberg abbia tenuto la sua prima riunione, nel 1954, ad Oosterbeek, presso Arnhem, proprio nei Paesi Bassi, sotto l’alto patrocinio finanziario di David Rockefeller e sotto quello, politico, assai più sfumato e discreto, della casa regnante olandese? E che un qualche legame fra la casa d’Orange e il Bilderberg vi sia, è provato dal fatto che Beatrice d’Olanda, la figlia di Giuliana (salita al trono nonostante il suo contestatissimo matrimonio con un ex membro della Gioventù hitleriana e della Wehrmacht), è tra gli invitati abituali alle annuali riunioni del Gruppo. Sono interrogativi legittimi, e che sorgono spontanei, osservando talune stranezze e talune coincidenze che caratterizzano la vita di un personaggio come Adamski, che, pur essendo finito sui giornali e sulle televisioni di tutto il mondo, rimane, tuttavia, per molti aspetti tuttora elusivo, inafferrabile. Di lui, a ben guardare, sono più le cose che si sanno, di quelle che si ignorano, o che si conoscono poco e male. Immigrato polacco negli Stati Uniti, si arruolò e ottenne la cittadinanza nel 1915, e subito dopo prese parte alla spedizione del generale Pershing nel Messico, alla caccia di Pancho Villa che, il 9 marzo 1916, aveva sferrato un attacco a sorpresa contro la cittadina di Columbus, nel New Mexico (cfr. Il nostro articolo: L’attacco su Columbus di Pancho Villa nel 1916, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 29/10/2007, e ripubblicato su Il Corriere delle Regioni il 12/01/2016).

Poi lo troviamo alle pedici del monte Palomar, proprietario di un ristorante, o forse di una rivendita di hot-dog, e astronomo dilettante, anche se la stampa ne parlò come di un vero astronomo. L’equivoco nasceva dal fatto che sul Monte Palomar, come è noto, dal 1949 è in funzione uno dei più importanti osservatori astronomici del mondo, a oltre 1.700 metri d’altezza sul mare, dotato di un telescopio Hale di 5 metri d’apertura. Una parte del pubblico ritenne, o piuttosto fu indotta a credere, che, se Adamski era “un astronomo” e lavorava sul Monte Palomar, doveva essere un astronomo “ufficiale” dell’ente che gestiva l’osservatorio – il California Institute of Technology -; e che, che se aveva avvistato il suo U.F.O. proprio da lì, allora anche il fenomeno U.F.O. riceveva, implicitamente, un riconoscimento ufficiale o ufficioso. E questo è solo un esempio della costante ambiguità che accompagna tutta la vita di quest’uomo, che girò il mondo a tener conferenze (pagate da chi?), e tuttavia non risulta che si sia arricchito, mentre i suoi libri inondavano le librerie dei cinque continenti e non c’era praticamente famiglia, negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, negli Stati Uniti e negli altri Paesi di lingua inglese, ma anche in Europa, che non conoscesse il suo volto, per averlo visto sulle pagine di un giornale o sullo schermo televisivo.

Prima di allora, Adamski aveva già fatto parlare di sé, ma solo a livello locale, per due fatti: la fondazione di un circolo esoterico situato a Laguna Beach, in California, chiamato Ordine Reale del Tibet (basato su una specie di sincretismo tra cattolicesimo e filosofie orientali) e l’avvistamento, nel 1946, alle pendici del Monte Palomar, di un disco volante, allorché assurse alla celebrità mondiale il 20 novembre 1952. In quel giorno, mentre si aggirava in automobile, con alcuni amici, nel deserto della California, egli si sarebbe allontanato dagli altri per osservare un U.F.O. in fase di atterraggio e poi, da solo, avrebbe incontrato un extraterrestre dai caratteri fisici “nordici”, proveniente dal pianeta Venere. Questi gli si sarebbe rivolto amichevolmente e l’avrebbe introdotto ai segreti di una vaga fratellanza intergalattica che da tempo seguiva, in modo discreto, l’evoluzione dell’umanità e lo aveva scelto quale “ambasciatore” per mettere in guardia i suoi simili contro i gravissimi rischi insiti nella proliferazione nucleare e in una eventuale guerra atomica.

Ora, il fatto che Adamski fosse un cultore di esoterismo orientale e che attendesse con impazienza una rivelazione dal “cielo”, non si sa bene se in senso fisico o spirituale, o entrambe le cose insieme, è già, di per sé, sospetta per quel che riguarda le sue rivelazioni sugli extraterrestri: le testimonianze ritenute più attendibili, infatti, in questo genere di fenomeni, sono quelle provenienti da persone che non hanno interessi esoterici o ufologici, che conducono un’esistenza molto tranquilla e che possiedono pochissima fantasia, e ancor meno curiosità, per tutto ciò che esorbita dal recinto rassicurante della realtà ordinaria, della vita d’ogni giorno. Nel caso di Adamski vien fatto di pensare che il suo desiderio di un “contatto” con gli extraterrestri fosse così ardente, e la sua aspettativa di una loro “rivelazione” così intensa, da averlo spinto a vedere quel che non c’era, e ad immaginare quel che si era svolto solo nella sua mente. La circostanza che avesse scritto un racconto di fantascienza basato sugli stessi elementi che si ritrovano nella sua esperienza del 1952, ma con un anticipo di dieci anni, è ancor più sospetta; e le cose non appaiono più credibili se si pensa che, nel racconto del 1943, a scendere dall’astronave non era un “marziano”, ma Gesù Cristo in persona (si tenga presente che Adamski era un fervente cattolico).

Nella Appendice al bestseller I dischi volanti sono atterrati – scritto dallo stesso Adamski insieme a Desmond Leslie -, l’ufologo Roberto Pinotti faveva queste osservazioni (titolo originale: Flying Saucers Have Landed, British Book Centre, 1953, e London, Neville Spearman, 1970; traduzione dall’inglese di Roberta Rambelli, Roma, Edizioni Mediterranee, 1973, pp. 381-383):

Un editore americano del Wisconsin, Ray Palmer, alcuni ani dopo la pubblicazione di “Flying Saucers Have Landed”, affermò che Adamski gli aveva sottoposto nel 1943 un racconto avente la medesima trama del suo primo libro. Al posto del pilota venusiano, però, dall’U.F.O. discendeva Gesù Cristo. Nondimeno, scrisse Palmer nel 1965, “noi non abbiamo mai definito Adamski un bugiardo e ancor oggi accettiamo la sua storia per vera, pur sapendo che egli non incontrò nessun venusiano nel deserto nel 1952, che le impronte di quest’ultimo sono una contraffazione, e che egli non è mai salito a bordo del ‘ricognitore’ di Venere”. “Adamski”, conclude significativamente Palmer, “aveva un’esperienza, genuina in ogni dettaglio, da rendere nota, ma dovette fare uso della saga dei ‘dischi volanti’ come di un ‘mezzo’ atto a proclamare il suo messaggio”.

E alla predicazione di tale ‘messaggio’ di buona volontà dei ‘Fratelli’ dello spazio egli si dedicò con ogni energia, nonostante l’età avanzata. Scrisse, per rispondere alle migliaia di lettere che gli venivano indirizzate, l’opuscolo “Questions and Answers”, e quindi il volume “Flying Saucers Farewell” ed ancora “Cosmic Philosophy, Telepathy” ed uno “Science of Life Study Course” limitato ad una ristretta cerchia di discepoli e dal prezzo a dir poco esoso. Era comunque evidente come i fondi ricavati Adamski li devolvesse esclusivamente alla sua “predicazione”. Al suo primo viaggio-lampo intorno al mondo del 1959 per un ciclo di conferenze sulle sue esperienze, culminato con la clamorosa udienza concessagli dalla regina Giuliana d’Olanda, fece seguito una sua visita in Scandinavia e la creazione di un “International Get Acquainted Program” (IGAP) tuttora parzialmente operante e financo, nei giorni immediatamente precedenti la morte di Giovanni XXIII;un contatto con gli ambienti vaticani sul quale, peraltro, nulla o quasi trapelò.

A suo dire Adamski sarebbe stato latore di un messaggio per il pontefice che egli si limitò a consegnare nelle mani di papa Roncalli. Giunto improvvisamente a Roma dagli USA e fattosi vivo con Lou Zinsstag (una svizzera già intima del caposcuola della psicanalisi post-freudiana Carl Gustav Jung) e con il Console dottor Alberto Perego, egli fu visto entrare in Vaticano poco prima del trapasso del “papa buono”. La Segreteria di Stato di Sua Santità, successivamente interrogata dall’inglese Ronald Caswell in merito alla natura della presunta visita di Adamski a Papa Giovanni morente, comunicò testualmente all’interessato, in termini piuttosto evasivi, che “non era possibile fornire le informazioni richieste”. Perché?

Il fatto è che “GA”(così, dalle sue iniziali, lo chiamavano comunemente i suoi corrispondenti) giunse a Roma e ne ripartì nella massima discrezione dopo la visita in Vaticano, evitando qualsiasi pubblicità. Non si viene indubbiamente in aereo dalla California per limitarsi a fare una passeggiata in Piazza San Pietro.

“Credo”, scrisse Adamski in una lettera indirizzataci il 15 luglio 1964 “che il messaggio dei ‘Fratelli’’ per il papa avesse qualcosa a che fare con il suo successore, in quanto questi era il favorito di papa Giovanni”. Cattolico praticante, Adamski vide nell’ecumenismo conciliare la migliore conferma della sintesi fra cristianesimo ed esoterismo orientale che, in clima evangelico e comunitario, aveva perseguito sin dagli Anni Trenta col suo ‘Ordine Reale del Tibet’: una sintesi che a suo dire si identificava con la ‘Weltanschauung’ degli Extraterrestri.

Gentile, preciso e telegrafico nelle risposte agli interrogativi che gli ponevamo periodicamente nelle nostre lettere, a conferma del contenuto dei suoi libri, Adamski dimostrò di essere dominato, negli ultimi anni della sua vita, da una problematica di carattere esistenziale e spirituale, più che di tipo scientifico.

Nel 1961 dichiarò di essere stato portato su Venere e di avervi incontrato, reincarnata in una bambina venusiana, la moglie May scomparsa qualche anno prima. I ‘Fratelli’, rispondendo in tal modo ai suoi dubbi circa la realtà della immortalità del’anima, si trasformarono così’ per lui in una sorta di guide spirituali. E non era finita.

Dopo, Saturno. Dal 27 al 30 marzo 1962 Adamski vi darebbe rimasto quale osservatore nel corso di una riunione dei 12 consiglieri del nostro Sistema Solare. A questo punto era sempre più difficile seguirlo.

“Le affermazioni di Adamski circa il suo viaggio su Saturno”, scrisse nel 1964 il suo ex segretario C. A. Honey, “sono in completo accordo con le esperienze dello stesso tipo che i sensitivi (‘medium’) riferiscono ogni giorno. Un’altra ragione per cui credo che egli si sia ingannato pensando di avere fatto un viaggio sul piano fisico è il fatto che egli cominciò a fare ricorso alla ‘trance‘ medianica circa due anni fa…”. “Reputo”, conclude C. A. Oney, “che i ‘Fratelli’ lo abbiano sotto controllo ipnotico. Penso che il suo viaggio su Saturno si sia prodotto nello stesso modo”.

Se quest’ultima ipotesi ha un qualche fondamento, allora la domanda successiva dovrebbe essere: chi esercitava un controllo ipnotico su George Adamski, per spingerlo e dire e fare quello che disse e che fece? Non si potrebbe pensare, oltre che a quegli improbabili “Fratelli” dello spazio, a qualche settore della N.A.S.A. o della C.I.A., il che fornirebbe la spiegazione per la sepoltura nel cimitero di Arlington, dato che la partecipazione alla campagna messicana di Pershing è un motivo troppo debole (ad essa parteciparono 10.000 uomini, e non hanno meritato un tale onore)?

Come si è visto, Adamski riteneva di avere un importante messaggio da comunicare a Giovanni XXIII, per conto degli extraterrestri. Erano gli anni del Concilio, della “scoperta” dell’ecumenismo e del dialogo inter-religioso. Adamski fu usato, consapevolmente o no, per “battere il ferro caldo” in quella direzione? Per favorire un cambiamento, un superamento del cattolicesimo “tradizionale”, in vista di un sincretismo deista e misticheggiante alla New Age? Guardando quel che accade oggi nella Chiesa, si direbbe che quelle idee bizzarre siano sul punto di realizzarsi. Curioso, non è vero?

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 21 Novembre 2017

Del 15 Settembre 2020

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