lunedì, 1 Marzo 2021
Home CONTROINFORMAZIONE Contro-Scienza: Medicina e Covid-19 I medici israeliani sapevano come curare le ferite causate dal fosforo bianco,...

I medici israeliani sapevano come curare le ferite causate dal fosforo bianco, ma hanno taciuto

È davvero così grande la differenza tra un medico che utilizza degli esser umani come cavie e un altro che non dice nulla di Francesco Lamendola  

È davvero così grande la differenza tra un medico che utilizza degli esser umani come cavie da laboratorio e un altro che, pur essendo a conoscenza della terapia per un certo tipo di ferita gravissima, oltretutto causata ad una popolazione civile dall’azione del proprio esercito, non dice nulla, vanificando le cure prestate a quelle vittime inermi?

I sionisti hanno sempre rifiutato con sdegno ed orrore ogni accostamento fra l’operato dello Stato di Israele verso i Palestinesi, e quello del Terzo Reich verso gli Ebrei; ma sono legittimi il loro sdegno e il loro orrore? Possono considerarsi minimamente giustificati sul piano storico e, più ancora, sul piano etico?

Durante la strage di Gaza del Natale 2008 (nome in codice israeliano: Operazione Piombo Fuso), atrocità nella più generale atrocità che si è abbattuta su centinaia di donne e bambini, le forze amate israeliane hanno fatto uso di munizioni al fosforo bianco, che provocano un particolare tipo di bruciatura resistente alle normali terapie da ustione, e che divora la carne fino all’osso, anche a distanza di giorni, spesso con esito letale o rendendo necessaria l’amputazione anche solo per la presenza di schegge minutissime.

Ebbene, esisteva un dossier riservato israeliano sul tipo di terapia da adottare in presenza di simili ferite; un dossier che era stato pensato per soccorrere eventuali feriti tra le forze attaccanti, e di cui era stata distribuita copia ai medici israeliani. Ma essi non hanno sentito l’imperativo etico di trasmetterlo ai loro colleghi palestinesi, neppure dopo che si era sparsa la notizia dell’uso di tali armi nella striscia di Gaza, ed era di pubblico dominio che decine e centinaia di bambini e di ragazzi giacevano negli ospedali, feriti da proiettili o da schegge di proiettili al fosforo bianco. Semplicemente, hanno ignorato la cosa, facendo finta di niente.

Eppure, la Convenzione di Ginevra parla chiaro in proposito: le organizzazioni mediche hanno l’obbligo di scambiarsi ogni genere di informazione che sia suscettibile di salvare delle vite umane, perché una vita in pericolo – quella dei feriti di guerra – non può essere oggetto di alcun tipo di discriminazione: politica, religiosa o altro. Tacendo, quei medici sono venuti meno a un loro preciso e ineludibile dovere, non solo etico, ma altresì deontologico: non sono più degni di essere considerati medici, come non lo erano i medici criminali di Auschwitz.

Questo accostamento non piace a qualcuno? Tanto peggio per lui. Davanti all’evidenza e alla estrema gravità del fatto, le chiacchiere stanno a zero.

Di questa vicenda ha parlato – ed è stata una delle poche voci chiare e coraggiose in proposito – Elena Bisonti, una giornalista italiana che lavora non per un giornale politicamente estremista, animato da pregiudizio ideologico contro Israele, ma per una stimata e assolutamente pacifica rivista cattolica: «Presenza cristiana», periodico dei sacerdoti del Sacro Cuore, meglio noti al grande pubblico come padri Dehoniani.

E anche questo la dice lunga sul grado di asservimento e di conformismo che ormai caratterizza la stampa italiana (per non parlare delle televisioni), specialmente quando l’argomento è il conflitto arabo-israeliano: come se denunciare crimini militari e violazioni dei tanto sbandierati diritti umani, fosse lecito solo quando si tratta dei cosiddetti «Stati canaglia»; ma divenisse una intollerabile forma di antisemitismo, se avviene nei confronti di Israele.

Scriveva, dunque, Elena Bisonti su «Presenza cristiana» n. 4 (aprile-maggio) del 2008, in un articolo intitolato «Munizioni al fosforo bianco»:

«Un dossier che avrebbe potuto salvare molte vite. Un semplice fascicolo, quattro fogli di direttive tecniche prodotto dai medici militari israeliani, per spiegare come riconoscere le ferite causate dalle munizioni al fosforo bianco. E soprattutto come curarle. Compilato da ufficiali medici dell’esercito e della Stella Rossa di Davide, firmato da Zvi Feinberg, capo del dipartimento di medicina aò Magen David Adon, e Rami Miller, capo dei paramedici. Il documento contiene informazioni scientifiche e affidabili sul fosforo bianco, che sarebbero state molto preziose per i medici palestinesi durante l’offensiva dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza.

Il dottor Nafiz Abu Shaban, primario del reparto ustionati dell’ospedale di Shifa, il più grande di Gaza città, ha raccontato che all’inizio dell’offensiva i feriti venivano trattati come fossero ustionati comuni. Venivano soccorsi e rimandati a casa. Solo che, pochi giorni dopo, tornavano aggravati, con la carne delle ferite consumata fino all’osso. Alcuni feriti sono deceduti, nonostante la scarsa superficie di pelle ustionata. Altri, mostravano una condizione generale aggravata, e alcuni organi interni compromessi.

L’esercito israeliano fino alla fine della guerra non ha ammesso di aver usato il fosforo.

La mancata ammissione ha complicato la vita ai medici di Gaza. Sapevano di essere in presenza di bruciature insolite, ma non potevano essere certi che si trattasse di fosforo e non di qualche altra misteriosa sostanza.

Dopo aver chiesto aiuto ad alcuni medici internazionali presenti nella Striscia durante l’offensiva, dottori con esperienze in Libano e Iraq, i medici palestinesi hanno cambiato terapia: portare i pazienti ustionati direttamente in sala operatoria, e rimuovere chirurgicamente ogni frammento, anche microscopico, della “sostanza”. Le particelle di fosforo bianco, infatti, bruciano a contatto con l’ossigeno finché non sono completamente consumate. Ora i feriti palestinesi che presentavano le ustioni da fosforo meno gravi, sono tornati a casa e cercano di ricominciare a vivere nonostante le amputazioni. I casi più complicati, invece, sono stati evacuati verso cliniche in Egitto e altri paesi in grado di assisterli. Il otor Nafiz Abu Shaban e gli altri medici della Striscia che hanno dovuto affrontare durante la guerra un’autentica emergenza sanitaria, non sapevano dell’esistenza del dossier israeliano con il quale con ogni probabilità, avrebbero potuto salvare diverse vite. Quel dossier era stato distribuito ad alcuni medici israeliani, perché fossero pronti nel caso  in cui Hamas cominciasse a lanciare razzi contenenti fosforo bianco.

“Fino a prima di ricevere il documento della Magen David Adom non sapevamo come aiutare i medici palestinesi che ci chiedevano aiuto – ha detto a PeaceReporter il dottor Miri Weieingarten, l’attivista di Physicians for Human Rights che ha tradotto e divulgato il documento riservato israeliano -. Abbiamo provato a chiedere aiuto a un importante medico dello Shiba Hospital di Tel Aviv, che durante la guerra in Libano del 2006 aveva curato i soldati feriti dal fosforo. Quando però gli abbiamo chiesto se fosse disposto a parlare con un medico palestinese ci ha risposto di no. Appena abbiamo saputo di questo dossier riservato, abbiamo chiamato l’unità di guerra del governo e ne abbiamo chiesto una copia. “A che vi serve?” ci hanno chiesto dei funzionari, spiegando che si tratta di un documento per uso interno. Abbiamo risposto che ce lo avevano chiesto alcuni pazienti israeliani, e così ce l’hanno mandato. Il documento, l’abbiamo ricevuto il 15 gennaio, ci son voluti tre giorni per tradurlo e divulgarlo. Lo abbiamo spedito al ministero della Sanità della Striscia di Gaza, e poi, attraverso una mailing list, alle principali Organizzazioni non governative attive nella Striscia. Verosimilmente è giunto nelle mani dei medici di Gaza dopo il 18, il giorno in cui è scattata la tregua.

“La convenzione di Ginevra vincola ogni organizzazione medica a prestare tutto il soccorso possibile, senza discriminazioni, ai feriti d qualunque parte. Essi siano – prosegue Weingarten -. Non è forse una violazione dei codici etici il fatto che  la Stella di David Rossa e tutti i medici che hanno ricevuto il documento non abbiano fornito quelle informazioni ai colleghi palestinesi?” […]

La violazione del soccorso mancato riguarda anche l’esercito, che in innumerevoli caso, durante questa ogffensiva, ha lasciato feriti sanguinare e morire senza prestare loro soccorso. Il fosfporo si spara con l’artiglieria, quindi i soldati non vedono dove va a cadere, ma nel caso dei colpi di cannone e degli spari sì.

Le stesse forze armate ala fine alla ammesso esplicitamente di aver usato quelle munizioni, ma solo dopo il cessate il fuoco, e comunque senza ammettere di averlo usato in aree densamente abitate.

Il fosforo secondo la convenzione internazionale per l’abolizione delle armi incendiarie non è illegale, a meno che non sia impiegato come arma anti-uomo in aree abitate da civili. L’uso che ne è stato fatto durante Piombo Fuso potrebbe essere oggetto di una causa per crimini di guerra alla Corte Criminale Internazionale dell’Aja, la cui giurisdizione non è però accettata da Israele. Il processo potrebbe tenersi lo stesso se la causa fosse proposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.»

Già; ma sappiamo molto bene come si comporterebbero gli Stati Uniti d’America, in una simile – e peraltro assai remota – eventualità. Porrebbero il loro veto, come sempre hanno fatto, per «coprire» le malefatte del loro insostituibile alleato nel Medio Oriente.

Quanto alla Stella Rossa di Davide, autrice del dossier criminosamente tenuto nascosto all’epoca della strage di Gaza, è una organizzazione medica equivalente alla nostra Croce Rossa o alla islamica Mezzaluna Rossa. In teoria, queste organizzazioni non dovrebbero fare alcuna discriminazione nel prestare la propria opera di soccorso a degli esseri umani feriti, perché, secondo le convenzioni internazionali, un soldato ferito, e a maggior ragione un civile ferito, magari un bambino (come è stato nel caso di Gaza), deve godere di tutta l’assistenza sanitaria possibile, da parte di chiunque sia in gradi di prestargliela.

E allora, ecco la domanda: quale tipo di filosofia anima i membri della Stella Rossa? Forse che solo ai figli della Stella di Davide spettano le cure mediche necessarie a salvare delle vite, mentre la sorte dei bambini palestinesi è loro indifferente, o peggio?

Che razza di medico è quello che, in possesso delle conoscenze atte a curare un particolarissimo tipo di ferita da arma da fuoco, non si affretta a trasmetterle ai suoi colleghi di altra nazionalità, che si trovano alle prese con centinaia e centinaia di ferite di quel tipo, spaventosamente aperte sul corpo di bambini e bambine, oltre che di adulti?

Che razza di medico è quell’importante personaggio dello Shiba Hospital di Tel Aviv, che ha rifiutato esplicitamente di comunicare le sue conoscenze sulla terapia per il fosforo bianco ad un medico palestinese?

Merita ancora l’appellativo di medico, pur avendo così palesemente calpestato il sacro giuramento di Ippocrate, e ciò per ragioni di pregiudizio razziale o religioso?

O non gli spetta invece la qualifica di criminale, totalmente indegno di essere qualificato come un medico?

E che razza di uomini sono quei funzionari  del governo israeliano, i quali hanno trasmesso il dossier solo dopo essere stati rassicurati circa il fatto che esso era destinato alle cure mediche di feriti israeliani, e non già di palestinesi?

Certo, si può immaginare che essi abbiano subìto pressioni da parte delle autorità superiori, interessate a non lasciar trapelare la notizia che le forze armate israeliane avevano impiegato proiettili al fosforo bianco, cosa che la comunità internazionale non avrebbe sicuramente apprezzato; ma ciò non li giustifica in alcun modo.

Le bombe al fosforo liquido sono quelle stesse che, nel febbraio del 1945, ridussero Dresda a un immenso rogo e bruciarono vivi decine di migliaia di civili tedeschi, in gran parte vecchi, donne e bambini, profughi dalle province della Germania orientale, ormai invase dall’Armata Rossa di Stalin.  

Questa tecnica di omicidio di massa era stata collaudata, se così possiamo dire, con l’apocalittico bombardamento di Amburgo, nel corso del quale si videro poliziotti abbattere a colpi di pistola i disgraziati cittadini che, trasformati dagli spezzoni in autentiche torce umane, non riuscivano a spegnere le fiamme dal proprio corpo, neppure gettandosi in acqua, nei canali della città (cfr. il nostro precedente articolo «Come i Liberatori “salvarono” l’Europa da Hitler: la distruzione di Amburgo (24 luglio -3 agosto 1943)».

Ora l’hanno brillantemente adoperata i soldati con la Stella di Davide, durante la «gloriosa» Operazione Piombo Fuso, costata la vita a un numero altissimo, ma imprecisato, di civili, in gran parte minorenni.

Ma solo per difendersi, si capisce…

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08/09/2009 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 15 Dicembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

Most Popular

Recent Comments