giovedì, 25 Febbraio 2021
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È possibile stabilire un collegamento fra gli Yeti e i fenomeni ufologici?

È possibile stabilire un collegamento fra gli Yeti e i fenomeni ufologici? Il grosso pubblico ignora la connessione tra la fenomenologia relativa alle apparizioni di Oggetti volanti e gli incontri ravvicinati con creature aliene di Francesco Lamendola  

In genere, coloro che seguono in maniera un po’ superficiale le problematiche relative all’ufologia si immaginano che debba trattarsi sempre e comunque di situazioni che implicano un altissimo grado di tecnologia; e l’immagine dei Dischi volanti, talvolta di enormi dimensioni e capaci di evoluire a velocità fantastiche e di compiere manovre assolutamente in contrasto con le leggi fisiche da noi conosciute, tende a rafforzare questa idea.

È possibile, pertanto, che il grosso pubblico ignori la stretta connessione esistente tra la fenomenologia relativa alle apparizioni di Oggetti volanti non identificati e agli incontri ravvicinati con creature aliene, e la tipologia relativa agli avvistamenti di creature pelose di tipo antropoide, chiamate Yeti nella regione himalaiana, Alma nell’Asia centrale e Sasquatch nelle Montagne Rocciose del Nord America.

In effetti, migliaia di persone hanno visto, in concomitanza con la comparsa di dischi volanti librantisi nel cielo, e, talvolta, atterrati in località solitarie, delle creature umanoidi aggirarsi presso le autostrade, nei dintorni di fattorie isolate, nei boschi e in altri luoghi sia antropizzati, sia selvaggi; e, inoltre, hanno potuto osservare tracce oggettive del loro passaggio e della loro presenza, come luci persistenti, impronte sul terreno, steccati abbattuti, bruciore agli occhi e odori strani ed insoliti, ora di selvatico, come se provenissero da uno zoo, ora di bruciato, come se fossero l’effetto di una qualche forma di combustione.

A tutto questo si accompagna, in un certo numero di casi, una serie di malesseri e di alterazioni della coscienza da parte dei testimoni: si va dalle crisi respiratorie agli svenimenti, dal senso di nausea alla regressione verso forme di comportamento irrazionali e primitive, come se la personalità degli individui coinvolti fosse stata letteralmente invasa da uno spirito estraneo o da una entità di tipo animale,.

Tutto questo, ripetiamo, è stato osservato in numerosissime occasione, tanto che il relativo dossier potrebbe occupare migliaia e migliaia di pagine, anche se il grosso pubblico non ne è a conoscenza e anche se, stranamente, la cinematografia e la narrativa che si ispirano allo sbarco sulla Terra di creature aliene non ha per niente descritto e sviluppato tale aspetto della casistica ufologica, forse perché troppo complesso o forse perché, appunto, in contrasto con l’immagine esclusivamente tecnologica che la maggior parte delle persone possiede relativamente alle visite dallo spazio profondo sul nostro pianeta.

In particolare, verso i primi anni Settanta del XX secolo si verificarono decine e decine di casi del tipo ora descritto in una regione ben definita degli Stati Uniti d’America: l’Ovest della Pennsylvania; tanto da assumere quasi aspetti epidemici. Si tratta di circa un centinaio di incontri ravvicinati con Oggetti volanti non identificati e con creature aliene dall’aspetto scimmiesco, fra i quali ne scegliamo uno, a motivo della sua esemplarità. Esso riunisce, infatti, una gran quantità di caratteristiche insolite e di fenomeni particolarmente vividi, che sono stati studiati, a poche ore di distanza, da una intera équipe di scienziati ed esperti del settore.

Ad essere coinvolto in questo caso fu un agricoltore di Greensburg, chiamato convenzionalmente Stephen per proteggerne la privacy, che, il 26 ottobre 1973, avvistò una luce brillante di colore rosso, la quale evoluiva a notevole altezza sopra la campagna circostante. Egli non era solo in quel momento, poiché una quindicina di persone, fra parenti e amici, videro la stessa cosa e ne resero in seguito testimonianza. Due di queste persone lo accompagnarono e videro le strane creature nei pressi del punto ove l’Oggetto volante non identificato aveva preso terra; e, tre quarti d’ora dopo, un poliziotto fu presente all’ultima parte della vicenda.

Bisogna inoltre aggiungere che svariati animali domestici manifestarono, in quella circostanza, segni di irrequietezza e mostrarono un comportamento insolito: il cane pastore del protagonista e, dopo l’evento, gli animali da lavoro (toro e cavalli) che si rifiutavano di avvicinarsi al punto in cui l’astronave era atterrata.

Ci affidiamo per la ricostruzione di quel che avvenne inseguito, e che – se non fosse avvalorato, appunto, da tante testimonianze – sembrerebbe piuttosto il copione di un thriller o la trama di un racconto del terrore, all’ottima monografia di uno studioso francese degli anni Settanta del Novecento, R. Jack Perrin, «Contatti UFO» (1):

«L’agricoltore, chiamato qui Stephen, si armò di un fucile e, accompagnato da due vicini, decise di avvicinarsi al luogo dove doveva essersi posato l’UFO. Erano circa le 21. Arrivato nelle immediate vicinanze, le luci dei fari della macchina si affievolirono, mentre l’oggetto scendeva sempre più. I testimoni uscirono dalla macchina e camminarono tutti e tre in direzione del punto probabile d’atterraggio. Il cane pastore tedesco di Stephen diede segni di irritazione. L’oggetto era ora di un bianco molto brillante. I testimoni stimarono il suo diametro di m. 30, ed era in forma di cupola, come una grossa sfera. Faceva un rumore di falciatrice per prati. Poi, mentre guardavano l’oggetto, uno di loro gridò che c’erano due figure vicino, che si spostavano lungo lo steccato. Stephen, essendo miope, non poteva distinguerle bene ma, poiché il suo fucile era carico di pallottole di cui la prima era tracciante (luminosa), tirò in direzione delle creature, sopra la loro testa.  Una era alta circa m. 2,10 e l’altra m. 1,80. Una delle figure seguiva con la mano sinistra la trave superiore dello steccato. Queste creature erano completamente coperte di lunghi peli, color grigio scuro e avevano occhi di un verde giallastro. Le loro braccia arrivavano quasi fino a terra. Il più piccolo dei due sembrava fare lunghe falcate come per stare al passo del più grande.

Questi esseri emettevano suoni lamentosi, come quelli di un neonato che piange.  Sembravano compiangersi l’un l’altro e si sentiva un forte odore  simile a quello della gomma bruciata.

Mentre quelle creature si avvii cibavano lentamente al terzetto, Stephen sparò un colpo sopra le loro teste, accorgendosi che erano molto diverse da come le aveva viste fino a quel momento, poi alla fine sparò tre colpi direttamente sulla più alta. Uno dei giovani, ora in preda al panico, partì correndo in direzione della fattoria. Quando la creatura fu colpita, emise un suono lamentoso e accostò la mano destra al compagno, quasi toccandolo, e in quel preciso istante l’oggetto splendente  di luce scomparve dal campo, e il rumore che emetteva cessò.

Le creature fecero lentamente un mezzo giro in direzione del bosco. Stephen e il suo compagno notarono che nel punto dove c’era stato l’UFO, restava illuminato da un chiarore abbastanza forte da poter leggere un giornale.  In quel momento gli occhi di Stephen e del suo amico cominciarono a bruciare.  (Dopo l’incidente, i cavalli e il toro non vollero più avvicinarsi a quel punto).

In seguito Stephen, anche se poco incline a far intervenire la polizia, la chiamò e alle 21,45 il poliziotto Byrne e Stephen tornarono in macchina sul luogo dell’osservazione. La luce era sempre là, e anche il raggio della torcia del poliziotto Byrne fu appena visibile. Poi sentirono il passo di una forma massiccia che camminava nel bosco, schiacciando i rami e gli arbusti mentre si avvicinava a loro. Per una mezz’ora essi esitarono, avvicinandosi e allontanandosi al rumore; Stephen cominciò a sentirsi male, diventò pallido e gridò che stava venendo qualcosa dal bosco. Entrarono in macchina e fecero 50 metri fuori del terreno prima di sentirsi al sicuro nell’auto del poliziotto.»

Ma l’avventura di quella notte ebbe un seguito, ancor più sconcertante, il mattino seguente.

Il gruppo di ricerca formato dal dottor Berthold Eric Schwarz e dai suoi collaboratori giunse alla fattoria di Stephen molto velocemente, e non perse un minuto a recarsi sul luogo dell’avventura notturna, per condurre una accurata ricognizione.

Questo gruppo era composto, oltre che dal dottor Schwarz, eminente studioso di fenomeni ufologici, da Allen Noe, amministratore del gruppo S.I.T.U. dello scomparso professor Ivan Sanderson, altro studioso di fama internazionale; da Stan Gordon, direttore del Gruppo di Studi sugli UFO del Westmoreland County; da un esperto di radiazioni della Difesa civile; da un professore di fisica; da un ex pilota dell’Air Force; e da altri ancora.

La tempestività di cui diede prova questo gruppo si spiega con il fatto che, come si è detto all’inizio, in quegli anni si era diffusa una specie di epidemia di avvistamenti ufologici con caratteristiche anomale, vale a dire accompagnati dall’osservazione di strane creature pelose di tipo umanoide, proprio in quella particolare zona; per cui si teneva pronto ad intervenire in qualsiasi momento, alla prima chiamata.

Continua il suo racconto R. Jack Perrin:

«Verso l’1,30 del mattino seguente, il gruppo d’inchiesta arrivò alla fattoria isolata e si diresse verso i campi, con Stephen, a bordo di un camion. Stavano cercando le tacce della sua avventura, quando improvvisamente Stephen, cominciò a strofinarsi la testa e il viso. Uno degli uomini presenti gli chiese se stava bene, ma Stephen si dondolava avanti e indietro come se stesse per svenire.  Due persone lo sostennero (Stephen è alto più di m. 1,80 e pesa più di kg. 100). Tutt’a un tratto si mise a respirare forte e a grugnire come un animale. Lasciò il fucile e scaraventò a terra il padre e l’amico che lon tenevano. Il suo cane cominciò ad attaccarlo, ma Stephen sui volse contro di lui, ed il cane sui mise ad ululare. Suo padre e l’amico lo chiamarono dicendogli che andava tutto bene, che ritornavano in macchina, quando una delle persone presenti cominciò anch’essa a sentirsi male, diventò bianca e svenne. Subito dopo una terza persona ebbe problemi di respirazione.

Nel frattempo Sephen correva tutt’intorno, grugnendo come una bestia, poi cadde pesantemente facuia a terra nel campo arato. Ritornò in sé e mormorò: “Allontanatevi da me, è là, tornata indietro!”. Proprio in quel momento tutti sentirono di nuovo un forte odore di zolfo e di prodotti chimici.

Uno dei testimoni disse: “Andiamo via”. Due di loro aiutavano Stephen a camminare  quando, scendendo dalla collina, egli mostrò qualcosa e gridò: “Allontanatevi  dall’angolo! È all’angolo!”. Stephen continuò a mormorare che avrebbe protetto il gruppo e disse  che aveva visto un uomo “con un cappello nero e un mantello, che portava una falce”. Questi avrebbe detto a Stephen: “Se l’Uomo non si corregge, la fine arriverà ben presto”. Disse anche: “C’è un uomo, ora, qui, che può salvare il mondo”. Stephen disse che sentiva chiamare il suo nome dal fondo del bosco. Poi svenne, e i suoi occhiali caddero a terra.»

Il rapporto compilato dal gruppo di studio si arricchisce di numerosi particolari sulla vita di Stephen e su altre circostanze che possono essere ricondotte alla straordinaria vicenda di quel mese di ottobre del 1973.

Dopo aver risposto a numerose domande sulla propria vita, e specialmente sulla propria infanzia, egli accondiscese a sottoporsi all’esame di uno psichiatra, per cercar di stabilire i limiti della sua esperienza oggettiva, separandoli da quelli di una eventuale esperienza di tipo puramente interiore, per quanto anch’essa, senza dubbio, autentica.

Tutti gli studiosi di fenomeni ufologici sanno quanto sia difficile, specialmente in alcuni casi, distinguere nettamente le due sfere, ammesso e non concesso che ciò sia realmente possibile. In effetti, sembra che il concetto di “intermediarità”, coniato dallo studioso americano Charles Fort, sia quanto mai adatto allorché ci si confronta con questo genere di fenomeni per così dire “misti”. (3)

Secondo Fort, eventi, persone ed oggetti non sono del tutto reali né del tutto irreali, ma oscillano in quella sorta di Purgatorio che fluttua senza posa fra il reale e l’irreale; per cui a volte ci sono, a volte scompaiono e non sono più percepibili con i sensi del corpo (4).

Allo psichiatra, Stephen fece delle rivelazioni sbalorditive, non è del tutto chiaro se trovandosi in stato di ipnosi, oppure in piena consapevolezza (5):

«A lui rivelò che vedeva un uomo vestito di nero, che portava una falce. Dietro di lui c’era del fuoco, e davanti a lui una forza, e in questa forza, le creature. Esse chiamavano: “Stephen, Stephen!”. Una di esse rideva.

“Era una risata irritante, che mi rendeva pazzo. Le mani mi si serravano. Dietro di noi c’era una grande luce. In questo chiarore, qualcosa mi diceva di avanzare: “Vieni avanti! Vieni!”. Ciò mi agghiacciava. Mi vedevo completamente impazzito, come un uomo che non ha paura di niente. Le creature continuavano a chiamarmi dicendo: “Va’, figlio mio, nulla ti può succedere”. Mi facevano pensare a una pecora che chiama il suo agnello. Mentre camminavo verso l’angolo del bosco, le creature continuavano a lamentarsi. Io le guardavo e tutto quello a cui potevo pensare era la morte e la forma senza viso, in vestito nero, che comandava a quelle cose di uccidermi! – c’era dell’odio… un odio verso tutto.  Sapevo che quelle cose provenivano da quella forza e che se esse andavano nella luce sarebbero state distrutte.  La tensione era così forte che svenni. Poi sentii: “È qui!”. Ma che cos’è? Qualcuno mi conficcava un enigma nella testa. Le mani e i polsi mi facevano male.  Qualcuno diceva: “Questa gente si distruggerà!” Io vedevo continuamente la data 1976, 1976.

Dalla mia bocca uscirono queste parole: “Se questa gente non si ravvede, il mondo interro brucerà!”.

Quando domandarono a Stephen la sua opinione su ciò che era successo, perché lui, agricoltore e minatore (lavora anche in una miniera), fosse stato scelto per quella esperienza, rispose: “Io vivo ora in un inferno. Quello che vi dico è già successo prima,.  È così che la terra è stata distrutta. Questo sarà molto presto e il mondi finirà. Sarà bene trovare qualcuno, presto, o il mondo finirà. Non distruggiamo il Mondo! Qual è il fuoco? Quello che succederà è l’incendio. C’è qualcuno più furbo di noi, che si burla di noi? Creando una immagine, o un enigma davanti a noi? Ciò mi sembra stupido, ma è più forte di me, devo dirlo al Presidente degli Stati Uniti, perché qualcuno deve saperlo. Mi sembra che anche qualcun altro riceve queste istruzioni, ma non vuole seguirle. Hanno paura! Io non so quello che mi è successo nel campo e quello che quei tipi hanno detto, ma mi sentivo come un animale. Se potete, trovate colui che i crederà, il 1976 non è lontano! Io non credo che l’America vivrà libera ancora per molto tempo, perché anche questo mi è stato detto. E il mondo se ne andrà. L’uomo si distruggerà da solo:”»

Come dicevamo, questo caso è veramente ricchissimo di caratteristiche particolari, che ne fanno un vero e proprio classico dell’intreccio tra ufologia e fenomeni del paranormale, non senza implicazioni di tipo mistico e profetico.

Ecco qui una sfera luminosa che vola ad alta quota, poi si abbassa rivelando la forma di un grande disco volante e prende terra in una località boscosa, cambiando di colore, ma conservando una intensa luminosità; e, subito dopo, ecco apparire, non si sa da dove, due creature scimmiesche di grande corporatura e dal comportamento quasi umano, che si avvicinano ai testimoni terrestri e vengono ricevute da colpi d’arma da fuoco (una reazione abbastanza frequente da parte degli umani, ma decisamente aggressiva e, tutto sommato, sconsiderata).

Allorché una delle creature viene colpita, l’oggetto splendente scompare e il rumore che da esso proveniva, cessa improvvisamente, come se vi fosse una relazione strettissima fra l’astronave stessa e i due antropoidi pelosi. Poi, le due creature si allontanano verso il bosco e scompaiono a loro volta; ma non s’interrompe la catena degli strani eventi. Un diffuso chiarore persiste là dove l’oggetto volante si era posato; gli animali danno segni di nervosismo.

La pila elettrica del poliziotto si affievolisce, così come era accaduto ai fari dell’automobile del protagonista; di nuovo si ode, nella notte, il trapestio delle creature che si aggirano nel bosco, spezzando i rami e terrorizzando gli uomini; il protagonista della vicenda avverte un primo, inspiegabile malore, non imputabile solo all’emozione o alla paura.

La parte più interessante della storia è quella che viene dopo. Tornato, il mattino dopo, sul posto con l’équipe di studiosi, l’uomo di nuovo si sente male e sembra entrare in uno stato di possessione; il suo cane non lo riconosce e fa per avventarglisi contro, ma poi retrocede, impaurito; egli si comporta ed emette versi come se fosse un animale selvaggio. A tratti recupera la coscienza e parla con voce normale, ma pronuncia frasi sconnesse, che hanno a che fare con un pericolo incombente per tutti. Altre due persone si sentono male, ma ciò potrebbe essere anche una conseguenza della tensione nervosa che dev’essersi ormai impadronita dell’intero gruppo.

È a questo punto che il testimone incomincia a narrare di aver visto una immagine della morte: non si può interpretare diversamente la descrizione dell’uomo vestito di nero e armato di falce; e prende a lanciare ammonimenti rivolti all’intera umanità, sostenendo – come se ripetesse parole udite da un’altra dimensione – che, se l’uomo non cambierà strada, vale a dire non si asterrà dalla corsa agli armamenti nucleari, ben presto si distruggerà con le sue stesse mani. Qui subentra una atmosfera da profezia che fa pensare all’angoscia della guerra fredda e al terrore, largamente diffuso in quegli anni, di un possibile conflitto atomico, con tutte le sue catastrofiche e fin troppo prevedibili conseguenze.

L’ultima parte del dossier raccolto dal dottor Schwarz, ma relativo al confronto con lo psichiatra, contiene le visioni che il testimone ebbe allorché era parso come  posseduto da una entità estranea e, da ultimo, le sue riflessioni in proposito. Si parla di inviti insistenti da parte delle due creature pelose, di voci beffarde e di risate, ed anche, in modo esplicito, di una atmosfera satura di odio da parte degli alieni, e di terrore da parte sua. Nulla a che vedere con le pacifiche, amichevoli e rassicuranti apparizioni di creature aliene, come quelle riferite da personaggi come George Adamski o come Eduard Billy Meier.

D’altra parte, si nota una evidente contraddizione fra l’intenzione che sembra sottesa all’ammonimento affinché gli uomini si ravvedano, ed il tono lugubre, minaccioso, sinistro, in cui esso è formulato, per non parlare delle risate maligne e della sensazione di odio percepita dal testimone. Non si riesce a capire, insomma, se ci si trovi in presenza di entità realmente interessate al bene dell’umanità, e desiderose di metterla in guardia dai pericoli di un uso dissennato della tecnologia militare, o se si tratti di presenze beffarde, aggressive e, almeno potenzialmente, ostili. Certo è che il testimone non ne riporta un senso di pace o di chiarificazione interiore, ma ne rimane profondamente sconvolto.

Ciò era già accaduto, e continuò (anzi, continua) ad accadere, a un gran numero di testimoni che riferiscono di incontri ravvicinati con creature aliene. Tutto l’insieme appare confuso, un vero guazzabuglio di esperienze inverosimili: al punto che sarebbe forte la tentazione di liquidare il caso come uno dei tanti di allucinazione o di autosuggestione. Senonché, le testimonianze di circa quindici persone non possono essere ignorate, ed esse sembrano avvalorare l’ipotesi che qualcosa di anomalo sia realmente accaduto a Greensburg, in Pennsylvania, verso la fine di ottobre del 1973. Fra le altre cose, furono osservate anche delle impronte insolite, di forma umanoide, ma molto più grandi di quelle di un essere umano. Per non parlare del comportamento degli animali che, ancora a distanza di giorni, evitavano di avvicinarsi al luogo dell’atterraggio dell’astronave aliena – se di ciò si trattava.

Che cosa concludere?

Alcuni ricercatori, come Freixedo (6), ipotizzano che le creature aliene si nutrano dell’energia psichica degli umani, e più precisamente del campo morfogenetico di basse frequenze, generato da emozioni negative quali ansia, paura, angoscia, disperazione. Gli svenimenti e i malori degli esseri umani potrebbero essere ricondotti a questa dinamica, come pure la reazione di rabbia e spavento degli animali domestici e lo stesso abbassamento delle luci elettriche, come se qualcosa succhiasse loro la potenza, per nutrirsene. Altri, come Donald Omand (7), pensano che, in certi casi, non vi sia molta differenza fra creature di un altro mondo e spiriti maligni: che le prime siano solo l’involucro assunto dai secondi per infestare luoghi o per nuocere, in vario modo, agli esseri umani, anche attraverso forme di possessione.

Certo, si tratta di ipotesi che sembrano compatibili solo con una certa tipologia ben definita di fenomeni ufologici. I casi della Pennsylvania potrebbero, comunque, rientrarvi; con buona pace di tanti cultori della mistica New Age in chiave di esoterismo fai-da-te, incoscientemente dediti a pratiche di channelling e ad altre attività miranti a favorire una invasione psichica da parte di entità estranee, che nessuno può dire con certezza chi siano e donde provengano, ma che vari indizi fanno pensare trattarsi di presenze ben diverse da ciò che dicono di essere.

Note

1)R. Jack Perrin, «Contatti UFO» (titolo originale: «Le Mystère des OVNI. Fantastiques contacts extra-terrestres», Editions Pygmalion, 1976; traduzione italiana di Lucia Pontorieri, Milano, Giovanni De Vecchi Editore, 1978, pp.  289-290.

2) Ibidem, pp. 290-291.

3) Cfr. Charles Fort, ««Il libro dei dannati» (titolo originale: «The Book of the Damned», Boni & Liveright, 1919;  traduzione italiana di Antonio Bellomi, Milano, Gruppo Editoriale Armenia »; e Francesco. Lamendola, ««Qualcuno ci rapisce da un’altra dimensione come un pescatore prende all’amo le sue trote?»», sul sito di Edicolaweb, rubrica «Altra dimensione».

4) Cfr. Francesco Lamendola, «Abituati a pensare in modo manicheo, ci sfugge la complessità del reale», sempre sul sito di Edicolaweb, in «Altra dimensione».

5) R. Jack Perrin, cit., pp. 291-292.

6)  Cfr. Salvador Freixedo, «Contattati dagli Ufo!», Masdrid, 1992; traduzione italiana Hobby & Work, 1993.

7) Cfr. Marc Alexander (a cura di), «La mia vita col Diavolo», 1978; traduzione italiana Torino, Casa Editrice Meb, 1980.

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 16 Settembre 2015

Del 15 Settembre 2020

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