domenica, 13 Giugno 2021
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I mostri pelosi che si accompagnano agli Ufo sono creature maligne dominate dall’ignoranza?

I mostri pelosi che si accompagnano agli Ufo sono creature maligne dominate dall’ignoranza? o potrebbero provenire dalle pieghe del nostro stesso mondo spazio-temporale, dimensione che Fort chiamava “intermediaria” di Francesco Lamendola

Nel precedente articolo intitolato «È possibile stabilire un collegamento fra gli Yeti e i fenomeni ufologici?» abbiamo ricordato l’episodio che, il 25 ottobre 1973, ebbe per protagonista un fattore di Greensburg, in Pennsylvania occidentale, di nome Stephen Pulaski (il cognome venne reso noto solo più tardi) e che fu studiato dallo psichiatra Bertold Schwarz mediante il metodo della regressione ipnotica. (1)

In quella sede avevamo suggerito l’ipotesi che creature come quelle avvistate da Pulaski e dai suoi compagni, simili – quanto alle caratteristiche esteriori – allo Yeti o al Sasquatch, potrebbero anche non essere extraterrestri nel senso di provenire, materialmente, da un altro mondo, ma, semmai, infraterrestri, ossia che potrebbero provenire dalle pieghe del nostro stesso mondo spazio-temporale, ma un’altra dimensione che non sarebbe né del tutto reale, né del tutto irreale.

Lo studioso americano Charles Fort chiamava “intermediaria” una tale dimensione, e intermediarie le creature provenienti, eventualmente, da esse. Vale a dire che esse, nonché i loro velivoli, potrebbero comportarsi in parte come oggetti fisici (ad esempio, lasciando tracce sul terreno e perfino odori della loro presenza, come appunto nel casso Pulaski) ed in parte come oggetti immateriali, materializzandosi e smaterializzandosi praticamente a piacere. (2)

In effetti, adoperando un linguaggio rigorosamente filosofico, non bisognerebbe confondere “reale” con “materiale”, né “irreale” con “spirituale”; prima sdi tutto, perché tale sarebbe un residuo del pernicioso dualismo cartesiano, che divide arbitrariamente tutto ciò che esiste in “res cogitans” (il pensiero) e “res extensa” (la materia); in secondo luogo, perché una cosa può benissimo essere immateriale, ma reale: basti pensare al mondo dei sogni; e, viceversa, una cosa potrebbe anche essere materiale e tuttavia irreale, vale a dire pienamente illusoria (tale, come vedremo, è la concezione dell’Universo fisico nella concezione dei Veda dell’India antica). Tanto andava precisato per evitare malintesi basati su un uso approssimativo del linguaggio.

Avevamo anche osservato, nel precedente articolo, che esistono delle curiose e inquietanti somiglianze e analogie fra un racconto come quello di Stephen Pulaski e quelli del folklore europeo relativi a gnomi, fate, folletti; nonché, se vogliamo sfiorare un ambito ancora più sinistro e minaccioso, con la fenomenologia del “poltergeist”, ad esempio per quanto riguarda i fenomeni di apporto ed asporto di oggetti.

Anche durante talune sedute spiritiche, come è noto, si verificano piogge improvvise di oggetti disparati, ad esempio ciottoli di fiume, che sembrano scaturire letteralmente dal nulla e che cadono presso gli astanti, in genere senza provocare danni fisici alle perso0ne e che in genere permangono, come enigmatiche testimonianze di una dimensione “altra” da cui sarebbero giunti. Tali oggetti passano, apparentemente, attraverso il tetto o le pareti della stanza in cui si svolge la seduta spiritica, in certi casi, segnalati fra gli altri da Leo Talamonti nel ricchissimo libro «Universo proibito», passano attraverso il parabrezza di automobili in corsa e possono anche colpire le persone, sia pure senza gravi conseguenze, e ciò, ovviamente, in un contesto completamente diverso da quello delle sedute spiritiche. (3)

Non ci stancheremo mai di ripetere quanto pecchino di leggerezza ed imprudenza, per non dire di vera e propria incoscienza, coloro i quali, specialmente se privi di ogni seria preparazione culturale e spirituale, si accostano a simili pratiche, nel corso delle quali si producono quasi sempre dei reali fenomeni paranormali e si manifestano entità spirituale che, tuttavia, potrebbero essere molto diverse da ciò che dicono di essere. «Se i cultori delle tavolette “ouija” o del tavolino a tre gambe sapessero realmente chi sono le presenze da essi evocate nel corso delle loro sedute, morirebbero di paura», ebbe a dire una volta una persona che se ne intendeva. (4)

Comunque, lasciando per ora da parte tale aspetto della questione e ritornando alla eventuale connessione fra la comparsa di strani mostri pelosi e l’avvistamento di atterraggi o manovre ravvicinate da parte di Oggetti volanti non identificati, una ipotesi ancora più inquietante, che avevamo suggerito nel precedente articolo, è che gli uni e gli altri possano essere, in qualche misura, delle materializzazioni di energie malefiche che rimandano a cerimoniali di magia nera o, puramente e semplicemente, ad irruzioni spontanee di entità diaboliche, intese a spaventare, angosciare, terrorizzare gli esseri umani, forse per “succhiarne” le energie psichiche a bassa frequenza o forse per altri inconcepibili scopi, comunque malevoli.

Il pastore anglicano Donald Omand, ad esempio, era persuaso che esista una stretta connessione tra l’infestazione di certi luoghi – case, incroci stradali, laghi, montagne – e la comparsa inspiegabile di mostri, sia terrestri che acquatici (come il famoso “Nessie” del Loch Ness), da un lato; e la presenza diabolica dall’altro, il cui scopo è sempre e solo quello di nuocere alle creature umane, in tutte le maniere possibili, materiali e spirituali. (5)

Ebbene, nelle tradizioni dell’India antichissima esiste una quantità di racconti e tradizioni relativi a creature mostruose coperte di peli, simili a demoni; e, quello che è più interessante, esiste la possibilità di porre tali racconti in relazione con altri, che si riferiscono ad apparecchi volanti altamente tecnologici, i cosiddetti “Vimana”, dei quali si parla anche nelle grandi opere letterarie di quella civiltà, come il «Ramayana» e il «Mahabharata», nonché in opere di carattere prettamente religioso e sapienziale, come i «Purana».

La cosa è estremamente intrigante, perché sembrerebbe confermare che gli avvistamenti nella Pennsylvania occidentale del 1973 (oltre al caso di Stpehen Pulaski, se ne contarono addirittura una ottantina) appartengono ad una tipologia niente affatto nuova ed insolita, ma, al contrario, antichissima, con la quale già dovettero confrontarsi gli abitanti dell’India antica, i loro sapienti ed i loro sacerdoti e studiosi.

Vale la pena di riportare le riflessioni sviluppate a questo proposito del matematico, scienziato e filosofo, nonché insigne studioso dell’antica cultura vedica indiana, Richard L. Thompson, nel suo eccellente studio «Le civiltà degli alieni»:

«L’universo vedico è definito un prodotto di “maya”, l’illusione, e può essere visto come un sistema di realtà virtuale universale. Un significato della parola “maya” è “magia”.  Quando un mago genere un’illusione, come quella di tagliare una donna in due, ,m usa un apparato apposito. Nello stesso modo,  il mondo illusorio creato da un sistema di realtà virtuale  dipende dal computer, che è il suo apparato, e dal programma del computer, che è il suo mago.

Nell’universo vedico, il ruolo del computer è svolto da un’energia fondamentale chiamata “pradhana”, attivata da un’espansione dell’essere Supremo conosciuta come Maha-Visnu, che svolge la funzione di programmatore del’universo. Il “pradhana” attivato produce delle forme sottili di energia, e queste a loro volta producono la materia grossolana. Secondo la concezione vedica, entrambi questi tipi di energia sono paragonabili alle manifestazioni irreali prodotte da un sistema di realtà virtuale. Ma noi possiamo pensare a queste energie come reali, perché si comportano in modo coerente e affidabile per tutta la durata dell’universo.

Sebbene non sia direttamente percepibile dai nostri sensi ordinari, l’energia sottile è un prodotto del sistema universale tanto quanto la materia grossolana, e quindi è reale quanto la materia grossolana. In un certo senso è ancora più reale, dal momento che la materia grossolana proviene dall’energia sottile.

Nella storia di Sudaksina, il demone di fuoco erra un essere preesistente con un corpo di energia sottile, per cui la forma materiale grossolana è stata generata temporaneamente sulla base di quella forma sottile. È possibile che le creature della Pennsylvania, o il poltergeist del cane nero [osservato numerose volte nel corso degli ultimi due secoli, specialmente in località svariate della Gran Bretagna] , fossero manifestazioni analoghe. […]

Tra gli umanoidi vedici, ci sono parecchi gruppi che sono prevalentemente governati dall’ignoranza [Tamas].  Sono conosciuti generalmente come Bhuta (termine piuttosto appropriato che può essere tradotto come “entità”) e annoverano i Pisaca, gli Yaksa, i Rakshasa e i Vinayaka, come anche le Dakini, le Yatudhani e i Kusmanda. Di questi esseri si dice che vivono in forme di energia sottile sulla Terra e nelle regioni immediatamente al di sopra del’atmosfera terrestre. Sono famosi per i loro poteri mistici, compreso quello di apparire improvvisamente in forme materiali grossolane e poi sparire.

Il “Bhagavata Purana” spiega che questi esseri sono noti per la loro abitudine di interferire con il corpo e la mente,. Possono provocare la perdita dela memoria e gli incubi, e sono considerati particolarmente pericolosi per i bambini, tutti problemi che sono stati spesso segnalati anche in relazione ai rapimenti UFO. Il “Bhagavata Purana” continua dicendo che è possibile scacciare questi esseri recitando il nome di Vishnu (Dio):  In generale, la recitazione dei santi nomi dell’Essere Supremo può annullare l’influenza delle entità dominate dal “tamo-guna”.

Il “tamo-guna”, l’influenza dell’ignoranza, non comporta necessariamente una mancanza di sapere o di abilità. In effetti, un vasto sapere materiale è perfettamente compatibile con la più profonda illusione. Il progetto Manhattan nella seconda guerra mondiale ne è il perfetto esempio: i migliori fisici del mondo hanno usato le conoscenze più avanzate per creare un’arma che continua ancora oggi a minacciare la sicurezza del mondo intero.

Si potrebbe obiettare che c’erano delle ottime ragioni per costruire e utilizzare la bomba atomica. Per esempio, ha salvato la vita a milioni di americani e di giapponesi che sarebbero morti nell’invasione del Giappone, e poi se non avessimo lavorato duro per produrla noi, allora ci sarebbero arrivati prima i tedeschi o i giapponesi. Ma queste argomentazioni mostrano soltanto che l’illusione può avere una struttura logica. Un’illusione può essere così potente e pressante da rendere molto difficile vedere al di là di essa per percepire la realtà.

Nella letteratura vedica, Maya Danava è l’epitome della persona estremamente progredita nella conoscenza materiale e, allo stesso tempo, profondamente immersa nel’illusione. È famoso per aver creato delle meraviglie tecnologiche, come il “vimana” del re Salva[…], ma i suoi sforzi sono quasi sempre tesi a scopi illusori o distruttivi. In generale, nelle storie vediche riscontriamo che gli esseri dominati dall’ignoranza tendono a desiderare una tecnologia progredita e poteri mistici.

Molte manifestazioni ufo sembrano improntate al “tamo-guna”, e comportano anche una grande padronanza dei poteri mistici e della tecnologia materiale. Infatti, le creature viste da Stephen Pulaski erano mostri spaventosi che apparivano e scomparivano, ed erano accompagnati da uno strano UFO luminoso, anch’esso improvvisamente scomparso

Inoltre, è stato spesso segnalato che le entità UFO hanno trattato la gente in modo impersonale e insensibile, e sono anche famose per la capacità di apparire, scomparire e passare attraverso i muri.  […] Questi esseri hanno più volte presentato alla gente dei messaggi che risultano assurdi o ingannevoli. Tutti questi elementi sono caratteristici di alcuni umanoidi vedici, come i Bhuta, che sono prevalentemente nel “tamo-guna”.»  (6)

Esperto di matematica e materie scientifiche e collaboratore dei progetti della N.A.S.A., ma anche buon conoscitore delle antiche scritture dell’Induismo, Thompson possiede degli strumenti culturali che lo mettono in grado di istituire un audace raffronto tra una serie di episodi ufologici che noi crediamo tipicamente moderni, e tutta una serie di racconti e tradizioni contenuti nei Veda e in altri testi dell’India antica, proponendo una ipotesi di lavoro veramente originale.

Naturalmente, essa non si riferisce al fenomeno degli Oggetti volanti non identificati in quanto tale, né a tutti gli “incontri ravvicinati” di terrestri con creature presumibilmente aliene; ma si riferisce ad una parte ben precisa di essi, quella in cui sembra esservi una stretta connessione fra creature mostruose ricoperte di pelo e la presenza di “dischi volanti” in fase di avvicinamento e di atterraggio.

Dunque: se prendiamo come base di partenza l’ipotesi che l’intero universo materiale sia in realtà un universo virtuale, una specie di gigantesco ologramma generato da una forza illusionante che non possediamo alcun mezzo per riconoscere come tale, ma di cui possiamo solo sospettare l’esistenza in base a una serie di indizi, allora possiamo anche ammettere che le creature in esso presenti siano dominate dal secondo e soprattutto dal terzo “guna”, vale a dire dalla passione e dell’ignoranza, poiché quelle che si muovono nella dimensione del primo “guna”, la virtù, trovano ben presto la strada verso la liberazione dall’illusione fenomenica e ascendono alla realtà vera, ossia quella celeste. Naturalmente, non bisogna immaginare i tre “guna” come rigidamente distinti e separati, ma come realtà dinamiche continuamente operanti l’una sull’altra, in un gioco mutevole e sempre cangiante. (7)

Particolarmente pregnante è l’osservazione che sbaglieremmo nell’identificare il terzo “guna”, ossia l’ignoranza, con la mancanza di conoscenze scientifiche o razionali; al contrario, è possibilissimo (e l’esempio del “Progetto Manhattan” è quanto mai azzeccato) che una profonda ignoranza spirituale coesista con una straordinaria abilità e padronanza nel campo tecno-scientifico. Oseremmo anzi affermare che questo tratto è tipico della cultura moderna: quella, per intenderci, incominciata con la sedicente Rivoluzione scientifica del XVII secolo e con le teorizzazioni arroganti e meccanicistiche di Francis Bacon, Galilei, Cartesio ed, infine, Newton.

In linea generale, coloro i quali si sono posti con un minimo di serietà davanti al fenomeno delle presenze aliene sul nostro pianeta sono partiti, per lo più, da un pregiudizio manifestamente arbitrario: vale a dire, che l’evidente eccellenza tecnologica di esseri capaci di superare le immense distanze intergalattiche debba verosimilmente accompagnarsi ad un livello di evoluzione spirituale non meno avanzato. Pregiudizio manifestamente arbitrario, dicevamo, per la semplice ragione che sarebbe stato più che sufficiente considerare i tratti caratteristici della storia umana, nonché dell’umana psicologia, per giungere quasi subito a sfatare una simile supposizione: infatti vediamo continuamente, e sempre abbiamo visto, che l’evoluzione intellettuale e quella spirituale non sono necessariamente proporzionate e che è possibile, anzi decisamente frequente, che vi sia tra di esse una aperta sfasatura, sia al livello dei popoli e delle civiltà, sia al livello dei singoli individui e dei caratteri personali.

I “conquistadores” erano materialmente molto più avanzati degli Aztechi e degli Incas, ma ciò non li trattenne dal macchiarsi delle peggiori atrocità su quegli sventurati popoli; ed è quanto meno opinabile, a nostro avviso, che le sofisticatissime Forze armate statunitensi, che combattono in Afghanistan con i droni e possono localizzare ed annientare il nemico senza correre il minimo rischio, siano moralmente più evolute dei Talebani che stanno attualmente contrastando. Per non parlare del prevalente atteggiamento degli esseri umani, scienziati in testa, verso gli animali, considerati sovente nulla più che carne da macello o cavie per gli esperimenti più svariati e più crudeli; basti ricordare che, ogni ano, 45.000 animali vengono sacrificati soltanto per testare creme di bellezza, saponi e rossetti.

L’idea che creature di un altro mondo, o anche di un’altra dimensione, debbano “per forza” essere spiritualmente evolute e, quindi, animate da intenzioni altamente nobili e altruistiche nel momento in cui si avvicinano ai terrestri, è di una ingenuità colossale e tradisce la sua origine illuministica, versione post-moderna del mito rousseiano del “buon selvaggio”. Negli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900 sono fioriti numerosi “contattisti” i quali, più o meno in buona fede, sostenevano di essere portatori di messaggi di pace, amore e benevolenza da parte di creature di altri mondi, le quali veglierebbero su di noi e si adoprerebbero affinché non turbiamo l’ordine dell’Universo, ad esempio manipolando incautamente l’energia nucleare. George Adamski ne è stato il prototipo, ma anche in Italia se ne sono visti diversi, a cominciare da Eugenio Siragusa.

Naturalmente, abbiamo detto e ribadiamo che la casistica di cui ci stiamo qui occupando è estremamente specifica, poiché riguarda solo le creature mostruose dalle sembianze di Yeti e di probabile origine interdimensionale; il che significa che non è affatto da escludersi che,  accanto alle creature dominate dal “tamo-guna”, ve ne siano altre, animate da buone intenzioni verso gli esseri umani e sinceramente desiderose di collaborare alla loro evoluzione spirituale.

Ma questo è un altro discorso, che implica altri scenari e che solleva un altro ordine di interrogativi; e ne parleremo, semmai, in un’altra occasione.

NOTE

1) Cfr. R. Jack Perrin, «Contatti UFO» (titolo originale: «Le Mystère des OVNI. Fantastiques contacts extra-terrestres», Editions Pygmalion, 1976; traduzione italiana di Lucia Pontorieri, Milano, Giovanni De Vecchi Editore, 1978, pp.  289-290.

2) Cfr. Charles Fort, ««Il libro dei dannati» (titolo originale: «The Book of the Damned», Boni & Liveright, 1919;  traduzione italiana di Antonio Bellomi, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 1973, pp. 18-19.

3) Cfr. Leo Talamonti, «Universo proibito», Milano, Sugar & C. Editori, 1967.

4) Si ricordi, ad es., che la vicenda della possessione diabolica narrata nel romanzo di William Blatty «L’esorcista» (che si ispira a una casistica tutt’altro che romanzesca) ha inizio proprio con il “gioco” delle tavolette Ouija.

5) Cfr. Marc Alexander (a cura di), «La mia vita col Diavolo», 1978; traduzione italiana Torino, Casa Editrice Meb, 1980.

6) Da: Richard L. Thompson, «Le civiltà degli alieni»; titolo originale: «Alien identities», 1993; traduzione italiana di Giulia Amici, Jackson Libri, 1995, pp.  338-341.

7) Cfr. Francesco Lamendola, «Aumentare la propria consapevolezza per abracciare il mondo in uno sguardo», sul sito d Arianna Editrice in data 17/01/2010.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 14/11/2008 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 07 Dicembre 2017

Del 15 Settembre 2020

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