domenica, 13 Giugno 2021
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Quando la realtà «altra» irrompe nella normalità della vita d’ogni giorno

Quando la realtà «altra» irrompe nella normalità della vita d’ogni giorno. L’espressione «essere pronti per le cose» deve intendersi tanto per un salto evolutivo verso l’alto sia per una caduta ad un livello inferiore di Francesco Lamendola 

Si osservi questa fotografia: una splendida giornata estiva, un mare azzurro e calmo, una bella ragazza sorridente che si protende  sul bordo d’una barca a vela: cosa si potrebbe immaginare di più normale, di più rassicurante, di più solare?

Eppure, se si aguzza un po’ lo sguardo, si nota, in alto a destra, un oggetto che NON DOVREBBE ESSERCI: un corpo sferico che si libra nel cielo, di colore chiaro, forse dovuto all’effetto della luce che si riflette su di una superficie metallica.

Comunque, per facilitare le cose all’osservatore un po’ distratto, l’oggetto è stato evidenziato mediante un cerchietto rosso.

Impossibile sbagliarsi: è proprio un Oggetto Volante Non Identificato, che è stato catturato nella fotografia all’insaputa di colui che l’ha scattata e che, con ogni probabilità, è comparso solo al termine dello sviluppo, lasciando quest’ultimo sbalordito.

Egli certo credeva di aver documentato, per il piacere di ricordarlo in seguito, un momento sereno e spensierato di una piacevole vacanza al mare, durante una gita in barca; ha documentato, invece, una realtà “altra”, che si è infiltrata di soppiatto, per così dire, nella dimensione della quotidianità, simile a un viaggiatore clandestino o ad un ospite abusivo.

Quel piccolo oggetto dai riflessi metallici, che compare in maniera inequivocabilmente chiara nel margine superiore dell’immagine, è il classico elemento di disturbo nel quadro delle nostre rassicuranti certezze: il bruscolo di polvere che s’infila sotto la palpebra, il fastidioso sassolino che riesce a penetrare nell’interno della scarpa.

Tutto era così semplice e chiaro, prima che la foto venisse sviluppata: nessun mistero, nessun punto interrogativo: solamente cose note, tangibili, simpaticamente familiari: perché la natura umana, istintivamente, detesta le complicazioni, le vede come una noia ed un intralcio, come il granello di sabbia che compromette le ruote ben oliate della macchina cui ci affidiamo per la maggior parte della nostra vita.

In condizioni normali, infatti, noi viviamo con il pilota automatico inserito: guardiamo le cose e non le vediamo; udiamo i suoni e i rumori, eppure non li sentiamo; andiamo avanti tranquilli e sicuri, giorno dopo giorno, anno dopo anno, ancorati alle nostre certezze e alle nostre abitudini, che poi sono la stessa cosa: c’infastidisce assai il pensiero che, forse, non dovremmo dare nulla per scontato, nulla per compreso e per spiegato sino in fondo.

Ed ecco che quella macchiolina di colore, comparsa a tradimento sulla pellicola fotografica, manda all’aria le nostre rassicuranti certezze e fa penetrare in noi un elemento di inquietudine, obbligandoci a rallentare la velocità e a disinserire il pilota automatico: ci obbliga a guidare manualmente, osservando bene e riflettendo su ciò che, solo un attimo prima, davamo semplicemente per scontato ed evidente.

Certo, nel caso specifico, la foto potrebbe anche essere il risultato di un falso, di un più o meno abile ritocco; ma il punto non è questo: perché, se non siamo così ingenui da pensare che tutte le testimonianze relative all’insolito siano da prendere per oro colato, non siamo nemmeno così ottusi e prevenuti da non ammettere che ve ne sono, certamente, di autentiche. Anche se è certo, come diceva lo scrittore Arthur Conan Doyle per bocca del suo personaggio più universalmente noto, l’investigatore Sherlock Holmes, «gli uomini sono soliti disprezzare ciò che non sono in grado di comprendere».

Naturalmente, il concetto di “realtà altra” è molto, troppo ampio e impreciso: può abbracciare, infatti, tanto i fenomeni e le entità di natura fisica, ma tuttora inspiegati, quanto quelli di natura parafisica, fino a quelli di origine extraterrestre, ma non necessariamente inspiegabili (si pensi alla caduta dei meteoriti); per giungere, da ultimo, ai fenomeni del preternaturale e del soprannaturale, ovviamente per chi è disposto ad ammetterne la possibilità.

Ecco, questo è il nocciolo del problema: per indagare su tali realtà “altre”, o anche soltanto per essere in grado di percepirle, è necessario sviluppare la giusta attitudine mentale: né eccessivamente propensa alla credulità, né rigidamente corazzata nelle verità autoreferenziali del materialismo e dello scientismo più ortodossi.

Bisogna, in altri termini, essere capaci di stupirsi continuamente, senza avere la pretesa di poter spiegare tutto al primo sguardo e senza l’arroganza di relegare nel limbo delle cose impossibili ciò che esce dal quadro concettuale provvisoriamente stabilito alle leggi fisiche a noi note: provvisoriamente, si badi, perché, come dice Stephen Hawking, «qualsiasi teoria fisica è sempre provvisoria, è solo un’ipotesi. Una teoria fisica non può cioè mai venire provata. Per quante volte i risultati degli esperimenti siano in accordo con una teoria, è possibile la prossima volta ottenere un risultato che la contraddica».

Il fatto è che, per riuscire a porsi nella giusta prospettiva di fronte ai fenomeni insoliti, che contraddicono tutte le nostre razionalistiche certezze, occorre aver sviluppato non solo una larga e comprensiva elasticità mentale, rifiutando il ricatto dello scientismo oggi imperante; ma anche una vasta sfera della propria sensibilità e consapevolezza spirituali.

In altre parole, possiamo formulare la seguente “legge” dello spirito: le cose ci vengono incontro allorché noi siamo pronti per esse; non prima, né dopo: perché, se anche ciò accadesse, noi, semplicemente, non avremmo gli strumenti per rendercene conto (cfr. il nostro articolo «Disarmare con dolcezza il nostro nemico più tenace: noi stessi», apparso sul sito di Arianna Editrice in data 13/01/2010).

A questa formulazione si potrebbe obiettare che non sempre i protagonisti di esperienze fuori dal normale sembrano aver maturato in sé i mezzi adatti per viverle nel modo più proficuo; e, inoltre, che tali esperienze sono fra loro talmente diverse, sia quanto alla loro natura (materiale o immateriale), sia quanto agli effetti che sono suscettibili di produrre (benefici o malefici), che appare arbitrario volerle raggruppare in un’unica categoria.

Partiamo da questa seconda obiezione.

Non vi è il minimo dubbio che fra l’avvistamento di un Oggetto Volante Non Identificato, o anche l’incontro con delle creature aliene, e una apparizione di tipo mistico e religioso, magari accompagnata da manifestazioni fisiche anormali (e lo stesso può dirsi per le aggressioni del Male, fino al caso estremo della possessione demoniaca), esistono differenze immense, non solo quantitative, ma qualitative.

Nondimeno, un denominatore comune, forse, c’è: lo scardinamento del quadro della realtà ordinaria, la messa in crisi irreversibile delle certezze abitudinarie che ci facevano vivere con il “pilota automatico” perennemente inserito. Si tratta, pertanto, di occasioni che la vita sembra offrirci per ripensare non solo le nostre convinzioni, più o meno superficiali, più o meno profonde, circa la natura della realtà esterna, ma anche sul senso dell’esistenza in generale e sul significato della nostra vita individuale, in particolare.

La risposta alla seconda obiezione si intreccia con la prima. Se è vero che le cose ci vengono incontro quando noi siamo pronti per esse, ciò significa che noi siamo messi nelle condizioni di fare quelle esperienze che corrispondono al livello della nostra evoluzione spirituale. Una persona che abbia già sviluppato una forte dimensione mistica, sarà messa nelle condizioni di fare esperienze di tipo mistico; mentre una persona che non si sia mai posta problemi di ordine spirituale, e, forse, nemmeno curiosità di tipo scientifico, potrebbe imbattersi in situazioni inaspettate ed insolite nella dimensione della realtà fisica.

Inoltre, una persona che abbia coltivato la generosità, l’amore, il perdono delle offese, sarà messa in condizioni di sperimentare l’ineffabile incontro con il Divino; mentre una persona che abbia deliberatamente coltivato l’egoismo, l’invidia e la malignità, potrebbe andare incontro alle sconvolgenti manifestazioni delle entità di natura inferiore, il cui scopo è danneggiare gli umani in tutti le maniere possibili, spiritualmente ed anche fisicamente.

Contro obiezione: «Accade, però, che talvolta i santi incontrino il Diavolo; e, talvolta, che i peggiori peccatori abbiano il privilegio di incontrare il Divino». A ciò si potrebbe replicare che le vie dell’Assoluto non sono le nostre vie, immersi come noi siamo nella dimensione del relativo: per cui non siamo in grado di comprendere perché determinate cose avvengano in un modo, piuttosto che in un altro.

Per ciò che riguarda i fenomeni relativi alle creature extraterrestri, ammesso e non concesso che si tratti di entità di natura puramente fisica, è ben vero che, talvolta, sono persone del tutto impreparate, sia intellettualmente che spiritualmente, a fare l’esperienza dell’incontro con esse; e, ovviamente, bisognerebbe poi vedere, caso per caso, quali effetti tali esperienze abbiano prodotto,  nel tempo, all’interno delle loro vite: poiché è certo che da esperienze del genere non si esce mai del tutto indifferenti, ma più o meno profondamente cambiati.

Anche a questa apparente incongruenza, però, esiste una spiegazione che ci sembra abbastanza soddisfacente, si capisce, come pura ipotesi di lavoro. Ed è questa: così come le esperienze del paranormale avvengono, quasi sempre, allorché la coscienza di colui che le sperimenta si trova in uno stato di dolce torpore e di bassa intensità psichica, ad esempio guidando l’automobile lungo un monotono tratto di autostrada, o poco prima di appisolarsi in poltrona; allo stesso modo l’incontro con le entità aliene potrebbe coinvolgere di preferenza quei soggetti che, per la loro scarsa o nulla conoscenza dell’argomento e per la loro modesta curiosità intellettuale, sono del tutto sgombri da pregiudizi di qualsiasi tipo, sia in un senso che nell’altro e che, pertanto, offrono il “terreno” ideale per viverle in tutta la loro nuda intensità.

Insomma: nella vita si reagisce alle situazioni in cui ci si viene a trovare, quelle ordinarie ed, eventualmente, quelle straordinarie, in base agli strumenti concettuali e spirituali che si possiedono: né più, né meno.

Prendiamo, a titolo di esempio, il caso della straordinaria scoperta archeologica avvenuta nel 1937, nelle caverne di Bayan Kara Ula, ove si rinvennero degli enigmatici “dischi” che recavano incisa la storia dell’atterraggio forzato di creature aliene, avvenuto circa 12.000 anni fa in quella remota località, situata presso il confine tra Cina e Tibet. Ebbene: uno studioso dalla mente libera e dalla sensibilità aperta verso tutte le meraviglie del possibile, sarà indotto a ripensare l’intera parabola della storia umana ed il suo stesso significato; mentre uno imbevuto di pregiudizi “scientifici” escluderà a priori una tale eventualità, senza nemmeno prendersi la briga di esaminarla seriamente, solo perché essa contrasta con il quadro concettuale attualmente riconosciuto dalla comunità accademica internazionale.

La stessa cosa vale per il casuale testimone di fenomeni extraterrestri o paranormali: come quando, sviluppata una lastra fotografica, compare, nell’immagine di una stanza o di un giardino, una “presenza” misteriosa di aspetto umano; o come quando, riascoltando una conversazione registrata, si odono le parole di un discorso inaspettato, pronunciate da una voce che sembra provenire da un’altra dimensione.

Premesso che quel testimone, forse, non è stato così casuale come si potrebbe credere (perché nulla, forse, è realmente casuale), bisognerà vedere che uso egli saprà o vorrà fare di tali esperienze: dalla reazione più banale di volerle rapidamente rimuovere, a quella più impegnativa di volerle comprendere o, quanto meno, di accogliere la sollecitazione ad un ulteriore ripensamento del reale, di cui esse sono latrici.

Giova sgombrare il campo da un possibile fraintendimento: l’espressione «essere pronti per le cose» deve intendersi tanto verso l’alto, quanto verso il basso: sia per un salto evolutivo, sia per una caduta ad un livello inferiore. Perciò le cose che ci vengono incontro agiscono come un catalizzatore delle nostre possibilità e delle nostre disposizioni: mentali, morali, spirituali; buone o cattive che siano. E l’uso che ne facciamo può essere un trampolino verso orizzonti di maggiore libertà e consapevolezza, oppure verso più neri abissi di tenebre.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08/02/2011 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 18 Dicembre 2017

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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