lunedì, 1 Marzo 2021
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Se creature aliene visitano la Terra, perché non si fanno conoscere chiaramente?

Se creature aliene visitano la Terra, perché non si fanno conoscere chiaramente? All’obiezione di metodo si può replicare ma bisogna considerare le cose in buona fede e con la mente il più possibile sgombra da pregiudizi di Francesco Lamendola 

Se delle creature aliene vistano la Terra, perché, invece di manifestarsi a pochi individui isolati e senza quasi mai lasciare prove evidenti e incontrovertibili del loro passaggio, non si manifestano chiaramente agli umani, ad esempio presentandosi a folle numerose, oppure ai capi politici o, ancora, ai più eminenti scienziati della nostra specie?

Questa è l’obiezione classica che gli scettici pongono a ogni ragionamento ulteriore in materia di presenze extraterrestri; e, in genere, per chiudere definitivamente il discorso, amano citare i casi più controversi di contattismo o, addirittura, di vera e propria frode (ad esempio, fotografie truccate di astronavi aliene, riconosciute come tali); un po’ come, per chiudere il discorso sulla criptozoologia, essi amano esibire la celebre fotografia del modellino del “mostro” di Loch Ness o, per chiudere il discorso sui fenomeni medianici, ostentano trionfanti il dato, storicamente esatto, che alcuni famosi “medium” vennero pescati in flagrante mentre tentavano di simulare la comparsa di entità venute dall’altro mondo.

A queste due obiezioni, di metodo e di merito, è, in realtà, facilissimo rispondere, se si considerano le cose in buona fede e con la mente il più possibile sgombra da pregiudizi.

All’obiezione di metodo si può replicare che appunto le modalità ambigue dei contatti fra creature aliene e terrestri costituiscono il messaggio principale delle prime alle seconde: un po’ come i depositari di un sapere di ordine superiore non si mettono a parlare dal palco dello Speaker’s Corner, rivolgendosi indiscriminatamente a qualsiasi perditempo e buontempone, ma selezionano accuratamente i possibili discepoli o, comunque, le persone meritevoli di essere scelte per ricevere gli elementi di un tale sapere iniziatico.

Senza voler sembrare irriverenti, vorremmo ricordare che Gesù Cristo parlava abitualmente alle folle in parabole, non, come una teologia un po’ mielosa vorrebbe far credere, per essere più facilmente compreso da tutti, ma, al contrario, per “scremare” l’uditorio e costringere le persone veramente interessate a recepire il suo messaggio a sforzarsi di uscire dalla propria pigrizia mentale e dalle proprie categorie precostituite, onde aprirsi con assoluta umiltà e disponibilità all’accoglienza di una dottrina che, sulle prime, poteva apparire sconcertante e, comunque, in grave contrasto con l’interpretazione corrente delle Scritture.

Per fare un esempio, la parabola del seminatore, che viene narrata sia nei tre Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), sia nel Vangelo apocrifo di Tommaso, è accompagnata da una osservazione di carattere generale sulla pedagogia stessa del parlare in parabole. Alla domanda dei suoi discepoli, sul perché egli parlasse in parabole, Gesù risponde (Mt., 13, 11-16):

 «Perché a voi è  dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così ha chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono». E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice:

“Voi udrete, ma non comprenderete,

guarderete, ma non vedrete.

Perché il cuore di questo popolo

si è indurito, son diventati duri di orecchi,

e hanno chiuso gli occhi,

per non vedere con gli occhi,

non sentire con gli orecchi

e non intendere con il cuore e convertirsi,

e io li risani.”

Ma beati i vostri orecchi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e  non l’udirono!»

Tornando al discorso sulle presenze aliene, lo scettico potrebbe obiettare che le persone che sono state “scelte” come testimoni di incontri ravvicinati o, addirittura, che sarebbero state designate a farsi intermediarie di messaggi per l’umanità, non hanno proprio nulla di speciale e non si distinguono né per doti intellettuali, né per qualità morali da qualunque altro membro del genere umano: per cui cadrebbe il presupposto essenziale della scelta preferenziale da parte del maestro.

A ciò si può tuttavia rispondere che non esistono criteri oggettivi per stabilire se un individuo possieda delle doti speciali, tanto più se la scelta viene operata dai membri di una razza diversa da quella umana, i quali, ovviamente, ragionano anche in base a differenti categorie logiche, filosofiche, morali.

Per quanto riguarda, poi, l’obiezione di merito, è evidente che la presenza di qualche moneta falsa, o anche di parecchie monete false, non significa, di per sé, che non esistano monete buone: sostenere una cosa del genere, infatti, sarebbe manifestamente assurdo.

Tuttavia, lo scettico è in genere un razionalista, un materialista e uno scientista che ha già deciso, in cuor suo, la questione di ciò che è possibile e di ciò che non lo è, di ciò che è vero e di ciò che è falso: possibile è solo ciò che il Logos razionale e la scienza occidentale moderna ritengono tali; tutto il resto è impossibile e quindi, automaticamente, se qualcuno sostiene qualche cosa di diverso, deve trattarsi di una falsità e di una menzogna, se non di un vero e proprio raggiro.

Questi signori hanno una tremenda paura di passare per dei sempliciotti creduloni, al punto che si direbbe che la loro reputazione di persone le quali non si lasciano menare per il naso stia loro molto più a cuore della ricerca spassionata della verità.

E allora cominciamo col mettere bene in chiaro che parlare, genericamente, di creature aliene presenti sul nostro pianeta, significa adoperare un linguaggio talmente vago da risultare pressoché inintelligibile, e forse significa farlo in maniera deliberata, cioè in malafede.

L’espressione “creature aliene” – come anche, del resto, l’espressione “oggetti volanti non identificati” – può comprendere praticamente tutto ciò che non appartiene alla specie umana e sulla cui effettiva natura esistono diversi gradi di certezza, diversi livelli di plausibilità, diverse ipotesi interpretative. È un contenitore immenso, ma talmente generico da risultare assolutamente caotico; è indispensabile fare un po’ di ordine preliminare, pertanto, se non si vuol parlare in maniera ambigua o incomprensibile.

Prima di tutto, bisogna distinguere fra entità non umane, ma pur sempre  biologiche, ed entità di tipo puramente spirituale.

Una entità biologica possiede una qualche forma di metabolismo, di respirazione, di circolazione, il tutto nel contesto di un supporto corporeo che, se non esclude affatto l’esistenza di una dimensione ulteriore, spirituale (l’anima, nel linguaggio comune), rimane comunque elemento necessario e indispensabile.

Pertanto, un tal genere di creature si muovono nella dimensione dello spazio e del tempo a noi noti, anche se, forse, conoscono il segreto per uscirne e rientrarvi a piacere (il che spiegherebbe certe improvvise apparizioni e certe improvvise scomparse); e, muovendosi, sono suscettibili di lasciare tracce più o meno chiare del loro passaggio e della loro presenza (erba bruciata in corrispondenza degli atterraggi, impronte di piedi sul terreno umido, rami spezzati, ecc.), esattamente come farebbe qualunque altra creatura terrestre, umana e non umana.

Altro discorso riguarda le entità che non possiedono un corpo materiale così come noi lo conosciamo e che non sono “semplicemente” capaci di materializzarlo e smaterializzarlo (ciò che è una questione di tecnologia e può essere fatto anche con gli oggetti, ad esempio le astronavi; così come si dice sia stato fatto dagli umani stessi nel cosiddetto “Esperimento Filadelfia” del 1943), ma sono in se stesse di natura esclusivamente spirituale.

In tutte le mitologie e le religioni si parla di tali entità, ora come angeli o demoni, ora come spiriti dei trapassati, ora come esseri semidivini o come vere e proprie divinità; e, come noto, esse possiedono sia l’attributo della benevolenza, sia quello della malignità, potendo agire tanto in maniera benefica, quanto in maniera ostile e crudele nei confronti degli umani.

Naturalmente, vi è una bella differenza fra un dio e un angelo, come pure fra un angelo e lo spirito di un defunto; e già questo ci fa capire come sia enormemente vasto e complesso il campo che ci accingiamo ad esplorare.

Numerosi eventi soprannaturali che appartengono alla sfera del religioso possono venire ricondotti ad una tale fenomenologia, in particolare le apparizioni dei santi, le apparizioni mariane (per alcune delle quali l’ex gesuita Salvador Freixedo ipotizza, invece, una spiegazione molto diversa e sconcertante), le visioni dell’aldilà (come quella di Beda il Venerabile), le “voci” (come quelle udite da Giovanna D’Arco) e così via. Ovviamente vi rientra anche il fenomeno della possessione demoniaca, spesso, però, collegato ad una azione umana intenzionale, basata sulle pratiche della magia nera.

Esistono anche delle entità elementali, secondo il folklore e la letteratura popolare (orale o scritta) di tutte le società umane, ed anche secondo il sapere magico e alchemico: significativa convergenza fra le zone “basse” e quelle “alte” della cultura, nel corso di tutta la storia umana a noi conosciuta. Si tratta di entità prive di corpo, ma capaci di manifestarsi con un corpo apparente, che nell’antichità erano identificate con gli spiriti della natura e che, più recentemente, sono entrate a far parte della categoria dei folletti, delle fate, degli elfi e simili. Di natura imprevedibile e capricciosa, sogliono burlarsi degli umani, ma anche, a volte, si danno a proteggerli o a beneficarli, ad esempio rivelando loro l’ubicazione di tesori nascosti.

Secondo il mistico cristiano Daskalos, invece, gli elementali sono delle creazioni psichiche del’uomo stesso che, attraverso i sentimenti, i pensieri, le parole e le azioni, dà vita a degli autentici esseri viventi, secondo la legge del karma, tanto positivi (specie nel campo dell’arte e della guarigione), quanto negativi (che culminano nell’ossessione e nella possessione). Secondo Alexandra David-Neel, i lama tibetani possedevano l’arte di creare a piacere tali esseri psichici ed ella stessa vi si provò, materializzando un monaco dall’attitudine maligna e stentando, poi, a liberarsene.

A questa classe di entità potrebbero forse appartenere anche numerose creature di incerto statuto ontologico, dai fantasmi delle case e dei luoghi infestati, a certi animali misteriosi che appaiono solo ad alcune persone (dai “cani neri” delle campagne inglesi, ai mostri acquatici di numerose località, dalla Siberia al Canada) ed anche alcuni ectoplasmi ed altre creazioni psichiche prodotte dai “medium” nel corso delle sedute spiritiche, fenomeni che si accompagnano sovente alla comparsa di oggetti (pietre, in particolare, ma anche forbici, coltelli, ecc.) che “piovono” da altre dimensioni e che poi permangono, dopo aver attraversato pareti e soffitti ed essere caduti senza fare del male, in genere, ai presenti.

Anche i cosiddetti “mostri pelosi”, di cui ci siamo occupati in un articolo apparso nel numero di marzo di “X Times”, e che sovente vengono avvistati in concomitanza con la comparsa e l’atterraggio di astronavi aliene, potrebbero rientrare nella categoria degli elementali di natura maligna creati dalla mente umana; ma si tratta solo di un’ipotesi, che può coesistere con numerose altre interpretazioni del fenomeno.

Queste, dunque, le principali categorie di entità non umane, secondo le antiche tradizioni e le moderne scienze dello spirito; ma ve ne sarebbero anche numerose altre, ad esempio le “larve” o “gusci psichici” che vagano nella dimensione sottile e che possono vampirizzare il corpo astrale dell’uomo allorché esso fuoriesce dal corpo fisico, sia volontariamente (nei viaggi astrali e nelle operazioni magiche), sia involontariamente (nei sogni di un certo tipo o negli incidenti gravi e  improvvisi).

In definitiva, potremmo ipotizzare l’esistenza di almeno due tipi di creature aliene capaci di agire nel mondo terrestre:

1) creature biologiche dotate di un corpo fisico, di una mente e quindi di un’intelligenza, in possesso di una elevatissima tecnologia che permetterebbe loro di viaggiare attraverso i varchi dello spazio-tempo e di comporre o scomporre a piacere la materia, sia del proprio corpo che dei propri mezzi di trasporto intergalattici;

2) creature spirituali appartenenti ai generi più diversi, in ogni caso provenienti non da altri mondi, ma da altre dimensioni: prive, pertanto, di corpo fisico, ma capaci di manifestarsi agli umani con l’apparenza di un corpo e di interagire quindi con essi non solo sul piano psichico e spirituale, ma anche su quello fisico.

A ciò bisogna aggiungere la probabile, anzi, quasi certa esistenza di astronavi ritenute aliene, ma in realtà di origine terrestre, occultate in basi segrete sotterranee e capaci non solo di effettuare evoluzioni di tipo non convenzionale nell’atmosfera, ma anche di entrare ed uscire dalla superficie marina, sotto la quale esisterebbero altre basi segrete (si pensi alle sparizioni subitanee ed inspiegabili, senza traccia di relitti di alcun tipo, di navi ed aerei in alcune zone oceaniche, specialmente nel Triangolo delle Bermuda e nel Mare del Diavolo giapponese).

Alcuni ricercatori, come il controverso David Icke, ipotizzano che nelle basi segrete terrestri vi sia una sorta di collaborazione fra autorità militari, specialmente statunitensi, e creature extraterrestri, con relativo scambio di tecnologia e con probabili patti scellerati, ad esempio l’autorizzazione agli alieni di rapire, a scopo di esperimento, creature umane, in cambio di informazioni scientifiche avanzatissime.

Come si vede anche da questa pur rapidissima disamina, la materia relativa ai contatti fra esseri umani e creature provenienti da altri mondi e da altre dimensioni è enormemente vasta e complessa e coinvolge una quantità di ambiti disciplinari, che vanno dalla chimica alla fisica, dalla biologia all’astronautica, dalla parapsicologia alla storia delle religioni, e molti altri ancora.

È chiaro che nessuno studioso serio potrebbe padroneggiare tali e tanti campi di ricerca, per cui ciò di cui c’è bisogno sarebbe un lavoro di équipe multidisciplinare, che coordinasse esperti di tutti questi rami del sapere, con una base culturale condivisa: l’assoluto rifiuto dei pregiudizi, primi fra tutti proprio quelli di matrice scientista e neopositivista, in nome di una ricerca della verità assolutamente spassionata e disinteressata.

Una scienza bene intesa, infatti, non dichiara impossibili alcuni fenomeni solo perché non rientrano nell’ambito delle conoscenze attuali o perché contrastano con il suo impianto ideologico; né si rifiuta di studiarli con la scusa che una parte di essi sono riconducibili a errori o frodi, ma tiene ben fermo il principio che, se i fatti danno torto alla teoria, è la teoria che deve essere rivista, e non i fatti a dover essere ignorati.

E adesso possiamo tornare al nostro assunto iniziale, e provare a rispondere alla domanda sul perché le creature aliene, se visitano abitualmente il nostro pianeta, non si danno a riconoscere in modo chiaro e inequivocabile.

Nel caso di creature malvagie, siano esse di natura biologica o spirituale, la ragione è chiara: è nel loro interesse rivelarsi il meno possibile, esattamente come i malviventi che si aggirano, di notte, nelle nostre città, in cerca di passanti da rapinare o di case da svaligiare.

Nel caso di creature tecnologicamente evolute, ma non altrettanto evolute sul piano spirituale, il loro comportamento si potrebbe paragonare a quello dell’uomo nei confronti degli altri viventi terrestri: pur senza essere mosso da una esplicita volontà maligna, l’uomo non si fa scrupolo di catturare, imprigionare, vivisezionare, uccidere e mangiare gli animali. Anche in questa eventualità, è comprensibile che gli alieni non desiderino manifestare in modo troppo clamoroso la loro presenza, per non mettere eccessivamente in allarme le loro cavie e i loro animali da allevamento, che saremmo noi umani.

Nel caso, infine, di creature spiritualmente evolute, e quindi benevole verso l’uomo così come verso ogni altra forma di vita, la ragione del loro relativo riserbo potrebbe essere analoga a quella, di cui abbiamo detto all’inizio, che ispira da sempre l’atteggiamento del maestro nei confronti dei propri discepoli.

La fenomenologia dei “cerchi nel grano”, ad esempio, potrebbe trovare spiegazione in questa prospettiva. Si tratta di un fenomeno ambiguo e misterioso, nel senso che esso è abbastanza evidente per quanti vogliano fare i conti con esso, e al tempo stesso abbastanza incerto perché quanti non vogliono prenderlo in considerazione, trovino il modo di ignorarlo o liquidarlo come pura e semplice frode.

Ecco, dunque, che si verifica una prima scrematura nei confronti degli umani: se i cerchi nel grano sono di origine non umana, allora devono avere un significato che non si riduca a una semplice burla, un significato profondo, metafisico ed esistenziale insieme. Ma per prendere in esame questa possibilità come una seria ipotesi di ricerca, occorre essere relativamente liberi da pregiudizi scientisti e razionalisti e non avere paura di rischiare il ridicolo, specialmente al livello della cultura accademica. Si sa che nelle università e nei salotti buoni della cultura contemporanea non sono particolarmente apprezzati gli studiosi che osano prendere sul serio certe classi di fenomeni che riguardano il soprannaturale o che spalancano orizzonti inediti sulle nostre conoscenze scientifiche attuali, rivoluzionando paradigmi ormai consolidati.

Perciò, se un serio studioso si prende la briga di domandarsi che cosa vogliano dirci, nel loro linguaggio simbolico, i “cerchi nel grano”, vuol dire che possiede senz’altro una certa dose di indipendenza di giudizio e di spirito critico, almeno nei confronti del conformismo dominante; e, se pure si interessano a fenomeni del genere anche persone del tutto inclini a prendere per buona qualsiasi cosa, ciò non inficia il precedente assunto. Anche nell’ambito dei fenomeni religiosi si verifica la stessa cosa: vi sono i fedeli abitudinari e creduloni e vi sono gli autentici uomini di fede o gli autentici ricercatori della Verità.

Né si dimentichi che, per taluni scienziati e filosofi di formazione positivista, lo scetticismo beffardo con il quale essi considerano tutte queste cose non è altro che la manifestazione di un loro rozzo credo religioso: la religione della Scienza, intesa non nel suo nobile significato originario, ma come professione di sistematica arroganza intellettuale.

Il messaggio dei “cerchi nel grano”, se ve ne è uno, non è evidente ed univoco; né l’esistenza di talune frodi accertate semplifica le cose. Bisogna farsi delle domande, delle domande difficili di ordine metafisico: domande sul senso del nostro posto nel mondo, sul significato della nostra esistenza sia individuale, sia collettiva. Bisogna chiedersi, ad esempio, se e in quale misura l’esistenza di altri mondi abitati e di altre creature intelligenti nell’universo, delle quali poco o nulla sappiamo, modifichi la nostra prospettiva filosofica, religiosa, politica, morale, estetica e quanto siamo disposti ad allontanarci dai sentieri conosciuti per addentrarci in un territorio ancora sostanzialmente inesplorato.

La stessa cosa può dirsi, in generale, per tutto ciò che ha attinenza con l’eventuale presa di contatto della nostra specie con altre forme di vita intelligente o con altre creature di ordine spirituale. Il tema è talmente smisurato e le nostre facoltà intellettive, al confronto, talmente limitate, che esso incute un sacro timore, sì da far tremare – direbbe Dante –  le vene e i polsi. C’è, soprattutto, il pericolo di fare una tremenda confusione e una tremenda indigestione, proprio per la suaccennata compresenza di ambiti disciplinari così vari, ciascuno dei quali presuppone differenti categorie intellettuali e persino differenti linguaggi e codici simbolici.

Quest’ultima considerazione ci riporta al caso dei “cerchi nel grano”. Se essi sono disegnati in un linguaggio simbolico, di quali simboli, di quale linguaggio si tratta? Può esservi un linguaggio simbolico universale, anteriore cioè a tutte le culture storiche da noi conosciute e, magari, anche a quelle che noi non conosciamo, perché non sono di origine terrestre?

La Tradizione iniziatica, in verità, lo sostiene fermamente e lo ha sempre sostenuto, in mezzo al marasma delle trasformazioni culturali, scientifiche, religiose, proprio perché si tratta di un sapere originario di natura non umana e superiore all’umana.

Un’ipotesi folgorante: fra alcune delle creature aliene di tipo spirituale e benevolo, non potrebbero esservi quei Maestri Invisibili che, dall’inizio dei tempi, si sforzano di tener viva la fiammella della Tradizione primordiale, anche in mezzo alle tenebre dell’ignoranza e dell’oscurantismo scientista?

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 06 Maggio 2017

Del 15 Settembre 2020

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