venerdì, 24 Settembre 2021
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Vampiri e lupi mannari sono creature della mente o provengono da un’altra dimensione?

Vampiri e lupi mannari sono creature della mente o provengono da un’altra dimensione? Gli studiosi del fenomeno Ufo sanno bene che molti dei cosiddetti «incontri ravvicinati» sono accompagnati da creature umanoidi pelose di Francesco Lamendola  

Sia i vampiri che i lupi mannari sono creature presenti da lungo tempo nel folklore e nei racconti di moltissimi popoli, sia in Europa che negli altri continenti.

Nel suo interessante (e poco conosciuto) libro Il tamburo degli spiriti, Michele Anagrio racconta diversi episodi, sia antichi che moderni, che si sarebbero verificati in Estremo Oriente, e particolarmente in Cina. (1)

Ma, per limitarci al nostro continente, possiamo osservare che sia la tradizione relativa alla licantropia, ossia alla trasformazione dell’uomo in lupo (o in altro animale selvaggio, come l’orso), sia quella relativa al vampirismo, risalgono all’antichità classica. Il primo racconto completo relativo ai lupi mannari si trova nel Satyricon di Petronio, romanzo dell’epoca di Nerone (seconda metà del I sec. d. C.); mentre dei vampiri, ossia morti che ritornano dalla tomba per succhiare il sangue e la vita dei vivi, o di creature similari (le lamie), vi è traccia già nel mondo ellenistico. Ne parla, in particolare, Filostrato, alla fine del II o al principio del III sec. d. C., nella sua Vita di Apollonio di Tiana, commissionatagli dalla moglie di Settimio Severo.

Ne abbiamo già parlato in alcuni precedenti lavori (2); per cui non ci soffermeremo oltre, in questa sede, sull’aspetto storico di tali tradizioni, tanto più che esistono già degli ottimi studi sull’argomento. Fra tutti, ricordiamo qui La stirpe di Dracula, di Massimo Introvigne (3), il quale, peraltro, relega senz’altro l’intera tradizione relativa al vampirismo nel regno delle credenze prive di fondamento oggettivo.

Quest’ultimo, invece, è proprio il punto che qui ci interessa approfondire.

La domanda che vogliamo porci è se delle tradizioni così remote, che partono dall’antichità greco-romana (per non parlare di civiltà anteriori, quali l’egizia, la sumero-babilonese, l’indiana), possano essere liquidate semplicemente quali leggende prive di riscontro reale; o se si possa ammettere in esse un nucleo di verità, poi rielaborato in forme sempre più corrive e popolari, quali il romanzo ad effetto (si pensi a Dracula il vampiro, di Bram Stoker) o il film del genere orrorifico.

In subordine, ci domandiamo se, una volta ammesso un tale nucleo di verità, degli esseri come i   vampiri e i lupi mannari si debbano intendere esclusivamente quali creature della mente – ad esempio, i cosiddetti «vampiri psichici» evocati dagli stregoni dediti  alla magia nera – o quali creature provenienti da un altro mondo o, piuttosto, da un’altra dimensione.

È stato notato, infatti – a convalidare quest’ultima possibilità – che alcune apparizioni di vampiri e lupi mannari presentano caratteristiche tali da apparentarle alle apparizioni dei fantasmi, particolarmente per quel che riguarda la loro scomparsa improvvisa e totale, come se si fossero dissolti all’improvviso.

Ricordiamo, per inciso, che il sacerdote anglicano Donald Omand, protagonista di una serie di vicende inquietanti e di esorcismi spettacolari negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, era fermamente persuaso che molte creature minacciose o fantasmatiche, come vampiri, cani fantasma e creature preistoriche, quali il «mostro» di Loch Ness, fossero emanazioni del Male e che non avessero consistenza reale, bensì provenissero da una irruzione di forze diaboliche, cui l’unica risposta possibile era una cerimonia di esorcismo (4).

Abbiamo anche preso in esame, in altra sede, la possibilità che queste creature malefiche siano opera di evocazione da parte di praticanti della magia nera; e, anzi, riteniamo molto probabile, se non addirittura certo, che almeno una parte della casistica ad esse relativa tragga origine da questo genere di operazioni. (5)

I casi dei quali ci vogliamo qui particolarmente occupare sembrano andare, tutti e tre, nella direzione di una realtà altra, popolata da creature non umane e malefiche, le quali potrebbero essere tanto di origine diabolica, quanto di origine magica.

Scrive Rosemary Ellen Guiley nel suo Dizionario dei vampiri e dei lupi mannari:

Che i Lupi mannari esistano davvero nel mondo reale o che siano parte di un qualche mondo parallelo che occasionalmente e temporaneamente diviene accessibile, è stato dibattuto dai ricercatori.  Alcuni incontri paiono piuttosto spettrali, suggerendo così un mondo o una dimensione parallela. Elliott O’Donnell riportò il caso di un apparente Lupo mannaro fantasma, riferitogli da una giovane donna che aveva avuto tale esperienza. Jean St. Denis abitava in una piccola fattoria nel Merionetshire, nel Galles. Andava alla banchina della stazione ferroviaria per disegnare i suoi schizzi. Una notte, al tramonto, mentre stava raccogliendo la sua roba, notò una figura strana e indistinta seduta su un carro merci lì vicino. Quella figura pareva fissarla. In quel momento si rese perfettamente conto del fatto che la stazione era deserta, eccezion fatta per lei e quella figura che lei scambiò per un uomo. Gli chiese l’ora, ma quello non rispose. Jean St. Denis finì rapidamente di impacchettare le sue cose e se ne andò. Avrebbe dovuto camminare fino alla fattoria da sola, mentre faceva sempre più buio. Lungo la strada, si rese conto di essere seguita., Guardandosi alle spalle, riuscì a vedere quella strana figura dietro di sé.  Con tutta quella strada buia e solitaria da percorrere, decise di affrontarlo. Rimase terrorizzata nello scoprire che il suo inseguitore era per metà uomo e per metà lupo. Aveva il corpo simile a quello di un uomo, nudo e grigio, e una spaventosa testa di lupo con occhi fiammeggianti. Quando accese la torcia verso quel volto, quello si ritrasse e mise davanti agli occhi le mani simili a zampe. Poi la creatura scomparve completamente, come un fantasma. (6)

Come si vede, in questo racconto compaiono elementi tipici della fenomenologia dei fantasmi «classici», quali la comparsa improvvisa e la scomparsa subitanea. La sensazione che se ne ricava, pertanto, è quella di trovarsi di fronte a una creatura di tipo spettrale, a una apparizione più che a una presenza fisica.

Al tempo stesso, lo sguardo fisso del lupo mannaro sulla signorina Jean St. Denis, protagonista dell’episodio, e il silenzioso inseguimento attraverso il bosco nell’oscurità incipiente del sole al tramonto, ci riportano a un’altra tipologia di fenomeni preternaturali, che ricorda piuttosto taluni «incontri ravvicinati» fra esseri umani e creature extraterrestri.

Gli studiosi del fenomeno U. F O. sanno bene che, in una certa percentuale dei cosiddetti «incontri ravvicinati» del terzo o quarto tipo, la comparsa di aeronavi aliene e il loro atterraggio, generalmente notturno, in presenza di testimoni umani, è accompagnata dalla comparsa inspiegabile, e dalla scomparsa altrettanto misteriosa, di creature umanoidi pelose e selvagge, dall’aspetto terrificante e dalla statua gigantesca; in maniera tale da lasciar ipotizzare una qualche forma di relazione tra i due ordini di fenomeni. (7)

Se così fosse, bisognerebbe ammettere che, in tali casi, ci troviamo in presenza di una tipologia di fenomeni che coinvolgono sia la sfera materiale (la comparsa delle astronavi), sia quella medianica, con l’irruzione di creature che richiamano il pitecantropo evocato dal famoso medium polacco Franek Klusky nel corso di una seduta spiritica, con terrore dei partecipanti; episodio del quale abbiamo già avuto occasione di parlare. (8)

Altro discorso è quello relativo all’esistenza fisica di tali creature e, in particolare, alla possibilità di una trasformazione reale di un essere umano in un animale o in un vampiro. Nell’Europa del Medioevo e del Rinascimento tale credenza era diffusa e condivisa dalle persone colte, ad esempio dai magistrati impegnati nei processi di stregoneria. (9)

La scienza moderna è, invece, totalmente scettica riguardo a tale fenomenologia, a dispetto del fatto che testimoni degni di fede siano stati in gradi di riferirne in circostanze tali – ad esempio, missionari cattolici stabiliti presso società tribali dell’Africa o dell’Oceania – che dovrebbero lasciare fortemente pensierosi anche i più scettici, se non facesse loro velo un inveterato pregiudizio positivista e scientista. (10)

Ma torniamo al nostro tema iniziale, quello dell’apparizione e della improvvisa, misteriosa scomparsa di licantropi in circostanze relativamente ben documentate, nel contesto della società europea moderna e, precisamente, della Gran Bretagna, tra la fine del XIX e il principio del XX secolo.

Dopo quello della signorina Jean St. Denis, dobbiamo riferire di altri due casi, ancor più clamorosi e inquietanti: quello del cosiddetto «lupo mannaro del Merionetshire», databile circa al 1880; e quello del cosiddetto «lupo mannaro delle Isole Ebridi», di una ventina d’anni più recente.

Entrambi sono particolarmente notevoli perché implicherebbero un legame esistente fra i resti mortali di tali creature, e la loro capacità di manifestarsi – assai minacciosamente – ai viventi, anche a distanza di molti anni. Inoltre indicherebbero che la «soglia» fra la nostra dimensione e la loro,  può – in determinate circostanze – assottigliarsi pericolosamente, al punto da rendere possibile una irruzione di tali creature nel nostro mondo fisico.

Sia nell’uno che nell’altro caso, infatti, ci si può chiedere – e la domanda non è affatto oziosa – che cosa sarebbe avvenuto se il lupo mannaro avesse potuto forzare le porte o le finestre delle abitazioni che aveva preso di mira. Ma ciò non è avvenuto, e gli esseri umani che furono testimoni di tali, raccapriccianti avvenimenti sono sopravvissuti per raccontarceli.

Incominciamo dal caso del «lupo mannaro del Merionetshire», non senza aver notato, in via preliminare, che il fatto ebbe luogo nella stessa contea ove la giovane pittrice Jean St. Denis aveva vissuto la sua paurosa avventura, nella quale – è giusto ricordarlo – ella diede prova di un coraggio eccezionale, allorché decise di affrontare, sola, nel bosco già avvolto dall’oscurità, il suo terrificante inseguitore.

Il Merioneth è una regione piuttosto isolata del Galles settentrionale, montuosa e lacustre, che si affaccia con le sue coste alte e rocciose sullo specchio del Mare d’Irlanda.

Era una terra povera e aspra, ove particolarmente forti sono le reminiscenze del passato celtico e pagano; una terra dove tutte le dominazioni – la romana, l’anglosassone, la normanna – sono scivolate piuttosto in superficie, senza scalfire lo zoccolo duro di una cultura popolare tuttora dominata dalla concezione di una natura popolata da esseri «elementali», capaci di assumere svariate forme; nonché da una credenza radicata nella magia e nella stregoneria.

Riferisce, dunque, la Guiley:

L’incidente del Lupo Mannaro (…) si verificò nel 1880 sulle rive di un remoto lago situato sulle colline del Merionetshire, nel Galles. Un professore di Oxford di cui non si conosce il nome, e sua moglie, affittarono un cottage sulla sponda del lago per una estate, in modo da consentire al professore di soddisfare la sua passione per la pesca. Durante la loro permanenza, ricevettero un ospite. Un giorno, mentre stava vogando sul lago, il professore scoprì vicino alla spiaggia un  teschio che sembrava essere quello di un cane molto grosso. Dopo averlo portato nel cottage, lo lasciò su uno scaffale in cucina. Quella sera, sua moglie si trovava sola nel cottage. A un certo punto, sentì soffiare e grattare alla porta della cucina, in un modo che sembrava quello di un cane. Allora andò a sbarrare la porta.

Quando si mosse, qualcosa attirò la sua attenzione alla finestra, e lì vide attraverso i pannelli di vetro la testa di un’enorme creatura, metà uomo e metà animale, che la stava fissando minacciosamente. Le crudeli mandibole erano spalancate e mostravano dei bianchi denti affilati; le grandi zampe ricoperte di peli raspavano il davanzale come se fossero delle mani; gli occhi rossi fissavano minacciosamente, era lo sguardo fisso di un uomo, orribilmente intenso, orribilmente intelligente. Semisvenuta per la paura, la donna corse alla porta anteriore e tirò il chiavistello. Un attimo dopo udì un forte respiro al di fuori, e il chiavistello sferragliò Minacciosamente. I minuti che seguirono furono pieni di un’acuta suspense e, sia allora che dopo, si udirono dei ringhi alla porta e alla finestra, nonché dei rumori come se quella creatura stesse cercando di forzare l’ingresso per entrare. Finalmente le voci di suo marito e dell’amico di ritorno dalla passeggiata risuonarono nel piccolo giardino e, quando bussarono, dal momento che avevano trovato la porta chiusa, lei fu appena capace di aprirla, che cadde svenuta ai loro piedi.

Evidentemente i due uomini non avevano udito né visto alcunché fuori dall’ordinario. Quando la moglie ebbe riferito ciò che le era accaduto, i dure uomini rimasero alzati tutta la notte, armati di bastoni e di un fucile.

Le ore trascorsero lente, finché tutto fu buio e si udì il rumore attutito di zampe sulla ghiaia fuori, mentre  delle unghie raspavano alla finestra della cucina. Con loro grande orrore, in una luce pallida e fosforescente, videro la maschera minacciosa di un lupo con gli occhi di un uomo che scrutavano attraverso i vetri, occhi che erano rossi e in preda a una rabbia infernale. Afferrato il fucile, si precipitarono alla porta, ma quella creatura si era accorta dei loro movimenti e si era dileguata in un attimo. Non appena uscirono dalla casa, una sagoma spettrale indefinibile sfrecciò attraverso la porta aperta e, alla luce delle stelle, essi riuscirono a vedere un enorme animale che si dirigeva al lago nel quale scomparve silenziosamente , senza lasciare alcuna increspatura sulla superficie dell’acqua.

La mattina dopo, il professore si recò in mezzo al lago e lanciò il teschio il più lontano possibile nell’acqua. Il Lupo Mannaro non fu mai più visto.(11)

Questo racconto straordinario – nel quale gli scettici incalliti non mancheranno di notare elementi forse un po’ troppo letterari – è stato riferito da quella strana figura di sacerdote e di studioso dell’occulto che fu l’inglese Montague Summers (nato a Clifton, preso Bristol, nel 1880 e che, quindi, venne a sapere del fatto parecchi anni dopo che si era verificato), personalità controversa e sulla quale si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto.

Summers ne parla nel suo libro The Wereewolf (ossia Il Lupo Mannaro) e, secondo lui, è probabilmente lo stesso caso descritto da J. Wentworth Day sulla rivista The Passing Show, in data 9 luglio 1932. Inoltre, come fa notare la Guiley, il caso del «lupo mannaro del Merionetshire» presenta alcune somiglianze con il caso del «vampiro di Colin Grange», verificatosi in Inghilterra nel 1871; sebbene la stessa autrice metta in guardia circa la possibile presenza di elementi immaginari sia nell’una che nell’altra vicenda, non però tali da indurre il ricercatore onesto e imparziale a scartarle aprioristicamente quali frutto d’invenzione.

E passiamo al terzo e ultimo episodio della serie, che presenta notevoli somiglianze con il secondo,  anche se si svolse in un contesto leggermente diverso: le remote Isole Ebridi, a nord-ovest della Scozia, nei primissimi anni del Novecento.

Così lo riferisce la Guiley:

Il caso si verificò agli inizi del XX secolo, e ne furono protagonisti Andrew Warren e suo nonno, un anziano della chiesa locale, Interessati alla storia naturale e alla geologia, il nonno voleva spesso recarsi in campagna alla ricerca di interessanti reperti. Un giorno, mentre stava esaminando un cespuglio rinsecchito, trovò alcune vecchie ossa che portò a casa e fece vedere a Warren. Si rivelarono delle ossa appartenenti a uno scheletro umano con una testa di lupo. Una sera il ragazzo si trovava solo a casa, poiché gli adulti erano andati in chiesa. A un certo punti udì un rumore sul retro della casa, ma non riuscì a trovare alcun segno d’intrusione. Le ossa si trovavano sul tavolo della cucina. Improvvisamente si udì un forte raspare alla finestra. Guardando attentamente, Warren vide una faccia scura, dapprima indistinta, che divenne poi più chiara. Era una grossa testa di lupo su un collo umano. Scioccato, Warren in un primo momento pensò che si trattasse di un’illusione causata dal riflesso del sole sui vetri, ma la visione non scompariva. Warren ne colse i dettagli: aveva le mandibole leggermente allungate; le labbra arricciate in un ringhio che mostrava dei denti bianchi e affilati; orecchie a punta e occhi verdi. Il Lupo Mannaro mostrò una mano dall’aspetto umano che aveva dei lunghi artigli ricurvi. Temendo che potesse rompere il vetro, Warren abbandonò di corsa la cucina, chiudendo a chiave la porta dietro di sé. Rimase quindi nel vestibolo finché la sua famiglia non fece ritorno a casa ma, per allora, il Lupo mannaro se ne era andato. Il giorno seguente, Warren e il nonno riportarono le ossa nel cespuglio. Il Lupo Mannaro non fu mai più visto. (12)

Che dire di questi episodi, che paiono sospesi in una regione misteriosa fra la letteratura di fantasia e la realtà quotidiana?

Le ipotesi che se ne potrebbero trarre sono molte; ma, su tutte – crediamo – si impone quella che suggerisce l’esistenza di una tenute barriera divisoria fra il nostro mondo ordinario e un altro mondo, o più mondi, popolati da creature favolose (e, in questi casi, malefiche), delle quali rimane traccia nel folklore delle regioni più isolate e investite relativamente tardi dalla grande ondata della modernizzazione.

Studiosi come il già nominato Montague Summers e come Elliott O’Donnell (1872-1965) credevano ancora, in pieno XX secolo, all’esistenza reale di vampiri e lupi mannari, anche se con sfumature diverse; e li consideravano come prodotti delle Forze del Male, ossia come creature di origine diabolica.

Un’altra possibile interpretazione è, come già detto, quella medianica, secondo la quale tali creature – così come altre, benevole o, comunque,  non necessariamente malefiche, quali gnomi, fate e simili – siano il risultato di una operazione del pensiero, vuoi consapevole (spiritismo, magia nera), vuoi inconsapevole (fenomeni paranormali tipo poltergeist, o anche bilocazioni); cioè, in ultima analisi, creature della mente, la cui esistenza è effimera e legata unicamente ad un soggetto umano che le ha «evocate».

Ci piace concludere, provvisoriamente, queste brevi riflessioni, riportando un pensiero del grande studioso italiano dell’occulto Leo Talamonti, uno dei più seri e preparati a livello mondiale, tratta dal suo libro forse più celebre, Universo proibito:

…Ecco come i sogni si organizzano, e cominciano a vivere di vita propria.  Opinioni non dissimili troviamo espresse da occultisti di altri paesi: il tedesco Rudolfd Schwartz, ad esempio, e la francese Anne Osmont. Secondo lo Schwarz,nel mondo ultrasensibile «esistono per davvero le fate, gli gnomi, i draghi, i demoni e tutti gli esseri dei quali si parla nelle saghe e nelle fiabe». La Osmont, nota occultista da poco scomparsa, si attiene alla definizione più comune di «spiriti elementali» e ce li presenta, un po’ vagamente, come «forze presumibilmente coscienti, che presiedono alle varie manifestazioni degli eventi naturali». Dato il loro carattere capriccioso e imprevedibile, ritiene doveroso mettere in guardia il lettore: «State attenti: o li dominate e li asservite fin dal primo momento, o ne sarete asserviti»…(13)

NOTE

1)      Cfr. M. Anagrio, Il tamburo degli spiriti, Dellavalle Editore, Torino, 1971, spec. il cap. V, Le porte aperte.

2)      Cfr. F. Lamendola, Mostri, fantasmi e vampiri nel mondo antico, pubblicato negli Atti della Società «Dante Alighieri», vol. 4, ediz. 2006; cfr. anche Apollonio di Tiana e il vampiro,  consultabile sul sito di Edicolaweb.

3)      Cfr. M. Introvigne, La stirpe di Dracula. Indagine sul vampirismo dall’antichità ai nostri giorni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997.

4)      Cfr. M. Alexander (a cura di), La mia vita col diavolo (titolo originale: To Anger the Devil, 1978; traduzione italiana di Bianca Bassoli, Casa Editrice M. E. B. Torino, 1980.

5)      Cfr. F. Lamendola, Da dove vengono le materializzazioni del pensiero?, consultabile sul sito di Edicolaweb e di Arianna Editrice.

6)      R. E. Guiley, Dizionario dei vampiri e dei lupi mannari (titolo originale: The Encyclopedia of Vampires, Werewolves, and Other Monsters, New York, 2005; traduzione italiana di Alessandro Pilo, Newton Compton Editori, Roma, 2007, p. 215.

7)      Cfr. R. J. Perrin, Contatti UFO (titolo originale: Le Mystère des O.V.N.I. Fantastiques contacts extraterrestres, Editions Pygmalion, Paris, 1976; traduzione italiana di Lucia Pontorieri, Giovanni De Vecchi Editore, Milano, 1978, pp. 288-93.

8)      Cfr. F. Lamendola, Da dove vengono le materializzazioni del pensiero?, cit.

9)    Vedi F. Lamendola, Un caso di licantropia nella Germania del tardo XVI secolo, consultabile sul sito di Arianna Editrice.

10)  Vedi F. Lamendola, André Dupeurat: un missionario contro gli stregoni, consultabile sul sito di Arianna Editrice.

11)  R. E. Guiley, Op. cit., p. 220.

12)  Ibidem, pp. 221-22.

13)  L. Talamonti, Universo proibito, Sugar Editore, Milano, 1966; e Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1969, p. 244.

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 04/09/2008 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 04 Dicembre 2017

Del 15 Settembre 2020

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