venerdì, 24 Settembre 2021
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Che ne sarà delle nostre piante ora che stiamo partendo per le vacanze?

Che ne sarà delle nostre piante ora che stiamo partendo per le vacanze? è giusto preoccuparsi per tempo al fine di trovare una soluzione adeguata. Anche da ciò possiamo misurare che genere di persone siamo di Francesco Lamendola 

Si parla sempre del problema delle vacanze estive a proposito degli animali domestici: a chi lasciarli, come lasciarli; e, soprattutto, della vergogna di quei padroni che li abbandonano nei campi o al margine di una strada.

Ma che ne sarà delle nostre piante, del nostro piccolo giardino, del nostro terrazzo o balcone fiorito, ora che stiamo per partire per le vacanze, che ci terranno per qualche settimana lontano da casa, proprio nel periodo più caldo dell’anno, quando le piante avrebbero bisogno di più frequenti annaffiature e di cure più assidue, ad esempio contro eserciti di piccoli ma implacabili nemici, le formiche e gli altri insetti parassiti?

Non ci sembra per niente futile dedicare una riflessione su questo argomento, convinti, come siamo, che coltivare delle piante in casa implichi l’esistenza di un rapporto significativo fra l’uomo e gli altri esseri viventi, e quindi una responsabilità ben precisa da parte sua, che non può essere elusa in nome di un capriccio o anche di una esigenza di per sé legittima, ma che releghi in seconda posizione il dovere di provvedere alla loro vita e al loro benessere.

Ma, come dice Alain De Benoist, il fatto è che, oggi, al principio del terzo millennio, siamo diventati bensì più umanitari, ma, in compenso, stiamo diventando sempre meno umani: ed è proprio dell’umanità prendersi cura dei viventi che da noi dipendono, siano essi umani o non umani; così come lo è ricordarsi dei viventi di ieri, ossia dei nostri cari che hanno lasciato la dimensione temporale dell’esistenza e sono andati ad aprirci il sentiero in direzione di quell’altra, che tutti ci attende dopo la morte.

Dimmi come tieni la sepoltura dei tuoi cari defunti, e ti dirò chi sei; dimmi come ti prendi cura dei tuoi figli piccoli e dei tuoi genitori anziani, e ti dirò chi sei; dimmi come sai farti carico del benessere del tuo cane o del tuo gatto, delle piante del tuo balcone e del tuo terrazzo, e ti dirò chi sei, in che cosa credi, quanto vali come essere umano.

Andare in vacanza è un diritto, certo: ma, come tutti i diritti, non può porsi in maniera assoluta e incondizionata, bensì in relazione con i diritti degli altri e, in particolare, con i diritti di quanti dipendono da noi.

Che la pianta sia una creatura vivente e senziente, è cosa talmente ovvia da non esservi neanche bisogno di insistere su questo punto; piuttosto, sarebbe giusto ricordare che, nel momento in cui l’abbiamo acquistata, ce ne siamo assunti la responsabilità; e che, inoltre, essa ci ha dato molto, in termini di bellezza e di vitalità, all’interno della nostra casa, portandovi una nota gaia che ci ha aiutato a sentirci in un ambiente familiare ed amico.

In ogni caso, il fatto di dover programmare le nostre vacanze tenendo conto, fra le altre cose, delle piante da appartamento che, senza le nostre cure, potrebbero morire, non dovrebbe apparirci come un nuovo problema da aggiungere a tanti altri, ma sotto la luce di una normale sollecitudine nei confronti di qualcuno con cui abbiamo stabilito una relazione affettiva.

Naturalmente, esistono delle strategie per conciliare le nostre esigenze con quelle delle nostre amiche piante.

Se dobbiamo stare via solamente tre o quattro giorni, sarà sufficiente bagnare bene la terra o metterle, con i vasi di terracotta, sul fondo della vasca da bagno, lasciandovi ristagnare due o tre centimetri d’acqua;  l’importante è tenerle lontane dal sole più intenso, spostandole dalle finestre e dai balconi.

Se, invece, sappiamo che staremo via due o tre settimane, o magari per un tempo ancora più lungo, allora la cosa cambia aspetto.

Le vacanze estive, in particolare, coincidono con il periodo più caldo dell’anno e, quindi, anche con la stagione in cui le piante sono più vulnerabili e più bisognose di cure, particolarmente di essere annaffiate.

Poiché la quantità d’acqua di cui le piante hanno bisogno dipende anche dalle condizioni di luminosità, un buon accorgimento è quello di creare la penombra nelle stanze, abbassando le persiane o avvicinando le imposte.

Ma, naturalmente, non basta; bisogna ricorrere o a un sistema di auto-annaffiatura, oppure all’assistenza di qualche amico o vicino di casa.

Per l’auto-annaffiatura, si possono utilizzare una bottiglia di plastica per ogni singola pianta, oppure un secchio per due o tre piante; riempiti d’acqua e posti ad un’altezza superiore a quella delle piante, saranno poi collegati alla terra nei vasi mediante delle strisce di stuoia filtrante (o grossi fili di lana intrecciati o strisce di stoppino per lucerne).

Per le piante di dimensioni più grandi, esistono degli appositi vasi auto-annaffianti, ossia vasi doppi o vasi provvisti di appositi serbatoi; il collegamento fra l’acqua e la composta è sempre assicurato da uno stoppino o da una membrana porosa.

Però, diciamolo chiaro e tondo, il sistema migliore per provvedere alle piante da appartamento, quando ce ne andiamo in vacanza o quando dobbiamo allontanarci per un viaggio, è quello di rivolgerci a degli amici o a dei vicini di casa, ovviamente scegliendo delle persone affidabili e che amino almeno un po’ le piante.

Paradossalmente, infatti, il pericolo maggiore che corrono le piante, quando le affidiamo ad altre persone, non è che queste ultime si dimentichino del compito loro assegnato e trascurino di annaffiarle, ma che eccedano in zelo e le bagnino eccessivamente, rischiando di farne marcire le radici.

Ecco, dunque, che l’affidamento delle nostre piante diventerà una buona occasione per verificare lo stato delle nostre amicizie: così come non affideremmo a chiunque una cosa per noi preziosa, allo stesso modo non ci rivolgeremo a persone distratte, superficiali o poco responsabili, al momento di affidar loro le piante cui abbiamo dedicato cure amorevoli durante l’anno.

In ogni caso, lo ripetiamo, l’importante non è vedere la cosa sotto l’aspetto di un problema che ci causa angustia e fastidio, ma come la naturale necessità di contemperare le nostre esigenze con quelle delle nostre amiche piante.

Allo stesso modo, se ci è lecito il paragone, il vegetariano non è colui che vede la propria dieta come un problema, il problema di non mangiare carne: se così fosse, il suo pensiero sarebbe incentrato sull’aspetto negativo di ciò che va evitato, e non su quello positivo della scelta alimentare che si è deciso di compiere.

Ora, così come, per il vegetariano, il fatto di escludere la carne dalla propria dieta non costituisce un problema, allo stesso modo, per la persona che ama le proprie piante, le conosce una ad una e sa quali sono le loro rispettive necessità, dover pensare a qualcuno che si prenda cura di esse in sua assenza non costituisce in alcun modo una sgradita difficoltà, perché il suo pensiero positivo va a ciò che è bene per esse, nel contesto di una relazione armoniosa fra lei e loro.

Nessuno ci ha obbligato a tenere delle piante in casa, così come nessuno ci ha obbligato a prendere con noi un cucciolo di cane o di gatto, dei pesci rossi o un canarino che, col suo canto, allieti la nostra abitazione; ma, una volta che abbiamo deciso di farlo, volontariamente o anche per compiacere le persone che vivono insieme a noi, ne deriva un rapporto che è fatto anche della consapevolezza delle nostre responsabilità.

Può essere che non troviamo nessuno a cui affidare le nostre piante, perché gli amici o i vicini sono tutti via, anch’essi, proprio in quel periodo.

In tal caso, non ci restano che due alternative: trasferire tutte le nostre piante in casa di qualcuno che non è via, ma che non potrebbe venire a casa nostra (ad esempio, un parente anziano che non guida l’automobile); oppure spostare le nostre vacanze o, al limite, rinunciarvi.

È chiaro che, se si fanno le cose per tempo e le si pianifica opportunamente, quest’ultima eventualità dovrebbe essere scongiurata; se, invece, la decisione di partire giunge improvvisa, allora il rischio di non riuscire a sistemare adeguatamente le nostre amiche piante aumenta considerevolmente, perché non possiamo immaginare che gli altri siano sempre lì, pronti a soddisfare i nostri desideri.

Anche considerata sotto questo aspetto, la cosa tende ad assumere una valenza pedagogica nei nostri stessi confronti: è una occasione per verificare la nostra maturità, per mettere alla prova il nostro grado di affidabilità verso chi dipende dalle nostre cure.

Un bambino, cui venga affidata la responsabilità di prendersi cura di una pianticella, oppure di un piccolo animale, sperimenta su di essi il proprio senso di responsabilità, lo costruisce giorno per giorno, lo fortifica attraverso le piccole rinunce che esso comporta.

Ecco perché sarebbe importante che ad ogni bambino venisse affidata la responsabilità di una pianta in vaso, oppure di un balcone o di una terrazza fioriti; e anche, naturalmente, di una piccola tartaruga, di un uccellino canoro, di un gattino o di un piccolo cane: solo così quel bambino, crescendo, svilupperà l’amore per le piante e gli animali e, al tempo stesso, allenerà e metterà alla prova il proprio personale senso di responsabilità.

Così come è impensabile dimenticarsi di dar da mangiare a un animale, è impensabile dimenticarsi di annaffiare una pianta, specialmente nella stagione più calda: è giusto che il bambino abbia del tempo per giocare e per tante altre attività, ma è altrettanto giusto che impari ad abituarsi a non vivere solamente di diritti, ma anche di doveri.

E, inoltre: come è bella una casa rallegrata dalla presenza delle piante; quante cose ci dice, sulla sensibilità e sul senso estetico del suo proprietario, un appartamento che, non disponendo di un giardino all’aperto, si addobba di fiori e di verde sui terrazzi, sui balconi, nelle stanze, sfruttando ogni angolo possibile, magari con i viluppi del ciclamino che si attorcigliano, sul muro esterno, lungo il tubo della grondaia.

Come è bello vedere l’Azalea e la Begonia dai fiori variopinti; la Dieffenbachia dalle verdi, grandi foglie esotiche;  il Ficus dal portamento sobrio ed elegante;  la Gardenia dalle foglie lucide e i bianchi fiori profumati; la Nephroplepis e le cento altre varietà di Felci dalle fronde  ricurve e le foglioline sottili;  il solenne e vigoroso Philodendron; la Saintpaulia, o Violetta africana, dai fiori vivacemente colorati; la robusta Sansevieria, col suo aspetto tipicamente tropicale; e la Vriesia dalle brattee di un colore rosso brillante!

È come avere in casa un pezzo di natura, un angolino di bosco o di prato o di montagna: chi possiede un animo gentile non può non sentirsi confortato dalla presenza di queste amiche silenziose, che accompagnano i nostri pensieri più sereni e sono come le Vestali della nostra intimità domestica.

Una casa senza piante e senza fiori è una casa triste e vuota; un anonimo luogo di soggiorno, più che una casa, nel pieno significato della parola.

Esperimenti fatti applicando gli elettrodi della cosiddetta “macchina della verità” alle foglie delle piante da appartamento indicano chiaramente che le piante percepiscono, a livello emozionale, la personalità di coloro che entrano in una stanza e che si avvicinano ad esse, con intenzioni benevole o maligne.

Peraltro, ogni buon giardiniere sa che le piante non sono indifferenti al modo in cui vengono innestate, potate, annaffiate, concimate: non solo alle azioni in se stesse, ma anche alla mano che le compie e alla qualità dei sentimenti che la animano.

Le piante sono creature che possiedono un linguaggio, comunicano fra di loro e, molto probabilmente, “sentono” e “pensano”, nel significato che noi generalmente diamo a queste parole, allorché parliamo di creature animali: vi è un profondo mistero, nella loro vita, che la scienza positivista non è in grado di cogliere e neppure di sfiorare.

Perciò, quando le vacanze si avvicinano, è giusto preoccuparsi per tempo, al fine di trovare una soluzione adeguata per le piante che abbelliscono la nostra casa.

Anche da ciò possiamo misurare che genere di persone siamo noi stessi…

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 23/06/2011 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 03 Gennaio 2018

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Settembre 2020

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