martedì, 15 Giugno 2021
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Un giorno quel chierichetto gli punterà contro il dito

Un giorno quel chierichetto gli punterà contro il dito. Un gesto rivelatore di “Possessione maligna”? Quando Bergoglio separò “a viva forza” le mani giunte di un bambino che pregava, dicendogli: “Ti si sono attaccate le mani?” di Francesco Lamendola  

La fredda malvagità con cui Bergoglio pronuncia le sue bestemmie e compie i suoi gesti sacrileghi, e più ancora il sorriso di autocompiacimento che ogni volta gli brilla nello sguardo da rettile dopo ciascuna delle sue immonde prodezze, attestano che non sbaglia per umana debolezza, ma per satanica perversione; che non c’è richiamo, protesta o correzione fraterna che possano farlo rientrare nel suo ruolo (peraltro usurpato e perciò illegittimo) di vicario di Cristo in terra; che sono pie illusioni quelle di quanti sperano e sognano che le ferite inferte alla Chiesa da questo osceno personaggio possano essere medicate nel corso di qualche anno, se verrà eletto un degno successore (cosa impossibile, poiché ormai il collegio cardinalizio è interamente blindato dalla massoneria ecclesiastica). È nostra personale opinione che tanta pervicace malizia e una così subdola capacità di simulare e mentire davanti a milioni di persone, ingannando e beffando atrocemente le anime dei credenti, non possano trovare una spiegazione meramente psicologica e umana, come l’ambizione smodata, la brama di gloria e di cogliere facili allori mondani, ma debba necessariamente rimandare a una spiegazione preternaturale. In altre parole, siamo profondamente persuasi che quell’uomo è posseduto, fieramente e interamente posseduto; e non da un diavolo soltanto, ma da una legione di demoni, come avviene nei casi più gravi di possessione. Pertanto è del tutto inutile discutere o tentare di ricondurlo alla ragione: si può solo pregare per lui, ma sapendo che non sarà sufficiente, perché sarebbe necessario un esorcismo in piena regola, e forse neppure quello potrebbe liberarlo dal maligno in una volta sola, tanto a fondo si è spinta la presenza diabolica, da aver sostituito al cento per cento la sua personalità cosciente di anima battezzata e da averlo trasformato in un fantoccio pienamente controllato dalle forze del Male.

È umanamente impossibile, inimmaginabile e inconcepibile che, dopo aver detto e fatto tante azioni malvagie, un soggetto ancor padrone di se stesso non provi mai neppure un’ombra di rimorso, non manifesti il più piccolo segno di pentimento né mostri di volersi ravvedere, di voler correggere i propri errori ed eresie, e di desistere dal dare scandalo incessante alle anime. Ora, non solo nessuno ha mai visto il più piccolo indizio di ravvedimento o, meno ancora, di pentimento, nei gesti e nelle parole di questo sciagurato; ma, se possibile, si assiste quotidianamente in lui, nei suoi comportamenti, nei suoi discorsi e perfino – cosa incredibile a dirsi – nei documenti che escono dalla sua penna e che dovrebbero rappresentare il magistero ufficiale e solenne della Chiesa di Gesù Cristo – ad un impressionante crescendo di furore distruttivo, di apostasia deliberata e radicale e pieno ripudio della Verità divina per sostituirla con una “verità” tutta umana, e più precisamente massonica, che la dovrebbe sostituire quale nuova tavola della legge. Eppure, se dovessimo indicare un gesto, in particolare, che riveli fino a che punto Bergoglio è uno strumento delle forze maligne, uno fra i mille e mille di cui si è macchiato quest’essere demoniaco che va in giro vestito e addobbato da papa, con la tiara in capo e l’anello piscatorio al dito, ma senza esserlo affatto, anzi essendo il perfetto contrario e la piena antitesi di ciò che un papa deve essere, vale a dire il premuroso custode della anime nella verità di Gesù Cristo, torneremmo indietro di sette anni e ci soffermeremmo su un episodio apparentemente marginale, del quale a malapena i mass-media hanno preso atto, ovviamente quasi tutti senza coglierne, né evidenziarne, la tremenda carica di malvagità distruttiva che si celava, com’è nel suo stile, dietro un fare apparentemente gioviale e perfino scherzoso. Già erano stati colpiti a morte i Francescani dell’Immacolata, nell’indifferenza o nel complice silenzio generali, per tacere di tante altre cose brutte, tali che avrebbero dovuto suscitare l’attenzione e l’allarme non solo dei cattolici, ma anche della stampa e degli osservatori imparziali, se nel mondo esistesse ancora una tale categoria e se il Deep state internazionale, massonico e satanista, non avesse già posto a libro paga pressoché tutti i giornalisti e i sedicenti intellettuali, facendo di essi dei banali megafoni prezzolati della pseudo cultura mainstream.

Il 2 novembre 2013, nelle Grotte Vaticane, Bergoglio, che camminava velocemente, si trovò a passare davanti ad alcuni chierichetti, uno dei quali teneva le manine giunte in segno di preghiera e adorazione, evidentemente come gli era stato insegnato. Il gesto non sfuggì allo sguardo di falco di Bergoglio, il quale, benché procedesse con passo spedito, trovò il tempo e la voglia di fermarsi un attimo davanti a quel bambino, prendergli le mani e separargliele a viva forza, dicendogli, nello stesso tempo, con tono beffardo, d’ironica derisione: Ti si sono attaccate le mani? In una frazione d’istante quell’uomo terribile ha visto un atto di fede, ha percepito un’anima candida e innamorata del Signore, una di quelle che Gesù particolarmente amava, e con decisione fulminea ha voluto cogliere anche quella ghiotta occasione per fare tutto il male che è possibile infliggere ad una giovanissima anima nello spazio di due o tre secondi al massimo. Solo tanto gli ci è voluto per staccare le mani del bambino e apostrofarlo con quelle crudeli, odiosissime parole, volte a ridicolizzare, per l’ennesimo volta, i segni del sacro e a manifestare tutta la sua empietà e il suo odio satanico nei confronti di Gesù e dei suoi seguaci.

Proviamo infatti a domandarci: che cosa significa, esattamente, pregare con le mani giunte? È un segno esteriore della disposizione interiore del credente: è il segno visibile del fatto che quell’anima confida interamente in Dio, si rivolge con fede assoluta a Lui solo, e lo supplica, non già in nome di un qualche diritto spettante alla persona umana, ma unicamente in nome dell’infinita pietà divina nei confronti delle sue creature tribolate e sofferenti. Ed è un simbolo in via di estinzione, così come è in via di estinzione la fede cattolica, quella vera, quella che nasce da una conversione profonda di tutto l’essere, di tutta la volontà e di tutta l’intelligenza: perché, non li scordi mai, la fede è un atto compiuto dalla volontà, ma preparato e reso possibile dall’intelligenza, che Dio non chiede all’uomo di sacrificare o di mortificare in alcun modo, ma anzi di utilizzare sino in fondo per ben valutare l’enormità del dono di amore che la Rivelazione costituisce, e per accettarlo ed accoglierlo con grata e piena consapevolezza. Diciamo pure che da anni non si vede più quasi nessuno pregare con le mani giunte, se non, appunto, qualche bambino; prevale un tutt’altro tipo di preghiera, ammesso che la si possa ancora considerare tale: quella di chi, standosene ben ritto in piedi, senza piegare le ginocchia, senza unire le mani, senza abbassare la testa, guarda anzi dritto il Mistero Eucaristico come se si trattasse della cosa più normale e quotidiana di questo mondo, e magari prende in mano l’Ostia consacrata per portarla in bocca da sé, come si farebbe con un qualsiasi boccone di pane o con le patitine fritte, servite al bar per accompagnare un calice di vino da bere insieme agli amici. Questo andazzo, a dire il vero, è abbastanza recente: ai nostri tempi, pregare con le mani giunte era cosa del tutto normale: così ci era stato insegnato da bambini, sia in casa che al catechismo, e così facevano tutti i bambini della nostra generazione – vale a dire l’ultima generazione che ha avuto l’immensa fortuna di ricevere i rudimenti della dottrina cristiana,  e di venir preparata ai sacri Misteri, innanzi che l’esiziale Concilio Vaticano II incominciasse l’opera di sostituzione della vera fede con una fede nuova e del tutto diversa, per non dire opposta e perciò satanica, presentata però con la sottile e diabolica abilità di far sì che i credenti non si accorgessero della falsificazione e della sostituzione, e finissero per trovarsi in piena apostasia senza nemmeno aver capito come e perché ciò fosse accaduto. Quelli, beninteso, che se ne sono accorti: una piccola minoranza rispetto alla grande maggioranza delle anime bovine, divenute seguaci della nuova religione del Concilio: si tratta degli stessi “cattolici” che oggi sono entusiastici fautori del simpatico e coraggioso papa Francesco, e che in suo onore, e con la sua benedizione, il viso dipinto coi colori della stregoneria amazzonica, hanno introdotto portandolo a spalla l’idolo perverso e sanguinario della Pachamama nella basilica di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria in Transpontina, intronizzandolo festosamente in mezzo all’accoglienza trionfale di una pletora di vescovi, sacerdoti, frati e suore completamente impazziti o, come sarebbe più giusto dire, completamente posseduti dagli spiriti maligni, che hanno tolto loro il bene dell’intelletto e che hanno completamente sovvertito in essi la percezione del bene e del male, del vero e del falso.

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Le brave persone si distinguono dai cialtroni e dai degenerati dal grado di rispetto che mostrano nei confronti dell’infanzia!

Ai nostri tempi, dicevamo, pregare inginocchiati e con le mani giunte era la postura che ci era stata insegnata e che esprimeva pienamente l’atteggiamento di fede e confidenza nel Signore. Sulla testa del mio letto, da bambino, la mamma aveva appeso un quadro col disegno di un bambino inginocchiato a lato del suo lettino, in pigiama, biondo come lo ero io, tutto raccolto nella preghiera della sera e con le manine giunte; e sopra il letto di mio fratello, moro di capelli, c’era un altro quadro con un disegno molto simile, solo che stavolta anche il bambino aveva i capelli neri. Era quasi come se i due quadretti fossero stati confezionati per noi, che in essi ci eravamo identificati; e quella semplice, immediata lezione di autentica spiritualità si è impressa nella nostra anima e, ne sono convinto, ha esercitato un influsso durevole sulle nostre vite. Poi quei quadri sono passati sopra i letti delle mie figlie, sin da quando erano piccole: spero che quelle dolci immagini, ingenue senza dubbio, ma esprimenti un sentimento autentico, siano entrate a far parte anche del loro orizzonte spirituale, come pure quelle che accompagnano il quadretto del Padre nostro, sempre disegnate con dei bambini che riflettono sul senso della preghiera insegnata da Gesù, e cercano di calarlo nella realtà concreta della loro vita quotidiana. Invece è divenuta cosa rara, ai nostri giorni, vedere ancora dei bambini come quel chierichetto, ai quali è stata insegnata la medesima postura, indice di un atteggiamento dell’anima rivolto verso Dio e non,  come nella liturgia cripto-massonica della cosiddetta riforma di Paolo VI – in realtà pensata e attuata dal vescovo massone Annibale Bugnini – verso la persona del sacerdote o verso la cosiddetta comunità dei fedeli (ma quale “comunità”, se Dio non è riconosciuto pienamente come sovrano unico e universale?). Se accade, è qualcosa di raro e, al tempo stesso, di bello e prezioso: non li si può guardare senza provare un brivido di commozione e senza ripensare alle parole di Gesù il quale, davanti ai suoi discepoli che cercavano di tenere i bambini lontani da Lui, s’indignò addirittura, e disse (Mc., 10, 14-16):

«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». 16E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

Desta perciò uno speciale raccapriccio, un orrore tutto particolare il fatto che qualcuno, davanti allo spettacolo di un bambino che tiene le mani giunte in atteggiamento orante, non solo non provi la benché minima commozione, né ricordi il tempo in cui anche a lui era stato insegnato così (e Bergoglio, coi suoi ottantaquattro anni, dovrebbe averne perfettamente memoria), ma scatti in lui, immediata, irriflessa, la reazione opposta: una reazione di fastidio, insofferenza, disgusto, come se avesse assistito a qualcosa di riprovevole e di particolarmente fastidioso. E non è forse questa la reazione tipica dell’indemoniato di fronte alla cose sacre? Non è la sua reazione di fronte al Crocifisso, all’acqua benedetta, al Nome della Vergine Maria? Vogliamo dire: si può comprendere che un ateo militante, un nemico dichiarato del cattolicesimo, un miscredente che disprezza il Vangelo, si irriti di fronte allo spettacolo d’un bambino che tiene le mani giunte in atto di preghiera, perché evoca, nella sua mente, tutta una dimensione spirituale che a lui è invisa e che considera un’abile truffa per tenere gli uomini nell’ignoranza e nella superstizione. Peraltro, se si tratta di una persona moralmente e intellettualmente onesta, reprimerà dentro di sé la propria reazione istintiva di fastidio o disappunto, e si guarderà bene dal turbare la serenità e la fiducia di quel bambino nelle cose in cui crede; rispetterà in lui l’innocenza dell’infanzia, così come rispetterebbe quella dei propri figli, e vorrebbe che anche dagli altri fosse rispettata.

È proprio dell’anima bennata, oltreché della persona sensibile e rispettosa del prossimo, astenersi dal dire o fare alcunché sia suscettibile di dare scandalo o di mortificare l’innocenza dei bambini; ed è proprio, viceversa, delle anime perdute, degli individui perversi e pervertitori, godere nel dare scandalo e nel turbare, confondere, umiliare l’innocenza dei piccoli. Le brave persone si distinguono dai cialtroni e dai degenerati dal grado di rispetto che mostrano nei confronti dell’infanzia. Il fatto che, per Bergoglio, vedere quel gesto da parte del bambino e precipitarsi a disgiungere quelle mani e dire quelle atroci parole, siano stati tutt’uno, nel senso che non ha avuto neanche il tempo di riflettere, ma si è gettato a testa bassa nell’azione peggiore fra tutte quelle che avrebbe potuto compiere in quelle circostanze, lascia profondamente pensosi. Chissà se quel bambino, che oggi avrà sui diciassette anni, ha superato il trauma. Una cosa è certa: non lui, ma una forza più grande di lui lo ha spinto a riunire subito le mani.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 27 Ottobre 2020

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