lunedì, 20 Settembre 2021
HomeSTORIAStoria coloniale e geografiaLe colonie tedesche in africa nella prima guerra mondiale

Le colonie tedesche in africa nella prima guerra mondiale

Le colonie tedesche in africa nella prima guerra mondiale. Lo scoppio della guerra, nell’agosto del 1914, colse le colonie tedesche del tutto impreparate, mentre quasi ovunque esse erano in rapido sviluppo economico di Francesco Lamendola  

LE COLONIE TEDESCHE IN AFRICA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

1. La guerra del 1914 fuori d’Europa.

Lo scoppio della guerra, nell’agosto del 1914, colse le colonie tedesche del tutto impreparate, mentre quasi ovunque esse erano in rapido sviluppo economico, e le espose a venir attaccate e conquistate in un tempo relativamente breve da parte delle forze alleate di gran lunga superiori. Esistono vari indizi che dimostrano come le colonie tedesche, e le navi militari e mercantili delle Potenze Centrali, furono colte di sorpresa dal precipitare degli eventi. Ad esempio, in tempo di pace la  Germania teneva un solo incrociatore di pattuglia nel medio Atlantico; lo scoppio della guerra vi sorprese tanto quello che doveva rientrare in patria, quanto quello venuto a sostituirlo (rispettivamente, il Dresden e il Karlsruhe), tagliando loro la via del ritorno. Il 13 agosto il Karlshrue venne segnalato dagli Inglesi a Curaçao e il Dresden a Pernambuco: né l’uno né l’altro avrebbero più rivisto la Germania. Quanto alla marina mercantile, solo il 31 luglio la Compagnia di navigazione tedesca sospese i viaggi per le Americhe e ordinò il rientro delle proprie navi: troppo tardi, anche in questo caso.  Alle navi mercantili tedesche e austro-ungariche non rimase che cercare rifugio nei porti neutrali, ove il blocco dell’Intesa le avrebbe costrette a rimanere per tutta la durata del conflitto (mentre alle navi da guerra era concessa una sosta di sole 24 ore, dopo di che sarebbe scattato l’internamento); alcune cercarono un rifugio provvisorio nei porti delle colonie tedesche. Quattordici grandi piroscafi tedeschi, ad es., si rifugiarono nel porto di Duala, nel Camerun, e quando esso cadde nelle mani delle truppe anglo-francesi, il 28 settembre 1914, anch’essi furono catturati. Altre 70 navi si rifugiarono nei porti spagnoli, e lì furono bloccate  dalla Nona squadra incrociatori britannica dell’amm. De Robeck, la cui area di sorveglianza comprendeva il triangolo Capo Finisterre-Azzorre-Madeira. L’Ammiragliato britannico sospettava che molti piroscafi tedeschi nascondessero dei cannoni nelle stive e che fossero pronti a trasformarsi in incrociatori ausiliari, per attaccare il traffico commerciale alleato nell’Atlantico e negli altri oceani; ma si trattava di timori infondati. Non esistevano tali piani da parte tedesca, e le poche mavi mercantili tedesche che furono trasformate in incorciatori ausiliari lo fecero per mezzo di cannoni ceduti  loro appositamente da alcune navi da guerra.

I presidi militari delle colonie tedesche erano, in tempo di pace, ridotti al minimo indispensabile. Le guerre locali per fronteggiare alcune rivolte indigene (come quella degli Herero, nell’Africa Sud-Occidentale, nel 1904) avevano bensì richiesto un grande dispiegamento di forze fatte giungere dalla madrepatria; ma, nel 1914, tutte le colonie erano state pacificate, e i coloni tedechi erano ovunque poco numerosi. La possibilità di arruolare nuove truppe indigene era limitata dalla scarsità di risorse per armarle ed equipaggiarle, perciò una resistenza organizzata fu possibile solo in quelle colonie che disponevano di  reparti di Schutztruppen (Camerun, Africa Sud-Occidentale e Africa Orientale Tedesca), o in cui si trovavano reparti di marina di una qualche entità (cone a Tsingtao, in Cina).  Le isole del Pacifico (Palau, Caroline, Marianne, Marshall e Nuova Guinea di nord-est) e il Togo non poterono opporre che una resistenza puramente simbolica, che mancò del tutto nel caso delle Isole Samoa Occidentali.

Nel 1914 l’impero coloniale tedesco abbracciava circa 2,5 milioni di kmq. e aveva una popolazione di forse 15 milioni di abitanti. Pertanto esso rappresentava l’84% della superficie tedesca complessiva (inclusa la madrepatria), ma appena il 16% della popolazione. In tutto, non più di 25.000 coloni tedeschi si erano trasferiti nelle colonie del Reich che, pertanto, non erano mai assurte al ruolo di territori di popolamento (con la sola, modesta eccezione dell’Africa Sud-Occidenale, ove la popolazione indigena era sempre stata scarsa e una vera guerra di sterminio, nel 1904, l’aveva gravemente falcidiata). Le colonie tedesche in Cina e nel Pacifico erano relativamente poco estese (tranne la Nuova Guinea e le isole Bismarck, con 240.000 kmq.); il grosso dell’impero era costituito dalle colonie africane: l’Africa Orientale con 930.000 kmq. (fra Tanganica e Ruanda-Urundi); l’Africa Sud-Occidentale (odierna Namibia), con 836.000 kmq.; il Camerun (compreso il Nuovo Camerun, formato coi territori francesi del Medio Congo ceduti nel 1911 in seguito alla seconda crisi marocchina), con 790.000 kmq.; e infine il Togo, la più piccola, con soli 88.000 kmq. Nonostante l’opinione pubblica alleata considerasse l’impero coloniale tedesco come una tipica espressione del militarismo tedesco e nonostante che vi fossero dei circoli nazionalisti, in Germania, che sognavano di creare un vasto impero africano, autosufficiente in caso di guerra, la verità è che all’inizio del XX secolo le forze armate tedesche nelle colonie erano irrisorie e maggiore importanza di esse aveva la polizia civile, dipendente dall’amministrazione coloniale e non dal ministero della guerra. Nel 1914, ad es., il Camerun aveva una polizia africana di 1.300 uomini, comandati da soli 30 ufficiali tedeschi, e un esercito di 1.550 soldati, anch’essi indigeni, comandati da 185 ufficiali europei. La popolazione del Camerun era allora di oltre 2.650.000 abitanti e la sua superficie era una volta e mezzo quella della Germania, perlopiù ricoperta da fitte foreste e attraversata da fiumi e da catene di montagne prive di strade. Contro forze tanto esigue stavano le popolose colonie degli Stati dell’Intesa e, in particolare, il dominion del Sudafrica, con la sua forte popolazione bianca (di origine sia boera che britannica), oltre a tutte le forze, anche navali, che potevano essere distaccate dai porti metropolitani e trasferite in Africa in tutta sicurezza, dato l’incontrastato dominio delle rotte oceaniche.

2. Il Togo.

Un altro svantaggio per l’impero coloniule tedesco era costituito dal suo spezzettamento, che invano la diplomazia di Berlino aveva tentato di modificare. Le colonie tedesche erano sparse e isolate le une dalle altre, quindi nell’impossibilità di prestarsi aiuto reciproco, sicché agli Alleati fu possibile investirle e conquistarle l’una dopo l’altra, concentrando volta a volta tutti loro sforzi. 

Il Togo, protettorato germanico dal 1884, era la colonia più piccola fra quelle africane, ma era anche l’unica (a parte le Samoa) ad aver raggiunto l’autosufficienza economica. In tutti gli altri possedimenti la madrepatria era costretta a spendervi più di quanto, per il momento, ne ricavasse. Nel Togo si possono distinguere tre regioni naturali. La fascia costiera, sul Golfo di Guinea, è coperta da savana e coltivazioni di palme lungo il litorale, e dalla foresta pluviale più all’interno; nella stagione asciutta vi è una marcata aridità (da 1.000 a 1.250 mm. annui di precipitazioni). L’altopiano interno, con un’altitudine media di 400 metri s.l.m., attraversa la regione da nord-est a sud-ovest ed è caratterizzato da una foresta xerofila alternata alla savana (da 1.250 a 1.500 mm. annui ed oltre). Infine vi è una pianura settentrionale in corrispondenza della valle superiore del fiume Oti, racchiusa fra sistemi collinari che non superano i 500 m. d’altitudine; essa ha piovosità scarsa (meno di 1.000 mm. annui) e vegetazione a savana: è una regione che prelude ai paesaggi steppici e sub-desertici del Sudan.

Il territorio della colonia si allungava in senso longitudinale, profondasmente incuneato fra la Costa d’Oro inglese a occidente e il territorio del Dahomey, nell’Africa Occidentale Francese, a oriente. Lo sviluppo costiero era molto breve e il litorale privo di articolazioni; il maggiore ostacolo che incontrarono le forze alleate d’invasione fu la scarsità d’acqua. I Tedeschi avevano costruito tre linee ferroviarie. La principale correva da Lomé, il maggior porto sull’Atlantico, ad Atakpamé sulle pendici dell’altipiano; un’altra da Lomé lungo la costa, fin quasi al confine col Dahomey; e la terza  da Lomé al margine sud-occidentale dell’altipiano. A Kamina, sull’altipiano, avevano inoltre costruito una potentissima stazione radiotelegrafica, in grado di comunicare direttamenrte con la stazione di Nauen presso Berlino; di essa si serviva anche la stazione di Dar-es-Salaam, nell’Africa Orientale Tedesca, poiché quest’ultima non era abbastanza potente da collegarsi direttamente con la Germania. Kamina, Dar-es-Salaam e Windhoek (nell’Africa Sud-Occidentale) costituivano i vertici del grande triangolo radiotelegrafico tedesco nel continente africano.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la situazione del Togo apparve subito praticamente disperata. La colonia non disponeva che di una minuscola forza di copertura: una compagnia tedesca rinforzata da alcuni volontari e pochi uomini della polizia indigena. Si trattava di forze il cui scopo era esclusivamente quello di mantenere l’ordine interno, per cui il loro comandante, von Doering, propose la neutralizzazione del Togo; ma la sua offerta venne rifiutata dall’Intesa. Il primo obiettivo degli Anglo-Francesi era assicurarsi il controllo della pianura costiera, donde s’irradiavano le strade e le ferrovie adducenti verso l’interno. Lomé venne occupata da truppe britanniche, senza lotta, subito dopo lo scoppio delle ostilità (la Germania aveva dichiarato guerra alla Francia il 3 agosto, e la Gran Btretagna l’aveva dichiarata alla Germania il 4 agosto); da est i francesi, avanzando lungo la costa, occuparono l’8 agosto Anecho e Porto Séguro, congiungendosi con i Britannici a Lomé e procedendo di conserva verso l’interno.

Le poche truppe tedesche, dopo avere evacuato Lomé, si erano ritrate sull’altipiano per trincerarsi a Kamina, posta a 150 km. dalla costa. Lungo la strada, interruppero la linea ferroviaria, indi si attestarono dietro il fiume Chra, a sud di Kamina, ove fecero saltare un ponte di notevole importanza strategica. Frattanto una colonna francese, parita dall’Alto Volta, invase il Togo dalla frontiera nord-occidentale e scese fino a Sansanné Mango, posta sul fiume Oti; una colonna britannica partita dalla Costa d’Oro occupò Yendi nella sezione settentrionale. La difesa tedesca durò in tutto circa tre settimane. Gli Alleati effettuarono il congiungimento della colonna principale anglo-francese, proveniente dalla costa, con una colonna francese mossasi dal Dahomey, e completarono così l’accerchiamento. I difensori erano ridotti in condizioni sanitarie precarie (come poi ricordò il professor Zupitza) e alla fine si arresero senza condizioni, dopo aver fatto saltare la grande stazone radio. La capitolazione dei circa 200 uomini di von Doering alle truppe alleate del colonnello Bryant ebbe luogo il 26 agosto; la campagna del Togo era con ciò terminata.

3. Africa Sud-Occidentale Tedesca.

L’Africa Sud-Occidentale, protettorato tedesco dal 1884, aveva una popolazione di soli 80.000 indigeni e circa 15.000 europei, in grande maggioranza tedeschi. Si trattava di un vasto territorio prevalentemente desertico o semi-desertico, costituito da un altipiano elevato in media 1.00-1.500 metri, rialzato e ripido sul bordo esterno prospicente la costa atlantica e lievemente depresso verso l’interno. La fascia costiera è occupata dal deserto del Namib, che corre longitudinalmente dall’Orange al Cunene ed è stretto fra le pendici dell’altipiano e il mare. Le precipitazioni sono quasi assenti (meno di 100 mm. annui), essendo una delle regioni più sterili e desolate del pianeta. Nonostante la pioggia vi sia praticamente sconosciuta, le coste sono frequentemente avvolte dalla nebbia e l’umidità dell’aria è notevole, conseguenza della combinazione di un aridissimo clima tropicale con una corrente marina fredda, quella del Benguela, che risale dall’Antartico lungo il litorale. Anche nelle regioni interne l’aridità è assai marcata, l’acqua è rara e i letti dei fiumi sono quasi sempre asciutti. La parte della colonia più favorita dal clima, il Caprivi Strip (“Dito di Caprivi”), che si allunga tra l’Okavango e lo Zambesi, riceve appena 600 mm. annui; la regione centrale di Windhoek, da 200 a 400; e meno di 200 tutta la sezione meridionale (Groot Namakwaland). La vegetazione è di tipo xerofilo.

Nel corso di tre decenni di colonizzazione (1884-1914), interrotta da continue e feroci guerre con gli indigeni, i Tedeschi avevano costruito una rete ferroviaria tra le più sviluppate dell’Africa. La rete era d’interesse strategico più che economico, e la sua manutenzione era alquanto costosa per le caratteristiche ambientali: la ferrovia di Lüderitz, ad es., doveva essere continuamente sgombrata dall’accumulo delle dune mobili che la ricoprivano. Vi era una linea longitudinale che da Otavi, nel nord (Ovamboland), giungeva fino a Kalkfontein, nel sud. Vi erano poi alcune linee secondarie; due nel settentrione, che allacciavano Otavi con Tsumeb e Grootfontein; e due linee trasversali che collegavano quella principale con i due unici porti tedeschi sull’Atlantico: Swakopmund con Karibib, e Lüderitz con Seeheim. Ma il porto di gran lunga migliore, Walvys Bay (o Walvisbaai,  ossia il Porto della Balena) era un possedimento della Colonia del Capo, formando unaenclave britannica all’interno della colonia tedesca. Scrivono gli storici Roland Oliver e John D. Fage: “L’Africa sudoccidentale offrì forse il migliore esempio di un grande sistema ferroviario, costruito per ragioni eminentemente strategiche attraverso vasti spazi di terra desolata e spopolata, che non avrebbe mai coperto commercialmente le spese.” (Breve storia dell’Africa, Torino, 1971, p. 237).

Allo scoppio della guerra i Tedeschi dovevano fronteggiare le forze dell’Unione Sudafricana al sud e quelle rhodesiane ad est; ma, poiché aldilà del confine orientale della colonia si estendeva l’ampio e desolato Deserto del Kalahari, essi sapevano di doversi guardare specialmente verso sud e dal lato costiero. A nord il fiume Cunene segnava la frontiera con l’Angola portoghese, teoricamente neutrale. In realtà vi fu un grave incidente armato fra Tedeschi e Portoghesi, che provocò una guerra non dichiarata, breve ma estremamente violenta, fra le due potenze; come diremo fra poco. Le forze germaniche, comandate dal colonnello von Heydebreck e dal maggiore Frank, potevano eseguire veloci spostamenti dalla regione di Windhoek sia verso l’Orange, sia verso le coste. Non potevano però arruolare truppe indigene, perché dopo le guerre condotte contro i nativi, e specialmente contro gli ottentotti Nama e i bantu Ova Herero (che nel 1904-07, sotto la guida del generale Lothar von Trotha, avevano cercato di cacciare dalle loro terre e addirittura di sterminare), i rapporti erano rimasti estremamente tesi. Perciò le forze tedesche erano composte, in questo territorio, quasi esclusivamente da truppe europee, in totale circa 6.000 uomini compresa la cavalleria e alcuni speciali reparti cammellati (il dromedario era stato introdotto a questo scopo dal nord Africa).

I Britannici dovevano affrontare un duplice problema, strategico e politico. Infatti, da un lato l’invasione dell’Africa Sud-Occidentale presentava gravissimi ostacoli di natura logistica; dall’altro, la guerra del 1914 riapriva la ferita – non del tutto rimarginata – della guerra anglo-boera, suscitando sentimenti anti-inglesi e filo-tedeschi in una parte della popolazione boera. Dal punto di vista logistico, la campagna britannica in questa colonia africana ricorda da vicino (come fa notare giustamente G. M. Wrigley) la guerra del Pacifico, combattuta fra il Cile da una parte, il Perù e la Bolivia dall’altra, nel 1879-83. Il deserto di Atacama, infatti, giace – come quello del Namib – sul Tropico del Capricorno; entrambi sono estesi in longitudine, entrambi subiscono l’influsso di una corrente fredda, rispettivamente quelle di Humboldt e del Benguela. La vittoria, in entambe le campagne, andò a coloro che detenevano il dominio del mare: i Cileni nel primo caso, i Britannici nel secondo. Per l’Afrida Sud-Occidenale Tedesca, come per le altre colonie del Reich, l’arrivo di soccorsi dalla madrepatria era reso impossibile dal blocco delle flotte alleate. Poiché non esisteva una forza navale tedesca nelle acque della colonia (anche se, nel dicembre 1914, l’Ammiragliato di Londra temette un’incursione della squadra di von Spee, vincitrice a Coronel il 1° novembre e poi diretta oltre il Capo Horn), i Britannici erano padroni delle comunicazioni marittime e, con ciò, dell’aspetto più importante del problema logistico.

Allo scoppio della guerra le forze tedesche presero l’iniziativa e svilupparono tre operazioni: a sud si spinsero, il 25 agosto, oltre l’Orange, respingendo l’avversario a Sandfontein e cercando di creare le condizioni favorevoli per una insurrezione dei Boeri filo-tedeschi; a ovest occuparono fulmineamente la Walvis Bay, facendo prigioniero il presidio nemico; a nord ebbero un violento scontro con i Portoghesi (nonostante che Berlino dichiarasse ufficialmente guerra a Lisbona solo molto più tardi, nel 1916). La rivolta boera fu il più grave pericolo che l’Impero Britannico dovette fronteggiare durante la prima guerra mondiale, a parte l’insurrezione di Dublino nella pasqua del 1916: vi parteciparono circa 12.000 uomini fra l’Orange e il Transvaal, alla cui testa si posero uomini famosi come De Wet, Beyers e Maritz, già condottieri valorosi nella guerra del 1899-1902. Mancò, tuttavia, un vasto coinvolgimento della popolazione boera; e proprio Louis Boitha, che dodici anni prima aveva combattuto contro i Britannici al fianco di De Wet e degli altri, questa volta guidò una rapida e decisiva campagna contro i ribelli. Sconfitto il Beyers il 28 ottobre, catturato il De Wet il 1° dicembre e costretto alla resa il Maritz il 3 febbraio 1915, Botha seppe tenere in pugno la situazione e pacificare il Paese in brevissimo tempo, offrendo agli ex compagni una pace generosa. Nessuno dei capi dell’insurrezione venne condannato a morte ed entro due anni furono tutti rimessi in libertà: trattamento assai clemente, che guadagnò definitivamente il Sudafrica alla fedeltà verso l’Impero Britannico.

Frattanto il 19 ottobre 1914 presso la località di Naulila, sulla riva sinistra del Cunene, alcuni ufficiali tedeschi erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco coi Portoghesi che, dal 1911, erano impegnati in una dura campagna per sottomettere il re dei Cunhama, Mandume (che cadrà ucciso nel 1917), ultimo sovrano africano che resisteva fieramente alla conquista europea. Da Windhoek von Heydebreck decise d’impartire ai Portoghesi una lezione draconiana. Una colonna di 200 uomini al comando del maggiore Frank oltepassò la frontiera dell’Angola e, il 18 dicembre, inflisse una severa sconfitta al comandante portoghese Alves Roçadas, che lasciò sul campo circa 70 morti, altrettanti feriti e 40 prigionieri. Prese dal panico, le forze portoghesi della regione si ritirarono precipitosamente, attaccate da varie tribù indigene mai del tutto sottomesse, specialmente i Cuamato e i Shirtekela. L’orgoglio ferito di Lisbona chiedeva una rivincita e dalla madrepatria venne mandato un esercito di 7.500 uomini, con cannoni e mitragliatrici, al comando del generale Pereira de Eça. In realtà esso non dovette misurarsi con le forze tedesche, che nel frattempo avevano capitolato davanti ai Sudafricani, ma venne subito dirottato per riconquistare la parte meridionale dell’Angola, reprimendo le insurrezioni indigene. Strano a dirsi, né dopo l’incidente di Naulila né dopo la disfatta di Alves Roçadas vi fu una dichiarazione di guerra fra Germania e Portogallo. Entrambe le nazioni avevano i loro buoni motivi per agire così: Berlino temeva il sequestro delle proprie navi rimaste bloccate nei porti lusitani, Lisbona sapeva di non poter affrontare i Tedeschi sul fiume Rovuma, al confine tra Mozambico e Tanganica (come poi, difatti, sarebbe accaduto). Solo al principio del 1916 il governo portoghese procedette al sequestro del naviglio delle Potenze Centrali, sicché nel marzo Vienna e Berlino gli dichiararono guerra. Ma bisognerà aspettare il febbraio del 1917 per vedere truppe portoghesi schierarsi in Europa sul fronte occidentale, a fianco dei Francesi e dei Britannici. Non è ben chiaro cosa si ripromettesse von Heydebreck quando decise di sferrare l’attacco in Angola alla fine del 1915; forse considerava comunque ormai “bruciata” la neutralità del Portogallo, tradizionale alleato della Gran Bretagna; forse voleva accumulare dei pegni territoriali in vista di una rapida e vittoriosa conclusione della guerra sui fronti europei (un  vecchio disegno pangermanista era stato quello di collegare l’Africa Sud-Occidentale con l’Africa Orientale Tedesca, passando attraverso l’Angola e il Congo Belga). O forse volle lanciare un monito impressionante ai Portoghesi, in modo da distoglierli dall’unirsi all’Intesa, così da poter concentrare tutte le sue forze per far fronte a una imminente invasione dal Sudafrica.

Frattanto Botha aveva domato le ultime braci dell’insurrezione boera e si accingeva a rivolgersi in forze contro la colonia tedesca. Egli era divenuto, nel 1910, il primo presidente dei ministri dell’Unione Sudafricana, con il preciso programma di aiutare laGran Bretagna in caso di guerra con la Germania, e di conquistare l’Africa Sud-Occidentale (ove, oltretutto, erano stati scoperti giacimenti di diamanti); e proprio su tali temi si era verificata, nel 1913, la scissione del partito nazionalista di James B. M. Hertzog. Dopo aver pacificato l’Orange e il Transvaal, Botha si rivolse -come stabilito nei suoi piani fin dal tempo di pace – contro l’Africa Sud-Occidentale, ove l’opinione pubblica sudafricana (e specialmente quella di origine britannica) individuava i fomentatori della guerra civile. Essa doveva essere invasa da tre direzioni: da sud, attraverso l’Orange; da est, attraverso la Bechuania; e da ovest, ossia dal mare.  Fin dal 19 settembre 1914 i Britannici erano sbarcati a Lüderitz, respingendo il presidio tedesco. Lo sbarco principale, però, doveva aver luogo nella Baia della Balena, onde togliere al nemico i porti di Swakopmund e Walvis Bay e costituirvi una solida base per le operazioni verso l’altipiano. Questa operazione subì un ritardo, come si è accennato, per gl’imprevisti sviluppi della guerra navale sugli oceani, allorchè la squadra tedesca dell’amm. Spee, traversato indenne tutto il Pacifico, affondò davanti alle coste del Cile la squadra inglese dell’amm. Christopher Cradock, affondando gli incrociatori corazzati Good Hope e  Monmouth con tutti gli equipaggi, il 1° novembre. Dopo la battaglia, von Spee si era diretto a sud, evidentemente con l’intenzione di doppiare il Capo Horn e passare nell’ Atlantico meridionale. L’Ammiragliato di Londra temeva un attacco della squadra tedesca contro Città del Capo, ciò che avrebbe costituito un serio pericolo per l’esercito sudafricano che doveva essere sbarcatoa Walvis Bay. Il comandante della squadra navale del Capo, amm. King-Hall, si rifiutava infatti di fornire garanzie per i trasporti per mare fino a quando la squadra di von Spee non fosse stata localizzata e distrutta. Conro i due  moderni ed efficienti incorciatori corazzati tedeschi (Scharnhorst Gneisenau) e i tre incorciatori leggeri (Leipzig, Nürnberg Dresden) egli non disponeva, infatti, che di due vecchi incrociatori, Hyacinth Astrea, poiché le forze migliori (gli incrociatori Chatham, Dartmouth Weymouth) erano impegnate nelle operazioni di blocco del tedesco Königsberg nel delta del Rufigi, sulla costa orientale africana. Da Londra, pertanto, l’Ammiragliato distaccò quale rinforzo all’amm. King-Hall i due potenti incrociatori corazzati Minotaur eDefence (provenienti l’uno dalla Cina, l’altro dal Sud America). Ma l’8 dicembre 1914, al largo delle Isole Falkland, la squadra di von Spee venne intercettata e distrutta dalla fortissima squadra dell’amm. Doveton Sturdee (composta, tra l’altro, dagli incrociatori da battaglia Invincible ed Inflexible): quattro dei cinque incrociatori tedeschi affondarono e il quinto, il Dresden, dovette nascondersi per quattro mesi nei canali della Terra del Fuoco, per venire infine scoperto e costretto ad autoaffondarsi all’isola di Mas a Tierra nelle Juan Fernandez, il 15 marzo 1915. Adesso che le rotte dell’Atlantico meridionale erano libere da ogni pericolo: così King-Hall, con le navi da guerra Albion e Astrea e con due incrociatori ausiliari, poté salpare alla voltadi Walvis Bay, occupandola e consentendo lo sbarco dell’armata d’invasione, nel gennaio 1915. Come il Cile nella guerra del salnitro, così la Gran Bretagna e l’Unione Sudafricana si erano assicurate il completo dominio dei mari e, con ciò, l’esito  della campagna per la conquista dell’Africa Sud-Occidentale era praticamente deciso.

Mentre la colonna principale di Botha si accingeva a muovere verso l’altipiano, tre colonne minori varcarono l’Orange partendo, rispettivamente, da Ramans Drift, Schuits Drift e Upington. Quest’ultima costruì velocemente una linea ferroviaria per allacciare Upington, capolinea nord-occidentale della rete dell’Unione, con Kalkfontein, capolinea meridionale di quella tedesca; linea che, negli anni pre-bellici, volutamente la Germania aveva evitato di completare temendo, appunto, una possibile invasione. Una quarta colonna britannica, partita alla lontana Kimberley – quasi al confine dell’ex Stato Libero di Orange, attraversò a marce forzate quasi tutta la sezone meridionale del deserto del Kalahari ed entrò nella colonia tedesca da Rietfontein, mirando a effettuare il congiungimento con le tre colonne provenienti dall’Orange. Infine, da Lüderitz le truppe del gen. Deventer si misero in marcia verso l’interno, con l’obiettivo di riunirsi alle colonne provenienti dal fiume Orange e da Kimberley. La colonna principale di Botha avanzò in parte lungo la ferrovia Swakopmund-Karibib, in parte lungo il letto asciutto del fiume Swakop, puntando direttamente sulla capitale Windhoek. La colonna di Deventer procedette lungo la ferrovia Lüderitz-Seeheim; la colonna partitada Ramans Drift lungo la linea Kalkfontein-Seeheim; quella di Upington sulla linea Upington-Kalkfontein-Keetmanshoop. Per tutte le colonne operanti nel sud del Groot Namakwaland l’obiettivo comune era il nodo ferroviario di Keetmanshoop, posto al centro di un elevato e selvaggio sistema montuoso.

Il maggiore interesse della campagna, da un punto di vista logistico, consiste nella complessa manovra di tutte queste colonne attraverso un paese desolato e quasi privo d’acqua, con i fiumi asciutti e i pochi pozzi avvelenati dai Tedeschi in ritirata, e con la ferrovia del pari distrutta dal nemico, via via che la loro avanzata lo respingeva più all’interno. Si vide un moderno esercito di tipo europeo, forte di 50.000 uomini, condurre una serie di marce e di combattimenti in condizioni ambientali quasi impossibili, e fermarsi frequentemente per eseguire innumerevoli detonazioni nei letti dei fiumi asciutti onde portare in superficie le pozze profonde; oppure trasporare il prezioso liquido permezzo di autocarri. L’altipiano dell’Africa Sud-Occidentale è in parte petroso, in parte sabbioso, ed entrambi i tipi di terreno creavano problemi continui ai trasporti su gomma. Lungo la ferrovia di Lüderitz, inoltre, gli invasori dovettero affrontare un problema particolarissimo: quello delle dune mobili. Negli anni precedenti il governo tedesco aveva speso molto denaro per le opere di manutenzione di quella linea, e ora i Sudafricani dovettero far fronte a una difficoltà per loro inusitata. Tuttavia l’impresa più straordinaria fu, probabilmente, quella compiuta dalla colonna di Kimberley. Essa attraversò a tempo di record il più grande deserto dell’Africa australe, il Kalahari, dove non esistevano ferrovie; tuttavia, dal punto di vista strategico, fu forse un sacrificio inutile, poiché non appena entrata nella colonia tedesca essa si ricongiunse con la colonna partita da Schuits Drift.

La colonna principale provò un senso di sollievo quando lasciò il clima umido e malsano della costa per risalire le pendici dell’altipiano, lungo il letto del fiume Swakop. Ma poiché la stessa cittadina di Walvis Bay non disponeva di altre risorse d’acqua che quella marina desalinizzata e, d’altra parte, gli impianti erano insufficienti al fabbisogno di una forza numerosa come quella del generale Botha, per un certo tempo l’acqua dovette essere trasportata via mare dalla Provincia del Capo, circa 1.000 km. più a sud. Il dislivello che le truppe sudafricane dovettero superare per raggiungere l’acrocoro ove ha origine lo Swakop è di oltre 1.500 metri. Windhoek, la capitale della colonia, si trova al centro di un anfiteatro montuso, in parte di origine vulcanica, in parte costituito da rocce che formano il basamento cristallino precambriano della regione. La città sorge a 1.680 metri s.l.m. ed è circondata da montagne  aride e spoglie di vegetazione, come il Gramsberg (2.355 m.), l’Erongpo (2.350 m.) e il Brandberg (2.606 m.). Mentre la colonna principale giungeva sul margine dell’altipiano centrale, le colonne partite da Lüderitz, dal fiume Orange e da Kimberley effettuarono il congiungimento  a Keetmanshop; indi, per tagliare ai Tedeschi la via della ritirata lungo la ferrovia, una colonna celere s’internò attraverso il deserto e li assalì presso Gibeon, infliggendo loro gravi perdite e respingendone i resti a nord, verso la capitale. La colonna principale di Botha, ricostruendo la linea nei tratti in cui era stata distrutta, ingaggiò battaglia con i Tedeschi a Riet e Pforte, respingendoli. Windhoek, evacuata dai difensori, venne occupata dalle truppe sudafricane il 12 maggio 1915, e con essa cadde la grande stazione radiotelegrafica. Ciò segnò la fine dei collegamenti fra la Germania e le sue colonie africane (fino a quel momento, la stazione di Nauen aveva potuto comunicare anche con l’Africa Orientale Tedesca mediante la stazione di Windhoek, ad esempio per informare il Königsberg, assediato nel delta del Rufigi, che era in arrivo una nave di soccorso, il vapore Kromberg).

Costretti a ripiegare, prima dalla regione meridionale del Groot Namakwaland davanti alle forze di Deventer, poi dalla regione centrale del Damaraland, i Tedeschi, che avevano sostenuto duri combattimenti di retroguardia per ritardare la caduta di Windhoek, organizzarono un’estrema resistenza nella regione settentrionale dell’Ovamboland, al confine con l’Angola (ove si erano scontrati vittoriosamente con le truppe portoghesi). Colà essi disponevano di alcuni fortini come quello di Namutoni, posto sul bordo dell’Etosha Pan e che era divenuto celebre per la sua difesa nella guerra contro gli Hereo del 1904; anche il clima era più favorevole che nel resto della colonia. Il Caprivi Strip era stato occupato fin dallo scoppio delle ostilità da forze britanniche provenienti dalla Rhodesia. Le forze tedesche, a corto di viveri e munizioni, erano poco favorite dalla natura del terreno, piatto (a parte la catena del Waterberg, verso sud) e coperto da una magra vegetazione xerofila, che rendeva impossibile condurre una vera e propria guerriglia, come quella in corso nel Camerun o, più tardi, nella sezione meridionale dell’Africa Orientale Tedesca e nel Mozambico. In teoria, i Tedeschi avrebbero potuto attraversare il Cunene e lasciarsi internare dai Portoghesi, sfuggendo alla cattura, come avrebbero fatto, un anno dopo,  le truppe del Camerun sconfinando nella Guinea Equatoriale spagnola. Tuttavia, dato lo stato di guerra esistente de facto, se non de jure, con il governo di Lisbona e visto che a Luanda era sbarcato il generale Pereira de Eça con una delle armate più imponenti che fossero giunte nell’Africa Nera, l’orgoglio tedesco non poteva certo prendere in considerazione l’eventualità di consegnarsi proprio a quelle truppe. Notiamo, di passaggio, che nella battaglia di Mongua, durata dal 18 al 20 agosto 1915, Pereira con i suoi cannoni e le sue armi automatiche riuscì a infliggere una sconfitta decisiva agli eroici Cuanhama, che lasciarono sul terreno migliaia di morti; il loro re, Mandume, continuò con pochi seguaci una dipserata guerriglia a cavallo del Cunene, finché il 6 febbraio 1917 sarebbe caduto sotto il fuoco di uno squadrone sudafricano.

Le ultime operazioni di Botha furono dirette a tagliare le linee di comunicazione delle superstiti forze tedesche, costringendole a concentrarsi in un punto per avvolgerle e precludere loro ogni possibilità di prolungare la resistenza mediante azioni di guerriglia. Dopo l’occupazione di Windhoek, la colonna proveniente da Gibeon si riunì con quella principale e insieme proseguirono l’avanzata verso nord, lungo la ferrovia Karibib-Otavi. Due colonne laterali si staccarono per manovrare come le branche di una tenaglia: ad est quella del col. Nytotrgh lasciò la ferrovia presso Omaruru, girò intorno a Waterberg e occuò Tsumeb, capolinea settentrionale della rete tedesca; ad ovest un’altra colonna lasciò la ferrovia a Kalkfeld e, con rapida marcia, si spinse fino alle sponde dell’Etosha Pan, le costeggiò lungo il lato meridionale ed occupò il forte di Namutoni. A questo punto le forze germaniche, concentrate a Gaub tra Otavi e Tsumeb, si trovarono completamente accerchiate. Né potevano tentare di aprisi un varco verso nord, nel tratto Namutoni-Tsumeb, a causa dell’esaurimento in cui si trovavano i loro cavalli. L’ultimatum del gen. Botha scadeva nel pomeriggio dell’8 luglio, ma solo alle ore 14 del 9 luglio 1915 il governatore Seitz e il comandante von Heydebreck firmarono la resa con l’onore delle armi per i loro 3.400 uomini. Le condizioni dell’armistizio furono miti: gli ufficiali tedeschi ebbero il permesso di conservare i cavalli e le armi e, dopo aver dato la loro parola d’onore che non avrebbero ripreso a combattere, poterono ritornare liberamente alle loro case; i richiamati alle armi ripresero il lavoro nelle loro fattorie; solo le truppe coloniali attive, circa 1.300 uomini, vennero avviate in prigionia. È degno di nota il fatto che, nel corso delle operazioni, le tribù africane degli Herero e dei Nama avevano offerto ai Britannici la loro collaborazione contro i Tedeschi, ma Botha aveva rifiutando, rispondendo loro che quella era una guerra fra uomini bianchi.

4. Camerun.

Il terzo territorio coloniale africano della Germania a venire occupato dagli Alleati fu il Camerun. Si trattava di un paese assai vasto, in cui le condizioni ambientali erano completamente diverse da quelle dell’Africa Sud-Occidentale. L’altipiano interno è ricoperto dalla foresta equatoriale, e così la fascia costiera. L’elemento dominante dell’orografia è il Massiccio di Adamaua, che costituisce il bordo settentrionale dell’altipiano e la cui altitudine varia da 1.500 a 2.500 metri s.l.m.. Questa catena, che attraversa tutto il Camerun con andamento da nord-est a sud-ovest, digrada dolcemente verso sud, mentre a nord cade bruscamente verso la pianura del lago Ciad. Al centro di questa pianura si eleva, isolato, il modesto complesso dei Monti Mandara (meno di 1.500 m.). All’estremità sud-occidentale del Massiccio di Adamaua si innalza isolato nella pianura costiera, di fronte all’isola di Ferdinando Poo (oggi Macias Nguema), il Monte Camerun, un vulcano alto 4.070 metri. La colonia era interessata da una ricca rete idrografica, in cui si possono distinguere quattro bacini: quello del Bénoué e del Cross a ovest (bacino del Niger), quello del Logone e del Chari a nord (bacino del Ciad); quello dell’Oubangui e del Sangha a sud-ovest (bacino del Congo) e infine quello del Sanaga, che occupa la sezione centrale. Il Sanaga costituisce l’asse idrografico del Camerun, poiché i suoi affluenti si allargano a ventaglio nel Paese e ne costituiscono le principali vie di comunicazione; esso sfocia nell’Atlantico quasi al centro della costa e costituisce, insieme al fiume Wouri (Camerun), poco più a nord, la chiave strategica dell’intera regione. La padronanza della sezione centrale della costa, con le foci del Sanaga e del Wouri, metteva di fatto in grado di controllare tutta la colonia. Dal punto di vista climatico, vi è una netta differenza fra il Massiccio di Adamaua e l’altipiano a sud di esso, con clima generalmente salubre e precipitazioni annue fra 1.400 e 1.800 mm., e la pianura costiera con l’estremità meridionale dell’Adamaua, con clima caldo-umido, piovosità elevatissima (oltre 4.000 mm. annui alle pendici del Monte Camerun rivolte al mare e all’estauario del Sanaga) e la presenza della mosca tse-tese, fattori che rendono la dimora quasi insopportabile all’uomo bianco. Il bacino del Ciad è quello con clima meno piovoso, anzi è caratterizzato da una stagione invernale decisamente arida: sulle sponde del lago le precipitazioni sono inferiori a 600 mm. annui, e una situazione analoga si registra sui Monti Mandara.

Tali caratteristiche ambientali spiegano il fatto che non esisteva, nel 1914, una rete ferroviaria neanche lontanamente paragonabile a quella dell’Africa Sud-Occidentale o a quella dell’Africa Orientale Tedesca. Le linee in esercizio erano due: una collegava Bonaberi, sulla foce del Wouri, con Nikongsamba sui Monti Marenguba; l’altra collegava Douala con Edea e proseguiva oltre, giungendo fin presso il fiume Nyong. In compenso molti fiumi erano per lunghi tratti navigabili: il piano d’invasione alleato fu, infatti, essenzialmente ispirato alla rete idrografica allargantesi a ventaglio dall’ampio estuario del Wouri.

Dopo la proclamazione del protettorato tedesco, nel 1884, le guerre contro gli indigeni non erano state lunghe e sanguinose come in altre colonie; la resistenza più accanita era stata opposta dalla tribù dei Douala che esecitava il monopolio dei commerci fra la costa e l’interno, e contro la quale le operazioni militari durarono ben quattro anni. Nell’agosto del 1914 le forze militari tedesche erano esigue; il governo coloniale aveva preferito arruolare un numero assai limitato di soldati e poliziotti indigeni, per prevenire possibili rivolte causate dalla conoscenza dei nativi circa l’uso delle armi da fuoco. Gli amministratori tedeschi non sempre erano stati all’altezza dei loro compiti; il governatore Leist, ad es., aveva commesso atrocità tali per cui era stato richiamato in Germania e condannato. La colonia, comunque, era interamente pacificata; e, dopo la mobilitazione dei coloni tedeschi, l’esercito della colonia si accrebbe di 2.000 unità, arrivando alla cifra complessiva di circa 5.000 uomini (comprese le forze di polizia), con un certo numero di mitragliatrici e cannoni. Esso era comandato dal colonnello Zimmermann il quale, ispirandosi a una strategia difensiva, concentrò il grosso delle sue truppe sull’altipiano donde lanciare contrattacchi, da una posizione centrale, contro le forze alleate che si apprestavano all’invasione. Queste ultime erano forti inizialmente di circa 12.000 uomini, dei quali 9.000 Britannici, 3.000 Francesi e alcune centinaia di Belgi, i quali ultimi misero anche a disposizione i loro battelli per operare lungo i fiumi navigabili del Camerun sud-orientale. Il piano delle forze dell’Intesa era accurato e metodico e consisteva, in sostanza, in una avanzata convergente dalle colonie contigue, con l’obiettivoo di accerchiare le forze tedesche e obbligarle a concentrarsi in un punto, onde sconfiggerle grazie alla loro netta superiorità in uominie mezzi.

Le ostilità ebbero inizio quasi subito dopo le dichiarazioni di guerra. A Bonga, sul fiume Congo, il gen. francese Aymerich entrò in territorio tedesco e risalì il fiume Sangha con una colonna. L’avanzata fu resa lenta e difficle sia dalle difficoltà del terreno, ricoperto da un lussureggiante foresta equatoriale, sia dalla tenace resistenza nemica; superata Ouesso, Nola venne occupata il 22 ottobre 1914, dopo aspra lotta; invece l’attacco francese alle posizioni di N’biru si risolse in un insuccesso. Frattanto un’altra colonna francese, partita da Bangui sul fiume Oubangui, penetrò nella colonia da est e realizzò il congiungimento con le forze di Aymerich lungo il fiume Sangha, fra Bania e Nola. Una terza colonna francese, mossasi da Fort Lamy, sullo Chari, si spinse attraverso la pianura settentrionale puntando verso il Massiccio di Adamaua, con l’obiettivo di congiungersi a una colonna britannica partita dalla Nigeria settentrionale e avanzante su Maroua. Quest’ultima località cadde nelle mani degli Alleati il 14 settembre, mentre il forte di Mora, ai piedi dei Monti Mandara, fu posto sotto assedio. Sarebbe stato un assedio lunghissimo, di quasi un anno e mezzo: Mora sarà l’ultima postazione tedesca ad arrendersi in questa campagna.

Tale complesso di operazioni rese la Francia nuovamente padrona dei terrirori ceduti alla Germania col trattato del 4 novembre 1911, che i Tedeschi avevano battezzato Nuovo Camerun e i Francesi, con riguardo alla loro configurazione, designavano bec de canard (= becco d’anatra), paragonandoli – con molta esagerazione – all’Alsazia e alla Lorena perdute nel 1871. Per la diplomazia di Berlino, il maggior risultato di quella annessione di circa 300.000 kmq. di foresta era stato il raggiungimento del fiume Congo, le cui acque navigabili ne facevano la maggiore via di comunicazione dell’Africa centrale; inoltre era sembrato il primo passo verso l’agognata annessione del Congo Belga, che avrebbe consentito il congiungimento del Camerun con l’Africa Orientale Tedesca.

Dalla Nigeria avanzavano intanto tre colonne britanniche: una, come si è detto, che mirava a congiungersi con quella francese partita da Fort Lamy; una  seconda, partita da Yola sul Bénoué (affluente del Niger), che aveva per obiettivo la postazione fortificata tedesca di Garoua, indi quella di N’gaundéré, alle pendici settentrionali dei Monti Adamaua, e infine Tibati, alle pendici meridionali; e una terza che avanzava lungo il fiume Cross e puntava su Foumban nei Monti Manguba. Tuttavia l’azione principale degli Alleati si sviluppò dal mare, per l’importanza strategica della zona costiera e per tagliare ogni comunicazione della colonia con l’esterno.  In questo settore, gli Alleati intendevano per prima cosa occupare la striscia di territrorio che raggiungeva la costa a sud della colonia spagnola del Rio Muni, incuneando quest’ultimo (ora territorio neutrale) nella colonia tedesca; striscia che faceva parte dei territori ceduti dalla Francia nel 1911 e che aveva permesso ai Tedeschi di raggiungere la baia di Corisco e annettere le isole di Corisco ed Elobei. Nell’agosto del 1914 un distaccamento francese, partito da Libreville con l’appoggio della cannoniera Surprise, occupò il porto di Ukoko (Coco Beach), nella Baia di Corisco, il 24 settembre. Quivi i Francesi stabilirono una base per le prossime operazioni contro la lingua di territorio tedesco fra Gabon e Rio Muni, da condurre in cooperazione con un’altra colonna che avanzava attraverso la foresta dal Gabon settentrionale.

Tuttavia l’azione principale si svolse più a nord, al centro della costa che costituiva la chiave strategica della colonia, di cui è virtualmente padrone chi ha il dominio navale nel Golfo del Biafra. Il 25 agosto 1914 l’incrociatore britannico Cumberland e la cannoniera Dwarf lasciarono Freetown, nella Sierra Leone, per attaccare Douala, seguiti dall’incrociatore Challenger e dalla flottiglia del Niger. Scortavano un corpo di spedizione franco-inglese di circa 5.000 uomini (dei quali metà provenienti dall’Africa Occidentale Francese) al comando del gen. Dobell. Gli alleati stabilirono una base d’operazioni nell’ampio estuario del fiume Wouri, la cui baia è ben riparata e le cui acque navigabili costituiscono un fattore eccellente di penetrazione verso l’interno. I Tedeschi avevano minato il Wouri e ne avevano chiuso l’accesso, affondandovi delle ostruzioni (come faranno col Rufigi, in Africa Orientale): talché, per alcune settimane, gli Alleati furono impegnati nell’opera di dragaggio. Il loro scopo immediato era quello di risalire il fiume onde occupare la capitale, Douala, e la cittadina di Bonaberi: le due stazioni di partenza delle ferrovie adducenti verso l’interno, che sorgono l’una di fronte all’altra, sull’estuario del Wouri. Quando le acque del fiume vennero bonificate dalle mine e gli sbarramenti rimossi, la squadra alleata – cui s’era unito l’incrociatore francese Bruix – forzò la foce il 27 settembre, e bombardò sia Douala che Bonaberi.  Il 28 settembre le due cittadine alzarono bandiera bianca e le truppe tedesche, inseguite, dovettero ripiegare.  La guerra mantenne un carattere anfibio, con le operazioni navali sul fiume in appoggio all’avanzata delle truppe verso l’interno; ma il compito principale della squadra alleata era stato eseguito con la conquista della zona costiera e con lo stabilimento di basi per le operazioni ulteriori. Il Cumberland, il Challenger e il Brux vennero richiamati per svolgere altri servizi; al naviglio minore si unì, in loro vece, il vecchio incrociatore Astraea della squadra dell’amm. King-Hall.

La campagna nell’interno proseguì con la conquista alleata di Edea, sul Sanaga, lungo la ferrovia orientale, il 26 ottobre. Le ultime cospicue operazioni anfibie si svolsero più ad ovest, donde gli Alleati miravano ad occupare Victoria, ultimo porto rimasto nelle mani dei Tedeschi e sede del governo coloniale, situato ai piedi del Monte Camerun e quasi di fronte all’isola di  Fernando Poo. A tale operazione parteciparono il già ricordato Bruix e lo yacht britannico Ivy; Victoria venne bombardata e occupata dagli Alleati il 13 novembre. Lo stesso giorno una colonna franco-inglese, avanzando lungo la linea ferroviaria di Bonaberi, occuò Mujuka sul Moungo, alle falde orientali del Monte Camerun. Buea, la cittadina principale della regione, venne quindi a trovarsi al centro di una manovra convergente e fu occupata il 15 novembre. Le operazioni proseguirono con vigore fino alla completa conquista della ferrovia di Bonaberi da parte alleata. Il 5 dicembre i Franco-Inglesi respinsero i Tedeschi a Loum e, il 10, occuparono il tratto terminale della linea. Nel corso di queste operazioni le forze germaniche si batterono con ostinazione ed effettuarono anche diversi contrattacchi locali, non di rado fortunati. Truppe tedesche eseguirono anche alcune incursioni in territorio nigeriano, nella regione del Cross, causando perdite sensibili ai Britannici. A questo punto le operazioni militari conobbero una sosta, sia a causa ella stagione, sia perché entrambi i contendenti dovevano riorganizzarsi.

Al principio del 1915 la situazione complessiva appariva ancora indecisa. A est e sud-est i Francesi avevano rioccupato il bec de canard; nel nord, le operazioni procedevano con alterne vicende: Mora era assediata e Garoua, potentemente fortificata, aveva respinto un primo attacco britannico; a ovest, lungo la costa, gli Alleati non avevano del tutto superato il terreno più difficile, quello delle foreste di mangrovie e degli acquitrini, ove bisognava servirsi di sentieri piuttosto che di strade, e impiegare grandi masse di portatori africani. Nel gennaio 1915 i Britannici che assediavano Garoua si congiunsero con i Francesi e rinnovarono l’attacco, riuscendo a conquistare la posizione solo nel mese di giugno. Notevole il fatto che la caduta di Garoua fu causata da un ammutinamento degli ascari tedeschi, terrorizzati da un bombardamento di artiglieria.

Adesso gli Alleati decisero di tagliare definitivanente ogni possibilità di rifornimento via mare al nemico, reso ancora possibile dalla neutralità dei territori spagnoli di Rio Muni e Ferdinando Poo. A tal fine venne costituita una squadra formata dal vecchio incrociatore Syrius e dalla corvetta Rinaldo, con i quali nell’aprile 1915 venne posto un blocco davanti alle coste dell’isola.

Le operazioni attive nell’interno del Camerun ripresero nel mese di giugno con una nuova offensiva degli Alleati. Le forze tedesche erano dislocate in due gruppi: uno, maggiore, intorno a Yaoundé; un altro sul Massiccio di Adamaua, che aveva come chiave strategica la cittadina di N’gaundéré, saldamente fortificata. Quest’ultima venne investita dalle forze anglo-francesi provenienti da Garoua e occupata il 29 giugno, con l’aiuto provvidenziale di un tornado che spazzò le trincee tedesche e ne cacciò fuori i difensori. In analoghe circostanze cadde Banyo, nella sezione occidentale dell’altipiano. Battuto il nucleo minore delle forze germaniche, gli Alleati procedettero verso sud, ocupando Tibati, senza incontrare che una sporadica resistenza. A questo punto le varie colonne anglo-francesi iniziarono a convergere in direzione di Yaoundé, allacciata alla costa mediante una ferrovia ed una pista per veicoli lunga 200 km., che era stata tracciata con enorme fatica dal governo coloniale tedesco.

La colonna alleata avanzante da Edea, al comando del col. Mayer, occupò il ponte di Longua, mentre il gen. Dobell premeva direttamente su Yaoundé. La vasta manovra convergente di ben cinque colonne alleate fu coronata da successo, nonostante la difficoltà delle piogge torrenziali (che, in questa regione, durano ininterrottamente da giugno a settembre). All’inizio di gennaio 1916 il cerchio si chiuse e gli Alleati entrarono a Yaoundé. Ultima ad arrendersi fu la fortezza di Mora, nel nord, che alzò bandiera bianca il 18 febbraio.La conquista del Camerun, tuttavia, non fu coronata, come prevedevano i piani alleati, dalla cattura o dalla distruzione delle forze tedesche. Infatti il col. Zimmermann con le sue truppe superstiti riuscì ad aprirsi una via attraverso le posizioni avversarie e riparò nel Rio Muni, ove furono disarmate e internate dalle autorità spagnole.

La campagna del Camerun era stata una delle più difficili per la natura del terreno, il clima ostile, le malattie tropicali e soprattutto per la scarsità di strade carreggiabili e di ferrovie. La conquista alleata fu lenta, sia per la strenua resistenza dei difensori, sia per la prudenza e la metodicità con cui furono condotte le operazioni. Una carta geografica di questa campagna mostra che il vasto territorio della colonia venne quasi ovunque intersecato dalla fitta trama delle varie colonne convergenti verso l’interno. Il coordinamento di esse, separate da vasti spazi quasi impraticabili, costituisce l’aspetto più notevole di questa campagna, oltre all’ampio sviluppo svolta dalle operazioni anfibie e navali, sulla costa, negli estuari e lungo i fiumi dell’interno. Anche la ritirata finale tedesca, considerato lo stato di logoramento delle truppe che – a differenza dell’avversario – non avevano mai ricevuto alcun rinforzo dall’esterno, se non qualche materiale filtrato attraverso il blocco navale alleato, si può considerare un piccolo capolavoro strategico: essa beffò gli Anglo-Francesi, privandoli della soddifazione di ottenere la capitolazione totale.

6. Africa Orientale Tedesca.

L’Africa Orientale Tedesca, divenuta protettorato tedesco nel 1885, soprattutto per l’azione del dott. Carl Peters, era la più vasta, ricca e importante delle colonie tedesche, con una superficie pari a due volte quella della Germania e una popolazione di oltre 7 milioni e mezzo di abitanti.. Il suo territorio, estremamente compatto, occupa la maggior pare del’Altipiano Lagoso dell’Africa Orientale, compreso tra la fossa tettonica siro-africana a ovest e l’Oceano Indiano a est. Sul fondo di quella lunghissima spattatura giacciono i grandi laghi – il Victoria-Nyanza, il Tanganica, il Nyassa – che costituiscono, per un buon tratto, i confini naturali del territorio verso occidente. Le coste marittime hanno uno siluppo di 800 km. e sono ricchissime di baie, insenature e isole, delle quali ultime solo Pemba, Zanzibare Mafia hanno dimensioni apprezzabili; le prime due, però, erano un protettorato britannico. La pianura costiera, limitata verso l’interno dai bordi terrazzati dell’altipiano, è più ampia nella sezione centrale, fra le foci del Wami e del Rufigi. Il vasto altipiano interno (1.000-1.400 metri di altitudine media s.l.m.)  giunge fino alle sponde del lago Tanganica e, a nord, s’innalza nel complesso vulcanico del Kilimangiaro, la vetta più alta del continente (5.895 m.).

La rete idrografica è quasi tutta tributaria dell’Oceano Indiano. I fiumi sboccano al mare traversando l’altipiano con andamento ovest-est e con corsi tra loro paralleli. I maggiori sono il Rovuma (che segnava il confine meridionale con il Mozambico portoghese) e il Rufigi, quest’ultimo navigabile da grosse imbarcazioni a motore fino a 250 km. dalla foce ove, cadendo bruscamento dal ciglio dell’altipiano, forma delle rapide. La foce del Rufigi è tutta un labirinto di canali, banchi di sabbia, isolotti ammantati dalla foresta equatoriale che ne fanno un elemento ideale di difesa, più che di penetrazione verso l’interno. La vegetazione, in generale, non è lussureggiante come quella del Camerun. Sulle coste sono frequenti gli acquitrini con foreste di mangrovie, mentre l’altipiano è rivestito da boscaglia alternata alla savana e alla steppa, con vaste zone favorevoli all’agricoltura e un clima salubre. La pianura costiera e la sezione meridionale dell’altipiano ricevono da 1.000 a 1.400 mm. annui di precipitazioni; l’interno dell’altipiano ha invece un clima secco: da 400 a 800 mm. nella regione interna, da 800 a 1.000 sul lato interno, prospicente i grandi bacini lacustri. Le piogge equatoriali sono limitate alla fascia più settentrionale del Paese.

La colonia disponeva di due importanti linee ferroviarie: la prima univa la capitale, Dar-es-Salaam, con il porto di Kigoma sul lago Tanganica, traversando tutto l’altipiano e passando per Morogoro, Dodoma e Tabora; l’altra congiungeva Tanga, sull’Oceano Indiano, con Moshi alle falde del Kilimangiaro. Esistevano, quindi, solo ferrovie trasversali, mancando una grande via di comunicazione longitudinale; perciò nel 1914 i Tedeschi iniziarono la costruzione di una strada fra Morogoro e Korogwe, onde stabilire una comunicazione diretta fra le due linee. Quanto alle comunicazioni telegrafiche, prima della guerra la colonia si serviva esclusivamente delle stazioni costiere, che vennero distrutte quasi subito dai Britannici; fu pertanto necessario procedere all’installazione di linee telegrafiche nell’interno.

La forza militare di pace della colonia era assai limitata: circa 70 ufficiali e 180 sottufficiali europei al comando di 2.500 ascari, più circa 2.000 poliziotti indigeni. Scoppiata la guerra, vennero richiamati alle armi i coloni tedeschi e arruolato un certo numero di indigeni, sicché alla fine del 1914 il col. von Lettow-Vorbeck, comandante delle forze tedesche, poteva disporre di circa 6.000 uomini, che salirono fino a un massimo di 12.000 alla fine del 1916. Sulla costa stazionava un moderno incrociatore leggero, il Königsberg, arrivato a Dar-es-Salaam il 6 giugno 1914 e che, alla fine di luglio, era  sfuggito alla squadra britannica dell’amm. King-Hall che lo inseguiva ancor prima della dichiarazione di guerra. Sul lago Tanganica i Tedeschi disponevano del vapore Hedwig von Wissmann  il cui equipaggio era in parte fornito dalla nave Möwe, autoaffondatasi a Dar-es-Salaam l’8 agosto; mentre i Belgi vi tenevano il vapore Alexandre Delcommune, che fu distrutto in combattimento il 25 agosto: dopo di che i Tedeschi rimasero padroni del più lungo bacino lacustre africano.Un secondo vaporetto tedesco, il Kingani, venne trasportato sul Tanganica per ferrovia; e un terzo, il Graf Götzen, venne varato a Kigoma nel 1915. Sul Lago Nyassa, la cui sponda settentrionale apparteneva alla Germania, i Tedeschi avevano la cannoniera Hermann von Wissmann, mentre i Britannici disponevano di due battelli, il Pioneer e il Gwendolen, cui se ne aggiunsero, dopo lo scoppio delle ostilità, altri tre: il Charles Johnson, il Queen Victoria e il Chauncy Maples. Il 13 agosto 1914 il Gwendolen sorprese la cannoniera tedesca in riparazione a Sphinxhaven, la smantellò e fece prigioniero l’equipaggio; dopo di che il lago rimase interamente in mani britanniche. Il vastissimo Lago Victoria-Nyanza, infine (diviso esattamente fra la colonia tedesca e l’Africa Orientale Britannica) era dominato dalle forze navali inglesi: i battelli Clement Hill, Winifred Sybil, più altri quattro mercantili; i Tedeschi avevano soltanto il piccolo rimorchiatore Mwanza. Però la fanteria germanica tentò, fin dai primi giorni di guerra, di occupare Kisumu, allo scopo di tagliare fuori il grande lago dalle linee britanniche; sbarcata dal Mwanza, essa venne però respita da due compagnie di fucilieri africani. Più tardi, il 6 marzo 1915, il Winifred sorprese il rimorchiatore tedesco e lo bombardò, lasciandolo semidistrutto (invece esso venne poi riparato, ma non più utilizzato a scopi bellici). Così, anche se i Tedeschi avevano due buoni porti sul lago, Bukoba sulla riva ovest e Mwanza su quella sud, ove c’era anche una stazione radiotelegrafica, il Victoria rimase definitivamente in mani britanniche per tutta la durata del conflitto.

Quando la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania, il 4 agosto 1914, dapprima il governatore dell’Africa Orientale Tedesca, Schnee, aveva cercato di ottenere la neutralizzazione del protettorato, ma la sua proposta (come già si è visto nel caso del Togo) venne respinta. L’8 agosto la squadra navale dell’amm. King-Hall bombardò la stazione radio di Dar-es-Salaam, mentre i Tedeschi sbarravano l’accesso al porto affondando un bacino galleggiante davanti alle scogliere coralline. Per qualche tempo il Königsberg, privo di basi sicure, vagò nell’Oceano Indiano per condurre la guerra di corsa contro il naviglio mercantile dell’Intesa, ma senza successo; improvvisamente, il 20 settembre, comparve davanti a Zanzibar e vi affondò a cannonate il piccolo incrociatore britannico Pegasus.

Nel mese di ottobre le forze dell’Africa Orientale Britannica, ricevuti rinforzi dall’India, effettuarono il primo serio tentativo d’invasione della colonia tedesca. Scortati dalle navi da guerra Fox Goliath, 6 battaglioni per un totale di 8.000 uomini vennero sbarcati a Ras Kasone, nella baia di Mwanza. Il loro obiettivo era la conquista di Tanga, capolinea della ferrovia settentrionale, che sorge nella baia di Mwanza; ma le truppe tedesche vi accorsero per ferrovia e ne divamparono duri scontri, dal 3 al 5 novembre, fra le piantagioni di palma da cocco e di gomma e macchie di foresta. Il comandante britannico, cap. F. W. Caulfield, non si era aspettato una resistenza così vigorosa e la notte del 5 novembre fece reimbarcare le sue truppe. La netta sconfitta inglese fu in parte compensata dal fatto che la squadra dell’amm. King-Hall, a partire dal 30 ottobre, aveva scoperto e imbottigliato il Königsberg nel delta del Rufigi, ove questo si era momentaneamente rifugiato. Privi di carte nautiche del delta, gli incorciatori britannici non osarono entrarvi a loro volta, per timore di incagliarsi sui banchi sabbiosi; però organizzarono un efficiente servizio di pattugliamento nel canale di Mafia. Ebbe così inizio il leggendario assedio, durato molti mesi, dell’incrociatore tedesco nel fitto della foresta africana, che avrebbe reso celebre il suo comandante, il cap. Max Looff, e l’intero equipaggio. Il 10 gennaio 1915 i Britannici sbarcarono sull’isola di Mafia, occupandola e distruggendo la stazione radiotelegrafica; operazione in cui impiegarono tre incrociatori, un rimorchiatore armato e 6 compagnie di fanteria per sopraffare un tenente tedesco e 22 ascari.

Nel gennaio 1915 i Britannici rinnovarono l’attacco a Tanga, questa volta per via di terra, ma subirono un nuovo rovescio. Von Lettow-Vorbeck, a sua volta, sferrò un attacco locale sulla frontiera nord, riuscendo anche a interrompere la ferrovia dell’Uganda; ma non spinse a fondo l’azione, non volendo allontanarsi troppo dalle proprie basi. Anche un tentativo di avanzata dei Belgi sulla frontiera est venne respinto e, per tutto il 1915, non vi furono altre operazioni terrestri importanti.Un capitolo a parte meriterebbe la vicenda del Königsberg e dei tentativi britannici di distruggerlo: prima mediante un bombardamento navale, che risultò inefficace perché l’incrociatore tedesco aveva risalito il fiume assai più di quanto potessero fare le navi nemiche; poi con quello aereo, anch’esso non risolutivo per difficoltà tecniche; infine facendo arrivare dalla Gran Bretagna due monitori, Severn Mersey, che – dato il loro pescaggio minimo – erano quanto mai adatti a risalire il fiume oltre le secche del delta. Fu in questo modo che i Britannici poterono giungere a distanza utile dal Königsberg e distruggerlo, nel corso di un furioso duello d’artiglieria, con i loro calibri superiori, l’11 luglio 1915. Il cap. Max Looff, tuttavia, scese a terra e si unì col suo equipaggio alle forze armate della colonia; anche i cannoni della nave da guerra vennero smontati e trasportati nella foresta, donde raggiunsero il piccolo parco d’artiglieria di von Lettow-Vorbeck. Infine i Tedeschi perdettero anche il dominio del lago Tanganica, poiché i Britannici vi trasferirono due motobarche, Mimi Toutou, armate ciascuna con un pezzo da 47 mm. e con una velocotà di 15 nodi, assai superiore a quella della flottiglia nemica. Si trattò di un’operazione veramente grandiosa, poiché  le due motobarche, lunghe 13 metri e pesanti mezza tonnellata, furono appositamente distaccate a tale scopo dalla Gran Bretagna. Lasciato il Mare del Nord, esse giunsero a Città del Capo  nell’estate del 1915, indi vennero caricate sul treno e spedite per ferrovia sino a Livingstone, capolinea della rete rhodesiana. Scaricate dal treno, vennero caricate su traini e trasportate mediante trattori, per 3.400 miglia, in condizioni quasi impossibili, attraverso foreste, deserti e montagne. Fu necessario aprire sentieri, abbattere alberi e costruire più di 200 ponti, prima di giungere al capolinea della ferrovia del Congo Belga, donde le motobarche viaggiarono in treno sino a Lukuyu, sul lago Tanganica. Si era trattato di uno sforzo logistico immane, ma i risultati furono pari alle aspettative: il Kingani venne distrutto il 26 dicembre 1915 e la stessa sorte toccò all’Hedwig von Wissmann il 9 febbraio 1916. Da quel momento il grande lago divenne una comoda via di comunicazione per il trasporto delle truppe belghe destinate all’invasione della colonia tedesca. Tutto ciò fu reso possibile, in ultima analaisi, dall’incontrastato dominio delle rotte marittime da parte della Gran Bretagna, la quale era in grado di trasferire uomini e mezzi, in quantità pressoché illimitate, da un capo all’altro dei diversi teatri di guerra. Ben diversa era la situazione delle Potenze Centrali che, strette nella morsa del blocco navale, si videro preclusa fin dall’inizio della guerra ogni possibilità di ricevere rifornimenti via mare. L’Africa Orientale Tedesca, in tutta la durata della guerra, ricevette solo  tre spedizioni di rifornimenti dalla madrepatria, due via mare e la terza (fallita) dall’aria. Il 14 aprile 1915 giunse nella baia di Mwanza il vapore Kromberg, che fu subito bombardato e distrutto dall’incrociatore britannico Hyacinth; il 17 marzo 1916 approdò nella baia di Ssudi il vapore Marie, che potè sbarcare materiale da guerra senza incidenti; infine, nel novembre 1917 partì dall’aeroporto di Jambol, in Bulgaria, il dirigibile tedesco L 59 carico di rifornimenti, ma giunto all’altezza di Khartoum, ebbe ordine di invertire la rotta (6.757 km. di volo senza scalo), perché errate informazioni davano Lettow-Vorbeck per sconfitto.

Fu solo nel 1916 che i Britannici, avendo ormai conquistato le altre colonie africane del Reich (il Togo e il Camerun, come si è visto, in collaborazione con la Francia), decise di lanciare una campagna in grande stile per la conquista dell’Africa Orientale Tedesca. Ciò fu reso possibile dal trasferimento di un esercito sud-africano e anche, in misura minore, dalla dichiarazione di guerra della Germania al Portogallo, cosa che aprì un nuovo fronte lungo il fiume Rovuma, al confine sud della colonia. Il comando dell’esercito sudafricano era stato affidato al gen. Jan Christiaan Smuts, un altro boero (ed ex collaboratore del presidente Krüger) che, dopo la guerra anglo-boera, aveva condotto – insieme a Botha – una leale politica di collaborazione dell’elemento afrikaaner con quello britannico, rivestendo nel 1912 la carica di ministro dell’interno e della difesa. Egli aveva, quindi, una perfetta conoscenza dello strumento di guerra che in prima persona aveva forgiato; inoltre aveva stabilito un coordinamento con le operazioni dell’esercito coloniale belga (gen. Tombeur), di una colonna britannica proveniente dal Nyasaland (gen. Northey) e con le truppe portoghesi. L’idea centrale del piano d’invasione di Smuts era un’ampia manovra convergente, mirante ad allontanare i Tedeschi dalla ferrovia e a respingerli dalla costa, onde obbligarli a ripiegare nella parte occidentale del Tanganica e, quivi, accerchiarli e distruggerli. Il grosso delle forze germaniche si trovava nel settore della ferrovia di Tanga; altri reparti, al comando del gen. Wahle, erano dislocati ad ovest, nel settore del lago Tanganica.

L’attacco delle colonne alleate incominciò il 1° novembre 1916 e fu condotto con grande vigore. I sudafricani concentrarono i loro sforzi nel settore a nord, per sfondare le posizioni tedesche fra il Kilimangiaro e le colline di Pare, mentre la 1.a divisione doveva attraversare il deserto dalle provenienze di Longido per tagliare la ferrovia di Tanga e investire  il grosso delle forze tedesche da tergo.L’avanzata delle forze di Smuts prese l’aspetto di una classica manovra a tenaglia, con un duplice attacco a nord-ovest e a sud-est del massiccio del Kilimangiaro. Von Lettow, non potendo presidiare un fronte così esteso con le sue forze numericamente deboli, non lasciò che forze di copertura sulle piste principali, tenendo il grosso di riserva ad Himo, pronto a contrattaccare nei settori più minacciati.  Dopo aver eseguito un bombardamento aereo delle posizioni tedesche  e dello stesso quartier generale di Nuova Moshi, il 10 marzo le truppe sudafricane lanciarono un nuovo attacco, obbligando l’avversario a ripiegare oltre Taveta, indi proseguirono l’offensiva verso ovest, investendo successivamente Nuova Moshi, Arusha,  Kahe e infine, il 22 marzo, attraversarono il fiume Ruvu (o Pangani) completando lo scardinamento del sistema difensivo tedesco nel Kilimangiaro.

Da tempo von Lettow aveva predisposto un piano di ritirata che gli consentisse di sganciarsi dal nemico e di mantenere intatta la capacità combattiva delle sue truppe, rinunciando all’idea di una difesa statica e ostinata del territorio. Richiamate tre compagnie dalla zona del lago Kivu e altre truppe da Dar-es-Salaam, egli affidò al maggiore Kraut la difesa della ferrovia di Tanga e si spostò a sud per difendere la regione centrale della colonia. Le forze britanniche provenienti dal Kenya si suddivisero in tre colonne: una puntò verso la costa, occupando Tanga il 17 luglio; un’altra scese su Handani, utilizzando la strada tracciata dai Tedeschi fra Korogwe e Morogoro; la terza avanzò a sud-ovest, nel cuore dell’altipiano, e conquistò le posizioni di Kondoa-Irangi doopo aspra lotta, perdendovi (secondo i calcoli di von Lettow) circa 1.000 soldati europei.

Alla fine di giugno i Belgi avevano sferrato un attacco nella regione del lago Kivu e avevano attraversato il fiume Ruzizi, fra il Kivu e il Tanganica. Una seconda colonna belga aveva invaso la colonia superando le montagne tra il lago Kivu e il lago Edward e, agendo in cooperazione con una colonna britannica partirta dall’Uganda, aveva occupato Kigali. La campagna anglo-belga nel Ruanda-Urundi, l’unica che ebbe caratteri di vera e propria guerra di montagna (altitudine media 1.200-2.000 metri s.l.m.; piovosità  annua fra 1.000 e 1.400 mm.), si concluse con la conquista totale di questo territorio ed ebbe l’effetto di indebolire la difesa tedesca più a est, sul lago Victoria-Nyanza. In quest’ultimo settore le posizioni tedesche sulla riva ovest e sud del lago furono investite da una duplice offensiva britannica, da terra e dall’acqua. Bukoba venne occupata da una colonna che, dall’Uganda,  aveva costeggiato le sponde del lago; Mwanza da trupope trasportate direttamente su imbarcazioni. Anche le due stazioni radiotelegrafiche di Bukoba e Mwanza caddero nelle mani degli attaccanti, e i Tedeschi furono estromessi per sempre dal più grande bacino lacustre dell’Africa.

L’azione principale dei Belgi, guidata personalmente al gen. Tombeur, ebbe luogo più a sud. Grazie alla padronanza incontrastata del lago Tanganica, egli potè attraversarlo e sbarcare a Usumburu e Kigoma, sulla sponda est, occupandole. Di qui la colonna di Usumburu si ricongiunse con le forze anglo-belghe reduci dalla campagna del Ruanda-Urundi, dividendosi: parte scese lungo il lago, unendosi alle forze sbarcate a Kigoma; parte attraversò l’altipiano verso est, puntando su Tabora, sede del governo tedesco e importante centro sulla ferrovia Dar-es-Salaam-Kigoma. La colonna belga sbarcataa Kigoma potè utilizzare la ferrovia medesima, e puntò direttamente su Tabora. Dalla Rhodesia, frattanto, penetrò in territorio tedesco una colonna britannica, che occuò Bismarckburg e Karema e si unì alla manovra su Tabora. Il gen. Wahle, che difendeva la sezione centrale dell’altipiano, non potè impedire l’azione concentrica degli Alleati: Tabora venne occupata dai Belgi dopo aspri combattimenti; Dodoma venne presa il 31 luglio dalle truppe di Smuts, provenienti da Kondoa-Irangi; anche Kilimatide cadde nelle mani dei Sudafricani. Il Wahle, tuttavia, sfuggì all’accerchiamento e si ricongiunse con Lettow, ed entrambi si ritirarono nella regione meridionale della colonia.

Frattanto, ad est, si sviluppavano le operazioni britanniche per l’occupazione della fascia costiera; Dar-es-Salaam venne bombardata una trentina di volte nel corso della primavera e dell’estate. Impiegando navi da guerra e ausiliarie, aerei da ricognizione, palloni frenati e fanteria di marina i Britannici condussero una serie di operazioni anfibie e occuparono successivamente Pangani, Sadani e Bagamoyo. Ai primi di settembre il cap. Looff, che difendeva Dar-es-Salaam con un centinaio di uomini fra marinai del Königsberg ed ascari e con un cannone navale da 105 mm., fu costretto ad evacuarla davanti ad 8 compagnie anglo-indiane che la occuparono con l’appoggio di 15 navi del contramm. Charlton. Von Lettow, da parte sua, dopo aver sgomberato Morogoro sulla ferrovia centrale, con una lunga marcia si portò nella zona del delta del Rufigi, lanciando contrattacchi locali per coprirsi la ritirata. Il 7 settembre, presso Kissangiri, l’11.a compagnia germanica del ten. Wolkwein inflisse una dura sconfitta a una delle due brigate a cavallo del gen. Brits; il giorno dopo, anche l’altra fu severamente battuta. Al termine di queste operazioni, comunque, von Lettow si portò definitivamente nella zona del delta, ove l’accanita resistenza dei difensori e le gravi difficoltà del terreno e del clima arrestarono l’avanzata britannica.

Dal sud-ovest la colonna di Northey, proveniente dal Nyasaland, aveva occupato Neu Langenburg e Wiedhafen, raggiungendo la ferrovia il 28 agosto. All’estremità merididonale della colonia, un esercito portoghese di circa 7.000 uomini, al comando del gen. Gil, oltrepassò il Rovuma e occupò Tunduru. I Britannici, intanto, completarono l’occupazione della costa prendendo Kilwa, Lindi e Mikindandi; da Lindi cercarono di stabilire un contatto con i Portoghesi i quali, più ad ovest, avevano occupato una serie di importanti posizioni sull’altipiano di Makonde. Dal delta del Rufigi, allora, von Lettow inviò nel sud una piccola colonna al comando del cap. Looff per respingere i Portoghesi. La marcia di trasferimento richiese notevoli sacrifici, svolgendosi in una regione mal conosciuta, coperta da una fitta foresta equatoriale e popolata da animali selvaggi, tra cui leoni. Raggiunto in novembre l’altipiano di Makonde, la colonna del cap. Looff attaccò i Portoghesi con i fucili e poi alla baionetta, respingendoli sulla montagna (che non supera i 1.000 metri), lontano dalle sorgenti, dove essi vennero a trovarsi in gravi difficoltà per la mancanza d’acqua. Respinta dai Tedeschi una colonna portoghese di soccorso, l’esercito del gen. Gil accerchiato sull’altipiano riuscì  a ritirarsi per un passo sconosciuto al nemico, e ripassò in fretta il Rovuma, prima che quello  potesse tagliar loro la strada. La ritirata portoghese era stata così precipitosa che i malati e i feriti  erano stati abbandonati sull’altipiano, insieme ai muli, ai cavalli e a un ricco bottino. Restavano le forze britanniche dal gen. O’Grady, molto superiori alle tedesche, che tuttavia non riuscirono a riportare alcun successo decisivo né a indebolire la capacità di resistenza della colonna di Looff, che anzi eseguì varie incursioni nella foresta dell’hinterland di Lindi, molestando il nemico.

La campagna alleata del 1916 si era quindi conclusa con la conquista della maggior parte dell’Africa Orientale Tedesca, ma senza che le forze avversarie fossero state distrutte né diminuita la loro efficienza combattiva; inoltre, invece di essere respinte verso l’interno, queste ultime si erano concentrate presso la costa. D’altra parte, entrambe le ferrovie erano adesso nelle mani degli Alleati, che disponevano di una superirorità numerica di oltre 10 a 1 (avendo raggiunto, a un dato momento, la cifra complessiva di circa 160.000 uomini). A partire da quel momento la guerra prese un andamento caratteristico, trasformandosi in guerriglia. Dividendo le sue forze in colonne non molto numerose, che si mantenevano con le risorse del luogo e trasportavano il materiale a mezzo di portatori indigeni che conoscevano i sentieri della foresta, von Lettow riuscì a non farsi mai agganciare da forze superiori, manovrando per linee interne e sfruttando al massimo il fattore mobilità. Non di rado i Tedeschi ottennero dei brillanti successi locali; ma, fedeli alla strategia essenzialmente difensiva che avevano adottato, evitarono sempre di impegnarsi a fondo per non lasciarsi accerchiare. È vero che le popolazioni indigene, indirettamente, pagarono un tributo altissimo a queste operazioni. “Nella sola campagna dell’Africa orientale – scrive uno dei massimi esperti contemporanei della storia africana, John Reader – vennero impiegati 50.000 soldati africani e più di un milione di portatori, oltre 100.000 dei quali morirono. – E aggiunge: – “Secondo una ricerca statistica sulla prima guerra mondiale e sulle sue conseguenze in Africa, più di 2,5 milioni di Africani, ossia quasi il 2 per cento della popolazione del continente, vennero coinvolti ogni anno, in modo diretto o indiretto, nel conflitto. Neppure la tratta degli schiavi era giunta a tanto. Fu una guerra che l’Africa non aveva fatto nulla per provocare e dalla quale non aveva nulla da guadagnare: per ogni africano impegnato in prima persona nei combattimenti [compresi quelli richiamati in Europa, spec. dalle colonie francesi] erano una dozzina i familiari – uomini, donne e  bambini – che ne pagavano le conseguenze.” (Africa, cit. in bibliogr., p. 519).

Al principio del 1917 le forze tedesche erano divise in due gruppi: quello del maggiore von Tafel (2.500 uomini) nella regione di Mahenge, e quello di von Lettow (4.000 uomini) nel delta del Rufigi. Nel settore di Lindi, il cap. Looff venne sostituito dal gen. Wahle. Al comando delle forze alleate, allo Smuts succedette il gen. Hoskins, indi il gen. Deventer. Il piano di quest’ultimo mirava a dividere le forze di von Tafel da quelle di von Lettow, per affrontarle e batterle separatamente. Il compito di impegnare von Tafel venne affidato al gen. belga Bataille, che avanzò con 5 battaglioni, 2 compagnie ciclisti, 2 compagnie del genio e una batteria da montagna per investire le posizioni di Mahenge, che i Tedeschi avevano fortificato. Dopo uno scontro di esito incerto a Jdete, dal 12 al 26 agosto, l’attacco venne ripreso, il 27 settembre, direttamente contro Mahenge. Nel corso di aspri combattimenti i Belgi, in un primo tempo, vennero respinti;  ma il 9 ottobre von Tafel dovette ritirarsi e, più tardi, arrendersi.

Von Lettow, frattantoo, lasciava il delta del Rufigi a causa delle difficoltà di approvigionamento e conquistava a Mahiva, il 15-18 ottobre, la sua più bella vittoria, sconfiggendo forze britanniche tre volte superiori e infliggendo loro la perdita di 1.500 uomini. In seguito, tuttavia, premuto da forze soverchianti, il 25 novembre dovette attraversare il Rovuma con un esercito ridotto a 300 tedeschi, 1.700 ascari e 3.000 portatori. Questa data segnò la definitiva conquista alleata dell’Africa Orientale Tedesca, ma non la fine della campagna. Nel Mozambico von Lettow (promosso frattanto al grado di maggior generale) compì una marcia memorabile, spingendosi fino quasi allo Zambesi e prendendo il sopravvento, in scontri innumerevoli, con le forze portoghesi e britanniche che lo inseguivano. I rifornimenti di armi, munizioni, viveri e medicinali se li procurava nelle cittadine che via via occupava; i prigionieri venivano liberati sulla parola, per l’impossibilità di nutrirli e sorvegliarli. La colonna tedesca trasportava ancora, in condizioni quasi incredibili, l’ultimo cannone da 105 mm. del Königsberg.

Sostenuto un nuovo scontro vittorioso, il 5 settembre 1918, a Mpuera, il 28 settembre von Lettow riattraversò il Rovuma, percorse la sezione meridionale della ex colonia tedesca e, alla fine di ottobre, penetrò in Rhodesia. Durante la marcia verso lo Chambesi si impadronì di vari magazzini, rifornendo il suo piccolo esercito di armi e provvigioni: il suo piano era di rientrare nell’Africa Orientale Tedesca, arruolare una parte degli ascari precedentemente smobilitati, e riprendere indefinitamente le operazioni di guerriglia. Il 12 novembre le truppe britanniche attaccarono la sua retroguardia a Kasama; egli si dispose allora a dare battaglia allorché, come un fulmine a ciel sereno, gli giunse la notizia che fin dall’11 novembre la Germania aveva firmato l’armistizio con gli Alleati. Solo allora, invitto, egli depose le armi, il giorno 14 novembre. Al momento della resa aveva ancora con sé un piccolo esercito formato da 30 ufficiali, 125 sottufficiali e soldati tedeschi, 1.168 ascari e 3.000 portatori. Egli stesso calcolò che gli Alleati avessero schierato contro di lui, dal 1914 al 1918, circa 300.000 uomini e 130 generali, perdendo 60.000 soldati, dei quali 20.000 fra europei e indiani. Gli Alleati forniscono cifre più basse, tuttavia riconoscono l’enorme sproporzione di forze che caratterizzò la campagna dell’Africa orientale e la straordinaria abilità strategica del loro avversario, che invano si erano sforzati di sconfiggere e catturare in quasi quattro anni e quattro mesi di guerra. I Britannici, nonostante tutto, ostentarono una specie di sportiva ammirazione per l’ex nemico, tanto che Smuts, venuto a sapere delle difficili condizioni economiche in cui von Lettow era venuto a trovarsi dopo la guerra, gli ottenne una pensione dall’esercito britannico. Anche la scrittrice danese Karen Blixen, che lo aveva conosciuta a bordo della nave che lo portava in Africa, alla vigilia della guerra, ne era divenuta amica e contribuì a esaltarne l’immagine attraverso le pagine del suo fortunato romanzo Out of Africa, pubblicato nel  1937 e portato sugli schermi cinematografci nel 1985 dal regista Sydney Pollack (libro e film malamente tradotti in italiano con La mia Africa). In realtà la fama di von Lettow non è priva di lati oscuri: aveva partecipato alla guerra di sterminio contro gli Herero, nell’Africa Sud-occidentale, agli ordini di von Trotha, e non pare abbia mai avuto dubbi sugli aspetti negativi del colonialismo in Africa, né di quello tedesco in particolare. Le regioni del Tanganica meridionale, che lo spietato von Trotha aveva messo a ferro e fuoco durante la repressione della rivolta degli Hehe (in cui morirono 120.000 indigeni), non si erano mai riprese dal terrore tedesco; eppure von Lettow non si fece scrupolo di spremerle ulteriormente per vettovagliare il suo esercito. Nel 1916 aveva ricevuto, per volontà del kaiser, Guglielmo II di Hoehenzollern, la più alta decorazione militare tedesca, il Pour le Mérite. Con i suoi uomini fu sempre di una durezza estrema, inimicandosi – fra l’altro – il governatore Schnee e il capitano Max Looff, che era un militare cavalleresco; e le sue truppe furono accusate di avere impiegato le micidiali pallottole dum-dum, che provocavano ferite laceranti particolarmente dolorose. È vero che i suoi ascari avevano per lui un’autentica venerazione; bisogna però tener presente che si trattava di truppe relativamente ben pagate, che non esprimevano certo i veri sentimenti della popolazione indigena. E, se la prima guerra mondiale fu una tragedia storica senza precedenti, è giusto ricordare l’alto prezzo che gli Africani dovettero pagare, in essa, alle contese delle potenze coloniali il cui scopo era, puramente e semplicemente, una nuova spartizione del continente. Ciò che fu fatto, con la conferenza di Versailles, mediante l’istituzione del mandato con cui la Società delle Nazioni affidava ai vincitori la gestione degli ex possedimenti del Reich: trasparente finzione giuridica che permise alla Gran Bretagna e alla Francia di ingrandire i loro già cospicui imperi coloniali, dietro il paravento di un’ideologia democratica e progressista.

NOTA BIBLIOGRAFICA

–          A.A. V.V., Storia e imperi dell’Africa coloniale, Milano, 1986l pp. 74-79.91, 99,103.

–          ADAMS, C. C., The African Colonies of Germany and the war, in The Geographical Review, giugno 1916.

–          BERTAUX, Pierre, Africa. Dalla preistoria agli stati attuali, Milano, 1968, pp. 264-276.

–          BLEY, H., Kolonialherrschaft und Sozialistruktur in Deutsch-Südwestafrika, Hamburg, 1968.

–          BRAUER,E., Zuge aus der Religion der Herero, Leipzig, 1925.

–          CERASI, Giusto Lucio, Socialismo africano, Roma, 1975, pp. 26-42.

–          CORNEVIN, R., Histoire de la colonisation allemande, Paris, 1925.

–          CORSI, Carlo, la guerra nelle colonie (1914-1918), Milano, 1918.

–          ESTERMANN, C., Etnografia do Sudeste de Angola, vol. III: O grupo etnico Herero, Lisbõa, 1961.

–     FIELDHOUSE, David K., Gli imperi coloniali dal XVIII secolo, Milano, 1967, pp. 290-298.

–          FIRST, Ruth, South West Africa, London, 1963.

–          GAIONI, E., La rivolta degli Herero, 1904, Città di Castello, 1912.

–          GANN, L. H.- DUIGNAN, P., Colonialism in Africa, 1870-1960 (5 voll.)Cambridge, 1969-75.

–          GIACOPETTI, Massimo, Mozambico e Africa australe, Roma, 1997, pp.10-108.

–          GINIEWSKI, Paul, Un nazisme avant la lettre: la solution finale du problème herero au Sud-Ouest africain, in Le mois en Afrique, marzo 1968.

–          GIORDANI, Paolo, L’impero coloniale tedesco. Come nacque e come finisce, Milano, 1915.

–          GOEBEL, Voli di guerra. 40,000 km. in ‘Zeppelin’, Milano, 1933.

–          GUNTHER, John, Africa nera, Milano, 1964, pp. 149-152.

–          JAFFE, Hosea, Africa. Movimenti e lotte di liberazione, Milano, 1978, pp. 226-247.

–          HASSERT, K,  Deutsche Kolonien, Leipzig,1910.

–          HENDERSON, W. O., Studies in German colonial history, London, 1962.

–          HOUGH, Richard, La caccia all’ammiraglio von Spee, Milano, 1971.

–          HOYT, Edwin P., jr. I Tedeschi che non persero mai, Milano, 1971.

–          HUNKE, Heinz- LAMENDOLA, Francesco, Namibia, l’ulrtima colonia, su Nigrizia, ottobre 1986, pp. 27-38.

–          IRLE, J., Die Herero, Gütersloh, 1906.

–          KATTERTON, E. K., La tragica fine del ‘Königsberg’, Milano, 1933.

–          LAMENDOLA, Francesco, Il genocidio dimenticato. La ‘soluzione finale’ del problema herero nel Sud-Ovest africano, 1904-07, Pordenone, 1988.

–          LETTOW-VORBECK, Paul, Eja safari! L’armata coloniale tedesca in guerra, Milano, 1933.

–          LEUTWEIN, Paul, Afrikanerschicksal. Gouverneur Leutwein und seine Zeit, Stuttgart, 1929.

–          LEUTWEIN, Th., Elf Jahre Gouverneur in Deutsch Südwestafrika, Berlin, 1906.

–          LIDDELL HART, Basil H., La prima guerra mondiale, 1914-1918, Milano, 1968, pp. 397-399.

–          LOUIS, W. R., Great Britain and Germany’s lost colonies 1914-19, Oxford, 1967.

–          MAILIER, H., Le rôle des colonnes francaises dans la campagne du Cameroun, in L’Afrique Française, giugno 1916.

–          NAZI BONI, Histoire synthétique de l’Afrique résistante, Paris, 1971.

–          PATTE, A., Le Sud-Ouest Africain allemand. Révolte des Hereros, Paris, 1906.

–          POSANI, Riccardo, La grande guerra, 1914-1918 (2 voll.), Firenze, 1968.

–          RAINERO, R., Storia dell’Africa dall’epoca coloniale a oggi, Torino, 1966.

–          READER, John, Africa. Biografia di un continente, Milano, 1977, pp. 507-519.

–          Report on the Natives of South West Africa and their treatment by Germany (Blue Book),a cura del H. S. Stationery Office, London, 1918.

–          RODNEY, W., Howw Europe underveloped Africa, London, 1972.

–          RUDIN, Harry R., Germans in the Cameroons, New York, 1968.

–          SCHWABE, K., Der Krieg in Deutesch-Südwestafrika 1904-06, Berlino, 1907.

–          SCHWABE, K., Die Kämpfe der Deutschen Truppen in Südwestafrika 1904-06 (2 voll.)Berlin, 1907 (tr. it. Roma, 1913).

–          SCORTECCI, Giuseppe, Guerra nella boscaglia equatoriale, Milano, 1929.

–          SEYDLITZ, E., Der Grosse Seydlitz, Breslau, 1908, pp.511-536.

–          SIK, Endre, Storia dell’Africa Nera, Milano, 1977, vol. 1 e 2.

–          SPELLMAYER, H., Deutsche Kolonialpolitik in Reichstag, Stuttgart, 1931.

–          THOMAS, Marshall E., The Harmless people, London, 1959.

–          TOSTI, Amedeo, Storia della guerra mondiale, 1914-1918,  (2 voll.), Milano, 1937.

–          TOWNSEND, M. E., The Rise and Fall of Germany’s Colonial Empire 1884-1918, New York, 1930.

–          TRIULZI, Alessandro (a cura di), Storia dell’Africa, Firenze, 1979, pp. 178-82

–          WESSELING, Henri, La spartizione dell’Africa, 1880-1914, Milano, 2001, pp. 199-225.

–          WHITTAL, W., With Botha and Smuts in Africa, London, 1917.

–          WITBOOI, Hendryk, Die Dogboek van Hendryk Witbooi, Kaptein van die Witbooi Hottentotte, 1884-1905, Capetown, 1925.

–          WORMSTALL, Max, Le colonie tedesche, in Le vie del mondo, dic. 1937, pp. 1.333-1.355.

–          WRIGLEY, G. M., The military campaign against Germany’s African Colonies, in The Geographical Review, gennaio 1918.

–          ZIMMERMANN, A., Storia della politica coloniale tedesca, Milano, 1943.

Già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 26 Novembre 2017

Del 01 Novembre 2020

Most Popular

Recent Comments