martedì, 15 Giugno 2021
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Ricordare Carmelo Borg Pisani, patriota maltese impiccato dalla democratica Inghilterra

Ricordare Carmelo Borg Pisani, patriota maltese impiccato dalla democratica Inghilterra. La Vulgata resistenziale e democratica oggi imperante vorrebbe censurare la memoria di uomini come Carmelo Borg Pisani di Francesco Lamendola 

A quanti italiani, anche dotati di discreta cultura, dicono qualcosa i nomi di Enrico Mizzi e di Carmelo Borg Pisani? A pochissimi, probabilmente; e ciò non deriva tanto da semplice ignoranza, ma da sudditanza culturale e politica, nonché da una rimozione volontaria del proprio passato.

Il primo è stato un importante uomo politico maltese, capo del partito nazionalista e primo ministro della Repubblica maltese nel 1950 (ma per soli tre mesi, a causa della morte improvvisa); presidente della Società Dante Alighieri e vigoroso propugnatore dell’italianità di Malta, durante la seconda guerra mondiale fu arrestato e deportato in Uganda, con altri 46 patrioti, dalle autorità britanniche.

Il secondo è stato un pittore e un ardente patriota; dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti a Roma, si impegnò in varie attività patriottiche, aderì al fascismo e, allo scoppio della seconda guerra mondiale, trovandosi in Italia, notificò all’ambasciatore americano (che curava gli interessi inglesi) la sua volontà di rinunciare alla cittadinanza britannica per assumere quella italiana, che egli sentiva come l’unica “vera”. Arruolatosi nella Milizia volontaria per poter partecipare alle operazioni di guerra (la sua debole vista lo aveva fatto scartare alla visita militare da parte dell’Esercito), prese parte alla campagna di Grecia.

Nel novembre del 1942 chiese di partecipare a una rischiosa missione segreta per preparare la progettata invasione dell’isola; ma, mentre era ricoverato in un ospedale militare a causa di un incidente occorsogli, venne riconosciuto da un amico d’infanzia, il capitano Tom Warrington, che lo denunciò e lo fece arrestare; processato da una corte marziale, fu condannato per cospirazione e tradimento nei confronti di Sua Maestà britannica e impiccato, nonostante egli avesse rinunciato alla cittadinanza britannica e fosse un membro delle Forze armate italiane.

Il procedimento contro di lui si svolse a tempo di record: giudicato il 12 novembre, a porte chiuse, per evitare le proteste del pubblico; condannato il 19 e giustiziato, nella prigione di Corradino, il giorno 28 dello stesso mese. Era sbarcato a Malta, in segreto, il 18 maggio: l’ultimo capitolo della sua vita dura appena sei mesi. Vittorio Emanuele III, di propria iniziativa, gli conferì la medaglia d’oro al valor militare alla memoria; peraltro, le prime informazioni parlavano di fucilazione e così fu scritto nella motivazione; solo in seguito si apprese che Borg Pisani era stato impiccato.

Tutti gli studenti, almeno fino a qualche anno fa, conoscono i nomi di Cesare Battisti e di Fabio Filzi, impiccati dagli Austriaci per alto tradimento dopo essere stati catturati, nel corso di azioni di guerra, durante il primo conflitto mondiale: ad essi viene fatta notare, se non altro, l’iniquità di una sentenza che imponeva a degli Italiani di riconoscere nell’Austria la loro legittima patria. Ma nessuno studente italiano conosce il nome di Carmelo Borg Pisani, impiccato a soli ventisette anni per non aver voluto riconoscere l’Inghilterra come sua legittima patria. Le copie di una sua biografia, scritta dal giornalista Guido Puccio (altro nome ingiustamente dimenticato), che aveva condotto una inchiesta sull’isola e aveva conosciuto il giovane personalmente, vennero distrutte nel 1943 per non offendere i “liberatori” inglesi che, a suon di bombe e distruzioni, stavano avanzando lungo la Penisola.

Qui c’è qualcosa che non torna.

Nel solco della tradizione risorgimentale, si presenta l’Austria del 1916 come un Paese forcaiolo, ma nulla del genere si dice dell’Inghilterra del 1942; eppure i giudici militari austriaci avevano qualche ragione in più per condannare Battisti e Filzi, in quanto l’Impero che essi servivano si reggeva sul principio della lealtà dinastica e non su quello di nazionalità, tanto è vero che i suoi sudditi erano composti da dieci nazionalità diverse, parecchie delle quali avevano legami di stirpe con i nemici esterni, come la Serbia, la Russia, l’Italia e la Romania; mentre quelli inglesi non ne avevano alcuna.

L’unica colpa che si poteva addebitare a Borg Pisani era quella di spionaggio, perché, certamente, egli era sbarcato presso le scogliere di Dingli, in località Ras id-Dawwara, per costituire una quinta colonna che favorisse lo sbarco sull’isola dell’esercito italiano – progetto malauguratamente abbandonato quando Rommel, spingendosi fino a El Alamein, si illuse che il Nilo e il canale di Suez fossero ormai a portata di mano e che, pertanto, l’invasione dell’isola non fosse più necessaria per assicurare la sicurezza dei convogli di rifornimento dalla Sicilia al fronte nordafricano. Ma egli aveva rinunciato alla cittadinanza britannica e, inoltre, era un membro regolare delle forze armate italiane, quindi la sua condanna a morte contravveniva al diritto internazionale.

Così ne ricorda la figura il giornalista Guido Puccio nel suo volume di ricordi «Viaggio nella memoria di un giornalista» (Roma, Casa Editrice la Cultura, 1974, pp. 358-65):

«Con Enrico Mizzi gl’Italiani hanno al tempo stesso il dovere di ricordare una figura che non so se più patetica o più eroica: Cearmelo Borg Pisani, maltese, che ha donato la sua giovinezza, la sua vita all’Italia. A lui, che conobbi, dedicai una biografia, pubblicata a Firenze da Le Monnier nel 1943 col titolo “Vita di Carmelo Borg Pisani”.Purtroppo il volumetto fu mandato al macero (3.000 esemplari) dalla Casa Editrice (male informata sul popolo inglese), mentre le truppe britanniche si avvicinavano a Firenze. […] A Malta – ad amici e conoscenti preoccupati per il suo aperto e pericoloso atteggiamento – diceva, senza guardarsi intorno: “La mia patria è l’Italia. Io sono Italiano! Sono maltese di nascita ed ho passaporto inglese, ma mi sono sempre sentito italiano ed ho sempre dedicato in Malta tutta la mia attività nella propaganda di opere italiane…”

All’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America, che aveva assunto la tutela degli interessi del Regno Unito in Italia, così scriveva, nel febbraio del 1941:“Signor Ambasciatore, in risposta alla Vostra del 14 febbraio che ad ogni buon fine avete fatto bene ad inviarmi anche nella traduzione italiana, perché nativo di malta e italiano non regnicolo io non conosco l’inglese, debbo dichiararvi che io, appunto perché italiano non ho più nulla a che fare con le sorti dell’Impero britannico che avete avuto l’incarico di tutelare. Mentre pertanto vi ringrazio, signor Ambasciatore, per il Vostro squisito interessamento nei miei riguardi, Vi prego di prendere nota, una volta per sempre, che io, come tanto maltesi residenti nel Regno, ho il solo desiderio di essere lasciato indisturbato Alla mia attività impegnata nella sacrosanta guerra italiana. Considero una vergogna del passato essere stato suddito britannico e non desidero essere protetto dagli Stati Uniti d’America”. […]

Veniamo a documento finale e centrale: il Testamento (27 aprile 1942) di Carmelo. Comincia con una nota religiosa. Si raccoglie in Dio, nella volontà e nella “grazia del Signore”. Fede, tradizione patriottica, pietà filiale, tenerezza per i suoi cari, sono i temi dominanti di questo inizio. Vene poi “Malta nostra” che deve essere restituita alla “vera grande Madre Italia”. È il comando – così si esprime – che viene – aggiunge – dalla nostra stessa fede cattolica e romana. Tutti i suoi doveri coincidono. Accennando alla sua missione, si esprime testualmente così:

“Nel caso che Iddio abbia disposto che non mi sia concesso riabbracciarvi e che… abbia determinato il mio sacrificio, desidero in questo momento solenne dirvi: al momento della guerra avrei potuto tornare a Malta, se lo avessi voluto, ma rimasi perché sentii la voce della Patria e credetti mio dovere rimanere là dove la PATRIA VERA raccoglieva le forze di tutti i suoi figli, per liberare anche i miei fratelli: così di mia spontanea volontà volli servire la patria in armi e insieme ad altri compagni maltesi volli partecipare come volontario alle operazioni di guerra. Di mia spontanea volontà ho altresì chiesto ed ottenuto di poter adempiere la difficile missione che mi è affidata. Prego Iddio che essa riesca [egli era fra l’altro miope: n. dell’A.] e che possa anche la mia diretta partecipazione… all’impresa, affrettare la liberazione dei fratelli…”.

Quale missione segreta Carmelo Borg abbia esattamente assolto io non sono in grado di rivelare. So che riuscì a sbarcare nell’Isola ed a rendere preziosi servigi. Ma l’Isola è piccola ed i servizi inglesi non dormivano. Venne presto il giorno in cui il cerchio si strinse ed il destino del giovane – segnato con le sue mani – si concluse. Seguì un processo sommario per alto tradimento.

Il 12 marzo 1943 un foglio italiano del mattino pubblicava: “Roma, 11 marzo, notte. – Nel novembre scorso l’Agenzia Reuter comunicava che in malta era stato fucilato per alto tradimento Carmelo Borg Pisani. […] Rivide Carmelo la madre, riabbracciò i suo genitori prima di morire?

Carmelo Borg Pisani nacque a Malta, alla Senglea, il 10 agosto 1915.  […] Dopo aver frequentato nell’isola la scuola media italiana Umberto I e forse qualche altra scuola, si trasferì a Roma e con una borsa di studio italiana si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti che regolarmente frequentò (scuola di pittura) rivelando sensibilità e qualità d’artista. Di lui ci restano una trentina di lavori, fra cui diversi nudi, forse ancora nella scuola di via Ripetta. […]

Tutti confermano che non era facile distinguere Borg fra molti, per segni esteriori. Ma la sua vita interiore era ricchissima e chi aveva con lui contatti non superficiali subito se ne rendeva conto. La sua era una natura schiva. Di carattere serio, riserbato, ogni atto era il riflesso di una coscienza adamantina, sempre vigile, anche quando si trattava di prendere decisioni di modesta portata.

Chi lo avvicinava spesso avvertiva che una grande fede religiosa era alla base della sua esistenza, la illuminava, la guidava, ne determinava gli indirizzi. È questo un dato fondamentale della breve storia della sua vita. Esso ci fa comprendere come ogni suo gesto, frutto di meditazioni, avesse per lui un significato profondo. La sua fede religiosa era una fonte di pensiero e di azione. […] nelle piccole come nelle grandi cose, per lui l’evento umano era manifestazione della volontà divina.

La vita di Borg Pisani a Roma è stata incisivamente rievocata da un insigne Maestro, Carlo Siviero, direttore della Scuola di Pittura di via Ripetta, in una lettera a me diretta. L’artista vi parla del suo discepolo con animo commosso e acuta penetrazione psicologica, oltre che da uomo del mestiere. Carmelo fu uno scolaro edificante per diligenza, disciplina e desiderio d’apprendere. Per così concludere: “Egli aveva preso ad amare l’Italia attraverso le forme dell’arte nella storia della sua civiltà secolare. Il prologo del suo martirio si svolse tutto nel clima della Scuola dove la sua ombra velata d’intima poesia sarà sempre viva. Qui si annunziarono i primi palpiti della sua anima d’italiano”.

Questo l’invidiabile patrimonio ideale, religioso, morale e culturale dell’Isola. Indebolire tale patrimonio significherebbe far regredire questo piccolo ma animoso popolo verso un livello africano. Malta ha sempre respinto e sempre respingerà tentativi del genere. Queste isole vogliono restare spiritualmente legate alla civiltà mediterranea dell’Occidente.»

La Vulgata resistenziale e democratica oggi imperante vorrebbe censurare la memoria di uomini come Carmelo Borg Pisani, così come ha cercato di censurare quella delle foibe. La verità sulle foibe si è imposta solo dopo che il mito marxista è andato in frantumi e l’Impero sovietico, con la sua ribelle appendice jugoslava, è caduto. La verità su vicende come quella dei patrioti maltesi richiederà molto più tempo per venire alla luce, non solo perché i vincitori di allora, gli Anglo-americani, sono tuttora i padroni del mondo, ma anche perché ciò richiederebbe agli Italiani un lungo e spassionato esame di coscienza.

In particolare, sarebbe necessario ripensare non solo la Resistenza in se stessa, ma anche il ruolo da essa svolto nella creazione del mito collettivo repubblicano e democratico: un mito secondo il quale anche gli Italiani, nell’aprile del 1945, furono vincitori e vennero così “naturalmente” ad allinearsi allo schieramento “giusto” a livello internazionale; cancellando alcuni trascurabili dettagli, come il fatto che la vittoria in una guerra civile è sempre cosa tristissima; e che la “vittoria” della Resistenza non sarebbe mai avvenuta senza l’intervento del nemico esterno, improvvisamente promosso al ruolo miracoloso di alleato e liberatore.

Gli Inglesi, nei confronti di Borg Pisani, fecero semplicemente il loro vecchio mestiere: impiccare e deportare quanti non gradivano che un quarto delle terre emerse fossero loro sottomesse, al servizio della loro industria, del loro commercio e delle loro banche. Hanno continuato a farlo a due passi da casa loro, in Irlanda, fino a ieri. Ma gli Italiani, da parte loro, avrebbero un altro mestiere da svolgere: rileggere il proprio passato, recente e meno recente, con un po’ di onestà intellettuale…

Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 24/07/2012 e sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 12 Dicembre 2017

Del 10 Novembre 2020

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