martedì, 21 Settembre 2021
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Ateco o non Ateco, un decreto “Ristori” inadeguato

Governo miope e soprattutto senza idee di buongoverno. Il decreto “RISTORI” è un decreto che fa riferimento ai codici ATECO per nascondere l’ignoranza in tema di economia e di mercati. Dal decreto “RISTORI” balza subito all’occhio che gli Agenti di commercio, i consulenti finanziari e i procacciatori d’affari non rientrano nell’oggetto del decreto in questione. Come si può pensare che gli intermediari non siano presi in considerazione? Oggi questa esclusione è anacronistica, le attività di intermediazione non essendo di fatto chiuse, risentono ugualmente della chiusura o delle semplici limitazioni imposte ai loro clienti perché sono con loro strettamente collegati. Non serve uno scienziato per comprendere questa interconnessione. Gli agenti di commercio e i rappresentanti sono fortemente penalizzati dalla riduzione dei ricavi né più né meno dei commercianti loro clienti. Le filiere collegate ed interconnesse sono tante ed un semplice codice ATECO non può essere la variabile principale sulla quale stabilire chi abbia diritto o non abbia diritto al ristoro! Solo per fare un esempio, un ristoratore non acquista solo alimenti e bevande, nella sua attività di impresa si approvvigiona anche di tovagliati, di pubblicità, di prodotti per l’igiene, di attrezzature, di abbigliamento professionale, di illuminotecnica, di arredamento, (tutti codici ATECO differenti), e per molti di questi prodotti gli operatori si rivolgono alle aziende di fiducia e/o all’agente di zona. Se il commerciante al minuto soffre, il rappresentante di certo non gioisce, altro che distinzione per codici ATECO. Sempre per rimanere in tema di Agenti di Commercio, come si giustifica il Governo se una agenzia di intermediazione con sede in Veneto (ora zona gialla) ha clienti in Lombardia (ora zona rossa)? Ma lo stesso ragionamento vale anche per le piccole catene di negozi (5-6 unità) che hanno sede in Veneto e i loro punti vendita sono dislocati in Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto. Oltre a questi casi e queste categorie professionali, pensiamo ai fioristi, ai vetrinisti (quest’ultimi di fatto non hanno un codice ATECO), ai procacciatori, ai commercianti di calzature !!! Credo che Conte non sappia contare e che abbia sfogliato i codici ATECO come i petali della margherita (“ristoro, non ristoro, ristoro, non ristoro”); tutto ciò è inaudito. Ritornando alla categoria degli agenti di commercio è da osservare che questo Governo non si rende conto che gli oltre 260.000 rappresentanti attualmente in attività in Italia (28.000 solo in Veneto) collocano la quasi totalità dei prodotti delle aziende manifatturiere italiane e dei servizi di imprese italiane. Penalizzare una intera categoria professionale significa dare indirettamente un colpo mortale al sistema Italia dalla produzione manifatturiera e di servizi fino alla collocazione al dettaglio dei prodotti del made in Italy. Molti saranno costretti a gettare la spugna e dire basta, permettendo alle multinazionali straniere che già vendono online di essere sempre più forti e prendere definitivamente il sopravvento anche nel BtoB e non solo nel BtoC.

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