giovedì, 23 Settembre 2021
HomeECONOMIAStrategia della tensione o tensione strategica?

Strategia della tensione o tensione strategica?

di Stefano Lecca

Oggi il Governo Conte fa un uso della comunicazione spietatamente strumentale alla necessità di nascondere la pochezza organizzativa e la mancanza di programmazione del Governo stesso. Infatti sin dall’inizio della pandemia, il capo del Governo ha adottato la tecnica del discorso alla Nazione, azione che fino a qualche tempo fa era ad appannaggio solo del Capo dello Stato in occasione degli auguri di fine anno agli italiani.

Ora più che mai questi discorsi ad orologeria, accompagnati dall’emanazione dei vari D.P.C.M., non solo hanno cambiato autore, ma hanno cominciato a generare qualche perplessità e un minimo di confusione, in particolare in coloro che per anni attribuivano all’intervento a reti unificate un valore positivo e soprattutto di ottimismo verso l’immediato futuro grazie all’auspicio augurale del Presidente della Repubblica. Ecco che con tattica disperata il Premier Conte si affanna a fare prima l’annuncio del discorso, poi il discorso alla Nazione. Azione che all’inizio ha creato curiosità, poi col proseguo ha generato incertezza, poi preoccupazione, oggi ansia, sconcerto e rabbia. Ebbene sì, molti non se ne sono accorti, ma i discorsi prima annunciati, poi rinviati, poi trasmessi da tutte le reti televisive, radiofoniche e della carta stampata, hanno ottenuto il risultato sperato dal Governo PD-5S: nascondere il pressapochismo e la inesistenza di un serio progetto politico a medio e lungo termine.

A tutto ciò hanno giocato un ruolo di importante rilievo strategico tutte le testate giornalistiche del mainstream che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ci hanno tempestato di bollettini di covid-19 molto simili ai bollettini di guerra. Questi bollettini sanitari insieme agli annunci delle ore 20:00 si sono trasformati in un mix micidiale con serie ripercussioni sociali e psicologiche. Strategia della tensione? Forse sì, ma questa volta in forma diversa e ad opera del Governo. Ricordo che dalla fine degli anni ’60 fino agli inizi degli anni ’80 la strategia della tensione aveva un carattere eversivo e si basava su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici con la finalità di spaventare il popolo e la Nazione. Per paura molti rinunciavano a muoversi nelle zone ad alta frequentazione e venivano colpiti gli snodi ferroviari e le vie di comunicazione con l’obiettivo di indebolire il potere politico-economico.

Oggi, sembra che sia invece il Governo in primis ad attuare la strategia della tensione incutendo paura alle persone, paura di un virus del quale ancora oggi non si dice tutto. Ma allora perché questo atteggiamento da parte del Governo? Con questo tipo di comunicazione a colpi di annunci e spot, da un lato, riescono a coprire e mascherare una serie di problematiche che questo Governo fa molta fatica a gestire e risolvere. Se solo pensiamo al problema dell’immigrazione, mai diminuita e foriera di ulteriori problemi, vedi i recenti accadimenti in Austria e Francia, al MES quasi dimenticato dai media, alla disoccupazione e alle centinaia di aziende per le quali è aperto (per ognuna) un tavolo di crisi, (tutti ancora irrisolti), dei quali quasi non se ne parla più. Dall’altro lato, gli annunci servono a confondere e convincere le persone che ciò che stanno facendo è tutto ciò che deve e può essere fatto, ma la realtà è che stanno procedendo confusi e a tentoni. Qui sta l’inganno, una nuova forma di strategia del terrore attuata per mezzo degli strumenti di comunicazione che nasconde l’inerzia di mesi nei quali avrebbero dovuto pensare, programmare ed attuare strategie di contenimento dell’epidemia e della pandemia. Nulla di tutto ciò, al contrario, hanno gestito l’informazione gridando al lupo al lupo, generando panico e tensione, quel panico e tensione che hanno portato molta gente alle porte degli ospedali per fare i controlli e i tamponi.

Ecco il mix micidiale, panico e tensione, paura e rassegnazione, al punto tale che l’italiano medio accetti passivamente ogni decisione governativa. Qui viene in mente la storia della rana bollita, che inizialmente apprezza il tepore, poi sopporta il caldo, ma quando l’acqua comincia a bollire non ha più la forza di saltare fuori dalla pentola e viene cotta. E’ quello che sta succedendo al popolo italiano grazie al Governo che a colpi di D.P.C.M., lockdown, chiusure si chiusure no, prima zone verdi poi gialle, arancioni o rosse porta l’economia allo sfacelo e milioni di italiani in difficoltà e senza lavoro.

Ma questa strategia della tensione che terrorizza e mette a dura prova la psiche di giovani e meno giovani presto presenterà un conto molto salato in termini di altre patologie e di strascichi irreparabili nell’economia della Nazione. Questa è una subdola guerra mediatica dove la comunicazione gioca un ruolo determinante come arma di distrazione di massa, una comunicazione così voluta ed attuata può portare l’economia italiana nel baratro, proprio il contrario di quella che deve essere fatta: propositiva, incentivante ed ottimistica per risollevare le sorti di tutti. Serve assolutamente un cambio al timone, serve capacità e competenza e soprattutto un Governo credibile che dia fiducia, perché questa è la miglior comunicazione da fare ai cittadini. Solo così si uscirà vincenti dalla pandemia per rilanciare l’economia.

*Stefano Lecca, dirigente A.I.A.

Del 16 Novembre 2020

Most Popular

Recent Comments