lunedì, 27 Settembre 2021
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La forza della bellezza? Non vinceranno perché ignorano cos’è la bellezza

Non vinceranno perché ignorano cos’è la “Bellezza”. Tra Covid e Usura: i Padroni Universali sono privi di scintilla divina, non comprendono il linguaggio della bellezza come quello della verità, il loro impero si regge sulla menzogna di Francesco Lamendola 

I Padroni Universali che hanno gettato la loro vischiosa ragnatela su gran parte dell’umanità, e che stanno sfruttando la falsa pandemia del Covid-19 per realizzare il loro tenebroso disegno volto ad instaurare il Nuovo Ordine Mondiale, massonico e satanico, pur disponendo di mezzi potentissimi non riusciranno nel loro intento, per una serie di ragioni tutte riconducibili alla loro stessa struttura mentale, psicologia e affettiva. Abbiamo già sostenuto, in un precedente articolo, che manca loro la cosa essenziale, la verità; che, anzi, il loro impero si regge sulla menzogna e ha bisogno, per alimentarsi, di una sempre maggiore quantità di menzogne: ma poiché la menzogna è una mancanza di verità, essa non si qualifica come una potenza, ma come una carenza, dunque una debolezza. Sempre più menzogna significa sempre più carenza e dunque sempre più debolezza: è intuitivo che una casa non può reggersi se le sue basi sono talmente fragili da vacillare in continuazione. Per esempio, immaginiamo una banda di delinquenti che s’ingannino e si tradiscano a vicenda, mentendo gli uni agli altri, e magari denunciandosi alla polizia, oppure passando informazioni delicate a una banda rivale: è chiaro che, prima o poi, quella associazione malavitosa finirà per autodistruggersi. Un regno non può stare in piedi se è diviso in se stesso, diceva Gesù Cristo. Se tutti tradiscono e mentono, allora nessuno si sente sicuro, nessuno può dirsi tranquillo, e tutti staranno perennemente in guardia l’un contro l’altro armati, pronti a saltarsi alla gola alla prima occasione favorevole.

Ebbene, una cosa molto simile si verifica nel campo della bellezza. La natura umana è fatta in modo tale da aver bisogno della bellezza come dell’aria che il nostro organismo respira continuamente per mantenersi in vita. Niente bellezza, niente sopravvivenza: è un bisogno primario, come quello di mangiare, bere e riposare dopo il lavoro. Il fatto che non sia altrettanto evidente, ossia che non si manifesti in forme che intaccano direttamente l’organismo, come avviene con la fame, la sete e la stanchezza, non significa che non esiste, o che non riveste un’importanza primaria; significa semplicemente che si tratta di un bisogno più sottile, più spirituale, e quindi meno agevole da osservare, o che addirittura può passare del tutto inosservato ad un occhio distratto. Ma chi ha un minimo di conoscenza della natura umana, ad esempio uno psicologo cosciente del fatto suo, non lo ignora affatto, anzi sa benissimo che vivere senza la bellezza, ossia vivere in una perenne dimensione di bruttezza, alla lunga risulta intollerabile e porta alla pazzia o alla morte. Ad esempio il detenuto di un carcere speciale, rinchiuso in una minuscola gabbia, illuminato dalle lampade giorno e notte, svegliato a intervalli frequenti per delle inutili e sadiche ispezioni, finirà per ammalarsi o tentare il suicidio, indipendentemente dal fatto di essere o no fisicamente maltrattato: la tortura che gli viene inflitta è quella di una radicale privazione del bello, che corrisponde a una radicale negazione dell’umano. Nessuno può vivere a lungo in una simile condizione, proprio come nessuno potrebbe sopravvivere, con degli abiti leggeri, al freddo acutissimo di una notte trascorsa a cielo aperto, sui ghiacci dell’Antartide.

I Padroni Universali sanno molto bene cos’è il denaro e come lo si crea letteralmente dal nulla: è così che hanno steso la loro rete sul mondo, imprigionando l’umanità nelle maglie del debito, grazie al controllo delle banche centrali e delle zecche statali, mentre con continue speculazioni di borsa lo accrescono e se ne servono come di un’arma di ricatto e uno strumento di pressione, avvalendosi anche delle agenzie di rating e di simili istituti di criminalità finanziaria. Sanno anche, e molto bene, che cos’è il potere; non diciamo la politica, perché la politica si basa sull’idea del servizio alla comunità, mentre il potere è fine a se stesso, ed essi sono maestri nello sfruttamento del potere, dato che tengono a libro paga tutti i loro servitori e sono in grado di far eleggere come presidenti o capi di governo i loro satelliti, far deporre quelli che risultano sgraditi, e ciò sia manipolando la pubblica opinione grazie ai mass-media da essi controllati, sia facendo ampio ricorso alla corruzione. Sanno, inoltre, come falsificare la realtà, manipolare i fatti, ingannare la gente, tradire quelli che si fidano di tutte le loro belle parole: basta ascoltare le promesse elettorali dei loro candidati, i quali si riempiono la bocca con parole come pace, giustizia, uguaglianza, lavoro, famiglia, mentre si accingono, non appena eletti, a fare tutto il contrario, perché il loro compito è demolire la famiglia naturale, togliere il lavoro a chi ce l’ha, calpestare la giustizia e scatenare guerre, dato che di queste cose ha bisogno il loro potere per affermarsi e consolidarsi sopra le masse ignare, considerate alla stregua di bestiame da sfruttare e da rendere disoccupate, per poterle poi ricattare mediante il reddito di cittadinanza. Ma produrre la bellezza? Né loro, i Padroni Universali, né lo stuolo di servitori, pseudo artisti, pseudo scienziati e pseudo intellettuali che si sono messi intorno, e ai quali hanno affidato il compito di rivoluzionare e pervertire il modo di sentire, di pensare e di vivere della gente comune, ne hanno la benché minima scintilla. Per produrre la bellezza bisogna avere l’anima pura: e così il musicista, il poeta, lo scrittore, il pittore, lo scultore, l’architetto, sono in grado di esprimere qualcosa, un sentimento, un’idea, se attingono alle pure sorgenti del loro essere più vero e profondo; se no, possono solo produrre qualcosa di meccanico, di artificiale, magari qualcosa di perfettamente squadrato, ben lucidato e rifinito, ma pur sempre qualcosa che non possiede un’anima, e quindi non può toccare le corde più intime del nostro cuore. I Padroni Universali conoscono l’arte di creare il denaro e di moltiplicare all’infinito i loro dividendi, ma non quella di scrivere poesie, o romanzi, o dipingere quadri e affreschi, comporre musica o innalzare edifici che restino nella memoria dei popoli.

Per convincersene, basta gettare uno sguardo panoramico sull’arte contemporanea. Prendiamo, per esempio, quella che più caratterizza il nostro paesaggio esteriore: l’architettura. Quasi tutti gli edifici ritenuti di pregio sono ormai progettati dalle celebri archistar, le quali, guarda caso, sono quasi tutte riconducibili alla massoneria o, peggio, agl’illuminati satanisti. Le loro brutte opere rendono ancor più triste e opprimente il già desolato paesaggio urbano delle città moderne, eppure son pagati fior di quattrini e i governi e le grandi fondazioni private si contendono le loro opere, che vengono poi additate alla pubblica ammirazione. Ma cosa proviamo di fronte a quei palazzi, a quegli stadi, a quei ponti, a quegli aeroporti, a quelle piazze, a quei musei, a quei centri direzionali, a quelle piscine, a quelle chiese, a quei conventi? Cosa proviamo dinnanzi alla piramide posta davanti al Louvre? E dinnanzi alla Città delle arti e delle scienze di Valencia? E alla Stazione medio padana di Reggio Emilia? E cosa prova un credente, un cattolico, allorché si reca a San Giovanni Rotondo per rendere omaggio alla memoria di san Pio da Pietrelcina, e scopre, entrando nel Santuario a lui dedicato, che è letteralmente pieno di simboli massonici? Confrontando le biografie delle maggiori archistar, si nota che vi è fra esse un denominatore comune: l’odore della massoneria e dell’esoterismo gnostico, sul modello del cosiddetto Nuovo Umanesimo, ormai apertamente invocato da più parti, e fra gli altri dal presidente del consiglio Conte e dal sedicente papa Bergoglio. Che cosa ci ispirano questi edifici, quali sentimenti suscitano in noi?

Fanno scattare il senso della bellezza, l’estasi contemplativa per l’armonia delle forme e delle proporzioni? Sollecitano la nostra ammirazione, o, nel caso degli edifici sacri, favoriscono la nostra devozione? Oppure, tutto al contrario, ci appaiono brutti, incomprensibili, stonati e soprattutto disumani? La civiltà di cui ci parlano non è la nostra: non ha nulla a che vedere con le autentiche radici della civiltà europea, che sono cristiane. Sprigionano semmai un’energia di tipo occultistico, non troppo benevola: i pensieri che suscitano sono di tristezza, o d’inquietudine, o di sconcerto: non sono mai sentimenti del tutto positivi. Non ci si sente a proprio agio davanti ad essi; non si vive volentieri in una città piena di simili manufatti. E non parliamo delle cento e cento sculture demoniache, sataniche, che sorgono ormai dappertutto nelle piazze e nelle vie, davanti agli aeroporti, perfino nelle città di provincia e nei piccoli centri, come se la loro presenza fosse casuale e si trattasse di normalissime espressioni artistiche. Chi ha voluto simili manufatti? Chi li ha commissionati? Chi è disposto a pagarli con il pubblico denaro? Per quale ragione delle amministrazioni comunali, i cui bilanci sono quasi sempre stentati o passivi, stanziano ingenti somme per “abbellire” le vie con simili opere? A volte la popolazione residente, indignata, prova a manifestare apertamente suo sconcerto, il suo disappunto; promuove delle manifestazioni, pone delle domande. Ed ecco che tutta la stampa politicamente corretta dipinge quei cittadini come oscurantisti, intolleranti, nemici della modernità; gente da tener d’occhio, gente che forse non dovrebbe neppure esistere, perché non apprezza le meraviglie del progresso e non comprende quanto i suoi amministratori si diano da fare per impreziosire il tessuto urbano con dei manufatti altamente significativi. Difficile non vedere, in controluce, l’esistenza di un disegno che parte dall’alto (o dal basso, secondo il punto di vista) e da lontano, e che si avvale d’innumerevoli forme di collusione e di complicità.

Aveva visto giusto il poeta Ezra Pound: l’usura, perché questo è il nome che bisogna dare ai Padroni Universali e ai loro oscuri maneggi, non sa, né mai potrebbe produrre la bellezza. Può comprare gli oggetti, ma non può ispirare la penna del poeta, o il pennello del pittore. Non è stata l’usura a creare le opere meravigliose di Duccio di Buoninsegna, del Beato Angelico, del Perugino, di Raffaello; non è stata l’usura ad erigere le basiliche di Santa Maria in Trastevere, di San Lorenzo al Verano, di Santa Maria Novella a Firenze, il Duomo di Orvieto, Santa Maria del Fiore o il Duomo di Milano, con tutte le loro centinaia e migliaia di statue, di bassorilievi, di mosaici, di vetrate; né il Ponte Vecchio a Firenze, né il Ponte di Rialto a Venezia, e neppure il Palazzo Ducale. I Padroni Universali non sanno cos’è la bellezza: nei loro cuori di ghiaccio, nelle loro menti da rettile non c’è spazio per emozioni come quelle che vengono dalla pura contemplazione di simili capolavori, che proiettano l’anima al di fuori del tempo e dello spazio e la innalzano, per un attimo, fino alle soglie dell’eternità. No: in essi c’è posto solo per il calcolo meschino, per il cinismo, per l’astuzia opportunistica, per il doppiogiochismo, per la dissimulazione eretta a sistema di vita; tutto ciò che sanno fare davanti ai capolavori dell’arte è acquistarli, o farli rubare, e poi collezionarli, e tenerli nelle loro dimore private, in qualche locale blindato, ove essi soli li possono ammirare, come Paperon de’ Paperoni contempla estasiato lo spettacolo dei propri forzieri traboccanti di monete d’oro, senza nulla voler condividere col prossimo. Ma, si dirà, in un certo senso sono anche dei filantropi, poiché investono molto denaro in fondazioni finalizzate alla beneficienza. È vero, ma quello è solo il paravento dietro cui portano avanti le loro spietate politiche di manipolazione dei popoli e delle singole persone: ciò che investono in quelle fondazioni ha il solo scopo di smerciare i prodotti delle loro multinazionali, ad esempio farmaci non ancora sperimentati, usando la gente e specialmente i bambini come cavie viventi, o prodotti alimentari transgenici; oppure finanziando le migrazioni selvagge fra le due sponde del Mediterraneo, per favorire la sostituzione dei vecchi popoli europei con i giovani popoli africani, e la scomparsa del cristianesimo sotto la marea dell’islamismo. Chi è così bravo a ingannare, falsare, mistificare, non ha la capacità di godere e apprezzare una toccata e fuga di Bach o un tramonto d’estate in riva al mare. Il loro cuore non è simile al nostro; i loro occhi non vedono ciò che vediamo noi: in un certo senso, non sono esseri veramente umani, ma qualcosa di radicalmente diverso.

Il loro maestro è il principe del mondo: a loro non importa quanta sofferenza infliggono all’umanità, sfruttandola, impoverendola e spingendola alla disperazione; anzi, questo è proprio ciò che si prefiggono, e lo stanno facendo con ottimi risultati, dal loro punto di vista. E tuttavia, proprio qui sta la loro maggior debolezza. Chi non comprende il linguaggio della bellezza, come chi non comprende quello della verità, non è qualcosa di più, ma qualcosa di meno di un normale essere umano. Ha le fattezze esteriori di un essere umano, ma è qualcos’altro: un cieco organismo biologico proteso ad affermarsi, con la violenza, con l’inganno, col ricatto; un grumo di pulsioni negative, capace di godere solo del male, della sofferenza altrui, e del tutto indifferente a ciò che è realmente bello e buono. Questi signori portano dunque in se stessi il principio della loro decadenza e della loro sconfitta finale. Non sanno che coi soldi si può comperare tutto, ma solo sul piano materiale; e che prima o poi anche il puro e semplice dominio materiale finisce per dissolversi, poiché gli esseri umani, anche se ridotti ad un gregge di schiavi, hanno comunque in sé una scintilla divina, che li porta, prima o dopo, a riscuotersi, a desiderare la libertà, a lottare per amore dei loro figli e delle loro famiglie, della loro patria, e del dio dei loro padri. Prima o poi, il gregge si riscuoterà dall’ipnosi in cui è caduto; e siamo persuasi che ciò avverrà più presto di quel che non si creda, perché l’assalto delle forze demoniache è totale e rapidissimo, quindi anche la risposta istintiva di chi ama la vita, la bellezza e la verità sarà altrettanto radicale e tumultuosa. E da quella parte sarà schierato anche Colui che ha vinto il mondo.

Del 18 Novembre 2020

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