lunedì, 1 Marzo 2021
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Il monito del sovrintendente: “Senza pubblico impossibile riaprire il Teatro del Maggio”

di Lorenzo Maria Pacini

Risuonano forti e cariche di emozione le parole di Alexander Pereira, Sovrintendente del Teatro del Maggio di Firenze, struttura fiore all’occhiello della cultura fiorentina che ogni anno attira decine di migliaia di spettatori. L’emergenza sanitaria con le misure imposte dal Governo rischiano di rendere impossibile la riapertura della celebre struttura polifunzionale del capoluogo toscano.

I timori, espressi in occasione della presentazione dell’Otello, si inseriscono nella scia di contestazioni e dure testimonianze di altri personaggi dello spettacolo e della cultura italiana, che nei giorni scorsi hanno sentito il bisogno di condividere la propria opinione circa la gravità della situazione in cui verte questa dimensione del nostro Paese, sia sotto il profilo finanziario, sempre più disastroso, sia per ciò che riguarda l’importanza dell’arte per la persona umana anche in un momento di grave difficoltà come quello attuale. «Quando il Ministero ha dato la possibilità di riaprire, il Teatro del Maggio ha cercato di fare del suo meglio, ma se in futuro non ci sarà la possibilità di accogliere di nuovo il pubblico, non sarà possibile riaprire il teatro. Ho cercato di fare dei tentativi tramite lo streaming, ma abbiamo avuto 300-400 persone che anno comprato lo spettacolo in streaming e così è impossibile finanziare le opere, questo non sarà il futuro», ha dichiarato Pereira con commozione e con la paura di doversi trovare davanti ad una scelta radicale, che coinvolge migliaia di lavoratori del settore; ed ha aggiunto «O c’è uno sponsor che dà un grande contributo, o altrimenti non sarà possibile tenere il teatro aperto senza un pubblico di 700-800 persone. È una cosa di cui dobbiamo tenere di conto».

Il settore dello spettacolo in Italia è, infatti, uno dei più importanti per valore storico e coinvolgimento di pubblico. Nel 2018, secondo i dati SIAE, ci sono stati ben 85.910 spettacoli, pari al 63,26% dell’intero macro-aggregato teatrale, con picchi di partecipazione nei mesi di marzo e novembre, un volume d’affari di più di 231 milioni di euro. Numeri e cifre ben distanti da quelli registrati quest’anno, in cui c’è stato un blocco di più del 70% degli spettacoli in programma, lasciando a casa 250mila lavoratori degli eventi e più di 150mila addetti dei teatri. Il 30 ottobre scorso in piazza a Firenze sono scesi in piazza a protestare i diretti interessati, assieme ai sindacati di categoria e a diversi direttori di teatri e cinema, con la speranza di persuadere i governanti ad evitare il colpo mortale e irreversibile al futuro della produzione culturale italiana.

Del 22 Novembre 2020

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