venerdì, 18 Giugno 2021
HomePENSIERO LIBEROIdentità, Eurabia e Civiltà occidentaleL’Onu decise 20 anni fa: l’Italia sarà degli africani

L’Onu decise 20 anni fa: l’Italia sarà degli africani

L’Onu decise 20 anni fa: “l’Italia sarà degli africani”. Tra sinistre mondialiste e filantropi buonisti: il suicidio volontario degli Italiani? Bisognava indottrinarli, portarli a non avere alcuna percezione dei termini reali del problema di Francesco Lamendola  

C’erano una volta gli Stati, c’erano i continenti, c’erano i popoli e le razze che li abitavano e che ne facevano la storia, la cultura, le tradizioni. Noi, che non abbiamo cento anni, e neanche settanta, siamo cresciuti così: così ci insegnavano a scuola le maestre, poi i professori; così ci mostrava l’osservazione diretta della realtà. Poi, recentemente, qualcosa è cambiato, anzi è cambiato tutto, e nulla di ciò che era vero, giusto e buono è rimasto tale, ma vi è stato un ribaltamento totale di prospettiva, senza peraltro che qualcuno si sia mai preso il disturbo di spiegarci come e perché esso è avvenuto, e senza perfino che qualcuno ci abbia mai spiegato in che cosa sbagliavano i nostri genitori e i nostri nonni, o addirittura senza dire che sbagliavamo, ma semplicemente sottintendendo che il mondo cambia in fretta, il progresso è un treno che corre senza mai fermarsi, perciò non bisogna restare fermi, aggrappati a idee e modi di vivere vecchi e superati, ma tenersi sempre al passo coi tempi nuovi. E questa, sia detto fra parentesi, è stata anche la svolta che si è attuata nella Chiesa cattolica a partire dal Concilio Vaticano II, con il clero improvvisamente impegnato a spiegarci tutto il contrario di quel che per duemila anni la Chiesa ha insegnato, senza però avere l’onestà intellettuale,  e neppure la decenza, di ammettere che un rovesciamento c’era stato. Al contrario, sostenendo l’assurdo senza battere ciglio, e cioè che tutto precedeva secondo i programmi e nel migliore dei modi: che ci sono molte religioni per arrivare alla verità e alla  salvezza; che ciascuno è libero di scegliere quella che più gli aggrada; che Dio non è cattolico e neppure cristiano; che Gesù era solo un brav’uomo e non certo il Verbo incarnato; che la Madonna era una semplice ragazza; che la Sacra Famiglia era formata da migranti e quindi che accogliere i migranti è come accogliere Gesù, Giuseppe e Maria. Corollario: niente peccato né grazia, niente colpa né santità, niente adorazione del Mistero, niente spiritualità e trascendenza, niente giudizio, niente inferno, niente paradiso, o forse soltanto paradiso: liberi tutti e così sia; amen.

Negli ultimi anni si è diffusa l’ideologia internazionalista e multiculturalista e quindi quella migrazionista, che, in nome di un falso umanitarismo, ha scardinato ogni punto di riferimento e persino distrutto nella maggioranza delle persone il buon senso e la capacità di giudicare obiettivamente e rettamente uomini e cose. Qualcuno, nella cabina di regia della globalizzazione, il cui cognome fa rima con Rotschild, Soros, Warburg, Elkann, e così via, ha deciso che bisognava procedere a un Great Reset, a un Grande Azzeramento, dato che la shock economy, fatta di continue crisi economiche, debito pubblico in continua crescita, austerità e disoccupazione, non stavano dando abbastanza in fretta gli attesi effetti: lo svuotamento dell’Europa in modo da farne una terra di ripopolamento da parte di popoli giovani e forti provenienti dal Sud della Terra. Così, mentre in Europa si è fatto di tutto, mediante la cultura, lo spettacolo, il cinema, la stampa, la televisione, i governi, le scelte economiche, per indurre gli europei a odiare la vita, a non fare più figli, che sono solo un peso e un fastidio, e a deliziarsi piuttosto nei paradisi di Sodoma e Gomorra, in Africa un esercito di agenti del NWO è stato sguinzagliato per indurre, con lusinghe e minacce, milioni di africani a intraprende il cosiddetto “viaggio della speranza”: l’abbandono delle loro famiglie per attraversare il deserto del Sahara e poi le acque del Mediterraneo, a bordo dei barconi presi in carico delle navi delle ONG di Soros & Co. Il tutto dopo aver distrutto l’unico Stato africano che finora aveva fatto da “tappo”, la Libia di Gheddafi, e aver trasformato quel Paese nel principale luogo d’imbarco per questo esercito d’illusi, culturalmente estranei e impermeabili alla nostra civiltà, ai quali è stato fatto credere che in Europa troveranno fiumi di latte e miele e che basterà avere un poco di pazienza e gli europei, vecchi e deboli, toglieranno il disturbo e loro, i nuovi arrivati, pieni di ormoni e voglia di vivere, li sostituiranno, ereditando le città, i campi, le fabbriche, i beni, il lavoro creati da innumerevoli generazioni di europei nei secoli passati.

E se per caso si verificano quei tali effetti collaterali che bisognava per forza attendersi, delinquenza, violenze, prostituzione, droga, a causa della presenza di decine e  centinaia di migliaia di clandestini sul nostro territorio, la soluzione era già bella e pronta: la consegna del silenzio. Silenzio i giornali, silenzio le televisioni, silenzio le amministrazioni locali, silenzio le forze dell’ordine, silenzio il governo. Nessuno ne parla, il problema non esiste. Se, però, si verifica qualche episodio di segno opposto, magari costruito ad arte: se un clandestino riporta a chi di dovere un portafogli trovato per la strada, oppure salva dall’annegamento una persona, ecco che si scatena la fanfara del consenso, delle lodi, delle congratulazioni; ecco che il Presidente della Repubblica in persona si scomoda a tener discorsi, a ricevere l’eroe, a dargli una decorazione e a promettergli la concessione immediata della cittadinanza, a lui e a tutta la sua famiglia. Bisogna indottrinare gli italiani, portarli a non avere alcuna percezione dei termini reali del problema; a indurli a veder le cose con le lenti deformanti del multiculturalismo e dell’internazionalismo; a considerare normale l’idea che chiunque ha il diritto di migrare, di andare dove vuole, e che tale diritto si estende dai singoli ai milioni e milioni di persone, liberi tutti di trasferirsi in casa d’altri e pretendere diritti, accoglienza, solidarietà, inclusione, comprensione, e magari anche la casa gratis, tanto a cosa servono le seconde case, siamo un popolo vecchio e stanco, faremmo meglio a regalarle ai migranti, ora lo dice anche il signor Bergoglio dal pulpito più alto, quello (e sia pure malamente usurpato) del vicario di Cristo. Inutile dire che lo stesso input culturale ha già pronta la risposta a qualunque obiezione a questo suicidio volontario del popolo italiano: la tremenda, infamante accusa di razzismo. Chi non è d’accordo con questo suicidio è un razzista. Chi accusa la stampa di tacere sui crimini dei clandestini  è un razzista. Chi accusa il governo e i prefetti di tacere il vero numero dei clandestini è un razzista. Del resto, il problema non è solo legato alla clandestinità: anche l’immigrazione cosiddetta regolare è pur sempre spaventosamente eccedente rispetto a qualsiasi reale necessità del nostro Paese (col 50% dei nostri giovani disoccupati) e a qualsiasi ragionevole prospettiva d’integrazione, con la relativa possibilità di mantenere il welfare per tutti quelli che hanno la cittadinanza italiana o che risiedono legittimamente nel nostro territorio. Parlare di ciò significa essere razzisti; e se non bastassero le censure della società civile (ad esempio, la sospensione dall’ordine dei giornalisti per chi adopera la parola clandestino, per non parlare della parola negro) ecco pronte anche le scomuniche del clero bergogliano: con tanto di preti che appendono cartelli sulla porta delle chiese per intimare ai “razzisti” di starsene alla larga.

Scrive Giovanni Angelo Cianti, un coraggioso ricercatore indipendente che non esita a dire al lettore alcune amare verità, per scuoterlo dal generale sonno ipnotico in cui la nostra società sembra essere caduta (G. A. Cianti, Pianeta Terra. Benvenuti all’inferno! Passato, presente e (probabile) futuro della mandria umana, Evo Editorial, 2019, pp. 323-324):

La decisione che fu presa oltre 20 anni fa senza alcun consenso democratico per ordine dei nostri mandriani si basa su dati e numeri non questionabili. Il nome del programma già dice tutto, “Replacement Migration”, “Rimpiazzo migratorio” e risale all’anno 2000. L’Italia insieme alla Germania era e rimane il maggiore obbiettivo. Si faceva presente il calo della natalità sceso a 1,2 figli per donna fertile, uno dei più bassi al mondo, il calo demografico e soprattutto l’invecchiamento della popolazione prospettando sei diversi scenari. Alla luce di questo “trend” solo per mantenere costante la popolazione in età da lavoro (compresa fra 15 e 65 anni) si prospettiva lo scenario numero 4 che prevedeva una immigrazione forzata di 39,2 milioni di africani entro il 2050 per arrivare al 30% di migranti sul totale della popolazione. Ancora più devastante la proiezione per arrivare al necessario rapporto di 4 lavoratori per ogni pensionato previsto dallo scenario 6: 120 milioni di africani entro il 2050 fino a costituire l’80% della popolazione complessiva che in questo caso arriverebbe a 197 milioni di persone. Rinunciare a queste politiche significa – è indiscutibile – assistere inerti al crollo dell’economia e del welfare.  Altri documenti sempre delle Nazioni Unite sottolineano:

– Italia e Germania necessitano rispettivamente di 6.500 e 6.000 migranti per milione di popolazione (“New Report on Replacement Migration, issued by UN Division, Press Related (2000) e ancora

– “noi riconosciamo il contributo positivo dei migranti per una crescita inclusiva e uno sviluppo sostenibile” (Agenda 21 punto 29, 2007).

Per arrivare al documento finale il “Migrant Compact 2018 (respinto dal governo italiano ma reintrodotto surrettiziamente dall’Unione Europea) che stabilisce il DIRITTO ALLA MIGRAZIONE che deve esse sicura, ordinata e regolare. (…)

Di conseguenza come si fa con le vacche si è programmata, finanziata e organizzata la transumanza dei ”cluster” africani e arabi in Europa alla quale hanno contribuito a vario titolo esponenti di rilievo dell’ordine mercantile-usuraio. Organizzazioni Non Governative, stati-canaglia e ovviamente tutta l’ala sinistra degli schieramenti politici indispensabile per fornire l’alibi ideologico e ottenere la compiacenza delle masse. La transumanza iniziata in sordina 5-6 anni fa servendosi di reclutatori sul posto,  mafie locali e organizzazioni terroristiche CIA-backed, utilizzando la Libia devastata del dopo Gheddafi come campo di concentramento dei fluissi, con la Turchia che pretendeva soldi dall’Europa fingendo di controllare il transito, ha avuto il contributo determinante degli scafisti ONG taxi del mare e del governo italiano – in mano alle sinistre mondialiste – porti sicuri di sbarco, ultimo compiacente anello della catena. Tutto questo ha causati centinaia di migliaia di capi di bestiame umano morti nella lunga peregrinazione, prima nel deserto poi attraversando il Mediterraneo ma in fondo ben poca cosa in confronto ai milioni di schiavi in arrivo. Merce umana ben consapevole e indottrinata sul proprio compito, istigata a rimpiazzare gli europei senza pietà – nella loro stupidità lo dichiarano apertamente, mentre sui loro reati – stupri, violenze, omicidi, traffico di stupefacenti, cannibalismo, mafia – chiude un occhio la magistratura connivente, tutelandoli perché poverini non possono sapere, vengono da un’altra cultura, ecc… Infine – ironicamente – i clandestini, quasi tutti maschi in età lavorativa, 15-35 anni, forti, sani e fertili pagano per arrivare fino da noi mentre una volta per procurarsi gli schiavi toccava all’Europa aprire il portafogli… (…)

Il multiculturalismo venduto agli europei è una ideologia falsa e demenziale, che non regge neppure un minuto alla prova dei fatti. Il motivo è strettamente antropologico, l’integrazione fra etnie e razze diverse è impossibile. Un popolo è unione di anime, di “idem sentire”, di valori, di credenze, di ideali, di religione. E anche di caratteristiche fisiche ben riconoscibili, altrettanto presenti nel DNA…

È abbastanza chiaro, o non ancora? L’ONU ha già deciso che l’Italia e la Germania devono essere ripopolate da africani e asiatici: e che tale sostituzione di popoli deve essere fatta, che i diretti interessati lo vogliano o no, che ne siano consapevoli o no. Ai Padroni Universali, come li chiamava Giulietto Chiesa, non interessa se in Italia ci sono 60 milioni d’italiani o di africani, e se in Germania di sono 80 milioni di tedeschi o di d’immigrati: a loro basta che i conti tornino, anzi se gli italiani e i tedeschi spariscono, tanto meglio: primo, perché essi odiano la civiltà cristiana, di cui i popoli europei, anche se in modo sempre più fiacco, sono comunque i depositari; secondo, perché la scomparsa delle identità favorisce quell’amalgama razziale e culturale che per essi è la condizione più favorevole per manipolare le masse e trattarle alla stregua di una grande mandria di animali. Cianti si spinge  oltre nel suo scenario, risalendo indietro alla ricerca delle cause di questi fenomeni in una realtà storica che la stragrande maggioranza della gente non sospetta minimamente; lasciamo al lettore la curiosità di andare a leggersi il libro, un grosso volume di oltre quattrocento pagine che senza dubbio è costato molto lavoro, zeppo com’è di numeri, fatti, riferimenti bibliografici, per cui si presenta come una preziosa miniera alla quale può attingere per tentare una lettura della storia di tipo non convenzionale, certo assai diversa da quella che ci viene insegnata a scuola e all’università. Da parte nostra, in questa sede ci limitiamo a dire che la manovra dei Padroni Universali è evidente: il romano divide et impera si mescola all’alchemico solve et coagula. Per loro è cosa assolutamente normale trattare i popoli e gli individui come mandrie o capi di bestiame. Lo hanno sempre fatto…

Del 24 Novembre 2020

Most Popular

Recent Comments