venerdì, 18 Giugno 2021
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Alla vigilia della prova: occorre vegliare e pregare

Alla vigilia della prova: occorre vegliare e pregare. Il problema è: la malattia dell’ego e finché non ce ne libereremo, non riusciremo a tagliare una sola delle mille teste dell’idra massonica e satanista che ci sta avvolgendo di Francesco Lamendola

Viviamo tempi terribili: stiamo raccogliendo quel che la cultura moderna ha seminato da quattro secoli a questa parte; e non è un bel raccolto. Siamo colpiti non solo nel lavoro, nel risparmio, nei diritti e nelle libertà fondamentali: siamo colpiti al cuore della nostra stessa umanità. La posta in gioco della lotta gigantesca che è stata ingaggiata tra le forze delle tenebre e le forze della luce è la nostra stessa sopravvivenza in quanto esseri umani, nonché la dimensione soprannaturale della nostra vita. Le due cose, del resto, sono intrecciate inseparabilmente, sono tutt’una: noi siamo uomini in quanto abbiamo una dimensione soprannaturale, che è la vita dell’anima; se perdiamo la condizione umana, perdiamo l’anima; e se perdiamo la nostra anima, scendiamo a un livello di esistenza sub-umano. Il che è precisamente l’obiettivo delle forze del male che stanno sferrando il loro assalto furibondo contro l’umanità, a partire dalla famiglia naturale e dalle basi cristiane della nostra società. Vogliono distruggere la famiglia naturale e la fede cristiana per poter relegare definitivamente l’umanità nel serraglio delle bestie addomesticate, da sfruttare e da utilizzare senza pietà, eliminandole quando non servono più ai loro padroni. Questo vogliono fare e questo stanno già facendo: ma noi eravamo troppo occupati in altre cose assai più importanti, come inseguire le brame disordinate dell’ego e rincorrere senza tregua i miraggi del diabolico consumismo, per potercene accorgere.

E perfino adesso, perfino adesso che le cose dovrebbero essere finalmente chiare anche al più ingenuo, al più distratto, al più sprovveduto, perfino adesso che il pericolo è palese, tangibile e imminente, fra quelli che lo hanno compreso si assiste all’indecoroso spettacolo dei protagonismi, degli egotismi, delle rivalità meschine per mettersi in mostra e vantare diritti di primogenitura nei confronti dei piccoli gruppi che tentano faticosamente di organizzarsi per accennare una qualche resistenza alla realizzazione dei malvagi piani dello stato profondo e della chiesa profonda, due associazioni criminali, o meglio due costellazioni di associazioni criminali, che si sono affiancate al vero Stato e alla vera Chiesa e li stanno letteralmente fagocitando e sostituendo pezzo per mezzo, al fine d’imporre il giogo definitivo dell’asservimento e della schiavitù totale e definitiva tanto sui cittadini in ambito civile, quanto sui credenti nell’ambito delle cose spirituali. Il che attesta il fatto che la malattia che è stata la causa principale del nostro ottundimento morale e della nostra cecità intellettuale, per cui le cose sono arrivate fino a questo punto e fino a questo punto la realtà ci è sfuggita di mano, vogliamo dire la malattia dell’ego, non ci ha lasciati neppure nel momento in cui avremmo bisogno di raccogliere tutte le nostre forze per fronteggiare la drammatica situazione in cui versiamo. E finché non impareremo a liberarcene, non riusciremo a segnare un solo punto a nostro vantaggio; non riusciremo a tagliare una sola delle mille teste dell’idra massonica e satanista che sta avvolgendo tutti nelle sue spire, e sembra esser giunta alla stretta finale, sinché non avrà annientato l’ultima resistenza.

È la malattia dell’ego che ci ha condotti in questa situazione. I nostri nonni non sarebbero arrivati a questo punto perché avevano dei principi ben saldi, e una coerenza di vita che oggi sarebbe oggetto d’incredulità e di scherno. Avevano quelli che oggi si dicono principi non negoziabili, e su ciò non erano disposti a transigere. Già prevediamo la solita obiezione: sì, ma oggi è diverso perché l’intera società, i mass-media, la scuola, perfino la chiesa (quella fasulla, s’intende) non insegnano più quei principi, disdegnano quei valori, anzi predicano e incoraggiano continuamente il relativismo e il nichilismo. Vero: ma perché? Perché tutti sono diventati venali; tutti sono corruttibili; tutti hanno un prezzo. Perché non c’è più il buon giornalismo? Perché tutti i giornalisti hanno un prezzo: non scrivono secondo verità e coscienza, ma secondo gli ordini che vengono loro impartiti dai padroni dei giornali. Perché non ci sono più la buona scuola, la buona sanità pubblica, la buona televisione, la buona editoria, e infine, ma non per ultimo, il buon clero, sui quali potevano contare i nostri nonni? Perché tutti si sono adattati alla volontà dei nuovi padroni, i signori della grande finanza, i quali direttamente o indirettamente sono riusciti a metter le mani su tutte queste istituzioni, e le hanno stravolte e piegate ai loro interessi, riducendole a miseri strumenti di propaganda e non più a ciò che erano in origine. I medici di famiglia di una volta si sarebbero vergognati di prescrivere le medicine per telefono, come sovente fanno ora, per non rischiare di contagiarsi visitando i pazienti; e i medici ospedalieri si sarebbero vergognati di firmare dei certificati di morte che affermano il falso, cioè che il tale o il talaltro sono morti di Covid-19, mentre è palese che sono morti di cancro, o diabete, o una normale polmonite. E perché ora avvengono queste cose? Perché ci sono dei finanziamenti a quelle strutture che segnalano di avere in carico dei pazienti affetti dal Covid-19: la cosa è di pubblico dominio, ne hanno parlato apertamente gli stessi responsabili, eppure stranamente a nessuno, cominciando dai giornalisti, per finire coi parlamentari, è venuto in mente di sollevare una questione morale, se sia lecito mescolare l’interesse finanziario con la verità medica, al punto da stravolgere i dati clinici e falsare il quadro dell’emergenza sanitaria. E tutto questo è reso possibile dal fatto che tanti, troppi, trovano che barattare la propria coscienza con un vantaggio personale, diretto o indiretto, è qualcosa di lecito e comunque di conveniente: un’occasione che sarebbe da stupidi rifiutare. La paura di subire persecuzioni professionali, di perdere il posto, e il conformismo intellettuale e morale, fanno il resto. E la stessa cosa avviene in tutti gli altri ambiti della società, nessuno escluso; nemmeno quelli in apparenza più lontani, come lo sport, la musica leggera, il turismo, le mostre d’arte. Ovunque avvengono le stesse dinamiche: un potere oscuro e pervasivo che pretende un certo tipo di comportamenti da parte di alcune categorie professionali, e un ego ipertrofico che non sa dire di no, perché vede l’opportunità di affermarsi e di soddisfare le proprie voglie e ambizioni. Chi non ha meriti ma in compenso non ha neppure senso morale, cede volentieri alle lusinghe e alle offerte; chi li ha cede a sua volta, perché teme che, rifiutando, sarebbe scavalcato da altri, meno meritevoli ma anche meno scrupolosi. E così, alla fine, per una ragione o per l’altra, quasi tutti si piegano, si adattano, scendono a compromessi; e i pochissimi che resistono vengono emarginati, estromessi e ridotti al silenzio.

Ora, la via più sicura e più costruttiva per uscire dalla trappola dell’ego è la fede; e il mezzo più proficuo, la preghiera. Rapportandosi a Dio, l’anima si rende conto della piccolezza dell’io, della sua banalità e insensatezza allorché pretende di essere misura di tutte le cose e di voler imporre il proprio comodo al mondo intero; si rende conto di quanto sia realizzata, invece, e serena, una vita che si completa in Dio, che si affida a Dio, che si scioglie in Dio. Chi impara a rendersi simile a molle cera nelle mani di Dio, automaticamente si libera dalle catene dell’ego: e di colpo si accorge di quanto fosse penosa e inautentica la sua vita precedente, e di quanto sia libera e felice la sua vita attuale; e si meraviglia di aver potuto camminare tanto con un simile fardello sulla schiena, ma non si meraviglia di aver girato in tondo, senza allontanarsi di un metro dal punto di partenza. Pregare, allora, non è più un qualcosa di estrinseco e quasi di artificiale; diventa una maniera di vivere, un atteggiamento complessivo nei confronti della propria esistenza e della realtà tutta. Pregare, pregare molto è la strada che conduce a Dio, e pertanto alla pace interiore: dove si spegne il ribollire delle passioni, delle ambizioni, dei desideri e dei capricci dell’io. Ed è di questa pace che abbiamo bisogno, ora, in questo momento storico, alla vigilia del cimento supremo tra i figli delle tenebre e i figli della luce. In questo momento decisivo, ciascuno ha bisogno di poter disporre di tutte le proprie forze, fisiche, psichiche e spirituali: e solo colui che ha fede, solo colui che riceve la grazia celeste  viene a trovarsi in tali condizioni. Gli altri, che restano impigliati nei desideri del mondo e nelle ambizioni materiali, partono già sconfitti: non sono concentrati sul vero obiettivo, non hanno neppure capito chi è il vero nemico e da dove verrà il suo attacco. L’attacco del demonio verrà in primo luogo dall’interno, poi dall’esterno. Perciò la prima cosa da fare è rafforzare le difese interiori: lasciar andare le cose caduche e concentrare tutta l’anima nelle cose eterne; rendersi trasparenti come cristallo davanti a Dio, con la totale sottomissione a Lui e con l’aiuto che Lui non mancherà di dare a chi gli si affida. Come dice Gesù (Mt 21,22): E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete. Che altro di più?

Non scherzava san Paolo, né parlava in senso puramente retorico e allegorico allorché scriveva, nella Lettera agli Efesini (6, 10-8):

10 Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. 11 Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

13 Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. 14 State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. 16 Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; 17 prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. 18 Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi…

In quest’ora difficile, noi abbiamo veramente a che fare con delle forze maligne che non sono solamente umane, ma soprannaturali. L’Anticristo non è una creatura di questo mondo, anche se allo sguardo superficiale di molti potrà apparire tale. Il diavolo, che spia da sempre la sua grande occasione, ora sta per sferrare il colpo risolutivo contro gli uomini; anzi, diremo di più: crede di aver già vinto la battaglia; e lo crede perché mai come oggi gli uomini, dimenticandosi della sua esistenza, negandola e deridendo la credenza in essa, si sono esposti più che mai alle sue insidie. Lui, peraltro, non sta facendo altro da quel che ha sempre fatto; siamo noi che abbiamo smesso di stare in guardia. I nostri nonni stavano un guardia, e pregavano: E non indurci in tentazione. Noi invece crediamo che le tentazioni siano cose del passato, che il diavolo sia solo un simbolo, una leggenda: e così “preghiamo”: Non abbandonarci alla tentazione. Noi sappiamo meglio di Dio ciò che Egli può o non può fare: e siccome Egli non può indurci in tentazione, noi cambiamo le parole del Padre nostro. Ma è falso. Dio può, anzi deve indurci in tentazione: come qualsiasi buon maestro, dopo averci insegnato la legge dell’amore, deve metterci alla prova per vedere, sul terreno dei fatti, se l’abbiamo davvero imparata. Chi non ha compreso questo, non ha compreso nulla del cristianesimo; e non ha mai letto la Bibbia nella maniera giusta. Se lo avesse fatto, saprebbe che un intero libro, quello di Giobbe, ruota appunto intorno a questo concetto: Dio ci mette alla prova, dunque ci mette in tentazione, per vedere se abbiamo abbastanza fede in Lui o se le nostre preghiere sono solamente chiacchiere. Chi ha la vera fede non dubita di Lui; non dubita mai, dovesse cadere il mondo intero. Chi ha poca fede o non l’ha affatto, quando le cose per lui si mettono male, comincia a dubitare, a stancarsi di Dio e della sorte che gli è toccata, si lamenta e rimprovera Iddio: perché mi hai indotto in tentazione? Ma anche Adamo ed Eva furono posti in tentazione: Dio li ammonì a non mangiare i frutti dell’albero della scienza del bene e del male, e poi li lasciò soli, ma essi peccarono. Non c’è altro modo per sapere se siamo figli obbedienti di Dio o se siamo dei bambocci viziati, che rifiutano ogni obbligo e ogni impegno e pretendono per sé solo il meglio dalla vita, senza essere disposti a rinunciare a nulla. Sono caduti Adamo ed Eva, perché la tentazione li ha sorpresi nel loro delirio di onnipotenza: la malattia dell’ego, sempre quella. E cadremo anche noi, se seguiremo il loro esempio. Se, invece, seguiremo l’esempio di Giobbe, allora non cadremo, ma resisteremo; potremo forse vacillare quando la tentazione sarà più forte, ma alla fine resteremo in piedi, perché la nostra casa poggia sulla roccia della fede.

Gesù raccomanda di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1). E ha detto (Gv 14, 13-14):

13 Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

E dopo aver ricevuto una simile promessa, di che aver paura? Quale nemico, fosse pure il diavolo in persona, potrà sbigottire i seguaci di Gesù Cristo? Purché conservino la fede, essi hanno già vinto…

Del 27 Novembre 2020

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