domenica, 13 Giugno 2021
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La difesa che cercano di toglierci: quella di Maria

La difesa che cercano di toglierci: “quella di Maria”. Senza la preghiera, la fede è come morta; e senza “la preghiera a Maria” il cattolico è privato di qualcosa di essenziale, la sua vita spirituale è immensamente impoverita di Francesco Lamendola

Sulla preghiera, insieme alla partecipazione ai Sacramenti, si regge la vita spirituale del cristiano. La preghiera costante e frequente, praticata con fervore da Gesù, è il mezzo per restare uniti al Padre, per ricevere le grazie dello Spirito Santo e per trovare riparo contro le insidie del Maligno.  Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole (Mt 26,41), raccomandava Gesù ai discepoli fino all’ultimo momento, nell’orto degli olivi, la notte in cui stava per essere tradito e consegnato ai suoi nemici. Ora, gran parte delle preghiere del cristiano sono rivolte alla Madre Santissima di Dio, la Vergine Maria; e sappiamo dalla testimonianza degli esorcisti quanto esse siano potenti, specialmente nella forma del santo Rosario, e quanto siano detestate e temute dal Principe del mondo.

La confidenza in Maria quale formidabile intercessore degli uomini peccatori presso il suo divino Figlio è antichissima, checché ne dicano i protestanti (cfr. i nostri articoli: Gli apocrifi e i santuari di Maria in Terra Santa attestano l’antichità del culto mariano, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 09/12/13 e su quello dell’Accademia Nuova Italia il 16/11/1917; Il senso della devozione mariana è nel “sì” che risponde al “fiat” del Creatore, e La Vergine Maria, il tempo, l’ora della morte, entrambi sul sito dell’Accademia Nuova Italia rispettivamente il 01/02/12 e il 03/02/18). L’esistenza di monasteri e santuari a lei dedicati è già attestata nel IV e V secolo, a Gerusalemme, a Efeso, proprio nei luoghi legati alla sua vita, e probabilmente essi esistevano prima ancora, il che smentisce la tesi luterana di una superfetazione tardiva e “artificiale” del culto di Maria, quasi che si sia aggiunto come un corpo estraneo sul tronco di un cristianesimo che non lo conosceva affatto. San Bernardo di Chiaravalle, nella preghiera finale a Maria affinché a Dante Alighieri sia concesso di contemplare l’Altissimo, a un certo punto esclama, in versi artisticamente sublimi ma riflettendo un sentimento diffusissimo e profondamente radicato, da sempre, nella pietà di milioni di cristiani: Donna, se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre / sua disïanza vuol volar sanz’ali (Paradiso, XXXIII, 13-15). E dopo che la rivoluzione protestante ebbe estirpato la devozione mariana dai Paesi nei quali finì per prevalere, la Chiesa cattolica si concentrò ancora di più su di essa; e la fede delle persone semplici, non meno di quelle colte, seguitò a vedere in Maria il più valido baluardo nella difesa contro le tentazioni e nell’ausilio dei credenti nelle difficoltà di questo mondo.

Poi è arrivato il Concilio Vaticano II. Come in ogni altro ambito, i padri conciliari, o piuttosto la minoranza massonica e modernista che ha preso con l’inganno la direzione dei lavori, ha saputo agire con molta astuzia: formalmente nulla è cambiato nei confronti del culto mariano, ma in pratica è da quel momento che inizia l’opera sottile di desacralizzazione e distruzione che ha portato allo scempio sacrilego cui stiamo assistendo ai nostri giorni, con un “papa” che nega apertis verbis la santità di Maria, nega la sua funzione di Corredentrice dell’umanità e la sua natura di Regina dell’universo, e perciò, implicitamente, nega il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da Pio X l’8 dicembre 1854; la definisce una semplice ragazza come tante altre, anzi, una meticcia, e ce la rappresenta incredula e delusa ai piedi della Croce, nell’atto di sentirsi tradita e ingannata dalla promessa che l’Angelo le aveva fatto nell’Annuncio del suo divino concepimento. Ma questo, ripetiamo, è solo l’atto finale di una tale deriva: da anni assistiamo a un attacco rabbioso, da parte dei “teologi” postconciliari e degli stessi sacerdoti, nei confronti di Maria e dei fedeli che a lei si rivolgono. Noi stessi abbiamo udito il sacerdote, nell’omelia della santa Messa, rimproverare e deridere le donne che adornano sempre di fiori freschi la statua della Vergine Maria o che si recano in pellegrinaggio presso qualche santuario mariano: e abbiamo colto il dolore e l’umiliazione sul volto di molti parrocchiani, così come abbiamo colto i sorrisetti sprezzanti e compiaciuti di un’altra parte dei essi, magari venuti apposta da un’altra parrocchia e da un altro paese apposta per ascoltare il nuovo “vangelo” del loro beniamino ultraprogressista. Poiché ormai le chiese sono diventate il luogo delle tifoserie contrapposte ogni volta che arriva uno di codesti preti malvagi e senza fede: quelli, per intenderci, che sanno parlare, come fa il loro idolo Bergoglio, solo ed esclusivamente dei migranti, dell’economia, dell’ambiente e del clima, magari citando Greta Thunberg più di Gesù Cristo (al quale l’arcivescovo di Berlino è arrivato a paragonare la giovane svedese, nell’aprile scorso) e che hanno a schifo la spiritualità, la contemplazione e la preghiera, specie la recita del santo Rosario. E la ragione di tanta avversione è chiara: il Vaticano II è nato, o almeno è stato orientato sin dal principio, in senso filo-giudaico e filo-protestante, e dunque per togliere dalla Chiesa romana quanto vi è di specificamente e autenticamente cattolico, come, appunto, la speciale devozione alla Vergine Maria.

Dunque, la preghiera, e specialmente la preghiera mariana; la confidenza nell’aiuto e nella protezione della Vergine Santissima.

Scriveva nell’ormai lontano 1937 don Giuseppe De Luca (Sasso di Castalda, Potenza, 1898-Roma, 1962), il quale fu, oltre che sacerdote, letterato e filologo di valore, a proposito del culto della Santa Vergine Maria (in: G. De Luca, Commenti al Vangelo festivo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1968, vol. 1, pp. 194-196):

Dal Vangelo odierno [le nozze di Cana], questo è l’insegnamento primo e principale: l’efficacia della preghiera, e l’efficacia della fiducia nella Madonna. Insegnamento doppio che non sarà mai inculcato a sufficienza nel cuore dei cristiani.

Oggi si è cercato di soffocare e spegnere nel cuore degli uomini la dolcezza della preghiera. Si è cercato d’intorbidare la limpidezza del loro fiducioso ricorso a Maria. Invece, è necessario che noi sentiamo con forza, con una forza insormontabile, che la preghiera è a noi la prima e principale fonte di benessere, non soltanto spirituale, ma temporale; e l’intercessione dei santi, soprattutto della regina dei santi, non è mai, in nessun caso e per nessuna maniera, inutile. Non va perdita la menoma sillaba della nostra preghiera; e quand’anche non otteniamo quello che abbiamo domandato, qualcosa sempre otteniamo, e questo qualcosa è di più e di meglio di ciò che abbiamo domandato. Cosicché nemmeno il più fuggevole sospiro verso Dio mai resta vano: tutto è accolto nel senso che noi vorremmo. Ma noi che cosa sappiamo, per l’appunto sulle cose nostre? Sappiamo ben poco, e quel poco è incerto, è oscuro, forse anche è fallace. Iddio sa tutto. Quando noi gli abbiamo chiesto quel CHE CI SEMBRA utile e necessario, lasciamo fare a lui: egli ci darà quello CHE È necessario e utile veramente.

Come la preghiera è stata sempre una grandissima leva di gioia e di serenità nel cuore del’uomo, così la devozione alla Madonna è sempre stata una straricca e inesauribile fonte di letizia nel suo cuore. Il protestantesimo, che ha rifiutato la protezione alla Madonna, ha fatto agli uomini lo stesso male di chi avvelenasse il loro affetto per la loro mamma, con sospetti, con insinuazioni, con denigrazioni, con positive e torve calunnie. Ha tolto ai fedeli quanto c’è di più intimo, di più caro, di più delizioso e dolce nella nostra devozione. Ci ha tolto, per così dire, la gioia della nostra infanzia: ci ha ridotti come Adamo, senza mamma, non come Gesù, il nostro nuovo Adamo che volle avere la sua mamma al pari di noi.

Con la scusa della severità e della serietà, ha reso prima aridi gli uomini, poi dispettosi e noiosi, infine dispettosi e feroci. Appresso al protestantesimo è venuta l’incredulità, la quale, predicata abbondantemente tra il popolo, ha finito per divezzarlo dalla Madonna, e dal confidente e gioioso ricorso a Maria. Ha spento, ha finito per spegnere, nelle case degli uomini, il sorriso della madre, e quindi, di conseguenza, il sorriso dei figli. Le case sono deserte della luce di Maria, che rendeva sopportabile la sofferenza e più lieta la gioia. Se il volto degli uomini, in questi ultimi decenni, è diventato così sconvolto, così tetro, spesso disperato e truce, si deve all’averli privati della devozione alla Madonna. Nelle città, tra gli operai, nei paesi e nelle campagne tra la gente del contado, per anni e anni si è predicato contro Gesù Cristo e contro la Madonna: oggi se ne cominciano a raccogliere i frutti dolorosi e amarissimi.

Sì: senza la preghiera, la fede è come morta; e senza la preghiera a Maria il cattolico è privato di qualcosa di essenziale, la sua vita spirituale è immensamente impoverita e inaridita. E ch’è chi vorrebbe provare i cattolici proprio di questa ricchezza, e da anni, da decenni, si adopera a tal fine, evidentemente ispirato e sostenuto da una forza che non è buona, non può essere buona, e perciò deve essere, per logica deduzione, una forza malefica. Tornando al Concilio Vaticano II, e più ancora alla cosiddetta riforma liturgica di Paolo VI, che in realtà è stata una rivoluzione, entrata in vigore nel 1969: ricordiamo le parole eloquenti del maggiore artefice di quell’autentico scempio, l’arcivescovo massone Annibale Bugnini: Bisogna scartare ogni pietra che potrebbe costituire anche l’ombra di un rischio di inciampo o di dispiacere per i nostri fratelli separati, ossia per i protestanti (vedi https://www.radiospada.org/2019/06/breve-esame-critico-del-novus-ordo-missae/). Un’impostazione pastorale che ci riconduce alla triste realtà dei nostri giorni, con il signor Bergoglio che si appende buffonescamente la coroncina del santo Rosario al lobo dell’orecchio, o che definisce la Via Crucis la storia del fallimento di Dio, o che si reca in visita a un convento femminile di clausura e si sbellica dalle risate, inducendo le suore a fare altrettanto, come se fosse andato in un’osteria o una taverna dei quartieri bassi, calpestando il silenzio e la contemplazione come se fossero dei mali da scongiurare ad ogni costo (cfr. il nostro articolo: Non è sano amare il silenzio? Bergoglio bestemmia, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia l’11/11/18). E che dire del suo gesto di separare la manine giunte di un bambino, di un chierichetto che le aveva unite in un gesto di preghiera e adorazione, sbeffeggiandolo con le volgari e atroci parole: Ti si sono incollate le mani? E che dire della libertà che costui si è preso di aggiungere alle Litanie Lauretane, una delle preghiere mariane più belle, antiche, auguste e commoventi, l’assurdo versetto: Maria, ausilio dei migranti, così da riportare la figura di Maria e il culto di lei su un terreno materiale, politico, e svuotarlo della dimensione soprannaturale? Ora, per la stessa ragione per cui costoro vorrebbero che i cattolici smettessero di pregare, o che pregassero meno e soprattutto che pregassero male, è necessario che i cattolici continuino a pregare, sempre di più e sempre meglio. La posta in gioco è la relazione intima, profonda con Dio. I cattolici non adorano la Madonna, la venerano; non confondono la devozione di lei con l’adorazione del Dio Uno e Trino; non scadono nella superstizione quando invocano la Madre divina, umile e alta più che creatura, poiché sanno che anche Maria è una creatura. E tuttavia una creatura speciale, la più speciale di tutte: concepita senza peccato e destinata a concepire il Verbo incarnato; colei che col suo Fiat ha reso possibile il sublime mistero dell’Incarnazione e la Redenzione dell’umanità. I cattolici pertanto, in questo tempo di prove sempre più dure che li attendono e che già stanno sperimentando, sia loro in quanto cristiani, sia gli uomini tutti, sotto il soffiare rabbioso della tempesta scatenata dalle forze infernali tese ad asservire l’umanità e cancellare le tracce del vero Dio dalla vita degli uomini devono tornare alla devozione mariana e riscoprire la dimensione della preghiera, la contemplazione e l’adorazione, perché lì troveranno quella sorgente di forza spirituale della quale hanno tanto bisogno per conservare la fede e resistere ai fantasmi dello scoraggiamento e della disperazione.

Ci piace concludere con la citazione di alcuni versi d’una poesia di Paul Claudel dedicata a Maria da noi altrove specificamente considerata, La Vierge à Midi (non preoccupatevi se ignorate il francese; la poesia religiosa parla da sé e la capirete nel senso più profondo, solo meditandola in silenzio):

Il est midi. Je vois l’église ouverte. Il faut entrer. / Mère de Jésus-Christ, je ne viens pas prier. / Je n’ai rien à offrir et rien à demander.  / Je viens seulement, Mère, pour vous regarder. / Vous regarder, pleurer de bonheur, savoir cela. / Que je suis votre fils et que vous êtes là. / Rien que pour un moment pendant que tout s’arrête. Midi !  / Être avec vous, Marie, en ce lieu où vous êtes. / Ne rien dire, regarder votre visage,  / Laisser le cœur chanter dans son propre langage, / Ne rien dire, mais seulement chanter parce qu’on a le cœur trop plein, Comme le merle qui suit son idée en ces espèces de couplets soudains / Parce que vous êtes belle, parce que vous êtes immaculée, / La femme dans la Grâce enfin restituée…

Del 30 Novembre 2020

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