lunedì, 21 Giugno 2021
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Ma è poi vero che la Foresta del Cansiglio sia demanio dello Stato?

di don Floriano Pellegrini

Ho sentito tante volte l’affermazione: «Il bosco del Cansiglio, alla pari di quello di San Marco in Cadore, non può rientrare tra i beni regolieri (ossia delle Comunità di Regole stanziate sul territorio) in quanto bene rientrante nel demanio dello Stato». Poiché l’affermazione era sempre ripetuta, m’ero convinto avesse dalla sua ragioni indiscutibili. Da una settimana, invece, ho cominciato a credere che la questione non sia affatto chiara, ovvero – in positivo – che esistano valide ragioni per negare tale demanialità dello Stato.

Mi spiego: In una annotazione dello storico (autodidatta ma attendibile) Luigi “Gigio” Zanon, riportata da Elio Costantini sulla sua pagina FB «Libro d’Oro della Repubblica di San Marco, ho letto: «21 novembre 1548. La Repubblica di Venezia incamera il Bosco del Cansiglio: “Avemo deliberado, col Consiglio nostro di Dieci, che il bosco di Alpago sia posto sotto la protezione del predetto Consiglio con tutte le stretture, che sono li boschi del Montello, Carpeneda et Valle di Montana». Da allora, dice il Zanon, «fu tutelato da leggi severe [e] fu chiamato anche Bosco da Remi, perché dava il legname per le galee della repubblica, [e] fu dichiarato foresta nazionale inalienabile con legge 30 giugno 1871. Da quell’anno è iniziata la sua decadenza». Questi provvedimenti legislativi, infatti, per qualsiasi persona che studi i Demanii collettivi, sono indicazione a pro della demanialità collettiva e non certo di quella statale anche del complesso e vasto territorio denominato “Foresta del Cansiglio”.

La legge veneta del 1548 parla, infatti, solamente di imposizione di un vincolo di protezione, non di un cambio di proprietà, che, tra l’altro, sarebbe avvenuto senza alcun risarcimento; non dev’essere dimenticato, poi, che mai la Serenissima espropriò i beni delle Comunità locali, semplicemente li regolò, con le leggi che non sto qui a ricordare. E l’Alpago, già contea, rientrante nella giurisdizione della Città di Belluno, dipendeva dal Governo veneziano dal 1404; dal 1404 al 1548, non v’era stato alcun provvedimento di vincolo? E, infine, era mai possibile che la Serenissima vincolasse a sé qualcosa di cui era pienamente proprietaria? No, certamente.

Dal 1548 si va ad oltre tre secoli dopo, quando la Foresta del Cansiglio viene dichiarata inalienabile. Chi non vede che si tratta, ancora e nient’altro, che di un vincolo forestale, sia pure al massimo grado? Ma il titolo formale di proprietà ricadente in capo della o delle Comunità locali (ad es. di Tambre) era perciò venuto meno? Farebbe ridere di compassione chiunque lo affermasse.

Resto pertanto con un grande dubbio e, dopo una vita, mi vedo costretto a ipotizzare, realisticamente, che la o le Comunità regoliere (anche se non ancora legalmente costituite) gravitanti sul Cansiglio siano le vere proprietarie di beni sui quali lo Stato sta rivendicando un titolo che forse, e probabilmente, non gli compete.

Vedi il sito: http://dallacasatadilevazono.altervista.org/

Del 30 Novembre 2020

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