martedì, 15 Giugno 2021

L’effetto Flynn e il Grande Reset

In fila come nel film Metropolis di Fritz Lang. Oggi ci rubano le parole, la conoscenza, rimuovono progressivamente le nostre capacità intellettuali: effetto Flynn al contrario “il Grande Reset” di Roberto Pecchioli  

L’era delle masse è la vittoria della barbarie. E’ il tempo del signorino viziato, che vive come se la civiltà, secolare sforzo titanico, fosse per sempre, che valuta se stesso “come tutto il mondo, e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri”. Scriveva José Ortega y Gasset: “la massa travolge tutto ciò che è singolare, differente, individuale, qualificato e selezionato. Chi non sia come tutto il mondo, chi non pensi come tutto il mondo, corre il rischio di essere eliminato. (…) Tutto il mondo era normalmente l’unità complessa di masse e minoranze discrepanti, speciali. Adesso tutto il mondo è soltanto la massa”. Il brutale, ma apparente imperio delle masse, tuttavia, non è che la suprema astuzia del potere.  Ortega fa notare che il potere, in ogni tempo, ha bisogno di consenso, senza il quale il suo destino è incerto ed effimero. Non si comanda a lungo con la sola brutalità, la paura e la forza. Talleyrand, archetipo del potere, il ministro che attraversò indenne l’Ancien Régime, la Rivoluzione e la tempesta bonapartista, disse una volta a Napoleone, novello imperatore: “con le baionette, sire, si può far tutto, tranne una cosa, sedervisi sopra”.

Chi esercita il dominio lo sa, così come gli è noto che il popolo ama essere ingannato e che la massa non decide nulla e, anche quando crede di agire, in realtà è agita. Essa odia la libertà – che è distinzione, raziocinio – e vuol credere di avere potere in quanto ha un’opinione. Opina su tutto, con tanto maggiore accanimento da quando l’hanno convinta di possedere dei diritti. Negli ultimi due secoli e mezzo, aristocrazie ed oligarchie dominanti dovettero effettivamente riconoscere – non senza aspre lotte – alcuni diritti alle masse. Lo imponeva l’enorme aumento della popolazione – che in Occidente si è arrestato da due generazioni – ma soprattutto il nuovo assetto di una civiltà in piena rivoluzione industriale, bisognosa di grandi masse per le sue imprese economiche e belliche.

A questa massa si doveva pur concedere il diritto di voto, se veniva chiamata alle armi per morire in guerra. Lo sforzo tecnico e scientifico di società che aumentavano vertiginosamente i loro mezzi materiali si sosteneva su milioni di persone qualificate, più istruite delle generazioni precedenti. Operaio, tecnico, soldato, professionista al servizio di un ordine sociale in ascesa: occorreva più cultura e un margine ragionevole di libertà. In quel mondo, non solo l’istruzione e la cultura si diffondevano, ma saliva anche l’intelligenza media della popolazione. Lo dimostrò uno studioso neozelandese, James R. Flynn, che teorizzò l’aumento del quoziente intellettivo medio della popolazione. Il fenomeno, detto effetto Flynn, fu analizzato in un saggio del 1987. Sulla base dello studio comparato di indagini effettuate sui bambini a partire dal 1947, venne dimostrato che nei paesi più sviluppati il quoziente di intelligenza (pur con tutte le cautele sul valore del relativo test) era aumentato di almeno 8 punti nel periodo esaminato.

La tendenza si sta rapidamente invertendo, tanto che oggi si parla di effetto Flynn capovolto: nei paesi occidentali il Q.I. diminuisce di mezzo punto annuo dal 2000. Insomma, stiamo diventando più sciocchi. E’ l’effetto della civiltà dell’immagine, basata sulla superficialità, sull’accumulo indifferenziato di informazioni, sullo specialismo che ci rende esperti in un minuscolo ambito della conoscenza e ignoranti in tutto il resto. E’ anche l’esito dell’affidarsi agli apparati artificiali per compiere qualsiasi operazione intellettuale e assumere ogni decisione, disattivando intere aree del cervello. La terza e ora la quarta rivoluzione industriale, basata sulla tecnologia informatica e sulla robotizzazione, non hanno bisogno di ingenti masse umane, né di intelligenze speculative. Il potere preferisce un’istruzione tecnica fatta di saperi strumentali, meccanici.

E’ gradita un’umanità che non ponga e non si ponga domande: bastano masse addestrate all’uso dei dispositivi informatici, dalla mente binaria (aperto/chiuso, sì-no) come gli apparati tecnici. Il pensiero critico, il dubbio fecondo non interessano. La cultura è riservata alle minoranze destinate al comando. Il presente si basa prevalentemente sull’immagine, il flash, il flusso di informazioni che si disperdono per sovraccarico e delle quali devono essere trattenute solo quelle “utili” al sistema del consumo. Conta solo ciò che può essere fatto valere immediatamente sul mercato o che serve per utilizzare gli apparecchi informatici, non più propaggini dell’essere umano, ma guide, maestri, tutor la cui mancanza produce un drammatico cortocircuito.

L’uso compulsivo di computer, calcolatrici, smartphone diminuisce la capacità di calcolo, concentrazione, ragionamento, inibisce l’esercizio della memoria, porta della conoscenza. Di qui proviene l’impoverimento del linguaggio. Non si tratta solo della diminuzione della conoscenza lessicale, un vocabolario di massa ridotto a poche parole, ma della perdita della capacità di elaborazione linguistica che permette di formulare un pensiero complesso. Di qui anche la progressiva scomparsa di tempi e modi verbali, che dà luogo a un pensiero quasi sempre declinato al presente, incapace di proiettarsi nel tempo. Il signorino soddisfatto – e imbarbarito- pensa, parla e si comporta sempre e solo al presente: un’altra scoperta di Ortega. Senza le parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è impossibile.

I regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole.  Il potere è apolide, ma ha una sede, gli Stati Uniti, la cui mentalità vive di riduzionismo, semplificazione, fastidio per i concetti. Dagli Usa viene la spinta a semplificare l’ortografia, abolire i generi, i tempi, le sfumature, la complessità, ovvero a impoverire la mente umana. E’ una scelta strategica: le masse devono credere di possedere potere, diritti, persino capacità di direzione, ma la realtà è opposta. Sono espropriate delle parole, allontanate dalla cultura- il pensiero meditante – riempite di “diritti” privi di senso, quasi tutti nella sfera pulsionale, orientati alla perdita di responsabilità a vantaggio della comodità. Eterodirette, manipolate, credono tutto ciò che viene fatto loro credere, ma – ecco l’immensa differenza rispetto ad altri tempi- convinte di pensare ed agire in autonomia. Si muovono come masse persuase di esercitare la libertà individuale: un successo impressionante del potere.   

L’ uso esagerato delle risorse naturali del pianeta, la sovrappopolazione, l’evidenza che il meccanismo di accumulazione e consumo non può durare all’infinito, hanno cambiato in profondità l’agenda delle oligarchie. Non possono più permettersi la libertà di pensiero, l’esistenza di dissidenti e oppositori. Il modello tecno totalitario e dirigista cinese è vincente e le élite occidentali conoscono la storia e la geopolitica. Tutto deve cambiare in gran fretta. Giorgio Agamben, il più lucido analista dei fulminei mutamenti al tempo del virus, ha scritto che il globalismo è un singolare ircocervo: capitalismo nella variante comunista. Privatizzazione oligarchica, potere piramidale, uniti in un regime politico totalitario che “unirà in sé l’aspetto più disumano del capitalismo con quello più atroce del comunismo statalista, coniugando l’estrema alienazione dei rapporti fra gli uomini con un controllo sociale senza precedenti.”

Il regime si fa proibizionista, autoritario, l’aria è diventata irrespirabile per popoli- quelli europei – cresciuti e vissuti nel clima della libertà, del dubbio fecondo, del dibattito.  Il nuovo ordine mondiale non è poi così nuovo. E’ un sistema di dominio la cui differenza con il passato è quantitativa, il possesso di mezzi infinitamente più potenti. La teoria parla di una società globalizzata diretta da una élite che agisce nell’ombra, un governo planetario autocratico, invisibile e onnipresente. In realtà, non hanno più bisogno di nascondersi: dichiarano apertamente il loro programma, tanto la maggioranza non è in grado di comprenderne la portata, non diciamo di organizzare la resistenza. Da quando siamo intrappolati nel Covid 19 –nella sua narrazione terrorizzante e terroristica – si parla di Grande Reset, un’operazione volta a cambiare in profondità l’economia, la vita e le abitudini della popolazione. Gran parte del sistema di comunicazione e della politica finge di considerarla una teoria complottista di paranoici e – possedendo tutti i mezzi- riesce a nascondere la realtà. Eppure, chi comanda ha parlato chiarissimo. 

Il Foro Economico Mondiale ha annunciato, in conseguenza della “crisi sanitaria mondiale” un incontro a Davos per gennaio del 2021 con un tema preciso all’ordine del giorno: il grande reset. Giova ripetere che il “partito di Davos” è formato da alcune migliaia di miliardari, finanzieri, imprenditori di punta, e di “teste pensanti” politiche e culturali al loro servizio. Il comunicato che annuncia il convegno è firmato dal Principe Carlo d’Inghilterra (è servito chi pensa che le famiglie reali non contino più nulla) e dal direttore del WEF, Karl Schwab, autore di un libro il cui titolo è Il Grande Reset. Il sottotitolo è “da ogni crisi, si presenta un’opportunità “. Perfetto programma oligarchico massonico: Ordo ab chao, il (nuovo) ordine sorge dal caos, ossia dalla sofferenza di miliardi di persone.

Riportiamo di seguito alcune delle affermazioni contenute nel libro di Schwab. Il Covid è una delle pandemie meno mortali che il mondo abbia conosciuto in duemila anni. Il Covid offre l’occasione di introdurre cambiamenti sociali senza precedenti. Molte cose cambieranno per tutti ed emergerà un mondo nuovo. Molti chiedono quando le cose torneranno alla normalità. La risposta è breve: mai. Diventeremo più efficienti nella gestione dei nostri geni e di quelli dei nostri figli. Potranno essere introdotti all’interno del corpo umano delle particelle “intelligenti”, computer dotati di antenne, tutto più minuscolo di un granello di sabbia. L’ attraversamento dei confini nazionali comporterà una scansione dettagliata del cervello per valutare il rischio di sicurezza che pone il viaggiatore. Molto probabilmente verranno impiantati nel nostro cervello e nel nostro corpo dei dispositivi esterni. Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale permettono di nuove forme di monitoraggio e nuovi meccanismi di controllo. Il lavoro degli avvocati, dei medici, dei giornalisti o dei bibliotecari sarà senza dubbio parzialmente o totalmente automatizzato. L’avvenire ci sfiderà a comprendere il significato di essere umano.

Vasto programma. L’agenda è quella del transumanesimo, ovvero il superamento dell’antiquata creatura umana, ibridata con la macchina, il cui controllo è saldamente nelle mani dell’oligarchia e dei suoi tecnocrati. Lorsignori hanno deciso per tutti. Unico intoppo, il rinvio del forum- il contagio potrebbe cogliere anche gli Illuminati nell’inverno svizzero- a maggio del prossimo anno, non a Davos, ma nell’ipersicura Singapore, perla del dispotismo asiatico. Nessun governo ombra: il sicuro incedere del nuovo ordine mondiale, i cui disvalori ad uso del popolo sono il consumo, l’incultura, le passioni basse e triviali.

Trascendenza, conoscenza e spiritualità sono bandite in un pianeta in cui tutto è equivalente – quindi irrilevante, tranne il dominio dei padroni universali- le vecchie nazioni muoiono, sostituite da megacorporazioni tecno economiche con diritto di vita e di morte. Un mondo distopico abitato da una massa acritica, credulona, aliena dalla realtà, immersa in paradisi artificiali audiovisivi e chimici, in cui l’uomo è un codice numerico senza importanza, un ente destinato a produrre, consumare ed essere gettato via. La sottomissione della popolazione non avviene più esclusivamente con l’uso della forza e neppure con la progressiva castrazione mentale e spirituale. L’anno in corso ha dimostrato un salto di qualità. Il potere è diventato definitivamente biopotere, imperio e sorveglianza sui corpi e la vita.

Le masse tornano al loro ruolo primigenio di materiale inerte, plastico, indagato da Elias Canetti in Massa e potere. La finzione della democrazia e dello Stato di diritto è stata oltrepassata, nell’anno del virus. Terrore più controllo della comunicazione più l’aperta dimostrazione di potenza coattiva. Ci stanno impartendo una dura lezione, il cui nocciolo è che il Nuovo Ordine Mondiale si è disfatto dell’illusione democratica ad uso delle masse e ha preso il controllo diretto delle nostre vite. Sappiamo chi comanda e, attraverso il dispiegamento degli uomini armati (le “forze dell’ordine”) conosciamo le conseguenze della dissidenza. I diritti costituzionali sono sospesi, le proteste vietate, guardate con odio dalla massa impaurita; la censura dilaga.

Invocheranno il reato di odio per chi dirà male del potere, degli esperti e del sistema. A stretto rigore, hanno ragione: ogni dissenso contiene un’avversione dichiarata. Basta chiamarla odio e iscriverla nel diritto penale. Il gioco è fatto, beninteso dopo un lungo, capillare lavorio di domesticazione dell’opinione. Per chi non ci sta, non solo è pronto un potente dispositivo repressivo, ma è operante l’odio della folla: la legge di Lynch, l’unica che un popolo ridotto a massa conosce. Linciaggio da parte della massa: ecco che cosa attende i residui oppositori e chiunque si ostini a ragionare.

Editti continui, in Italia contraddittori e talvolta ridicoli, regolano gli aspetti più elementari della nostra vita. Ci impongono dove e se possiamo andare, chi possiamo incontrare, per quanto tempo e così via. La reazione? Nulla, o minima. Qualche giorno fa, in una “zona gialla”, relativamente libera dai divieti, un giovanottone africano in giacca e cravatta misurava la temperatura di chiunque entrasse in un supermercato. Solo chi scrive è tornato sui suoi passi. Lo intuì Michel Foucault: un mondo gestito come una prigione, un universo in cui siamo trattati, anzi gestiti, come detenuti. Sorvegliare e punire, nascita della prigione, è il profetico titolo del saggio di Foucault sul biopotere. Nulla di accidentale, tanto meno la risposta “responsabile” a un’emergenza inattesa, ma una “guerra lampo” dell’oligarchia contro il popolo, la cui ricreazione – vera o presunta – è finita.

Lavorano per ridurci a bambini balbettanti che chiedono la caramella da ottenere all’istante, poiché altro non riconoscono che i desideri. La transumana futura disumanità sarà pavloviana, ossia vivrà di impulsi eterodiretti, di istinti primari senza pensiero né spirito. Il Grande Reset ci considera greggi destinate, in forme diverse, al mattatoio, luogo cui ci avvieremo contenti, poiché la menzogna sarà costante, massiccia, martellante e suadente. Nessuno avrà più gli strumenti culturali, intellettuali e morali per discutere il potere. Basta oziose speculazioni sul bene e sul male – non “servono” alla vita animale- nessuna personalità individuale. Ciò che afferma ed impone “il piano di sopra” sarà sempre vero e certo, per quanto vada contro logica e verità.

Pensare crea problemi: meglio seguire il gregge. Sono e saranno implacabili con chi si oppone al sistema mondo diretto dalle grandi corporazioni, con il potere in mano a un pugno di onnipotenti sotto il cui tallone si muove a comando una massa senza principi e senza Dio. Non è poi così nuovo, l’ordine che ci impongono: ha “soltanto” più mezzi che nel passato.  Credevamo di avere voce in capitolo, attraverso il voto e le procedure dell’intangibile democrazia. Tutto finito, residui di un passato in cui il potere doveva almeno mostrare una certa dissimulazione, ostentare rispetto per la gente. Hanno comprovato, nell’anno terribile al tramonto, che la massa è inerte. Non reagisce, non si oppone: paura più manipolazione continuata. Crediamo ciò che ci viene fatto credere, il cervello ha disattivato i sensori del dubbio, perfino della vecchia, sana diffidenza popolare.

La passività ci vede con la testa china in fila indiana come nel film Metropolis di Fritz Lang. La pandemia è di pensiero e sottomissione volontaria. In queste settimane chi passeggia per strada nascosto dietro la mascherina d’ordinanza, osserva code dappertutto, caratterizzate da silenzio spettrale e da una mansuetudine che fa rabbrividire. Davanti agli uffici postali, sconcerta la fila per ottenere un codice che permetterà di richiedere spiccioli di rimborso statale a chi paga i suoi conti con mezzi elettronici. L’operazione ha la sua brava parola in globish, l’inglese elementare: si chiama cashback, ma l’intento – un altro successo sconvolgente – è convincerci ad abbandonare il denaro contante, ossia a dipendere dalle macchine e dalle carte. Tutto nelle mani di lorsignori il denaro guadagnato con il nostro sudore.

Cadono le braccia e viene voglia di “passare al bosco” come il Ribelle di Juenger. Il Nuovo Ordine non è nuovo né ordine, caotico perché iniquo, perché si sostiene sulla stirpe di Caino che uccide il fratello, di Satana che si leva contro il Signore, di Faust che viene a patti con Mefistofele. E’ lo specchio che riflette il nostro aspetto deforme, i vizi che il potere conosce, sfrutta e stuzzica per dominarci più a fondo. Abbiamo il libero arbitrio, ma lo usiamo per scegliere il peggio. I signori del Grande Reset non hanno altro merito che di conoscerci a fondo. Nessuna cospirazione, nessun complotto. Solo la luciferina capacità di farci accettare la servitù volontaria. Aveva ragione Etienne De la Boétie: il tiranno mantiene il potere perché i sudditi glielo concedono. La libertà originaria, naturale è abbandonata volontariamente, corrotta dall’abitudine di chi preferisce la servitù alla difficile condizione di uomo libero.

Scrisse Dario Fo che il padrone conosce mille parole e l’operaio trecento: per questo è il padrone. E’ uno squarcio di verità, che spiega l’impegno dei potenti a tenerci nell’ignoranza e nella minorità. Se alziamo la testa, ci rubano le parole, la conoscenza, rimuovono progressivamente le nostre capacità intellettuali: effetto Flynn al contrario, il Grande Reset.

Del 18 Dicembre 2020

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