lunedì, 14 Giugno 2021
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Un Messale da “Great Reset”?

Ma lo avete guardato bene “il nuovo Messale”? E’ come se due millenni d’iconografia cristiana fossero stati ignorati, cancellati e gettati nel cestino. Cinque cose per ritrovare la stima di noi stessi e avere fiducia nel domani di Francesco Lamendola  

Come abbiamo già osservato, siamo in una fase storica in cui cominciano a cadere i veli e i piani tenebrosi dei Padroni Universali si rivelano sempre più chiaramente per quello che sono, senza  che essi si prendano nemmeno il disturbo di camuffarli, anzi con la mal dissimulata impudenza di lasciarsi vedere, quasi a sfida: tale è la loro certezza che la gente non capirà, o, se anche capirà, non troverà alcuna maniera di opporsi. Nel campo della politica, ciò appare nei decreti della presidenza del Consiglio, sempre più scopertamente pretestuosi, assurdi e illiberali e sempre più palesemente estranei a qualunque autentica preoccupazione di ordine igienico e sanitario. Anche molte affermazioni dei giornalisti che scrivono sui giornali più importanti o fanno i loro servizi per le maggiori reti televisive appaiono sempre più scopertamente cinici e arroganti, quasi beffardi: vi si dice apertamente che bisogna evitare le elezioni politiche perché, se vi fossero, certamente vincerebbero i partiti di destra, cosa che per loro evidentemente è intollerabile, inconcepibile e inammissibile. Proprio come per i democratici americani, i quali, infatti, parlavano delle elezioni negli Stati Uniti, già prima che si svolgessero, come di un passaggio formale, oltre il quale Trump non sarebbe più stato comunque presidente, e hanno gettato tutto il loro peso contro di lui, fino al punto di censurare i suoi discorsi pubblici e perfino ignorare un solenne messaggio alla nazione, nel quale egli ha denunciato l’enorme entità dei brogli avvenuti ai suoi danni e la gravità del momento che la nazione sta attraversando. La stessa censura, del resto, è stata messa in opera da tutta la stampa dei Paesi europei, nessuno escluso: è stato come se ciò che riguardava l’informazione di parte repubblicana semplicemente non esistesse, mentre solo Biden e i suoi sostenitori avevano il diritto di far sentire le loro ragioni.

Nel campo della religione cattolica, abbiamo assistito a un crescendo di gesti, parole, documenti, omissioni, che vanno nella stessa direzione: lasciar cadere i veli, mostrare la reale natura degli obiettivi perseguiti dalla contro-chiesa, mettere i fedeli, un po’ alla volta, faccia a faccia con ciò che si vuole da loro, e che si vuol fare di loro. Per citare solo gli ultimi fatti più eclatanti, ricordiamo l’intronizzazione dell’idolo Pachamama, prima nei Giardini Vaticani, poi nella basilica di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria in Transpontina; la dichiarazione di Bergoglio che anche le persone omosessuali hanno diritto di vedersi riconosciuta la loro famiglia; l’abbandono di qualunque celebrazione sull’altare principale della basilica di San Pietro; lo schieramento massiccio del sedicente papa e di tutto il vertice della sua chiesa a favore del “cattolico” Biden, fautore dell’aborto fino all’ottavo mese di gravidanza; e da ultimo la terza edizione del Messale romano, entrata in vigore nel novembre 2020 e che apporta significativi cambiamenti non solo di ordine liturgico, ma, fra le righe – e neanche in maniera tanto velata – un sovvertimento del senso stesso della religiosità cattolica. Non ci soffermeremo sulle novità del testo della santa Messa, compresa la modifica del Padre nostro, la bi-millenaria preghiera insegnata agli Apostoli da Gesù stesso; altri l’hanno già fatto ed esiste ormai una discreta letteratura critica in proposito. Ci limiteremo invece alla veste tipografica del nuovo Messale, terribilmente eloquente nella nuda chiarezza delle figure. La copertina ci mostra un “Gesù” che da nessun segno è identificabile come Gesù Cristo, il Verbo incarnato adorato dai cristiani. Nessuna croce, nessun’aureola, nessun Agnello, nessun Sacro Cuore, insomma nessun simbolo della tradizione cattolica. In compenso un volto allungato, cadaverico, dall’espressione indecifrabile, fra triste e ottusa; il volto di un vecchio dalla chioma fluente, che fa pensare semmai a qualche saggio della tradizione gnostica ed esoterica, a un mago, a uno stregone. Alza la mano destra in un gesto benedicente, ma la sua è una strana benedizione, che non rimanda in alcun modo alla trascendenza, non fa neanche lontanamente supporre che costui sia il Figlio di Dio. Duemila anni di storia dell’arte cristiana ci hanno abituati a un Gesù giovane, benevolo, vittorioso: costui invece è vecchio, accigliato, gravato dal peso della carne. Sul suo petto brilla una specie di stella alquanto stilizzata, o piuttosto un fascio di luce; la stessa immagine compare in alto a sinistra, ma più grande; e sullo sfondo una quantità di astri luminosi, un cielo trapunto di stelle sul fondo rosso della copertina.

Nient’altro. Nessuna figura umana, nessun angelo, nessun simbolo del Padre o dello Spirito Santo. Chiunque veda quel volto, quel busto, quel gesto della mano sospesa, a tutto può pensare, tranne che al Nostro Signore Gesù Cristo: è come se due millenni d’iconografia cristiana fossero stati ignorati, cancellati e gettati nel cestino delle cose da buttare. Non si prova un senso di pace e di accoglienza, guardando quell’immagine: al contrario, si rimane perplessi, dubbiosi, vagamente inquieti: le cose non sono come dovrebbero essere e il credente, già tanto provato dai drammatici avvenimenti di questi ultimi mesi, e più che mai bisognoso di ancorarsi a qualcosa di saldo, di certo, di familiare, ha l’impressione di essere stato sospinto in un terreno estraneo, sconosciuto, dove nulla appare riconoscibile, ma sembra gravare un’atmosfera pesante, non amichevole, in un certo senso allarmante. Inutile dire che la stampa (ex) cattolicaL’Avvenire in testa, si è profusa nel magnificare il nuovo Messale e nel sostenere che esso è stato accolto con entusiasmo e gratitudine dal clero: se la suonano e se la cantano da soli. Quanto a noi, sappiamo che nemmeno il Messale in uso prima di quest’ultimo era tale da attirare il consenso del clero ben formato: un vecchio sacerdote ci ha confessato che non riusciva nemmeno a guardare le figure, da tanto brutte e ambigue che erano. Questo nuovo Messale fa un altro passo avanti sulla via della scristianizzazione.

Le illustrazioni all’interno sono ancora, se possibile, più anomale e inquietanti: sulla pagina accanto al titolo Rito della messa con il popolo (non più la Messa del Signore, ma la Messa con il popolo: ah, benedetto Karl Rahner e benedetta svolta antropologica, quanti danni avete fatto e seguitate a fare!), spicca la più inquietante di tutte. Al centro c’è una figura umana, assai stilizzata e molto più grande delle altre, indossante una lunga tunica rossa, che le scende fino ai piedi; tutto intorno, più piccole, ci sono dieci figure umane, tutte di color nero, suddivise in tre gruppetti: uno di tre, uno di quattro e l’ultimo ancora di tre: totale, dieci. Chi rappresenta la figura centrale e chi sono quelle che la circondano? Non è facile pensare a Gesù e ai suoi Apostoli. La figura centrale, senza braccia, come le altre, non abbraccia, non accoglie, non istruisce: se ne sta per conto suo, ritta, immobile come una statua. Quanto alle altre, perché sono dieci? Gli Apostoli erano dodici, e anche togliendo Giuda Iscariota i conti non tornano. Perché dieci? E che significa il numero tre, più quattro, più ancora tre? È un linguaggio cifrato? Alcuni pensano a un codice massonico, altri addirittura a una simbologia satanica. Per questi ultimi, l’intera scena rappresenta una messa nera e dunque la figura centrale, se non è il Diavolo, perlomeno è un suo servitore. Certo che le figurette nere non paiono rassicurate o confortate dal personaggio vestito di rosso: paiono anzi oscillare su se stesse, come sul punto di cadere; inoltre restano separate, non si uniscono, e le loro lunghe ombre si proiettano sul terreno divergendo stranamente l’una dall’altra, contro tutte le leggi dell’ottica, creando un effetto visivo tutt’altro che rasserenante. Noi non sapremmo dire se davvero la scena allude a una messa nera, ma una cosa è assolutamente certa: che non ricorda per niente la santa Messa dei cristiani, ma raffigura una scena incomprensibile, e quindi non si capisce a quale scopo sia stata posta proprio lì, all’inizio della parte dedicata al rito della Messa. Si tratta di totale insensibilità nei confronti del clero, oppure lo si vuole abituare, un poco alla volta, ma in maniera sempre più rapida e decisa, a scordarsi una volta per sempre tutto ciò che la Messa è stata, tutto ciò che rappresenta, per traghettare il popolo cristiano in un’era nuova, post-cristiana, relativista, sincretista e massonica? Si tratta di applicare anche in quest’ambito il principio del Great Reset, del Grande Azzeramento, cogliendo l’occasione della grave situazione mondiale che stiamo vivendo per cancellare ogni traccia del mondo di prima? Se è così, allora gli elementi sui quali ci siamo soffermati acquistano effettivamente un significato; se non è così, bisogna dire che la commissione biblica che ha partorito questo nuovo Messale è formata da cervelli balzani e da anime insensibili, estranee al vero spirito cattolico. Ma se anche così fosse, perché mai dovrebbe costituire un problema? Dal momento che il signor Bergoglio ha messo in chiaro, sin dal principio del suo pontificato, che Dio non è cattolico, questo non è un problema, semmai un pregio.

Questo del Messale è solo un esempio di come i Padroni Universali stanno lasciando cadere i veli sulle loro intenzioni e sui mezzi dei quali si servono per piegare l’umanità ai loro perversi disegni, esercitando al tempo stesso una fortissima pressione sul loro immaginario, in modo da disancorarle da ogni tradizione, da ogni riferimento certo, e proiettarle in un mondo nuovo, sprovviste degli strumenti coi quali esercitare un minimo di consapevolezza critica. Se tutti quanti plaudiscono, se tutti quanti approvano, se nessuno alza la mano per chiedere: ma che diavolo state facendo?, allora nella massa si spegne ogni dubbio e, peggio ancora, ogni possibilità che sorgano dei dubbi: perché i dubbi sorgono quando la testa funziona, ma se smette di funzionare, tutto appare logico e normale, tutto viene accettato e approvato, anche le cose più insolite e le novità più aberranti. Ed è quello che sta succedendo, secondo lo schema della finestra di Overton: la gente, nell’arco di pochissimi anni, e i fedeli come tutti gli altri (mentre un tempo si distinguevano per una loro visione sulle cose, frutto di una dottrina che non si sdraiava passivamene sulla sapienza del modo, ora accetta e trova normale tutta una serie di cose che l’avrebbero fatta trasalire, quando non inorridire. Il Messale, ripetiamo, è solo una di queste; un’altra, per fare un secondo esempio, è l’orrido “presepio” allestito in Piazza San Pietro, che il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha invitato i fedeli a non guardare, perché rappresenta una voluta umiliazione della loro fede.

Che cosa si può fare in presenza di un simile stato di cose? Come si può reagire; come si può conservare la stima di se stessi e la fiducia nel domani, se ci si vede obbligati a continui compromessi, e costretti a recitare una parte che non ci persuade, che non ci piace, che non è la nostra, perché non rispetta i nostri valori, le nostre tradizioni, il nostro modo di essere e di vedere la vita? Che fare se sia lo Stato e i suoi rappresentati, sia la Chiesa e il suo clero, mostrano da mille indizi, e ormai in maniera quasi esplicita, di non essere al nostro servizio, di non avere a cuore il nostro bene, di non voler fare in alcun modo i nostri interessi, ma di essere al servizio di qualche potere estraneo, di qualche entità oscura, la quale tutto ha in mente, tranne che di sostenerci e di aiutarci, sia come cittadini, sia come credenti?

La prima cosa da fare è capire, svegliarsi, uscire dall’ipnosi: smettere di mandar giù tutto, prendere nota con lucidità di quel che sta accadendo intorno a noi e sforzarsi di comprendere a qual fine è diretta la strategia dei Padroni Universali: cioè alla vaccinazione di massa, alla disoccupazione di massa, alla povertà di massa, alla scristianizzazione di massa – quest’ultima resa necessaria, dal loro punto di vista, perché il vero cristiano è anche una persona intimamente libera e a lui non si può raccontare la storia dell’orso, ma bisogna fare i conti con la sua vigilanza intellettuale, spirituale e morale.

La seconda cosa da fare, sulla base di tale risveglio e di tale consapevolezza, è perseverare sulla strada della verità e del bene o riprenderla, se l’avevamo smarrita; anche se tutto pare diretto nella opposta direzione, e anche se tutti, compresi gli amici più cari, sembrano persuasi che stiamo andando nella direzione giusta, noi dobbiamo riconquistare la nostra autonomia di giudizio a livello quotidiano, e fare delle scelte le quali, pur se ci metteranno nella scomoda posizione di una minoranza emarginata, e forse perseguitata, ci permetteranno tuttavia di conservare la stima di noi stessi e la fiducia nel domani: perché la condizione essenziale affinché ci sia un domani – se non per noi, per i nostri figli e nipoti – è di non arrenderci al conformismo e non cedere allo scoraggiamento, ma conservare integra la nostra forza morale e intellettuale.

La terza cosa da fare è agire, secondo la raccomandazione di Gesù, con l’astuzia dei serpenti e la purezza delle colombe. A nulla servirebbe gettarsi a testa bassa contro il nemico, che del resto è inafferrabile e invisibile: le persone che custodiscono il presente ordine di cose sono solo dei passivi esecutori e, nella maggior parte dei casi, dei dormienti, che non si accorgono neppure della loro condizione e si credono svegli e intelligenti. Bisogna invece preservare se stessi e i propri valori, ma tenendo conto dell’enorme sproporzione delle forze e perciò risparmiandosi per quanto possibile, in vista del momento in cui si potrà agire apertamente, alla luce del sole.

La quarta cosa da fare è aiutare altri a risvegliarsi e a prendere coscienza della realtà.

La quinta cosa da fare, non in ordine d’importanza, semmai la prima, è confidare in Dio e nella sua Madre Santissima: e pregare con fede, sempre, senza stancarsi. E Lui ci ascolterà e ci verrà in aiuto.

Del 20 Dicembre 2020

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