martedì, 15 Giugno 2021
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Inganno o incompetenza ?

di Stefano Lecca

Ecco arrivato sotto l’albero il regalo di Natale: Il “cashback” di Stato (restituzione di denaro). Ma siamo sicuri che il regalo sia proprio per i 60 milioni di italiani o per qualcun altro?

Pensiamo che il business lo facciano le banche dove abbiamo aperto il nostro conto corrente? Pensiamo che a beneficiare siano gli italiani più “spendaccioni”?  Pensiamo di dare una mano alle aziende, professionisti e commercianti italiani e a tutto il Made in Italy? No, siamo dei benemeriti illusi. Il vero ed enorme vantaggio lo avranno alcuni colossi finanziari e tecnologici che gestiscono le carte di credito quali la MASTERCARD con sede a New York negli USA, la VISA con sede in California sempre negli USA, la AMERICAN EXPRESS con sede a New York USA, la DINERS ora collegata alla Mastercard con sede negli USA e il circuito MAESTRO sempre di proprietà della Mastercard, presenti con il loro logo sia nelle carte di credito che nelle carte di debito, queste ultime più conosciute e comunemente chiamate BANCOMAT alle quali il Governo Conte con i suoi luminari della Task Force, ovvero il Comitato di esperti in materia economica e sociale, ha fatto un regalo con i fiocchi. Ma non è tutto, esistono altre due società, la NEXI PAY e la YAP che offrono lo stesso servizio senza l’identità digitale (SPID) e la App IO, ma scaricando la loro applicazione, permettono di collegarsi direttamente ai pagamenti digitali effettuati attraverso i sistemi Apple Pay, Google Pay e Samsung Pay, oltre a quelli delle carte di credito o carte di debito. Anche Apple, Google sono società con sede negli USA e Samsung in Corea del Sud, ma con un particolare interessante e non certo di banale importanza: Queste società sono collegate alle piattaforme della grande comunicazione digitale, dei big data, del 5G, alle quali “doniamo” i nostri dati sensibili concernenti la nostra capacità di spesa e l’orientamento della stessa, che nel breve periodo permetterà loro di avere tutte le informazioni per “gestire” i nostri comportamenti da consumatori. Dopo questa breve premessa, sono orientato per la “incompetenza”, ma andiamo oltre.

I luminari del Governo Conte hanno messo un grosso paletto agli acquisti, a detta loro per non ingrassare AMAZON, decretando nientemeno che il cashback non è attivo per i pagamenti online. Ma online vendono anche – solo a titolo di esempio – UNIEURO, MEDIAWORLD, CONAD, PAM PANORAMA, OVIESSE o INTIMISSIMI e tanti altri produttori e commercianti italiani di ogni genere merceologico che ti consegnano anche la spesa a casa grazie ai vari e-commerce presenti in rete. Come è possibile fare questo distinguo? Forse è un primo segnale che fa capire che non ci sono fondi a sufficienza per coprire tutto il cashback? Anche se uno non se ne intende, solo il fatto che il ritorno di denaro (cashback) avverrà a fine febbraio 2021 la dice lunga, per il 2020 non ci sono più soldi! Quindi la manovra l’hanno fatta rientrare nella legge di Bilancio del 2021. Ma ci saranno davvero tutti i soldi per il cashback? Sembra che “Conte & Compagni” spingano gli italiani ad indebitarsi, ma a che pro? A proposito del budget complessivo, il Governo Conte afferma quanto segue: “sono disponibili 227,9 milioni di euro per i rimborsi di questa prima fase, mentre sono poco più di 1,3 miliardi le risorse per ciascuno dei tre semestri successivi. Se le dotazioni non consentono il pagamento integrale dei rimborsi spettanti gli stessi sono proporzionalmente ridotti. I limiti, però, possono essere integrati con le eventuali maggiori entrate derivanti dall’emersione di base imponibile conseguente all’applicazione del programma”. Ma siamo seri?

Gli italiani rischiano di non ricevere il cashback? Incompetenza di Stato? Tanta, ma forse c’è qualcosa di più. Ora veniamo alla emersione del sommerso, la grande lotta del Governo con il cashback. Ma siamo proprio sicuri che di fronte ad un immediato supersconto del 22%, il consumatore preferisca un minisconto del 10% limitato al solo raggiungimento di €. 150 di spesa? A conti fatti, per i 10 milioni di italiani che stentano ad arrivare a fine mese, anche se non è corretto, come facciamo a non far scegliere l’offerta più conveniente? E’ evidente che non è con il cashback che lo Stato fa emergere le “grandi evasioni milionarie”, ci vuole ben altro. Rimanendo in tema di impresa, c’è da rimanere basiti per l’esclusione dal cashback delle spese afferenti l’attività di impresa, ovvero tutte quelle spese che sono attribuibili come inerenti l’attività e possono essere detratte e scaricate. Qui il Governo ci prende veramente in giro, ma vuole salvare le aziende o ne fa solo un proclama? Per i ristori si è già detto molto, ma il cashback che può ristorare i possessori di partita IVA  di €. 150 nel 2020 e di €. 300 nel 2021 e 2022, nell’ambito della propria attività professionale o di impresa, come mai non viene concesso? Ritorniamo al fatto che non ci sono i soldi sufficienti per tutti, (due sospetti fanno quasi una prova), allora è da aggiungere che per il Governo e per la Task Force di economisti e sociologi le Partite IVA proprio non contano. Tra le varie riflessioni si possono porre le seguenti domande. Ma il Governo, che non vuole gli assembramenti, come mai invita i consumatori a non comprare online (da casa) e favorisce le lunghe code fuori dai negozi limitando oltremodo gli orari di apertura? Troppe incongruenze e troppa comunicazione manipolatrice o troppa superficialità. Inganno o incompetenza ?

Del 19 dicembre 2020

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