giovedì, 25 Febbraio 2021
Home ECONOMIA Maxi truffa sulle cryptovalute, è fiorentino il principale indagato

Maxi truffa sulle cryptovalute, è fiorentino il principale indagato

di Lorenzo Maria Pacini

Una frode da 120 milioni di euro. È questa la cifra virtualmente sottratta agli utenti della piattaforma Bitgrail da parte di un 34enne di Firenze, accusato di frode informatica, auto-riciclaggio e bancarotta fraudolenta per il maxi hackeraggio ai danni di 230 mila investitori. Il mondo delle cryptovalute è sempre più popolato da utenti che cercano alternative alle monete fisiche, ma anche da risparmiatori che intendono investire un po’ di quanto hanno a disposizione per creare delle entrate in più e far fruttare i loro beni. Il trading online, però, è sottoposto ad alcuni rischi, non inerenti alle piattaforme ormai del tutto sicure, ma provenienti da altri utenti con scopi criminali.

La Polizia Postale fiorentina, congiuntamente con la Guardia di Finanza, ha messo in atto una delle indagini più grandi della storia del cryptomondo, impiegando tecnologia all’avanguardia, riuscendo a sventare il grosso giro di compra-vendita falsa che l’uomo identificato, formalmente amministratore unico di una società italiana che gestisce lo scambio di cryptovalute, ha messo in atto; un’avventura truffaldina che è giunta al suo capolinea. «Per la prima volta in Italia e in Europa si sono documentate condotte fraudolente e distrattive in danno di investitori, poste in essere integralmente su piattaforme informatiche e l’impiego di monete virtuali» ha sottolineato la Polizia Postale, spiegando che l’attività si inquadra in una più ampia strategia finalizzata al contrasto alla criminalità economica ed in particolare degli illeciti arricchimenti attraverso l’utilizzo indebito di piattaforme online e di strumenti informatici sviluppata dalla Procura della Repubblica di Firenze, diretta da Giuseppe Creazzo, che ha affidato l’indagine ai procuratori aggiunti Luca Tescaroli e Gabriele Mazzotta e ai sostituti Sandro Cutrignelli e Fabio Di Vizio.

L’indagine era stata avviata nel febbraio del 2018, dopo una denuncia presentata proprio dall’accusato che si lamentava di un furto di grandi dimensioni sulla cryptovaluta NANO XRP, avvenuta presumibilmente il mese precedente. Le dichiarazioni dell’uomo non hanno però convinto gli inquirenti, che hanno avviato le ricerche, scoprendo nel giro di pochi mesi che le sottrazioni illecite sarebbero avvenute più e più volte con una manomissione del sistema di sicurezza della piattaforma, procurando ad un gruppo di hacker, non ancora individuati, la grande somma scomparsa. Questi avrebbero poi rigirato al fiorentino la cifra tramite alcuni escamotage, eludendo i protocolli di trasferimento delle cryptovalute.

Un tentativo sicuramente geniale ed avventuroso, finito con la vittoria della giustizia.

Del 22 Dicembre 2020

Most Popular

Recent Comments