lunedì, 20 Settembre 2021
HomeRELIGIONITeologiaMutare i cuori per mutare le strutture, o viceversa?

Mutare i cuori per mutare le strutture, o viceversa?

Mutare i cuori per mutare le strutture, o viceversa? Negli ultimi tempi i cattolici paiono aver scordato la priorità della “sfera spirituale” su quella materiale: perchè la sola priorità Cristiana è “la conversione dei cuori” di Francesco Lamendola 

A partire dagli anni del Concilio Vaticano II si è notato un cambiamento significativo nell’atteggiamento della Chiesa, teorico e pratico, riguardo alle questioni sociali e in particolare alla questione della povertà, del sottosviluppo, dell’ingiustizia e dello sfruttamento da parte dell’uomo sui propri simili. Fino a quel momento, la Chiesa aveva sempre insegnato che il compito del cristiano non è quello di cambiare le strutture sociali, per quanto ingiuste esse siano – un esempio per tutti: la schiavitù verso la fine del mondo antico – ma di cambiare il cuore degli uomini, cosa che poi conduce inevitabilmente a un cambiamento sociale; e non viceversa. Il missionario impegnato ad evangelizzare una tribù di antropofagi che vive isolata sui monti inaccessibili della Nuova Guinea, così come la suora impegnata ad assistere i malati, gli orfani, i poveri, a cambiar loro le lenzuola, a offrire un’educazione ai bambini, a servire un pasto caldo agli affamati, non hanno mai pensato che il compito del cristiano è quello di abbattere i sistemi politici ed economici ingiusti e di contribuire alla loro sostituzione con dei sistemi più equi ed umani; al contrario, hanno sempre concepito il loro servizio come un servizio reso alle anime. Che poi l’anima confortata, consolata, illuminata, si apra anche a un desiderio di giustizia e si adoperi in tal senso, è una conseguenza logica e necessaria; ma non bisogna confondere le conseguenze con le cause.

In questo senso, a partire dagli anni del Vaticano II vi è stato un vero e proprio rovesciamento di paradigma: specialmente sulla spinta della teologia della liberazione, ma anche di altre esperienze pastorali, come quella dei preti operai, nata in Francia negli anni del secondo dopoguerra, o quella di don Lorenzo Milani in ambito educativo, e più tardi dei gesuiti di padre Arrupe sul terreno sociale, una buona parte del clero cattolico, partendo dai teologi e dai professori universitari e scendendo fino al semplice parroco o al monaco, ha fatto propria la mentalità secolare, specie marxista, secondo la quale bisogna rifare le strutture per avere un mondo più giusto, mettendo quasi fra parentesi la conversione interiore. Come se da un società formata da persone chiuse nel proprio egoismo e refrattarie alla pace di Cristo ci si possa aspettare che, giunte al potere per mezzo di una rivoluzione sociale, verranno delle buone leggi e sarà organizzato un ordine sociale giusto e pacificatore: una specie di ritrovato paradiso terrestre, o giù di lì.

In questa prospettiva la dimensione spirituale e in particolare la realtà soprannaturale, è come se venisse oscurata: non contano più i cuori, non servono i Sacramenti, e Gesù eucaristico è un lusso domenicale per quelli che hanno già la pancia piena; ma per quelli che hanno la pancia vuota, c’è bisogno di pensare a ben altro che alla Messa; c’è bisogno di trasformare le vanghe in fucili e mobilitarsi per organizzare una sollevazione politica, punire e scacciare i nemici del popolo e instaurare il regno della giustizia e della verità. Così, con mezzi puramente umani, senza un’ombra di religiosità e senza alcun amore o timore di Dio. Anzi, meglio non parlare affatto di Dio: perché ciascun popolo e ciascuna comunità di fedeli insorgerebbe, vedrebbe minacciate le proprie credenze e i propri valori e pertanto, sempre nel quadro del dialogo interreligioso, bisogna evitare di dire anche una sola parola che possa creare divisioni,  e censurare anche il Nome di Gesù. Non sia mai che, parlando di Gesù, si irritino i protestanti, o i musulmani, o gli ebrei; non sia mai che per delle astratte questioni teologiche e dottrinali si metta a repentaglio la possibilità di creare una vera fraternità umana (magari di segno massonico), grazie alla quale verranno oltrepassate frontiere, culture, visioni del mondo, e si andrà felicemente verso un sistema mondiale nel quale le identità cadranno come le foglie in autunno e resterà solo il regno della Giustizia, il regno dell’Uomo, nel quale le singole fedi religiose, compresa quella cattolica, saranno sì tollerate, ma a patto che siano esse per prime tolleranti, nel senso che rinuncino ad annunciare la verità e si uniformino al motto del Politicamente Corretto: Dio non è cattolico, dunque finiamola con questo clericalismo becero, con la presunzione di superiorità che ha animato per troppi secoli la Chiesa. Andiamo invece verso un mondo inclusivo, aperto, generoso, dove ciascuno si sentirà a casa propria perché non vi sarà alcuno spartiacque fra il vero Dio e le false religioni, fra la verità e la menzogna, fra le leggi di natura e le nuove leggi costruite dall’uomo, contro la natura e contro la sana ragione naturale, grazie al dominio della scienza e della tecnica.

Ci piace riportare a questo punto, quale contributo ad un ulteriore approfondimento della questione, una pagina tratta dal libro scritto a più mani da un gruppo di giovani cattolici sotto la direzione del prestigioso sacerdote Maxime Charles (1908-1993), che fu per trent’anni rettore della Basilica di Montmartre, facendone il centro di un’opera di fervente apostolato, specie fra la gioventù, anche se venne ostacolato ed estromesso dal Centro Richelieu per gli studenti, da lui fondato, essendo venuto in contrasto col cardinale Maurice Feltin sulla questione dell’influenza che il marxismo stava avendo sulla gioventù cattolica (da: A.A.V.V., 100 Punti caldi della storia della Chiesa; titolo originale: Cent points chauds de l’histoire de l’Eglise, Desclée de Brouwer, 1979; traduzione dal francese di Franco Pierini, Roma, Edizioni Paoline, 1984, pp. 62-63):

Il rapporto che corre tra diffusione del cristianesimo e trasformazione della società può essere ben percepito proprio se si esamina il caso del IV secolo. I cristiani non cominciarono affatto col tentare di migliorare la legislazione. Dal tempo di san Paolo, sebbene poco numerosi, essi avrebbero potuto allearsi con altri movimenti filosofici e umanitari – come gli stoici – per provocare cambiamenti nella condizione degli schiavi o nella situazione delle donne e dei fanciulli. Ebbene, i cristiani non l’hanno fatto: la diffusione della fede parve loro il problema principale, e perciò fu all’interno delle comunità cristiane che essi si impegnarono a creare nuovi tipi di rapporti caratterizzati dalla carità, dal rispetto dei deboli, ecc.

Da quando il cristianesimo divenne tollerato e poi religione ufficiale, e dal momento in cui un numero crescente di cittadini cominciò a far riferimento ai principii evangelici, particolarmente tra le classi dirigenti, allora cominciò a divenir possibile  una iniziativa sulla legislazione. Questa, infatti, possiede un ruolo non trascurabile nella vita degli uomini, dato che può istituzionalizzare l’ingiustizia, la violenza, il dominio dei forti sui deboli, oppure, al contrario, è in grado di liberare l’uomo, favorire la comunicazione all’interno della società e far rispettare le persone. Senza dubbio, anche la migliore legislazione rimane sempre al disotto delle esigenze della morale cristiana, e gli uomini, che restano peccatori, possono sempre cercare di stravolgere le migliori leggi  a vantaggio dei loro interessi; nessuna trasformazione strutturale, d’altra parte, può mai sostituire la conversione personale. Ma tutto ciò non toglie nulla al fatto che la tradizione legislativa dei principii cristiani è uno dei grandi servizi che la Chiesa ha reso all’umanità.

Un problema resta aperto: se è possibile mantenere in vigore le leggi ispirate dalla fede cristiana, quando questa fede non è più condivisa dalla massa della popolazione.

Restando nell’ambito del periodo storico suggerito da questo brano, si può ad esempio ricordare che i sanguinosi combattimenti dei gladiatori, nel circo, vennero formalmente aboliti nel 404, sotto l’imperatore Onorio, dopo che con una lenta opera di conversione delle coscienze il cristianesimo aveva ottenuto di far apparire quegli spettacoli come moralmente inaccettabili, cosa che, prima della diffusione del cristianesimo, era percepita solo da pochissimi intellettuali, come il filosofo Seneca, mentre la massa della popolazione, donne e giovinetti compresi, ne godevano con passione del tutto paragonabile a quella che il pubblico spagnolo ha nutrito per secoli verso le corride dei tori. E si narra, secondo la testimonianza del vescovo e teologo Teodoreto di Cirro, che anche in quel caso fu l’eroico sacrificio di un monaco, san Telemaco, a far pendere definitivamente i piatti della bilancia nel senso di un’abolizione per legge, allorché costui si gettò nell’arena per separare i combattenti, e a causa del suo gesto venne lapidato dalla folla inferocita.

Come si vede, i cristiani hanno sempre pensato che prima bisogna lavorare sulla conversione dei cuori, e poi, in un secondo tempo e come sua naturale conseguenza, si può pensare ad un’azione legislativa per migliorare taluni aspetti della società, a favore dei più deboli e indifesi. Ma che si deve pensare, oggi, di una situazione come quella in cui ci troviamo, con il clero progressista che da mezzo secolo almeno si è schierato dalla parte dei partiti e delle forze di sinistra, li appoggia e li sostiene in nome della difesa, appunto, dei più deboli e dei più indifesi, e intanto avalla o addirittura sostiene leggi come quella sull’interruzione volontaria della gravidanza, che costituiscono una violazione lacerante della morale cristiana e vanno nella direzione opposta a quella teoricamente auspicata, dal momento che si risolvono nella soppressione precisamente dei soggetti più deboli e indifesi che esistano: i nascituri?  Oppure che si deve pensare di un papa, o di un signore che dice di essere papa, il quale ci rintrona gli orecchi ogni santo giorno con la sua tiritera sul dovere di accoglienza dei migranti, e intanto si allea formalmente con i padroni della grande finanza, i Rotschild e i Rockefeller, cioè con gli stessi soggetti che stanno provocando miseria e desolazione a livello mondiale, e che sono, fra le altre cose, i registi occulti delle migrazioni, da essi utilizzate come strumenti per sovvertire la le società occidentali e per far sparire, sotto il peso dei nuovi venuti, le popolazioni originarie, eredi, bene o male, della civiltà cristiana? Che si deve pensare del suo gesto di regalare, per il Natale del 2020, 4.000 tamponi anti-Covid ai senzatetto della città di Roma? Non hanno, iniziative del genere, il sapore di una duplice beffa: primo, perché il papa dovrebbe anzitutto occuparsi della miseria spirituale, secondo perché, limitandosi alle necessità materiali, forse quella di fare i tamponi non è in cima alla lista, per chi non ha neppure un tetto sulla testa, né la certezza d’un pasto caldo col quale sfamarsi?

E tuttavia è innegabile che c’è una continuità logica fra le premesse del clero progressista, imbaldanzito dai successi ottenuti al Concilio Vaticano II, quando i vari Rahner, De Lubac, Congar, Schillebeeckx, Küng, Ratzinger (sissignori, Ratzinger: che all’epoca militava fra i progressisti e non ha mai rinnegato le novità del Concilio, però si rifiuta di riconoscerle come tali, inventandosi una ermeneutica della continuità che non esiste) si adoperavano a spostare la prospettiva teologica in senso antropocentrico, cosa impossibile e contraddittoria, e la deriva pastorale odierna. Un altro esempio: ormai la Comunità di Sant’Egidio si è arrogata il diritto di trasformare alcune basiliche, come quella, bellissima, di Santa Maria in Trastevere, in mense per i poveri, e di scodellare la pastasciutta lì dove si dovrebbe entrare solo per pregare e cercare, nel silenzio, e possibilmente lontano dal profumo del ragù, la voce di Dio. Nessuno dice che non si debbano sfamare i poveri o non si debbano servir loro dei pasti caldi: ma è necessario farlo dentro le chiese, togliendo i banchi e sospendendo le sacre funzioni? Non ci sono altri locali per farlo, specie di questi tempi, coi seminari desolatamente vuoti e migliaia di locali e strutture di proprietà ecclesiastica che si presterebbero magnificamente a tale necessità? Il fatto di voler trasformare le chiese in mense va nella stessa direzione di quelli che invitano nelle chiese, a tener conferenze, noti esponenti della cultura di morte, radicali e atei, come la signora dell’aborto, Emma Bonino; o di quelli che, oggi, vorrebbero igienizzare anche il Santissimo, e chiudono le chiese al primo accenno di possibili contagi, e lasciano entrare i fedeli a stento, e prescrivono ai sacerdoti di porgere la Comunione sulla mano, beninteso dopo essersi ben disinfettate le loro, e possibilmente utilizzando le pinzette sterilizzate per toccare il Corpo di Cristo. Non sia mai che uno vada a fare la santa Comunione e si infetti con il virus del Covid-19! Sebbene, a dir la verità, nessun caso del genere si sia mai verificato. Ma tant’è: quando si pone la questione della sicurezza sanitaria, oppure delle necessità caritative di ordine materiale, al di sopra di tutto; quando le si assolutizza, e si dice: Ora dobbiamo pensare alla salute; dobbiamo pensare ai pasti caldi; dobbiamo occuparci dei dormitori, e non si dice nulla sulla vita spirituale, sull’ordine sopranaturale, e si tace tutto ciò che riguarda il Vangelo, qualora esista anche il più remoto timore che ciò possa creare dissapori con chi non è cattolico, sempre per una forma malintesa e aberrante di dialogo, questi sono i risultasti inevitabili. Quale tristezza entrare in una chiesa, e vedere i posti contingentati, il servizio d’ordine, le famiglie e le persone singole costrette a sedere in banchi separati, e i fedeli indossare la mascherina perfino mentre leggono le Sacre Scritture, e il sacerdote igienizzarsi le mani prima di toccare il Corpo del nostro Signore! E non solo tristezza, ma anche il senso di un tradimento del vero messaggio evangelico. È questo che ci ha insegnato il divino Maestro? A considerare prioritarie le cose materiali e preoccuparci di evitare ipoetici contagi, o ad aprici con fede alla sua azione risanatrice? Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta

Del 31 Dicembre 2020

Most Popular

Recent Comments