venerdì, 24 Settembre 2021
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Adesso, per i cristiani, è l’ora di combattere

La prima battaglia che il cristiano deve combattere e vincere si svolge dentro di lui altrimenti se non sa combattere e vincere questa prima battaglia come potrà sostenere le altre? di Francesco Lamendola

C’è una cosa della quale i cristiani, nel corso della modernità, paiono essersi dimenticati. Non una cosa secondaria, ma la cosa essenziale: che cercare di seguire fedelmente le orme di Gesù Cristo significa prendere sulle proprie spalle la Croce e andare incontro a ogni genere d’incomprensioni, calunnie, dolori e persecuzioni. Si sono scordati le precise parole rivolte da Gesù Cristo ai suoi Apostoli (Giovanni, 15, 18-21):

18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

E se ne sono scordati al punto che ogni plauso che viene reso loro dal mondo, ogni strizzatina d’occhio dei potenti, ogni lode ricevuta dai massoni, dai radicali, dai marxisti, dai modernisti, dagli anticristiani di ogni tinta e sfumatura, li hanno riempiti d’orgoglio, di entusiasmo, di buon umore: per la prima volta, dopo secoli di mortificazione e di complessi d’inferiorità, si sono sentiti dalla parte giusta della storia, e hanno goduto di calcare le scene sotto la luce dei riflettori, inebriandosi al pensiero che il mondo finalmente ha riconosciuto i loro meriti e la loro buona volontà. È un processo che parte da lontano: come non ricordare i sacerdoti come David Maria Turoldo, i quali al tempo delle leggi sul divorzio e sull’aborto si schierarono pubblicante per il “sì”, e si opposero ai referendum abrogativi, e vennero elogiati e applauditi da quel mondo anticristiano e da quella cultura anticristica che fino al giorno prima li aveva ignorati in quanto cristiani, o li aveva disprezzati e derisi?

La fase attuale della globalizzazione, il New Reset (che di fatto è già iniziato) e l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale sono la punta di diamante di tutte le forze anticristiche che finora avevano operato una dopo l’altra, o una indipendentemente dall’altra, mentre ora si sono coalizzate e hanno formato un unico blocco per dare la spallata finale a ciò che ancora resta della fede cristiana sulla Terra. Ma quando il figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?, aveva chiesto Gesù: e questa è la domanda decisiva. È in atto una manovra planetaria, che parte da assai lontano, condotta con pazienza e tenacia sovrumane, per distruggere la fede in Gesù Cristo e far sì che Egli, tornando non ne trovi più traccia. I contenuti essenziali dell’ideologia marxista, passati nel clero modernista grazie alla mediazione della teologia della liberazione, si abbraccia con il capitalismo estremo, meramente speculativo, del grande potere finanziario, cioè con il World Economic Forum di Davos e col suo braccio operativo, il Consiglio per il Capitalismo inclusivo di Lynn Forester de Rotschild, a sua volta ormai saldamente collegato con il papa argentino, peronista e mondialista. Tutte le forze, le ideologie, le mentalità che nel corso dell’ultimo secolo si sono contese la supremazia sulla società mondiale, ora hanno trovato il modo di allearsi, ciascuna di esse portandosi dietro la propria eredità secolare: il marxismo, ad esempio, l’eredità hegeliana, e prima ancora quella gnostica. E lo gnosticismo è sempre stato uno dei nemici più pericolosi, e sempre risorgenti, del cristianesimo.

La verità è che la lotta del Diavolo contro la Chiesa di Gesù Cristo è entrata nella fase decisiva, come del resto era stato annunciato da svariate profezie, da quelle di Anna Katherina Emmerick a quelle di La Salette, e dal Terzo Segreto di Fatima ad alcuni sogni e visioni di san Giovanni Bosco e di san Pio da Pietralcina. Perciò questo non è il tempo di piagnucolare, ma di battersi. Gesù ci chiama alla guerra. Sissignori. Sappiamo benissimo che questo linguaggio non solo è stato abbandonato da tempo dal clero “cattolico” (da quando, provate a indovinare? dal Concilio Vaticano II), ma che oggi è considerato odioso e insopportabile. Oibò: voler fare di nostro Signore un guerrafondaio, invece che un mite personaggio sempre intento a dialogare con chiunque, fosse pure con Satana in persona! Si vede che quelli che la pensano così non hanno mai letto davvero il Vangelo, per esempio là dove Cristo dice chiaro e tondo (Matteo, 10, 34-39):

34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Le armi che Gesù ci mette in mano sono la fede, la preghiera, l’abbandono totale alla sua volontà: e per fare questo è necessario spogliarsi completamente di tutte le pretese, le brame, le passioni disordinate dell’io. Chi non sa fare ciò; chi non è capace di gettar via, come un inutile fardello, anzi, come un serpente velenoso, il proprio io, che sempre vuole e spera e teme e pretende qualche cosa, non sarà mai pronto per il combattimento spirituale. Nel combattimento spirituale il Diavolo, nostro implacabile nemico, per prima cosa ci osserva e ci giudica per vedere dove può attaccarsi, su che cosa può fare presa: e se scorge che noi siamo prigionieri delle brame dell’io, se si rende conto che siamo degli egocentrici, narcisisti e viziati, a ciò si appiglia e riesce ad atterrarci con estrema facilità. Non basta spogliarsi dei peccati; non basta spogliarsi dei vizi; non basta neppure spogliarsi delle passioni: bisogna mirare alla testa del serpente, cioè all’io. Finché l’io resta forte e tirannico, le passioni, i vizi e i peccati sono sempre dietro l’angolo, pronti ad irrompere: non c’è vera difesa contro di essi. L’io è come la benzina che alimenta il fuoco; il fuoco è la natura concupiscente dell’uomo, frutto della corruzione portata nel mondo dal Peccato originale; bisogna eliminare la benzina per togliere al Diavolo il combustibile col quale alimentare la nostra natura concupiscente. Provate ad osservare gli altri, e poi cercate di osservare onestamente voi stessi: non è forse vero che tutte le parole cattive, le azioni sbagliate, gli stessi pensieri negativi, vengono sempre e solo dall’io? Fino a quando noi siamo schiavi dell’io, siamo potenzialmente schiavi del Diavolo; e a questo c’è un solo rimedio; annullarsi nella volontà di Dio; disimparare l’io e abituarsi a sentire, ragionare, vivere, dicendo sempre: Tu. Sia fatta la tua volontà, mio Signore: è la suprema preghiera di Gesù Cristo al Padre suo, quella nell’orto degli ulivi, la notte in cui fu tradito e consegnato nelle mani di quanti volevano la sua morte. Non ciò che voglio io, ma quello che vuoi Tu. Se e quando impareremo a dire queste parole, e a vivere sempre in questa prospettiva, allora avremo la certezza che il Diavolo non prevarrà su di noi: non per merito nostro, ma perché noi, essendoci svuotati di noi stessi e riempiti solo di Dio, saremo da Lui difesi, protetti, resi intangibili. Non in senso fisico: Gesù non ci ha mai promesso l’immunità fisica; al contrario: ha annunciato chiaramente le persecuzioni di cui saranno vittime i suoi seguaci (Gv 16,2): Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E tuttavia, anche in mezzo alle persecuzioni, anche in mezzo alle e incomprensioni e alle sofferenze, il cristiano trova la pace,  ancora secondo la promessa di Gesù: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Vela do, non come la dà il mondo.

Si prendano le vite dei Santi, le vite dei grandi mistici cristiani, e si vedrà che questo è il punto decisivo della loro crescita interiore, attorno al quale avevano organizzato tutta la loro vita, tutto il loro combattimento spirituale: perché la vita intera è un combattimento spirituale; altro che dialogo e chiacchiere, come insegnano falsamente i falsi preti della falsa chiesa. Si prenda, ad esempio, il caso della santa Veronica Giuliani (1660-1727), una grandissima mistica, stigmatizzata, destinataria di continue visioni celesti, la quale aveva deciso di abbracciare la strada più eroica, quella di offrirsi quale vittima volontaria in riparazione ai peccati del mondo, imitando il più possibile la Via della Croce; che non è, come dice bestemmiando l’eretico antipapa che siede sul soglio pontificio, la storia del fallimento di Dio, ma il punto più alto della sua missione Redentrice.

Annotava dunque, nel suo Diario, la santa Veronica Giuliani, alle date del 4 e del 9 aprile 1694 (in: V. Giuliani, Esperienza e dottrina mistica, Roma, Editrice Laurentianum, pp. 217-220):

La domenica delle Palme, parmi che nostro Signore mi desse una vista generale di tutto il passato patire che fatto avevo. Prima mi fece vedere, che tutto io viaggio finora fatto, era fatto tutto in tenebre, cioè nell’oscurità, aridità e desolazione. E, subito, mi fece vedere, con un rapimento che mi diede, che queste tenebre erano state per me una gran torcia accesa, e che per via puro amore, mi ero incamminata a Lui solo ed al suo volere.

In questo tempo di quaresima, parevami, delle volte, mi fosse intimata la guerra. Di già conoscevo che questo avvisatore era Gesù, il quale parevami che mi ponesse l’arme in mano. E queste erano una viva fiducia in lui. Parevami che, delle volte, il Signore così mi andasse dicendo:

«Mia diletta, prendi lo scudo in mano di una forte generosità. Io sto sempre teco; non dubitare».

Queste e simili parole mi davano tal forza, e mi pareva di avere così viva speranza in Dio, che io credevo di non temere di nulla. Ma, in un istante, sentivami mancare le forze. Non mi dava il cuore, neppure un tantino. Non vi era per me né pietà né compassione. Sentivo, nel mio interno, che il Signore mi voleva al combattimento, coi nemici d’inferno. Parevami, in questo mentre, che il Signore mi ponesse l’arme in mano. Quest’arme era la SS. Croce.

Tutto questo vedevo cogli occhi della mente; ma sentivo che lo steso Signore mi andava dicendo:

«Alla guerra! Alla guerra!»

E parevami che mi menasse per un sentiero molto stretto ed oscuro, e poi ivi mi lasciasse da sola a sola. Egli tosto fuggiva.

Ora mi sentivo agghiacciare, ed ora sudare da capo a piedi. In un istante, mi sentivo circondata da fierissimi nemici d’inferno. Questi mi si facevano vedere, delle volte, anche visibilmente. Parevami che mi mettessero in mezzo, e poi, tutti uniti a tentarmi. Stavano con arme in mano, e mi minacciavano la morte, se io non facevo tutto il loro volere. (…)

Solo, delle volte, nel mio interno, facevo qualche lamentevole discorso col Signore, perché mi avesse così lasciata da sola a sola. Qualche volta sentivo che non potevo più, per la violenza che facevo. Di già mi pareva per me che mi volessero dar morte; ma questa non mi appenava. Solo i loro vanti disonesti mi davamo tormento intollerabile:

«O Dio dell’anima mia, dove vi trovate? Venite a porgermi aiuto. È possibile che mi abbiate lasciata così sola fra tanti nemici di abisso? Ritornate, Signore; ritornate, Signore». (…)

Andavo chiamando il mio Dio, mio Sposo; ma esso non mi ascoltava. Non mi dava udienza. Questo mi aggiungeva pena maggiore, perché dubitavo che non ritornasse più. E tutti quei tormenti che provavo, parevami che mi li desse Lui medesimo, in castigo di qualche offesa che io gli avevo fatta. Oh! Quanto tormento mi apportava tutto ciò! Io non ve lo posso spiegare. E se volessi raccontare tutte le pene che in quei combattimenti ho privato, sono senza numero, e però non si possono descrivere. (..)

In questo dì ebbi, più volte, i rapimenti; ed in essi si faceva vedere il Signore, ma con velocità; ché, appena lo potevo mirare, che tosto fuggiva. Fui bensì molto travagliata da fierissime tentazioni; ma, stando in mezzo ad esse, sentivo pace. Vedevo di essere circondata da nemici infernali; ma, in mezzo ad essi, mi veniva comunicata la medesima pace. La comunicazione che avevo era questa, che la guerra de’ nemici infernali era spia di pace per me, e che la vera pace consisteva nel non avere il proprio volere. L’arma efficace per questa pace interiore, è la volontà pura di Dio.

Qui ebbi un’intima cognizione sopra la vera pace del cuore; ché da questa vien anche pacifico l’esterno, e tutto il nostro operare si fa in pace, e sempre si opera colla pace. O pace! Capo di pace, quanto siete potente, divina volontà! Voi siete questa pace, in voi mi fermo. (…)

Ma stravagante operazione è questa: perché, più si pate, più si travaglia, più si pena, più si combatte, più pace si trova. Vestita che è l’anima di questa veste di pace, ella più non teme di artiglierie di senso, di moschettate di ripugnanze, di tutto quello che mai gli possa succedere. Non dico altro, perché queste son cose più si capiscono con silenzio che con parole; e questo è uno di quegli ammaestramenti che fa Iddio all’anima. Così pare a me; e pare anche che questo motivo di pace sopra la volontà di Dio, sia la prima scuola, dove deve imparare chi vuole inoltrarsi nel cammino della perfezione. Laus Deo.

Si rilegga e si mediti in particolare il passaggio centrale di questa pagina ispirata: sentivo che lo stesso Signore mi andava dicendo: «Alla guerra! Alla guerra!». Questa è la sostanza del discorso cristiano, oggi. Non più parole al vento; non più buoni propositi e, intanto, compromessi e cedimenti d’ogni tipo; bensì: Alla guerra! Alla guerra!. Lo chiedeva Gesù alla santa Veronica Giuliani, e lo ha sempre chiesto a tutti i Santi; ma lo chiede a ciascuno di noi, perché ciascuno di noi, in quanto cristiano, dovrebbe avere per fine di santificare la propria vita. Non scordiamoci mai questo concetto. Alla guerra! Alla guerra! E la prima battaglia che il cristiano deve combattere e vincere si svolge dentro di lui, in interiore homine. Altrimenti, se non sa combattere e vincere questa prima battaglia, come potrà sostenere le altre?

Del 29 Dicembre 2020

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