sabato, 18 Settembre 2021
HomeRELIGIONITeologiaNecessità e validità dei Sacramenti, vita dell’anima

Necessità e validità dei Sacramenti, vita dell’anima

Necessità e validità dei Sacramenti, vita dell’anima. Una cum Bergoglio? E’ questione di misericordia e compassione. La santa Messa non è sua: forse che Gesù chiede a tutte le anime se riconoscono Bergoglio come legittimo papa? di Francesco Lamendola 

È viva e centrale, fra i cattolici che in quest’ora soffrono per l’apostasia della chiesa e l’eresia conclamata del falso papa, la discussione sulla validità dei Sacramenti impartiti dal clero e, in particolare, della santa Comunione. Ed è una discussione accesa, appassionata; in certi casi, esasperata e aggressiva, perfino calunniosa. Non di rado quanti sostengono la validità dei Sacramenti amministrati da un clero che, nel corso della santa Messa, si proclama una cum “papa” Francesco, sono oggetto d’ironia, di osservazioni sprezzanti e malevole; qualcuno arriva a dire chiaro e tondo che il loro è un atteggiamento di comodo, che equivale a voler tenere un piede in due scarpe, e che è incomprensibile criticare aspramente Bergoglio e i suoi seguaci e poi accostarsi ai Sacramenti in unione con lui. Tralasciamo altre accuse, che ci sono state rivolte personalmente, come quella di non essere teologi e pertanto di non aver diritto a esprimere la nostra opinione sulla piena validità, nonché sulla assoluta necessità, di non spezzare il filo che lega il credente alla vita sacramentale e seguitare ad abbeverarsi a quella fonte, dopo aver individuato un sacerdote degno e non supinamente sdraiato sulle posizioni del cosiddetto papa e dei cardinali e vescovi simili a lui, tutte politiche, tutte immanenti, e in ultima istanza fondamentalmente atee e funzionali agli interessi di un’élite mondiale atea e satanista, impegnata nella sottomissione dell’umanità ai suoi oscuri disegni. Le tralasciamo perché immeritevoli di qualsiasi attenzione: essere teologi, così come essere filosofi, non è certo una questione di laurea, tanto più che una laurea, oggi, come ha osservato sagacemente il professor Montanari, non si nega più a nessuno (a partire dal ’68, aggiungiamo noi). Se fossero le lauree a stabilire l’idoneità di una persona a essere considerata esperta in un certo ambito di conoscenze, allora la ministra Azzolina, che di lauree ne vanta due, dovrebbe essere considerata come il miglior ministro dell’Istruzione che potesse toccare all’Italia in questo momento storico. Ma è un’accusa inconsistente e fuorviante anche per un’altra ragione: così come i fautori della narrazione terroristica del Covid-19 vorrebbero chiudere la bocca a chi solleva delle obiezioni, dicendogli che se non è medico né biologo dovrebbe tacere, e lasciar parlare gli esperi (beninteso, gli esperti che la pensano come lui, e che in realtà non sono tutti), quelli che vorrebbero lasciar parlare solo i teologi laureati nella discussione sulla validità dei Sacramenti nella Chiesa attuale, mostrano una mentalità autoritaria, anzi totalitaria, e non considerano che il disastro della Chiesa odierna, la deriva eretica e apostatica sono partiti proprio dai signori teologi usciti dalle più prestigiose facoltà universitarie cattoliche. Essi hanno prodotto le macerie, e gli altri, quelli che non sono teologi professionali, debbono oggi ricostruire. La teologia non è una chiave universale che apre tutte le porte del sapere in ambito religioso e canonico: bisogna vedere a quale tipo di teologia ci si è abbeverati. La teologia del XX secolo è stata per tre quarti eretica e non cattolica: da Rahner a Küng, da Schillebeeckx a De Lubac, da von Balthasar a Kasper, per non parlare dei luterani apertamente insegnati nelle facoltà cattoliche, i cattivi teologi hanno tirato su una nuova generazione di altrettanto cattivi teologi: e i disastri cui stiamo assistendo sono opera loro.

Ma lasciamo stare le accuse di carattere personale, che in nulla ci toccano, né ci potrebbero toccare. Qui non si fa questione dell’io: e chi non lo capisce, chi entra nella discussione con spirito di tifoseria, come se si trattasse di fare il tifo per due squadre di calcio in corsa per lo scudetto, e di osannare questo o quel campione calcistico, è schiavo dell’ego, il proprio e l’altrui: non sta cercando la verità che viene da Dio, ma una verità umana, che viene dall’orgoglio e dalla presunzione. Quanto a noi, preferiremmo essere derisi e insultati, essere considerati anatema ed evitati come lebbrosi, se, in compenso, riuscissimo ad avvicinare alla verità di Gesù Cristo anche una sola anima, che ora vaga dubbiosa e smarrita. E poiché sappiamo, per averne il riscontro diretto, che più di qualche anima ha trovato utile in tal senso la nostra parola, noi continueremo a dirla, alta e chiara, fin che avremo voce, a dispetto dell’impopolarità, che non ci tocca per niente, nella sola fedeltà che conosciamo e di cui c’importa, quella verso il nostro Signore misericordioso e compassionevole. Più misericordioso di quelle anime febbrili, agitate, ipercritiche, sempre pronte a stracciarsi le vesti e a scagliare le pietre contro chi non condivide la loro idea: del tutto simili, in tale atteggiamento settario e fanatico, ai seguaci del falso papa e ai suoi degni satelliti e manutengoli, per quanto a parole li possano criticare. Perché la questione sulla validità o invalidità dei Sacramenti, semplificando al massimo, è tutta qui: ed è essenzialmente una questione di misericordia e compassione. Tale è il nocciolo dell’insegnamento di Cristo: la compassione, della quale Egli è stato il modello supremo. Si prenda l’antefatto della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14, 13-14):

13 Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. 14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Gesù, come d’abitudine, per non lasciarsi sopraffare dagli impegni materiali, voleva prendersi un po’ di tempo per pregare in solitudine: ma vedendo quella immensa folla che lo aveva seguito in quei luoghi deserti, sopportando anche la fame pur di vederlo e dì ascoltare la sua parola, ne ebbe compassione, e cambiando programma, andò loro incontro e si mise a risanare i malati.

Ancor più esplicito il sentimento della compassione di Gesù per la folla come ci si mostra nella seconda moltiplicazione dei pani (Mc 8,1-3):

In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano». 

Ma non c’è bisogno insistere su questo aspetto: la compassione di Gesù è così immensa che perfino sulla croce si preoccupa di quelli che lo stanno inchiodando al legno: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Ora, è lo stesso Gesù che ha assicurato i suoi discepoli con le parole (Mt 18, 19-20):

19 In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

Ed è lo stesso Gesù che, mandando i suoi discepoli a predicare Vangelo e a battezzare tutte le genti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, li rassicura (Mt 28,20): Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Quelli che affermano l’invalidità dei Sacramenti amministrati dai sacerdoti nella Chiesa attuale, e sostengono addirittura che accostarsi alla Comunione nella Messa celebrata una cum Bergoglio commettono un orrendo sacrilegio, degno dei castighi dell’inferno, non hanno considerato questo lato del volto di Gesù: la compassione. Gesù ci assicura che qualunque cosa chiederemo nel suo nome, il Padre suo la farà; e che dove ci sono due o tre anime riunite nel suo Nome, lì c’è anche Lui. Per quale ragione non dovrebbe essere presente nel Sacrificio eucaristico, al quale si accostano con fede ardente milioni di persone, di anime semplici, di vecchi, di bambini, tutti ugualmente bisognosi di quel cibo spirituale senza il quale la vita diventa un orribile deserto, e si è esposti a tutte le tentazioni, perché manca la vita di grazia? Forse che Gesù chiede a tutte quelle anime se riconoscono Bergoglio come legittimo papa? Ma la maggior parte di esse non sa e non è neppure tenuta a sapere quali oscure manovre hanno portato all’elezione di Bergoglio: sanno solo che nella santa Comunione c’è il Corpo di Cristo, di cui hanno bisogno più che del pane di ogni giorno; e che il papa è il capo della Chiesa di Roma. È un papa legittimo, è illegittimo? Ai vecchi e ai bambini, a tutte le anime semplici non si chiede d’informarsi preventivamente su tali questioni. Però, obiettano quei tali, se qualcuno ha studiato la cosa e ben riflettuto, e perciò sa che Bergoglio non è papa legittimo, allora, per lui, non vi sono giustificazioni: deve astenersi da quella Messa e da quella Eucarestia, altrimenti, facendola, mangerebbe la propria condanna e la propria dannazione. Ora, a parte l’atteggiamento terroristico, degno di certi episodi del Vecchio Testamento ma del tutto sconosciuto alla lettera e allo spirito del Nuovo, essi ipotizzano una ben strana situazione: le persone inconsapevoli e in buona fede non compiono peccato mortale e quindi non vanno all’inferno, però mangiano un comunissimo pezzo di pane e non il Corpo di Cristo; le persone consapevoli invece commettono sacrilegio e si dannano l’anima. Sempre a causa di quella frase, una cum. Eppure si tratta  di una formula rituale: “in unione col papa”, è una dichiarazione ovvia e perfino scontata, dal momento che il papa, in quanto vicario di Cristo, è il capo della Chiesa cattolica. Ma Bergoglio non è papa, è un usurpatore, dicono quelli. E noi rispondiamo loro:  se si vuol proprio fare l’esame di teologia e di diritto canonico a quelli che si accostano con fede alla santa Comunione, allora diciamo che neppure Benedetto XVI, neppure gli altri papi dal Concilio in poi erano veri papi: accettando documenti eretici, come la Dignitatis humanae, si sono posti fuori dal vero Magistero, e dunque fuori dalla vera Chiesa. Questo è il problema, ed è inutile girarci attorno.

L’eresia non comincia con Bergoglio, culmina con Bergoglio; ma comincia con Giovanni XXIII, con l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la pastorale del dialogo; col silenzio sul comunismo e le complicità con la massoneria; ma soprattutto con la dichiarazione della falsa libertà in materia religiosa, una libertà di tipo liberale, che nulla ha a che fare con la vera libertà del cristiano, che coincide sempre e comunque con il fare la volontà di Dio. E allora? Sono stati tutti dei falsi papi? Se anche ciò fosse, noi non ne ricaviamo la conseguenza che tutti i Sacramenti amministrati dal 1958 in poi sono stati invalidi e falsi: perché, in tal caso, bisognerebbe anche concludere che Dio si fa beffe dei suoi fedeli. Sarebbe una beffa accostarsi al Corpo di Cristo, e mangiare invece solo un pezzo di pane. E sarebbe più che una beffa, un tranello crudele, accostarsi alla santa Comunione e meritarsi, con ciò, l’inferno. Quello che conta è l’intenzione del comunicando; e la dignità o indegnità del sacerdote non c’entrano affatto. Si ricordi il miracolo di Bolsena. Proprio perché il sacerdote dubitava che in quel pezzo di pane vi fosse il Corpo di Cristo, quel pezzo di pane si mise a sanguinare copiosamente. Dio è compassionevole: sa che i fedeli hanno bisogno dei Sacramenti, hanno bisogno della Confessione, hanno bisogno dell’Eucarestia, perché senza di essi sono perduti. Nessuno può rimanere in stato di grazia più di qualche giorno; tutti, prima o poi, ridotti alle loro risorse meramente umane, finiscono per cadere nel peccato. Di conseguenza, se non ci si può accostare alla santa Comunione, si è tutti lontani da Dio: l’intera comunità dei fedeli non è che una massa dannata; inutile è stata la venuta di Cristo, il suo Sacrificio, la sua Passione; e impossibile la Redenzione degli uomini.

La smettano, dunque, codesti predicatori del malaugurio, di spaventare i fedeli con gli spettri della dannazione e dell’inferno. Le anime hanno bisogno dei Sacramenti, non possono stare senza di essi: e Gesù Cristo, che è compassionevole, lo sa, e non  nega loro la sua Comunione, purché le loro intenzioni siano pure. Con Bergoglio e i suoi, farà i conti, quando sarà tempo: ma è cosa che spetta a Lui. Noi, certo, possiamo denunciare l’illegittimità della sua elezione; ma non dobbiamo fargli il favore di allontanarci dai Sacramenti, perché è esattamente quello che lui, ispirato dal Diavolo, vorrebbe che facessimo. Noi non dobbiamo rendergli questo favore, non dobbiamo facilitargli le cose. La Chiesa non è sua, la santa Messa non è sua; noi dobbiamo rimanere nella Chiesa per testimoniare Gesù, e dobbiamo accostarci alla santa Comunione per restare uniti a Gesù. Se qualcuno pensa che la santa Messa sia del papa, e non di Gesù Cristo, costui è un seguace della papolatria, non del cattolicesimo; e c’è poca differenza, a quel punto, se il papa adorato si chiama con un nome o con un altro. Noi non adoriamo il papa, adoriamo Gesù Cristo e confidiamo solamente in Lui. Quanto a noi personalmente, che denunciamo l’indegnità e l’illegittimità di Bergoglio non da tre anni, ma da sette, cioè da poco dopo la sua elezione, le accuse malevole e le basse insinuazioni non ci sfiorano nemmeno. Ci basta la pace di Gesù. E se qualcuno, in questi tempi già tanto tribolati, vuol aggravare l’angoscia dei fedeli instillando loro dubbi atroci sulla santa Comunione, si prenda le proprie responsabilità, davanti ai suoi fratelli e soprattutto davanti a Dio.

Del 02 Gennaio 2021

Most Popular

Recent Comments