lunedì, 1 Marzo 2021
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La risorgenza della gnosi, eterna nemica di Cristo

La risorgenza della gnosi, eterna nemica di Cristo. Lucifero dietro l’ombra del Great Reset? Tra Massoni, Martinisti, Esoteristi, Occultisti, il Graal e il Priorato di Sion: Otto Rahn e la mitologia alternativa al cristianesimo di Francesco Lamendola  

Se dovessimo dire qual è il nemico più tenace, implacabile e pericoloso della fede cattolica, che sempre le ha attraversato la strada e ha cercato di scompigliare la sua dottrina e confondere i suoi fedeli, non penseremmo all’arianesimo, o al monofisismo, o al luteranesimo, o al modernismo, ma a un complesso sistema di credenze che esisteva da prima ancora che il cristianesimo si rivelasse nell’Incarnazione del Verbo, e che non è mai scomparso del tutto, ma ha assunto volta a volta, nel corso dei secoli, volti e nomi diversi, conservando sostanzialmente intatto il proprio nucleo: la gnosi. Semplificando al massimo i termini del discorso, si potrebbe dire che lo gnosticismo postula l’esistenza di due principi perenni, quello della luce e quello delle tenebre, e che l’uomo è chiamato a vivere nella luce, mentre il mondo, il corpo e tutto ciò che afferisce alla vita terrena viene dal principio oscuro e quindi è maledetto e destinato alla sconfitta e alla distruzione finale. Inoltre, e questo è il secondo punto qualificante, sono destinati a partecipare alla vittoria della luce sulle tenebre solo pochi eletti, ossia gli uomini capaci d’innalzarsi al di sopra del comune livello di esistenza per mezzo di una conoscenza segreta (gnosi significa appunto conoscenza), ciò che pone gli gnostici sul terreno della magia, della teurgia, dell’alchimia e di tutte le scienze segrete mediante le quali, nel corso della storia, un piccolo numero d’individui che si credono speciali ha sempre cercato di spezzare il dominio della dimensione oscura e conquistare la salvezza con le proprie forze, invece che rimettendosi alla grazia di un potere superiore. Applicate al cristianesimo, queste idee hanno portato alla nascita di alcuni gruppi iniziatici che fanno una distinzione fra il vangelo “per tutti”, grossolano e adatto alle masse ignoranti, e un vangelo segreto, che si rivolge alle intelligenze raffinate, le quali vedono Dio, creatore del mondo, come il principio dell’oscurità e rivendicano a Lucifero, il portatore di luce, il merito d’essersi ribellato e aver indicato agli uomini la via della vera emancipazione. In pratica, gli gnostici in senso stretto disprezzano ciò che è materiale (ma non sono dispiaciuti che le masse siano immerse nel materialismo), hanno in odio la famiglia e la procreazione e ritengono che il solo modo per spegnere il principio oscuro sia quello di por fine alle nascite, mediante una specie di suicidio collettivo dell’umanità; o almeno di una pare di essa, quella insignificante, mentre loro, gli eletti, godranno i benefici del mondo nuovo. È degno di nota il fatto che questo complesso d’idee traversa tutta la storia del pensiero occidentale e prende forma in svariate religioni, gruppi e società segrete, dal catarismo alla massoneria; quelli che ci seguono da tempo avranno poi notato le impressionanti somiglianze rintracciabili fra la concezione gnostica e la filosofia di Eduard von Hartmann, alla fine del XIX secolo, della quale ci eravamo a suo tempo occuparti (cfr. l’articolo “Inconscio” è, per l’uomo moderno, l’abracadabra che dovrebbe spiegare tutto e non spiega nulla, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 27/02/18). Anche nel Novecento vi sono gruppi esoterici i quali friggono e rifriggono le vecchie idee gnostiche; e non temiamo di affermare che se ne trova traccia, e anzi se ne trova una cospicua presenza, anche nei piani dei superoligarchi del Nuovo Ordine Mondiale, i quali ne hanno fatto la base, o una delle basi, della loro visione del mondo, così come sono alla base della concezione antropologica e teologica della massoneria (quella dei livelli più alti e non quella, popolare e filantropica, dei livelli bassi).

La vicenda di Otto Rahn, degna di un romanzo o di un film (che in effetti c’è stato: The Secret Glory, 2001) illustra bene come la gnosi, e i suoi moderni cultori, rappresentino da sempre il più letale avversario del Vangelo di Gesù Cristo. Una sintesi di essa si può leggere nel libro di Lynn Picknett La storia segreta di Lucifero, di cui riportiamo il passaggio centrale (titolo originale: The Secret History of Lucifer, Robinson, 2005; traduzione di Roberto Lanzi, Roma, Newton & Compton, 2005, pp. 139-140 e 142-143):

Un ricercatore per il quale non esisteva alcun punto controverso da discutere [sul fatto che i catari fossero in realtà adoratori del demonio, come sostenuto da Montague Summers] e che aveva anche un’idea molto differente di Lucifero, era il misterioso Otto Rahn, ossessionato dall’ultima roccaforte catara di Montségur, situata alle pendici dei Pirenei, in cui circa 200 “perfecti” nel 1244 trovarono la  morte dopo una resistenza contro le truppe dei crociati protrattasi per ben dieci mesi. (…) Nel Libro “Luzifer Hofgesind: Eine Reize zu den Guten Geistern Europas”, Rahn sostiene la tesi secondo la quale quelli che sono visti come gruppi correlarti – catari, templari, “troubadors” e via dicendo – facevano tutti parte di una religione gnostica incentrata sulla figura di Lucifero, da loro anche conosciuta come “Lucibel”, o sul suo equivalete europeo, Apollo, la divinità del sole. Rahn inoltre collegò la fioritura in epoca medievale della “corte di Lucifero”  con alcuni miti nordici, nel tentativo di creare una religione che avesse radici europee piuttosto che mediorientali. Secondo l’ipotesi di Rahn ciò che accomunava tutti quei gruppi era il Santo Graal perché associato, in separata sede, sia ai catari che ai templari.

La tesi di laurea di Rahn presentava un’analisi critica del poeta duecentesco Wolfram von Eschenbach, autore del “Parzival”. Nonostante fosse il maggiore poetico tedesco di romanzi cavallereschi sul Graal, von Eschenbach sosteneva di aver utilizzato fonti provenienti dall’Europa meridionale: Linguadoca e Spagna. Nel suo Graal non si riconosce il simbolo cristiano, vale a dire il grande calice ricolmo del sangue di Cristo come invece si legge in racconti successivi, ma una PIETRA collegata se non proprio a Lucifero stesso, almeno ad altri angeli decaduti, sebbene lo stesso von Eschenbach non sia molto preciso su questo punto.(…)

Nell’introduzione all’edizione francese de “La corte di Lucifero” Arnaud d’Aspremont scrive: «Mentre per i comuni mortali Lucifero è sinonimo di diavolo, di Satana, ciò non valeva per Rahn. Per quest’ultimo Lucifero era Lucibel, il portatore di luce, Abellio, Belenos, Baldur, Apollo […]. Figura purissima e luminosa, Rahn desiderava che lo si riconoscesse come un ‘portatore di luce’, un ‘Lucifero’».

D’Aspremont aggiunge poi: «Non c’è nulla nell’opera di che non potrebbe essere stata scritta da un Rahn cataro o un Rahn pagano». Rahn stesso affermava che siccome la pietra era caduta dal diadema di Lucifero, la Chiesa la reclamava «per cristianizzarla». Si riteneva che la pietra conferisse la semi-immortalità: forse condizionato dalla propria mentalità concreta, Rahn la stava cercando per farne dono all’amato Führer, nel qual caso dobbiamo essere grati al fatto che la sua ricerca non abbia avuto successo.

Rahn riteneva che «l’Antico e il Nuovo Testamento, sebbene parlino di diversi anti-dio, si fondano su una sola e unica consapevolezza. L’Antico Testamento maledice la “lucente stella del mattino” mentre il Nuovo Testamento nel libro dell’”Apocalisse di Giovanni” (apocrifo) [?] ci rivela che un certo “re e angelo dell’abisso” recava “in greco il nome di Apollion”».

Rahn spiega: «Apollion, angelo dell’abisso e principe di questo mondo è il luminoso Apollo». Collega i due citando il fatto che il termine greco per indicare la stella del mattino è “Phosphorus” (Fosforo o Espero, “portatore di luce”), che «passava per fedele compagno, messaggero e rappresentante di Apollo», apparentemente  il sole, il più grande portatore di luce, e che Apollo stesso veniva confuso con la lucente “stella del mattino”, il sole». Chiaramente la Chiesa, in ogni caso, sarebbe portata a considerare un antico dio del sole come sinonimo di Satana.

Rahn riteneva che la crociata contro i catari rappresentasse la guerra tra “la Croce e il Graal” e che i “Perfecti” detenessero il potere di Lucifero sotto forma di pietra verde. Potrebbe trattarsi, forse, del frutto di un’immaginazione romantica oltremodo fervida, ma c’è ragione di credere che i catari fossero realmente in possesso di un “Graal”, sebbene esso potrebbe non essere stato né una pietra, né un calice…

La storia ha un seguito, o meglio un mistero, in appendice. Arruolato nelle SS da Heinrich Himmler, che aveva notato il suo libro sul Graal ed era un cultore di esoterismo, nel 1939, pare per disgusto di ciò che aveva visto nei campi di concentramento, Otto Rahn chiese e ottenne di venire dimesso e poche settimane dopo fu trovato morto assiderato nelle montagne del Tirolo, perché sorpreso da una bufera di neve, o eliminato dalle SS che non gli perdonavano la sua “defezione”, o più probabilmente suicida. Questa amara e brusca conclusione della carriera di uno studioso imprestato al nazismo per cause tutto sommato accidentali (Che vuoi, disse a un amico che gli chiedeva cosa ci facesse nell’uniforme delle SS, bisogna pur mangiare per vivere), ha però un’ulteriore, ancor più misteriosa appendice. Come ricorda anche Giorgio Galli nel suo Hitler e il nazismo magico (Rizzoli, 1989, p. 138), esiste anche una versione, o piuttosto una leggenda, secondo la quale Rahn sarebbe stato fatto “sparire”, simulandone la morte, per poi rimetterlo in gioco con lo stesso cognome, ma il nome di Rudolf: e sarebbe quel Rudolf Rahn che più tardi, dopo gli eventi dell’8 settembre 1943, troviamo in Italia al fianco del plenipotenziario delle SS e ambasciatore presso la Repubblica Sociale di Mussolini, il generale Karl Wolff. Catturato dagli Alleati in Alto Adige nel 1945, fu chiamato come testimone al processo di Norimberga, poi sottoposto a un procedimento di denazificazione; morirà nel 1975, dopo aver scritto un libro di memorie intitolato: Ambasciatore di Hitler a Vichy e a Salò.

Se ci siamo soffermati sulla figura di questo insolito e un po’ inquietante ricercatore, è stato per mostrare quanto tenace e persistente sia la ricerca di una mitologia alternativa al cristianesimo, o almeno al cristianesimo come è stato tramandato dalla Chiesa cattolica, da parte di gruppi massonici, martinisti, esoteristi, occultisti, che esistono anche ai nostri giorni e sono più influenti di quel che non s’immagini, benché la grande stampa non li nomini quasi mai e si voglia far credere al pubblico che appartengono unicamente al passato. Ai cultori della gnosi dà fastidio il mondo così com’è: lo ritengono brutto e oscuro e vorrebbero rifarlo, naturalmente contando sulle forze dell’uomo e non su Dio, che è l’autore di un tale pasticcio; e su quello di Lucifero, che ha dato il “buon” esempio della ribellione a quel Dio ingiusto e malvagio, il quale, per punirlo, lo ha cacciato dai cieli. Per cambiare il quadro di riferimento complessivo, alcuni di essi, come Otto Rahn, si sono dati da fare per “dimostrare” che il più importante mito della civiltà cristiana medievale, quello del Graal, è stato stravolto dai preti, mentre in origine il Graal non aveva nulla a che fare con il sangue di Cristo o con qualsiasi altra cosa di Cristo, ma con la corona di pietre preziose caduta a Lucifero allorché fu espulso dal paradiso. E poco importa se Chrétien de Troyes e tutti gli altri autori, a eccezione di Wolfram von Eschenbach, che scrive nel secolo successivo, il XIII, riferiscono il Graal alla Persona di Cristo. Ecco allora che i catari sarebbero stati i custodi del “vero” Graal e del potere ad esso collegato, e lo avrebbero nascosto in una grotta dei Pirenei all’avvicinarsi dei crociati. Sta di fatto che i nazisti credevano a una storia del genere, e alcuni di loro identificavano il Graal con la lancia del legionario Longino, colui che trafisse il costato di Cristo, la quale, se fosse finita nelle mani di Hitler, avrebbe conferito a costui l’invincibilità.

Qualcuno ha anche messo in relazione questa leggenda, che collocherebbe il Graal in qualche luogo della Francia occitanica, col terribile massacro di civili a Oradour-Sur-Glane, del 10 giugno 1944, perpetrato dalla Seconda divisione corazzata SS Das Reich. Né potevano mancare le ipotesi che legherebbero tutti questi fatti al cosiddetto mistero di Rennes-Le-Cateau e al parroco Bérenger Saunièr (1852-1917), depositario, secondo alcuni, di un indicibile segreto: Saunièr avrebbe trovato, scavando nella sua “strana” chiesa, degli antichi documenti templari che proverebbero senza ombra di dubbio che Gesù Cristo era morto, era stato sepolto e non era affatto risorto. In compenso la sua discendenza reale, nata dall’unione con Maria Maddalena, emigrata in Provenza dopo la morte di Lui, si è tramandata nei secoli, ha dato origine alla dinastia dei Merovingi ed esiste tuttora, nei membri di una società segreta denominata Priorato di Sion. Secondo questo filone di ricerca, rappresentato fra gli altri dal saggista inglese Laurence Gardner, il Graal altro non sarebbe che il sangue reale che scorre nelle vene dei discendenti di Cristo. Come si vede, il filo rosso che lega tutte queste ricerche ed ipotesi, più o meno fantasiose, accomunate dalla gnosi, è sempre lo stesso: sminuire, contraffare, adulterare il Vangelo di Gesù Cristo; screditare la dottrina cattolica e la Chiesa cattolica; collegare la civiltà medievale, come tentò di fare Otto Rahn, più ai miti pagani germanici che al cristianesimo; accreditare la tesi secondo cui non c’è futuro per la civiltà, se non ci si libera della tradizione cattolica. Infine, a coronamento di tutto far vivere il culto di Lucifero sulle rovine del cristianesimo. Fantasie? Può darsi. Ma che sembrano far capolino, da vari indizi, dietro l’ombra del Great Reset…

Del 05 Gennaio 2020

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