venerdì, 18 Giugno 2021
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Una società drogata dallo zucchero, nel corpo e nella mente

di Andrea Cionci

Zucchero ovunque. Non solo nei cibi pronti, ma anche nella nostra “dieta mediterranea” (teorizzata da un americano), che in realtà sarebbe a base di legumi, verdure, cereali integrali, frutta, carne bianca e pesce azzurro e non certo fondata sulle bordate di carboidrati complessi (pane, pasta, riso, pizza, biscotti) come erroneamente si ritiene, con l’ammiccamento di qualche dietologo compiacente.

L’eccesso di zucchero produce nel corpo umano, oltre a picchi glicemici, sonnolenza e inerzia, anche – alla lunga – malattie gravi e/o croniche: invecchiamento precoce, diabete, obesità, carie, alcune forme di tumore,  stati infiammatorii e, secondo alcuni, anche depressione per via dei picchi insulinici.

Lo zucchero produce dipendenza ed è assimilato da vari nutrizionisti a una vera e propria “droga”. Documentatevi, se siete curiosi.

Sono discorsi sgradevoli da farsi, ci rendiamo conto, ma purtroppo il vecchio detto “le cose buone o sono immorali, o illegali o fanno ingrassare” è veritiero. Se bastasse mangiare ciò che è buono per essere sani, saremmo a cavallo.

Ma a noi interessa un altro zucchero, quello mentale-culturale del quale siamo rimpinzati senza rendercene conto e che produce effetti degenerativi sulla società non dissimili da quelli corporei.

Ormai, infatti, complici il politicamente corretto e il pensiero unico, governanti e media non fanno altro che spacciare zucchero, caramelle, dolciumi, i quali producono, come effetto immediato nel cittadino medio, intorpidimento intellettuale, picchi emotivi, imbambolamento.

In economia, infatti, un premier-Willy Wonka spande a pioggia bonus come cioccolatini, tanto per anestetizzare alcune categorie qui e là, senza alcuna strategia di lungo termine.

Nell’informazione generalista, tutto è botta insulinica, picco glicemico, sollecitazione emotiva: l’ultima è lo psicodramma nazionale perché alcune decine di storni, uccelli infestanti che, oltre a devastare gli oliveti, insozzano le nostre città e rendono scivoloso l’asfalto in modo da procurare diversi incidenti, sono morti perché spaventati dai botti di Capodanno. Pagine intere per la “tragedia”, capite?

Questo avviene mentre sulle stesse testate si saluta come una conquista civile il fatto che in Argentina sia stato legalizzato l’aborto, che comporterà la soppressione di centinaia di migliaia di vite umane. Ma vabbè.

Quasi tutti i giornali e le tv (colpevolmente anche quella di Stato) parlano solo di emozioni, di amorazzi, di gattini e pettegolezzi, nei casi di cronaca cavalcano ondate emotive senza cercare di far riflettere lucidamente i lettori; guai ad affrontare delle inchieste scomode. Questo non si può dire; qui dobbiamo oscurare la foto per le “persone impressionabili”; lì si censura del tutto un fatto o una dichiarazione di qualcuno.

Gli altri sapori sono aboliti: ciò che di aspro, salato, amaro, c’è nella vita è censurato. Solo il sapore dolce deve avere il suo imperio.

Ma la sollecitazione emotivo-glicemica viene soprattutto cavalcata dai “dirittisti”, sempre pronti a sfoderare un lacrimevole caso-limite per disgregare i pilastri su cui poggia il mondo civile occidentale. “Poverini questi”, “poverini quelli”: il pietismo glicemico accende lumini persino per quattro cinghiali abbattuti a Roma. (Fra poco gli ungulati ce li ritroveremo in salotto).

Ogni cosa deve, quindi, essere ridotta in pappina, per il pubblico, in un budino morbido morbido e soprattutto dolce come le caramelle gommose per bambini.

E proprio a un gelatinoso bon bon è stata ridotta l’educazione dei bambini, giunta ai livelli più bassi della storia umana, sia a scuola che in famiglia, nonostante che il contributo degli “specialisti”, pedagoghi, psicologi ed educatori,  non sia mai stato così massiccio.

Il fenomeno infiammatorio conseguente è che abbiamo oggi piccoli dittatori che gridano e comandano ovunque, tanto che alcuni ristoranti e alberghi creano zone franche. Questo perché non li si può “traumatizzare” con quelle normali punizioni che molti tra noi, da piccoli, abbiamo ricevuto talvolta (e siano benedette!). Bisogna essere sempre dolci con i bambini, guai se il padre si rimette i pantaloni e dice “questo no” o se l’insegnante appioppa un brutto voto.

Sull’immigrazione, non ne parliamo. La melassa catto-immigrazionista ha caricato  il nostro Paese, già sovrappopolato, di un peso ulteriore, importando stranieri che, pur essendo il 12% dei residenti, sono responsabili di un terzo dei crimini compiuti sul territorio nazionale. Un’”obesità demografica”resa possibile dal dogma di un’accoglienza bulimica e sospetta.

In politica estera peggio che mai: guai a “mostrare i denti” perché sono stati resi guasti e cariati da una  diplomazia molliccia che evita accuratamente di assumere qualsiasi posizione appena virile (si può ancora dire?) di fronte a paesi-canaglia che sequestrano o arrestano nostri concittadini.

Le categorie consustanzialmente “sugar-free”, come le forze dell’ordine o i militari, vengono apprezzate  e onorati solo se fanno compagnia agli anziani o se raccolgono migranti. Se mettono una benda a un accoltellatore assassino, apriti cielo, se a una manifestazione tirano qualche manganellata  è la fine del mondo.

E tutto questo zucchero, ovviamente, non fa altro che produrre una società obesa, precocemente invecchiata, malata, cariata, minata, debole, effeminata, depressa e, soprattutto, tenuta in uno stato di imbambolamento cronico. L’Italia viene imboccata con grandi cucchiaiate di melassa e ingolla cose di fronte alle quali un cittadino italiano normale, lucido e istruito farebbe passare i gilet gialli per delle ricamatrici al tombolo.

Il dramma è che ci si sta assuefacendo a tutto ciò, proprio come sotto l’effetto di una droga.

Come difendersi e rimanere mentalmente sani? Innanzitutto cercando di capire come agisce lo zucchero culturale sulla nostra mente; poi, comprendendo quali sono gli spacciatori di zucchero e perché lo fanno; infine “leggendo l’etichetta”, ovvero, individuando quelle mentalità, culture e ideologie che, già all’origine, sono impregnate di saccarosio.

E tenendosene alla larga.

Del 04 Gennaio 2021

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