giovedì, 23 Settembre 2021
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È possibile combattere gli spiriti con lo spiritismo?

Il caso dei preti cattolici in Brasile. Non esiste una magia bianca: la magia è sempre nera, visto che gli spiriti evocati non sono affatto degli Angeli, ma ben altre entità di Francesco Lamendola 

Le ragioni per cui lo spiritismo ha raggiunto, in Brasile, una diffusione superiore a quella di qualsiasi altro Paese del mondo, compresa la Francia, dove esso è nato nel 1857 per opera di Allan Kardec (pseudonimo di Hyppolite Rivail), studioso di fenomeni parapsicologici e autore del Libro degli spiriti,  sono varie e complesse. Comunque, una appare chiara anche allo sguardo del profano, e cioè che in Brasile era già presente un’altra forma di spiritismo, quella legata ai culti afroamericani importati dagli schiavi destinati al lavoro nelle piantagioni di caffè, di cotone, di tabacco: in particolare il candomblé, l’umbanda e la macumba, religioni che sovente s’intrecciano ad altre credenze e pratiche di origine pagana, camuffate più o meno goffamente in vesti cattoliche perché, a suo tempo, gli schiavi dovevano cercare di dissimularle o renderle accettabili ai loro padroni portoghesi. Tutti questi culti sono incentrati sul culto degli spiriti, sia buoni che cattivi, dando luogo a diffuse pratiche di magia “bianca” e “nera” e quindi hanno creato, in Brasile, il terreno adatto per accogliere una dottrina come quella di Kardec, che dell’evocazione degli spiriti fa il centro della propria concezione religiosa. Da notare che Kardec non si è mai pronunciato contro il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, anzi, ha sempre avuto espressioni di rispetto per Gesù Cristo, ritenendo che le sedute spiritiche e il sistema di credenze a esse legato, prima fra tutte la reincarnazione delle anime, non siano inconciliabili con la fede cattolica; mentre la Chiesa al contrario, è sempre stata di tutt’altro avviso e ha considerato lo spiritismo praticato dai seguaci di Kardec sostanzialmente alla stregua di quello pagano praticato dai seguaci della macumba e del candomblé.

Sta di fatto, tuttavia, che vivendo e operando in un Paese ove la tendenza al sincretismo religioso è così forte e radicata, nemmeno il clero cattolico riesce a marcare con chiarezza, in ogni circostanza, i confini fra una religiosità cattolica “sana” e una, sia pure inconsapevolmente, contaminata e perciò eterodossa. Tanto le frange più povere della popolazione, specialmente l’elemento di origine africana, ove l’approccio al fatto religioso è in sostanza più emozionale che intellettuale, come del resto succede, e a maggior ragione, anche in Africa (si pensi alla sconcertante vicenda dell’arcivescovo esorcista e guaritore Emmanuel Milingo), quanto i seguaci del kardecismo, che appartengono invece alla classe media o medio-alta, bianca e fornita di una buona istruzione, e si dedicano allo spiritismo con la serietà di una vera e propria religione, hanno in comune l’attrazione per il mondo delle entità disincarnate, e direttamente o indirettamente per quello della magia (gli africani specialmente si recano dai sacerdoti delle loro religioni per liberarsi dal malocchio, o per lanciarlo, o per propiziarsi un certo evento) che, dal punto di vista cattolico, sconfina nel morboso ed è assolutamente sconsigliabile perché pericoloso e teologicamente inappropriato. Ciò non toglie che il clero cattolico, che proviene da quell’ambiente e da quelle famiglie, non sempre riesce a restare immune da qualche forma di contaminazione o, se si preferisce di suggestione, magari anche inconscia: cosa quasi naturale in un Paese multietnico e multiculturale, estremamente aperto e ricettivo verso ogni espressione della vita sociale, e formato in larghissima maggioranza da giovani, i quali di per sé sono protesi verso il nuovo e poco curanti della tradizione.

Ci sia consentita una nota personale. Una volta, a Rio de Janeiro, il sacerdote italiano che ci ospitava volle condurci ad assistere a un rito di esorcismo del culto macumba; esperienza che poi ci fu negata perché, all’ultimo momento, la sacerdotessa indigena non si fece trovare in casa. Intanto, però, un prete cattolico aveva trovato cosa perfettamente naturale condurre dei connazionali laici di fede cattolica, giunti in Brasile per la prima volta, ad assistere a un rito pagano, e li aveva condotti nei quartieri più remoti e sconosciuti di Rio, apparentemente senza cogliere l’ambiguità o l’imprudenza insite nella sua iniziativa. Questo per dare l’idea di come il sincretismo e certe forme di animismo e di stregoneria, largamente presenti nella vita popolare di tutti i giorni, in quel Paese non sono contenibili entro confini precisi nemmeno da parte del clero cattolico. Le implicazioni di tale atteggiamento aiutano a capire eventi come il sinodo per l’Amazzonia del 2019, per non dire della comparsa improvvisa del culto della dea Pachamama in Vaticano: cose, queste, che sebbene siano state orchestrate da una sapiente regia di tipo massonico nelle alte sfere della contro-chiesa di Bergoglio, nondimeno sono state lungamente incubate, a livello di mentalità inconscia, da una parte non piccola del clero sudamericano, proprio per la radicata presenza in quel contesto culturale di forti suggestioni spiritiste, sia indigene che kardeciste.

Citiamo una pagina del noto scrittore britannico del paranormale Guy Lyon PlayfairMagia brasiliana (titolo originale: The Flying Cow. Exploring the Psichic World of Brazil,  White Crow Books, Ltd. 1975; traduzione dall’inglese di Giancarlo Tarozzi, Torino, MEB, 1976, pp. 209-211):

Sao Paulo, si dice spesso, ha tutto ciò che ti puoi prendere la briga di cercare. Tra i servizi più insoliti che questa città ha da offrire ci sono quelli di un prete cattolico di recente immigrazione europea, il cui lavoro consiste in gran parte nell’esorcizzare gli spiriti negativi e nel lottare in genere contro la magia nera servendosi di quelli che sembrano i convenzionali metodi spiritisti. Non rivelerò qui il suo nome, perché penso che quel poveraccio abbia già abbastanza guai con i suoi superiori. Padre Carlos, come lo chiamerò, tiene consultazioni regolari nella sua chiesa, accogliendo i membri di tutte le fedi che accorrono a centinaia per esporre i propri problemi. Generalmente ha una lista di prenotazioni che si aggira sulle sei settimane. Invece di ascoltare nel confessionale e prescrivere qualche Ave Maria, Padre Carlos si arrotola le maniche e va in mezzo agli spiriti malvagi con spirito combattivo. Impartisce ai suoi visitatori dei passi magnetici (?) secondo i testi spiritisti, ed in casi estremi va a casa loro per estromettere le entità psi più tenaci.

Non è il primo prete cattolico che tenta di combattere le meno desiderabili manifestazioni  del mondo spiritico. In effetti, uno dei suoi più noti predecessori, Padre Bonaventura Kloppenburg, ha condotto un’energica campagna per parecchi anni per spazzar via completamente lo spiritismo.

Uomo intelligente e fondamentalmente buono, Kloppenburg si  è preso la briga di studiare a fondo il soggetto, ed ha scritto quattro massicci volumi sullo spiritismo. Sfortunatamente per lui, appena dopo la pubblicazione dei suoi libri, c’è stato un drammatico voltafaccia nel gruppo Vaticano dopo che il Papa Paolo VI ha deciso nella sua “Africae Terrarum” (1967) che dopo tutto poteva esserci qualcosa di buono nei riti primitivi e “non cristiani”.

Per quanto possa sembrare stupefacente, la Chiesa di Roma persiste a considerare TUTTE le forme di spiritismo come pagane, nonostante il fatto che i kardecisti non riconoscono fonte di ispirazione diversa da Gesù Cristo, e spesso agiscono come se fossero all’estremità opposta di una linea collegata direttamente con Lui. In conseguenza, Kloppenburg disse all’autore David St Clair che aveva “nuovi doveri”, che gli prendevano quasi tutto il tempo. Ammise anche di aver visto molte cose durante i suoi dieci anni di ricerca sullo spiritismo che era incapace di spiegare. Da allora si è rinchiuso nel silenzio.

Un approccio un po’ diverso  stato condotto dal suo più illustre successore dalla battaglia persa dai cattolici contro lo spiritismo, un Gesuita spagnolo di nome Oscar Gonzalez Quevedo che divenne parapsicologo ed ha fondato un istituto noto con le iniziali CLAP (per Concilio Parapsicologico Latino Americamo). Quevedo, le cui attività principali sono fare soldi e cercare pubblicità, si è dedicato a confondere un gran numero di persone con i suoi libri interminabili, articoli su riviste, apparizioni in TV e pseudo corsi parapsicologici, in cui cerca continuamente di screditare lo spiritismo dalla chirurgia psichica [guaritori che fanno precise operazioni chirurgiche a mani nude] alla reincarnazione. La maggior parte delle sue visioni sono troppo cretine per essere ripetute qui, e la sua popolarità in Brasile è dovuta al suo solo vero talento, quello di fare trucchi.  La reincarnazione, secondo Padre Quevedo, è estremamente semplice: è tutta una questione di quello che lui chiama inconscio. Ha fatto un misero tentativo di difendere la sua teoria in un recente programma TV di due ore, in cui tre veri parapsicologi lo ridussero talmente a pezzi che il programma non fu mai trasmesso dalla stazione che l’aveva realizzato, per quanto sia stato ampiamente diffuso altrove. Un elemento interessante di questa faccenda fu che Quevedo solo chiese ed accettò un compenso: gli altri, tutti spiritisti, erano pronti come al solito, a difendere la loro fede senza ricompensa.

Bisognerebbe incidentalmente dire che gli spiritisti non attaccano mai apertamente la chiesa cattolica, nonostante le notevoli provocazioni da parte di persone come Padre Quevedo, e la trattano con una tolleranza che certamente non merita. Privatamente, molti spiritisti kardecisti sentono che la chiesa di Roma sta cadendo a pezzi in ogni modo, mentre loro si stanno rinforzando e non c’è bisogno che perdano tempo per i cattolici.

Padre Carlos, l’esorcista, è tipico di una piccola minoranza di preti cattolici brasiliani più realistici, che sono ben consapevoli dell’esistenza di spiriti negativi e cercano di fare qualcosa in proposito senza  trovare necessario  coinvolgere nel processo l’intera struttura dello spiritismo.

«La peggior piaga che abbiamo qui a Sao Paulo è tutta questa magia nera – ha detto padre Carlos, rivelando che una grande quantità di coloro che cercano il suo aiuto soffrono di uno dei più familiari di tutti i fenomeni paranormali: poltergeist (…)».

Sebbene l’autore non faccia alcuno sforzo per mostrarsi obiettivo e nascondere la sua simpatia per lo spiritismo e l’antipatia per il cattolicesimo, rimane il problema posto da sacerdoti come il francescano tedesco Bonaventura Kloppenburg (1919-2009), nominato vescovo di Novo Hamburgo nel 1986, che ha dedicato gran parte delle sue energie a combattere lo spiritismo, mentre poi sacerdoti più giovani, come don Carlos (nom de plume scelto da Playfair) non esitano a servirsi dello spiritismo per eseguire esorcismi e riti di liberazione in un Paese profondamente segnato dalla presenza della magia nera. In effetti sono migliaia e forse milioni di casi di infestazione di case e quelli di ossessione e possessione spiritica, che in termini cristiani si chiama semplicemente diabolica, per cui il problema necessariamente si pone: è lecito, e fino a che punto, per un sacerdote cattolico, combattere gli spiriti servendosi delle tecniche proprie dello spiritismo? A ben guardare, si tratta di un caso molto particolare di una problematica assai più vasta, che risale indietro nel tempo, almeno al secolo XVII, quando i gesuiti, in Asia, posero la questione dei riti cinesi e dei riti malabarici, vale a dire dell’opportunità di servirsi dell’impianto culturale e religioso indigeno per agevolare l’opera di evangelizzazione; questione della quale ci siamo occupati a suo tempo (cfr. gli articoli I gesuiti e il Tao: è sempre lo stesso schema, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 23/02/19; Radici psicologiche e culturali del neoprimitivismo, il 25/11/19; e Pachamama o le fonti dell’indigenismo dei gesuiti, 08/12/19). Nella concezione spiritista, la salute e la malattia, il successo e l’insuccesso in amore o negli affari, vengono dal mondo degli spiriti, entità disincarnate che sono, il più delle volte, uomini o donne defunti che seguitano ad aggirarsi nel mondo dei viventi per qualche loro scopo particolare o semplicemente per il gusto d‘interferire, nel bene o nel male, nella dimensione dei vivi. Il Brasile è talmente permeato da questa credenza che gli scrittori e i registi lo danno per scontato, mentre all’estero non lo è: si spiega così la difficoltà, per il pubblico non brasiliano, di capire un romanzo, o un film, come Donna Flor e i suoi due mariti, dato che a un italiano o a un tedesco la vicenda dell’amante-fantasma della protagonista, il defunto primo marito Vadinho, che viene a tentare, gradito amante, la sua ex moglie felicemente sposata con un onesto ma noioso secondo marito, appare senz’altro come un’originale trovata fantastica, mentre un brasiliano sa perfettamente di cosa si parla, perché in quel Paese è considerato possibile, e forse addirittura frequente, che un vivo possa avere rapporti sessuali con uno spirito disincarnato. Rapporti non sempre graditi come nell’opera di Jorge Amado: da qui la necessità di ricorrere a riti di liberazione che possono effettuare solo il medium degli spiritisti kardeciani o il sacerdote umbanda o macumba. Ecco allora, per certi preti cattolici, la tentazione di scendere in campo e far vedere che anche loro sanno eseguire con successo un esorcismo: e la tentazione di farlo non secondo il rito della Chiesa cattolica, ma secondo le tecniche locali, magari per mostrarsi più vicini alla mentalità indigena. Eppure, è evidente il rischio di una simile forma d’inculturazione, proprio come nel caso dei riti cinesi di quattro secoli fa, quando i gesuiti volevano “catturare” i cinesi, ma oggi sono i gesuiti ad essere stati catturati da loro. E comunque come scordare che non esiste una magia bianca, ma che la magia è sempre nera, visto che gli spiriti evocati non sono affatto degli Angeli, ma ben altre entità?

Del 06 Gennaio 2021

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