domenica, 13 Giugno 2021
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Il terribile “mysterium iniquitatis”

Nascere dalla carne e nascere dallo spirito. Mistero della fede e il dono dello Spirito Santo. Perchè non tutti gli uomini sono destinati alla salvezza? Figli della luce e figli delle tenebre: il terribile mysterium iniquitatis di Francesco Lamendola  

Rileggiamo l’episodio evangelico nel quale Gesù, parlando al fariseo Nicodemo, che era venuto a trovarlo di notte per timore dei giudei, spiega cosa è necessario per poter credere in Lui e in Colui che lo ha mandato  (Gv 3, 1-8)

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. 2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». 4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quel che è nato dalla carne, è carne; quel che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». 

Un passo evangelico, quello della rigenerazione operata dallo Spirito, che viene così spiegato da Giovanni Crisostomo, santo e Dottore della Chiesa, uno dei più grandi teologi dell’Oriente (in: G. Crisostomo, Commento al Vangelo di Giovanni, traduzione di Alfredo Del Zannam Città Nuova Editrice, 1974, vol. 1, pp. 219-220):

E che dice? «In verità, in verità vi dico: se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». In altre parole: «Se non nascerai dall’alto e non acquisterai una completa conoscenza della verità, vagherai sempre fuori e sarai lontanissimo dal regno dei cieli». E tuttavia non lo dice chiaramente: affinché appaia meno duro il suo discorso, non si rivolge direttamente a lui, ma dice in forma generica: «e uno non nasce dall’alto…»; come se dicesse: «Sia tu, sia chiunque altro che ha di me questa opinione [ossia che Gesù è un semplice rabbi, un maestro come tanti], costui è fuori del regno». Questa risposta del Cristo sarebbe fuori luogo, se non ne fosse stato questo il significato. Se io Giudei avessero udito una simile risposta, se ne sarebbero andati deridendolo; per Nicodemo, invece, essa fu un pretesto per aumentare in lui il desiderio di apprendere. Così il Cristo si esprime spesso in maniera oscura, proprio per stimolare gli ascoltatori a porgli delle domande e per renderli più solleciti nell’operare. Giacché, quando si dice qualcosa chiaramente, spesso chi ascolta rifugge dal prestarvi attenzione, mentre un discorso oscuro rende l’ascoltatore più attento e incuriosito.

Quella risposta significa dunque: «Se tu non nascerai dall’alto, se non riceverai lo Spirito attraverso il lavacro di rigenerazione, non potrai pervenire ad avere di me un giusto concetto. L’opinione che ora hai di me non è spirituale, ma carnale». Se Gesù non si espresse con queste parole, fu per non spaventare il suo interlocutore, che parlava secondo la sua capacità. Ciò che è chiaro, è che lo stimolò a ricercare una conoscenza più completa, quando gli disse: «Se uno non nasce dall’alto…». Secondo alcuni, l’espressione “dall’alto” significa “dal cielo”; secondo altri, “dal principio”. Chi non sarà nato così – dice il Cristo – non potrà vedere il regno di Dio; intendendo con ciò se medesimo, e inoltre mostrando che non bisognava fermarsi a ciò che vi era di visibile in lui, ma che occorrevano altri occhi per vedere il Cristo.

E san Tommaso d’Aquino, il più grande filosofo cristiano dell’Occidente di tutti i tempi (in: Jo. Ev. exp., III):

«Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è spirito»: nessuno dunque può raggiungere il Regno se non diventa spirituale; ma non si diventa spirituali se non per mezzo dello Spirito Santo; perciò nessuno può entrare nel Regno di Dio, se non è rinato dallo Spirito Santo.. La nascita carnale fa nascere all’esistenza carnale… Mentre la nascita dallo Spirito, cioè per virtù dello Spirito Santo, è vita spirituale.

Dunque, il mistero della fede è tutto qui. Per poter credere in Gesù Cristo, non nel Gesù uomo, caro ai modernisti di ogni tempo e luogo, ma al vero Gesù, il Gesù Figlio di Dio, e Dio Lui stesso, bisogna ricevere il dono dello Spirito Santo: è lo Spirito che apre gli occhi e fa capire ciò che la mente e i sensi, da soli, non riescono a capire né a vedere  Per entrare nella prospettiva della fede, bisogna vedere Gesù non come uomo, ma come uomo e come Dio nella stessa Persona: e ciò è impossibile all’uomo in quanto uomo, perché l’uomo è fatto secondo la carne, e la carne non arriva a comprendere ciò che viene dallo Spirito. Per poter capire secondo lo Spirito è necessario rinascere in forma spirituale: il che avviene con il battesimo (l’acqua) e con la grazia dello Spirito infuso da Dio (il vento). Ma lo Spirito soffia dove vuole: l’uomo non può ordinargli di venire a lui, può solo supplicare Dio che gliene faccia dono. Questo è il solo atteggiamento possibile di fronte al mistero di Dio e della fede: nessuno che si ponga con animo superbo di fronte ad esso sarà mai capace di penetrarlo; per questo Gesù ha detto una volta: Ti rendo lode, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. La superbia è propria di tutti coloro che pensano di poter penetrare il mistero di Dio con le loro forze, o magari, come gli gnostici, per mezzo di una sapienza segreta, alla quale loro possono accedere, ad esclusione degli altri. Invece, di fronte a Dio siamo tutti piccoli, tutti ignoranti, tutti fragili: siamo tutti limitati a una dimensione puramente carnale, per cui ci sfugge ciò che è secondo lo Spirito. Per questo Gesù dice a Nicodemo che per vedere il regno dei Cieli bisogna rinascere dall’Alto: con le sole facoltà umane, nessuno può innalzarsi fino al mistero del Verbo incarnato, nessuno è capace di comprendere Chi Egli sia. Appunto per questo Gesù è venuto nel mondo: ma il mondo non l’ha riconosciuto. La luce è venuta a rischiarare il mondo, ma il mondo ha preferito le tenebre alla luce. Coloro che appartengono alle tenebre non sopportano la luce, odiano la luce; per loro solo le cose carnali sono intelligibili, e tutto il resto non esiste o non ha alcun valore.

Oggi, proprio in questi giorni bui che stiano attraversando, c’è chi si fa beffe di questo linguaggio; ci sono molti sedicenti cattolici i quali deridono come retorica e anacronistica l’espressione figli della luce, e naturalmente non vogliono neanche sentir parlare di figli delle tenebre. Ciò andrebbe contro i loro dogmi buonisti, inclusivi, dialoganti: non ci sono figli delle tenebre, tutti gli uomini sono buoni o comunque capaci di bontà, e ovviamente il sottinteso è che la bontà appartiene alla loro natura, non è un dono specialissimo di Dio. In questa prospettiva, sostanzialmente massonica, non c’è un reale bisogno di Dio, perché l’umanità può fare da sola: basta che gli uomini si ricordino di essere tutti fratelli. Semplice, no? Sta di fatto che, da Caino e Abele in poi, la storia umana è la storia dell’assassinio incessante del fratello per mano del fratello. C’è qualcosa a che non funziona, in questa aspirazione alla bontà che fa perno sull’uomo e lascia Dio ai margini, o ne fa addirittura a meno. L’uomo non è buono perché, dopo la Caduta del Peccato originale, ha perso lo stato di grazia e la relazione intima con Dio; Gesù si è fatto uomo, il Verbo si è Incarnato precisamente per ristabilire la possibilità di quella relazione. Ciò significa che dopo la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, gli uomini hanno nuovamente la possibilità di entrare nel regno di Dio: non che vi entreranno senz’altro, per sorta di diritto acquisito. La cattiveria non è scomparsa dal mondo: Gesù ha sconfitto la morte e il peccato, ma gli uomini sono ancora schiavi della carne e quindi vagano a tentoni in un mondo di tenebre, a meno che si affidino totalmente a Lui. E affidarsi a Lui significa che l’uomo, da solo, non può nulla, non vede nulla, non capisce nulla; e che per salvarsi e giungere alla verità ha bisogno più che mai dell’aiuto di Dio, della sua protezione e ispirazione. Gesù è venuto per questo: per ristabilire la relazione filiale degli uomini con il Padre celeste. Quanti vanno ciarlando che gli uomini sono destinati tutti alla salvezza, e che non ha importanza se seguono la Parola di Gesù o quella di altri capi religiosi, e se credono nel Vangelo, o nel Talmud, o nel Corano, ebbene costoro sono dei poveri pazzi, oppure dei bugiardi che mentono sapendo di mentire, dei cristiani apostati che agiscono in piena malafede e il cui scopo è trascinare nell’errore i loro confratelli, vanificando il mistero della Redenzione operata da Cristo. È come se costoro volessero crocifiggerlo una seconda volta. Bisogna essere molto chiari su questo punto: non esiste un altro vangelo, non c’è un’altra verità, non si dà alcuna salvezza che non passi dal  riconoscimento della sola verità portata nel mondo da Gesù Cristo: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno può venire al padre se non per mezzo di me.

L’ottimo Carlo De Ambrogio, nel suo volume Teologia del Vangelo di S. Giovanni (Rosta, Torino, Centro Mater Divinae Gratiae1971, p. 47): 

Lo Spirito Santo viene dal cielo dove l’uomo appunto non è capace di penetrare. «Ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che è nato dallo Spirito è spirito» dichiara Gesù. OGNI ESSERE PUÒ DAR NASCITA SOLTANTO A ESSERI SIMILI A LUI. All’esistenza naturale ricevuta per generazione ordinaria, si oppone quel qualche cosa di divino che, comunicato all’anima, la introduce nella sfera superiore che è quella di Gesù e dello Spirito Santo.

L’OPERAZIONE DI CUI SI TRATTA È REALE, ma è misteriosa quanto reale. Gesù cerca di farlo capire ricorrendo al paragone del veto che, nella tradizione biblica rappresenta cin lo Spirito di Dio una profonda analogia (cfr. Gen. 2,7; Gl. 34,14; Es. 15,8; Sal. 18,14; Is. 40,7).

Nell’Antico Testamento, lo Spirito partecipa all’attività dell’Ordinatore supremo. L’azione dello Spirito appare così sempre più implicita nel concetto della Santità. Per questo l’effusione dello Spirito era aspettata per l’ora messianica come fonte di rinnovamento morale.

Queste riflessioni ci aiutano a fare un ulteriore passa avanti nella comprensione del brano di Gv 3, 1-8. Se ogni essere può dare nascita soltanto a esseri simili a lui, allora ne consegue che chi è nato nello Spirito può, a sua volta, far nascere altri nello Spirito: non per merito proprio, ma grazie alla luce di cui è divenuto portatore, luce soprannaturale che viene direttamente da Dio. E ne deriva anche, e questo è il terribile mysterium iniquitatis, che i figli delle tenebre danno origine ad altri figli delle tenebre: si riproducono nella carne e si tramandano la volontà malvagia di cui sono fatte le tenebre. È una progressione geometrica: i figli delle tenebre sono sempre più numerosi e sempre più incattiviti, sempre più prigionieri nella logica perversa dell’iniquità. Il male chiama sempre altro male, e questo, a sua volta, ne chiama ancora dell’altro, in una spirale senza fine. La cosa veramente tragica è che non sempre essi sanno di militare nell’esercito delle tenebre; sono anzi solo pochi quelli che hanno piena cognizione di ciò che stanno facendo e si tratta di esseri veramente infernali, che hanno letteralmente ceduto la loro anima al Diavolo in cambio di potere, ricchezza e piacere. La maggior parte di quelli che militano nell’armata delle tenebre sono semplicemente dei vanitosi e dei superbi, accecati dal loro narcisismo e che non sospettano neppure di essere stati presi al laccio dal Diavolo. Credono sovente di battersi per la giustizia e la verità, e non si accorgono – ma lo vedono benissimo gli altri, dall’esterno – di stare servendo se stessi, il proprio ego, la propria smania di apparire, di ricevere l’applauso del mondo. Questo è proprio uno dei segni inconfondibili della loro vera appartenenza: la smania di piacere al mondo, di essere popolari e di godere di tale popolarità. I figli della luce non ragionano così, non sentono così, non sono così. Per essi conta una sola amicizia, quella con Dio; a Lui solo vogliono piacere, e quanto al loro ego, sanno benissimo che è il nemico più pericoloso, che bisogna legare come il cane idrofobo alla catena, e fare in modo che non possa azzannare o artigliare nessuno. Per questo i figli della luce, più che scagliarsi in clamorose crociate contro gli altri, per rimettere a posto tutte le cose sbagliate e raddrizzare tutti i sentieri del mondo, lavorano incessantemente, umilmente e silenziosamente per convertire e santificare se stessi; sanno di dover ammansire la bestia feroce che si trova in fondo al cuore di ciascuno, fatta di orgoglio, superbia e avarizia. I figli della luce, pertanto, non fanno rumore, non si vedono sui palcoscenici del mondo, né ricevono applausi, ma fischi e derisioni. Tribolati, calunniati, perseguitati, hanno tuttavia la pace nel cuore: non la pace del mondo, ma la vera pace, quella che viene da Cristo.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 08 Gennaio 2021

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