lunedì, 20 Settembre 2021
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La fortuna di vivere al tempo del Great Reset di Francesco Lamendola

Mai come ora, le cose sono state “chiare”. Che ne sarà di noi? In piedi fra le rovine, con l’aiuto di Dio, dobbiamo restituire all’anima cristiana la piena consapevolezza di sé di Francesco Lamendola  

Sì, avete letto bene: la grande fortuna di vivere al tempo del Great Reset; e no, non siamo impazziti, né siamo stati comprati dall’oro di Soros e dei Rotschild. E allora, se stiamo parlando seriamente, in che cosa consisterebbe la fortuna di vivere in tempi come questi, quando  si sente dire da ogni dove che non bastano gli occhi per piangere? Oddio, ci faranno il vaccino. Oddio, ci toglieranno il lavoro e ci daranno (forse) il reddito di cittadinanza. Oddio, ci forniranno un passaporto sanitario che sarà l’arma di ricatto permanente per ottenere da noi qualsiasi cosa. Oddio, ci impianteranno dei microchip sottocutanei, e arriveranno a controllare non solo i nostri spostamenti e le nostre azioni, ma perfino i nostri pensieri. Oddio, oddio, oddio. E non riceveremo neppure alcun conforto spirituale, da nessuna parte, perché il vertice della Chiesa cattolica è passato armi e bagagli al servizio degli oligarchi della grande finanza, e il sedicente papa non si dà più neanche la pena di parlare di Gesù Cristo, ma ci raccomanda, ci prescrive, ci ordina di farci vaccinare quanto prima, per la gioia di Bill Gates e di Big Pharma. Oddio, e i nostri figli a scuola, anzi fin dall’asilo, verranno indottrinati secondo l’ideologia gender, e forse un giorno, tornando a casa, ci diranno di voler cambiare sesso. E se noi cercheremo di temporeggiare, loro potranno rivolgersi ai servizi sociali, e questi potranno farci togliere la patria potestà, e prendersi cura dei nostri bambini e accontentarli nella loro giusta richiesta di realizzare il proprio vero orientamento sessuale. E siccome è lecito ed umano anche poter cambiare idea, se non saranno soddisfatti e vorranno ri-cambiare sesso, quegli stessi signori che ci avranno tolto i nostri figli, dicendo che non eravamo degni di allevarli e di educarli, li prenderanno in carico una seconda volta e li accontenteranno, perché nel Mondo Nuovo non c’è più il diritto al lavoro, o al risparmio, o allo stipendio, o alla proprietà privata, e neppure quello di votare, neppure quello di uscire di casa senza il debito permesso e senza la museruola regolamentare: però il diritto di cambiare sesso, quello non verrà mai negato ad alcuno, per nessuna ragione, caschi pure il mondo e sbarchino i Marziani sulla Terra. E avanti di questo passo; e nessuno potrà farci nulla. Nessun magistrato ci renderà giustizia, nessun giornale ci darà l’informazione, nessun medico avrà a cuore la nostra salute. Perciò tornate pure al vostro passatempo preferito, miagolate le vostre giaculatorie e le vostre lamentazioni: Oddio, oddio, oddio.

Questo è un bene. È un bene non che Trump sia stato sconfitto, oltretutto con una frode elettorale colossale e vergognosa, che vanifica il senso stesso della democrazia; ma che noi siamo ricondotti al punto essenziale, che è sempre lo stesso: invece di aspettare la salvezza da qualche evento esterno, bisogna lavorare su se stessi per la propria crescita e maturazione, per la propria consapevolezza e illuminazione; in termini cristiani, trattandosi di una luce che viene dall’Alto, per la propria conversione. Se noi sapremo far questo, diverremo praticamente invincibili. Non è un delirio di onnipotenza e non è neppure, come vorrebbero i materialisti, la rivincita velleitaria e paranoica di chi si trova fisicamente ridotto all’impotenza; e neppure, come vorrebbero psicanalisti e psicologi a un tanto il chilo, una sorta di dissociazione mentale che protegge l’io dal duro scontro con la realtà (interpretazione, questa, suggerita dal filosofo di regime oggi più in voga, Umberto Galimberti, a proposito della “negazione” del virus). No, niente affatto: questa è la verità essenziale di qualunque sana filosofia di vita; questa è la base di partenza per qualsiasi passo avanti. Noi dobbiamo sapere che riporre le proprie speranze su qualcos’altro o qualcun altro, tranne Dio, è sbagliato e illusorio; che noi soli possiamo aiutare noi stessi, imparando ad aprire gli occhi e a vedere la realtà per quella che è e non per quella che ci viene dipinta e rappresentata; e noi soli possiamo rivolgerci personalmente a Chi ci ha promesso: Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio (Gv 14,13). Attenzione: non stiamo dicendo che diverremo invincibili e indistruttibili sul piano fisico, perché anche questo sarebbe far assegnamento su qualcosa che non dipende  da noi, o che dipende da noi solo in parte. Il nostro stesso corpo ci appartiene fino a un certo punto: se non lo nutriamo per un determinato tempo, o non lo dissetiamo, o non gli concediamo il necessario riposo, perderà le forze e verrà meno. Non possiamo neppure contare interamente sulla nostra volontà: se qualcuno minacciasse le persone a noi care, probabilmente anche il più coraggioso di noi getterebbe la spugna e piegherebbe il capo, sottomettendosi  alla volontà altrui. Quello che appartiene a noi e solo a noi, purché noi lavoriamo assiduamente sulla nostra consapevolezza, è la nostra anima immortale: che, per il cristiano, è entrata a far pare della vita divina con il rito del Battesimo. Da quel momento, l’anima è divenuta un’anima cristiana, che, se permane nello stato di grazia, o vi ritorna mediante il sacramento della Confessione, partecipa alla vita stessa di Dio. In tale stato, nessun pericolo la più seriamente minacciare. Il diavolo in persona potrà scatenarsi contro di lei, e potrà anche infiggere seri danni al suo corpo e alla sua salute, ma non potrà mai prevalere su di essa, a meno che lei lo voglia, e, cedendo alle sue lusinghe, gli socchiuda la porta, facendolo entrare. Una tale eventualità è sempre possibile, poiché l’anima è dotata di libero arbitrio: e Dio non ci impedisce di rovinarci con le nostre stesse mani, se davvero lo vogliamo; anche se, nella sua immensa misericordia, mette in atto cento e cento situazioni che possano farci rientrare in noi stessi, e restituire all’anima cristiana la piena consapevolezza di sé.

C’è un altro possibile equivoco che bisogna chiarire. Quando affermiamo che ciascuno deve imparare a contare solo su se stesso, o meglio su Dio, e non su fattori umani, non stiamo svalutando l’elemento fisico, materiale della lotta. Non c’è niente di sbagliato nel lottare per difendere la propria libertà, la propria autonomia, la propria dignità e i propri valori morali, quando essi sono gravemente minacciati, come oggi sta accadendo. Tutt’altro: è cosa non solo giusta, ma necessaria. Stiamo dicendo invece che se la lotta viene condotta su un piano esclusivamente materiale, è una lotta sbagliata in partenza: non solo perché difficilmente ci vedrà vittoriosi, ma perché, quand’anche lo fossimo, cadremmo noi stessi in preda a quelle dinamiche disumane, utilitaristiche, distruttive  contro le quali adesso crediamo di batterci. Ma non ci si batte col diavolo diventando dei diavoli; non si lotta contro l’ingiustizia diventando ingiusti. Chi di spada ferisce, di spada perisce, diceva Qualcuno che sapeva qualcosa più di noi. Certo, vi sono delle situazioni in cui è indispensabile usare la violenza, usare la forza fisica in tutta la sua potenza distruttiva: ma l’importante è tenerla sempre al servizio della buona causa, mai permetterle di acquistare potere su di noi. Se la forza, o il denaro, o il successo, acquistano potere su di noi, siamo perduti: anche se riuscissimo a sbaragliare tutti i nostri nemici, resterà sempre in piedi l’ultimo nemico, il più pericoloso di tutti: quello che giace acquattato in fondo al nostro ego. Finché quel nemico è capace di sottometterci, noi non saremo mai vincitori, anche se dovessimo trionfare sul mondo intero; saremo sempre dei miseri schiavi, degli zimbelli nelle mani del diavolo. La storia umana, del resto, è letteralmente piena di simili esempi: si può anzi dire che ne sia addirittura intessuta, una generazione dopo l’altra, un secolo e un millennio dopo l’altro. Ed è un pericolo che incombe costantemente su ogni discendete di Adamo, su ogni figlio della Caduta. Non può essere distrutto da noi, ma solo neutralizzato, e non per merito nostro, con le nostre forze e la nostra volontà, ma affidandoci al Solo che lo può sconfiggere e mettere in catene, il Solo davanti al quale ammutoliva e tremava, e gli chiedeva quale suprema concessione di potersi trasferire dall’anima di un essere umano ad un branco di porci. Il Solo che può parlargli con vera autorità, e ordinargli di andarsene. Questo è quel che noi possiamo fare; il resto è vaneggiamento e delirio di folli.

Da ciò discende l’immensa importanza della preghiera. Mediante la preghiera, noi restiamo uniti a quel Solo; grazie ad essa e per mezzo di essa, noi possiamo moltiplicare le nostre difese, sbarrare la strada al nemico, e soprattutto preservare il tesoro inestimabile della nostra anima. Perché la nostra anima è un tesoro immenso, d’incalcolabile valore: per questo fa tanta gola al nemico, per questo lui vorrebbe impadronirsene. Tuttavia sa di non poterlo fare, se noi non gli consentiamo l’accesso; e sa che l’anima ben difesa è quella che si tiene costantemente unita a Dio. Ecco perché, da secoli e secoli, la sua strategia consiste nel far sì che noi smettiamo di pregare, che noi smettiamo di confidare in Dio, che noi ci riduciamo a vedere ogni cosa in una prospettiva puramente materiale. E ogni volta che noi vorremmo pregare, noi uomini moderni, noi discendenti dell’illuminismo, del liberalismo e del marxismo, lui è lì, accanto a noi, a suggerirci all’orecchio: «A che serve pregare? Lascia che farfuglino le loro giaculatorie le vecchie zitelle; ma tu, che sei un uomo così evoluto e intelligente, un uomo così moderno, cadere in una simile superstizione! Mi meraviglio di te! È per questo che hai studiato; è per questo che i tuoi genitori, con tanti sacrifici, ti hanno fatto andare all’università: perché tu diventassi un povero bigotto?». Questo, quando l’attacco è diretto ed esplicito. Ma più spesso l’attacco è suadente, strisciante, non sembra neanche un attacco, ma la voce pacata e sommessa del buon senso; e sfrutta, in ciò, tutto il lavoro di lavaggio del cervello che hanno operato su di noi, e seguitano ad operare incessantemente, la scuola, l’università, la televisione, il cinema, la letteratura, e sovente anche gli amici e la famiglia stessa. Dove rivolgerci, allora, per difendere vittoriosamente la nostra anima? Sempre e solo a Dio: ma con la massima umiltà, con la massima riverenza, con il doveroso timore e tremoreChi cerca Dio con superbia intellettuale cade nella trappola dell’ego, tesa appunto dal diavolo; ci cade come ci sono caduti tutti gli eretici di tutti i tempi, fino ai Rahner, ai Kasper e ai Bianchi dei nostri giorni, pallidi riflessi e cattive imitazioni dei Lutero, dei Zwingli e dei Calvino di un tempo, i quali, almeno, avevano il coraggio e l’onestà di mostrarsi a viso aperto per ciò che erano: dei nemici della Chiesa e non dei suoi figli devoti.

Arrivati a questo punto, ci sembra già di udire l’immancabile obiezione di chi, pur avendoci ascoltato, non ha capito niente del nostro discorso: «Sì, ma Biden? Sì, ma il Covid? Sì, ma il vaccino? Sì, ma il Great Reset? Che ne sarà di noi? Non si tratta di cose che si possano sconfiggere con le parole: sono realtà concrete, che ci stanno piombando addosso e contro le quali siamo inermi e impotenti». Sì: questo è non aver compreso nulla. Non è vero che siamo inermi: abbiamo con noi la forza più grande, la forza che vincerà immancabilmente, anche se non sappiamo come e quando: la forza di Dio. Tutto quel che dobbiamo fare è mantenere integra la nostra anima, pura la nostra mente. Lo possiamo fare, restando in grazia di Dio: resistendo alle tentazioni e rifiutando il peccato. Il resto verrà da sé. Lui ci dirà cosa fare e cosa dire: guiderà i nostri passi e ci darà la pace del cuore.

Dell’11 Gennaio 2020

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