lunedì, 21 Giugno 2021
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Eppure c’era un volto, tra il fumo dell’11 settembre

Il Diavolo ha tutte le ragioni di ghignare: perfino quando si mostra “a viso aperto”, gli uomini non vogliono assolutamente credere che sia lui, anzi neppure che lui esista di Francesco Lamendola 

Il credente sa che come esiste il Bene, esistono anche i segni del bene; e come esiste il Male, esistono i segni del male. Non sempre li sa riconoscere: la capacità innanzitutto di vederli, poi di riconoscerli, è direttamente legata alla sua evoluzione spirituale e al fatto di trovarsi, o meno, in stato di grazia. I grandi mistici vedono moltissime cose che gli altri non vedono affatto: parlano con il Signore, ricevono conforto dagli Angeli e dai Santi, oppure vengono aggrediti dal Diavolo e dagli spiriti suoi seguaci, talvolta perfino sul piano fisico, come accadde al santo Curato d’Ars e a padre Pio da Pietrelcina. Anche i sogni notturni, per le anime mistiche, sono rivelatori della dimensione soprannaturale: si pensi ai sogni di san Giovanni Bosco (cfr. il nostro articolo I sogni di Don Bosco sono la smentita palese delle teorie freudiane, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 26/01/18). Le anime non illuminate dalla grazia, appesantite dal fardello della carne e frastornate dalle loro passioni disordinate, non vedono né gli esseri soprannaturali, né i segni della loro presenza; o se pure li vedono non sanno riconoscerli, sicché li interpretano in senso ordinario, immanente e casuale: perché la regola aurea è che l’occhio non può vedere se non ciò che esso è abbastanza puro e trasparente da lasciar apparire. In altre parole, la causa del mancato riconoscimento dei segni non risiede nel fatto che non sono sufficientemente chiari, ma nel fatto che l’occhio che dovrebbe vederli è reso opaco e quindi miope dal proprio disordine spirituale e morale. Raramente il peccatore vede e riconosce il peccato, così come raramente lo stupido riconosce l’intelligenza, o l’ignorante riconosce il sapere, o il malvagio riconosce l’ingiustizia. Allo stesso modo, l’egoista non vede l’altruismo, il bugiardo non vede la verità e l’insensibile non vede la sensibilità, o se la vede non la riconosce, non la comprende, la evita o la deride, a seconda dei casi. E se ciò accade per le cose di quaggiù come potrebbe non verificarsi, a maggior ragione, per le cose che non appartengono a questo mondo?

Così ci sono stati dei segnali, da quando è stato eletto alla cattedra di vicario di Cristo un certo Jorge Mario Bergoglio, che tempi terribili stavano arrivando per la Chiesa e per tutti i credenti: un fulmine spettacolare si è abbattuto sulla cupola della basilica di San Pietro; le colombe liberate dalla finestra del Palazzo apostolico sono state attaccate e divorate da un falco e un gabbiano; per non parlare della mancata benedizione Urbi et Orbi del giorno di Natale del 2017, quando il signore argentino vestito di bianco ha omesso le parole discendat super vos, et maneat semper, riferite alla benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo; e non si dica che è stata una dimenticanza, perché tanto varrebbe dire che l’agricoltore può “dimenticarsi” di mietere il grano o vendemmiare l’uva, oppure di far bere i suoi animali (avevamo già parlato di quei fatti in alcuni articoli (Di quali altri segni c’è bisogno?, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 29/12/17; e I segni sono lì, sotto i nostri occhi: ma non li vediamo, il 28/10/19).

Tralasciando la mancata benedizione, che è stata un atto umano e pienamente intenzionale, restano i segni di natura non umana, che ovviamente lo scettico si rifiuta d’interpretare in senso soprannaturale, perché tutta la cultura moderna è fondata sul dogma che le leggi di natura non ammettono sospensioni o alterazioni, non essendoci niente al di là o al di sopra di essa. I segni, per il credente, non riguardano solo la sfera strettamente religiosa, ma ogni manifestazione della vita, e specialmente le situazioni in cui si rivela, o si sta rivelando, un grande bene o un grande male. Che cos’era quel fragrante profumo di violetta che si sentiva in presenza di padre Pio? E che cos’era, all’opposto, l’orribile e gigantesco volto demoniaco, visto e fotografato da tantissime persone nel fumo, durante il dramma dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York? Ha scritto il giornalista Stephen L. Spignesi nel suo libro I 100 grandi fenomeni inspiegabili (titolo originale: The Weird 100, Citadel Press, 2004; traduzione dall’inglese di Loretta Tabarrini, Hobby & Work Publishing, 2007, e Gruner-Jahr/Mondadori, 2008, p. 121):

A poche ore dal crollo degli edifici del World Trade Center avvenuto l’11 settembre del 2001, su internet cominciarono a circolare delle foto di un’enorme e torva faccia demoniaca chiaramente riconoscibile tra il fuoco e le fiamme. Molti credenti affermarono trattarsi di Satana (o uno dei suoi tirapiedi) che si deliziava del caos e della sofferenza; gli agnostici e i non credenti la giudicarono una semplice e casuale forma, come se ne vedono tante formarsi nel fumo o nelle nuvole. Che fosse un gioco di luci e ombre o una vera e propria manifestazione demoniaca dipendeva quindi dal sistema di credenze della singola persona. Ma nel fuoco C’ERA una faccia. Questo è inconfutabile. La sua genesi invece è più problematica.

La Chiesa cattolica afferma con certezza che il Diavolo è reale, che i demoni a lui soggetti sono reali, e che Satana e i suoi servi sono in grado di possedere gli esseri umani e obbligarli a commettere ogni sorta di azioni malvagie.

Dice molto bene l’autore: i fatti sono quelli, ma come interpretarli dipende dal sistema di credenze della singola persona; e anche, aggiungiamo noi, dal sistema di credenze vigente in quella data società e in quel dato momento storico (perché la maggioranza della “gente” raramente si prende il disturbo di pensare con la propria testa, ma preferisce delegare questo noioso e secondario ufficio a qualcun altro). Dunque, tra il fumo denso che si levava dalle macerie del World Trade Center dopo il crollo della prima delle Twin Towers, c’era una faccia. Incontestabilmente, innegabilmente, inoppugnabilmente. Non solo è stata vista da migliaia e migliaia di persone, ma è stata anche immortalata da fotografie e riprese con la videocamera; e dunque essa è ancora lì, e chiunque può osservarla, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo dell’orbe terracqueo. E non una faccia qualunque, ma una faccia enorme, ghignante, con i tratti deformati da un inconfondibile sorriso carico di odio e di compiacimento. E di che mai si compiaceva, se non di ciò che era appena accaduto, e che stava ancora accadendo? Tuttavia, obiettano gli scettici, prima di disquisire se quel sorriso fosse di benevolenza odio, bisognerebbe essere sicuri che fosse un sorriso intenzionale, e non un semplice gioco delle ombre creatosi sullo sfondo del fumo scurissimo che si levava dalle macerie. L’odio, infatti, è un sentimento, e rivela una intenzionalità della coscienza; mentre un sorriso è solo una certa disposizione dei muscoli facciali e un certo atteggiamento della bocca, per cui può appartenere a una statua impassibile, così come a una semplicissima illusione ottica. Se c’è odio, c’è qualcuno che odia; ma se c’è un sorriso, non è detto che ci sia davvero qualcuno che sta sorridendo. Qui appunto interviene il sistema di credenze. Se io non credo né a Dio né al Diavolo, se non credo a nulla che vada oltre la dimensione fisica e terrena, va da sé che non posso interpretare quel sorriso come un sorriso di odio: lo interpreto come un sorriso e basta; e un sorriso può nascere da un gioco di chiaroscuri, che la mia immaginazione mi porta a interpretare come un volto umano che sta sorridendo. In realtà, se sono uno scettico incallito, è evidente che per me nessun volto poteva apparire tra quelle nuvole di fumo, il mattino dell’11 settembre 2011, perché simili cose non esistono, e dunque non possono accadere. Ma chi decide, in realtà, che cose di tal genere non possono accadere? Non i fatti, i quali non chiedono ad alcuno il permesso di verificarsi, ma il mio sistema di credenze. Si dirà che lo stesso ragionamento si può applicare al credente: anche lui interpreta i fatti secondo la sua personale prospettiva, e “vede” in quelle ombre e in quelle forme un volto e un sorriso, mentre in realtà non ci sono né l’uno, né l’altro, ma solo, appunto, fumo e polvere sollevati dal crollo. Certo, è vero.

A questo punto bisogna fare una scelta: o si sceglie il relativismo, e si sostiene che tutti i sistemi di credenze sono buoni, almeno soggettivamente, e dunque che chiunque può leggere il reale come meglio preferisce; o si crede nella verità, nella verità unica e non soggetta a fluttuazioni o interpretazioni personali, la verità che è tale per se stessa. Se si crede nella verità, allora non tutti i sistemi di credenze sono buoni, né sono tutti intercambiabili, ma è valido e certo solo uno di essi, quello che vuol cogliere la verità delle cose secondo la loro reale natura; ovvero, per usare un frasario scolastico, è vero quel giudizio che sa adeguarsi perfettamente alla cosa, e che la sa cogliere così come essa è realmente. Ma, obiettano gli scettici, sarà mai possibile ciò?; e proprio mettendolo in dubbio rivelano la loro effettiva intenzione, che è quella di affermare, dietro un agnosticismo in apparenza tollerante, il dogma del relativismo: la verità assoluta non esiste, ciascuno ha diritto alla propria verità, e chi lo contesta vuole togliere agli altri la libertà di essere ciò che sono. Il che appunto tradisce la loro intenzione di difendere a oltranza non già la pluralità del vero, il che è un assurdo logico (è impossibile, per definizione, che coesistano differenti verità) ma la pluralità dei soggetti autoreferenziali e dunque di altrettanti punti di vista. Che cosa c’è di sbagliato, essi chiedono, nel fatto che si riconosca la pluralità dei punti di vista? Nulla, rispondiamo, a meno che non si tratti solo di punti di vista, ma della pretesa di tante verità quanti sono questi ultimi. Il passaggio dall’una cosa all’altra è il vero obiettivo, generalmente non dichiarato, dei relativisti: per questo essi spacciano come una battaglia di libertà l’affermazione dei molteplici punti di vista, ma il loro obiettivo reale è l’affermazione delle molteplici verità.

Ciò chiarito, torniamo al volto ghignante in mezzo al fumo delle Twin Towers.

Non solo il credente, il quale sa che il Diavolo esiste e che talvolta ama farsi vedere, o intravedere, quasi a sfida e per farsi beffe dell’incredulità umana, ma anche il non credente intellettualmente onesto, dovrebbero convergere sul fatto che

– quella faccia è apparsa realmente l’11 settembre a New York;

– che era proprio una faccia, e non uno scherzo del caso o una specie d’illusione ottica;

– e che è semplicemente impossibile sostenere, in tutta serietà, che quegli occhi, quel naso, quella bocca ghignante, si sono prodotti spontaneamente da una aggregazione casuale delle molecole di polvere alzata dai crolli.

Forse non proprio impossibile in senso stretto, e tuttavia talmente improbabile da sconfinare nella impossibilità pratica. Negarlo sarebbe un po’ come affermare che una scimmietta, battendo a caso sui tasti della macchina da scrivere, possa comporre un poema come la Divina Commedia. Teoricamente non è impossibile: solo che ci vorrebbero miliardi di anni a disposizione, e forse non basterebbero neppure quelli; sicché, all’atto pratico, possiamo tranquillamene affermare che ciò è impossibile, che non può accadere e che non accadrà mai. Eppure, insisteranno i nostri critici, la similitudine della scimmietta è troppo “forte”, perché qui stiamo parlando di aria, di fumo, e non di materia solida. Bene, in tal caso faremo una similitudine più adeguata: quella delle molecole d’aria che si trovano nella vostra stanza e che, teoricamente, potrebbero spostarsi tutte quante, per un movimento spontaneo, nella stanza accanto, o fuori dalla finestra, lasciandovi a boccheggiare, in procinto di venir meno per mancanza d’ossigeno. Quante probabilità ci sono che si verifichi un caso del genere, possibile in linea teorica? Meno di una su decine e decine e decine di miliardi, crediamo si possa onestamente rispondere; e dunque, all’atto pratico, si può affermare in tutta tranquillità che è una cosa impossibile. La faccia diabolica formatasi nelle gigantesche volute di fumo dell’11 settembre, dunque, era una faccia, né si era formata per caso, perché contro una simile spiegazione ci sono miliardi e miliardi d’improbabilità.  Quale altra spiegazione rimane, arrivati a questo punto, cioè dopo aver escluso che si sia trattato di un’illusione, o un capriccio del caso, o una formazione spontanea, cioè le spiegazioni razionalmente più “facili”, ma in pratica talmente improbabili da poter essere escluse senz’altro? Resta la conclusione che quella faccia fosse proprio ciò che pareva essere, con buona pace di tutti gli scettici del mondo, compresi quelli in abito scuro da gesuita, come l’attuale preposito generale dell’ordine di Sant’Ignazio di Loyola, Arturo Sosa Abascal, quegli che affermò – ricordate? – la non esistenza del Diavolo, e disse che con quel nome si indica simbolicamente la realtà del male.

Davvero, il Diavolo ha tutte le ragioni di ghignare: perfino quando si mostra a viso aperto, senza sotterfugi, gli uomini non vogliono assolutamente credere che sia lui, anzi neppure che lui esista; e i più increduli sono proprio quei sacerdoti cattolici i quali, in base all’insegnamento di Gesù Cristo, al racconto dei Vangeli e alla dottrina solennemente affermata, per duemila anni, dalla loro stessa Chiesa, dovrebbero crederci più di tutti, se non altro perché i loro confratelli esorcisti si sono misurati e si misurano quotidianamente nei drammatici faccia a faccia con lui, allorché lottano per strappargli dalle grinfie i disgraziati dei quali si è impossessato. Ma tutto questo accade affinché, come disse Gesù, pur guardando non vedono, e pur ascoltando non odono, né capiscono (Mt 13,13).

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 19 Gennaio 2021

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