giovedì, 25 Febbraio 2021
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Gli Uffizi verso la riapertura, ma del turismo non c’è traccia

di Lorenzo Maria Pacini

Firenze non è più quella di un tempo, questo è certo. Girando per le strade del centro storico, i negozi sono pressoché tutti chiusi fino a tarda mattinata, con un orario lavorativo ridotto anche oltre la metà delle ore usuali; bar e ristoranti preferiscono restare con le serrande abbassate e le luci spente, fra assenza di clientela e costi di gestione non ammortizzabili; mancano i turisti, vero motore del centro città, quella massa costante di visitatori che in tutti i periodi dell’anno abitualmente invadono le strade del capoluogo toscano.

È questo il contesto in cui è stata annunciata la riapertura al pubblico degli Uffizi, fissata per giovedì 21 gennaio, anticipata dalla riapertura di Palazzo Pitti mercoledì 20 e il giardino di Boboli martedì 19. A darne comunicazione è stato il direttore Eike Schmidt, dopo ben 77 giorni di drammatica chiusura degli stabilimenti museali, la prima volta nella storia. Dopo il via libero del Governo per quanto riguarda la ripresa – graduale – delle attività culturali pubbliche, il Comune di Firenze si è subito adoperato per rilanciare i numerosi musei della città, fiore all’occhiello dell’arte nelle sue molteplici declinazioni, per l’Italia e per il mondo intero. I complessi civici fiorentini, guidati dal Museo di Palazzo Vecchio, il Museo del Novecento e il Museo Bardini, sono già ripartiti lunedì 18 gennaio, e dopo Uffizi e Pitti ci saranno anche il Bargello, San Marco, le Cappelle Medicee e Palazzo Davanzati.

«Non vogliamo perdere nemmeno un minuto – ha dichiarato l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi -, crediamo che sia un segnale di speranza importante: dopo un anno di grave crisi per tutto il comparto culturale adesso ci auguriamo che la riapertura, con tutte le necessarie prescrizioni sanitarie, possa essere permanente». Non migliora però l’afflusso di turismo, carburante del motore culturale fiorentino. «Sono mesi che non vediamo più turisti. Durante l’estate c’è stato un po’ di movimento, è vero, ma non è il vero turismo fiorentino» ci ha raccontato F. Paperone, proprietario di uno storico negozio artigianale nei presso del Duomo. «Firenze è deserta, è una tristezza indicibile trovarsi in questa situazione. Non possiamo certo sperare nel Governo, che fino ad ora ci ha chiesto sacrifici, dandoci l’illusione di poter ripartire, per poi farci chiudere in quei pochi momenti in cui avremmo potuto incassare qualcosa. Personalmente sono al 75% meno del 2019 come fatturato, e in questo primo mese del 2021 già diventa difficile guardare al termine del trimestre. Noi siamo una piccola realtà artigianale, con laboratorio e negozio, lavoriamo principalmente coi turisti e le scuole d’arte, dunque è logico che mancando sia le attività scolastiche, sia il turismo, restare aperti non abbia molto senso».

Alla domanda su cosa prevede per il futuro turistico della città, il negoziante ci risponde con franchezza «L’emergenza economica sta già facendo più vittime di quella sanitaria, e ben presto ce ne renderemo conto. Io riesco ad aprire mezza giornata, ma in questa via, proprio adiacente a Santa Maria del Fiore, sono rimasto l’unico aperto su una ventina di negozi, e il guaio è che molti di essi sono serrati da mesi ormai. Firenze per risollevarsi da una situazione del genere avrebbe bisogno di un afflusso di visitatori ininterrotto per mesi e mesi, ma con i portafogli vuoti e il carovita in crescita, come possiamo sperare in una ripresa?».

Foto: archivio Il Corriere delle Regioni

Del 19 gennaio 2021

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