lunedì, 14 Giugno 2021
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Ora viene il principe di questo mondo

Il Diavolo? Padre Livio Fanzaga e la dottrina del “Peccato Originale”: vera linea di spartiacque fra modernismo e cattolicesimo, fra falsa chiesa e vera Chiesa, fra mondo e Regno di Dio di Francesco Lamendola

Gesù adopera in diverse occasioni l’espressione il principe di questo mondo per indicare il Diavolo.

In Gv 12,31-32, dice: Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me.

In Gv 14,30-31: Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. 

E in Gv 16, 7-11: Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

È interessante notare che a partire dal Concilio Vaticano II  tale espressione quasi scompare dai manuali di teologia morale e dai trattati di apologetica, per non parlare della pastorale e del catechismo: è come se i cattolici, a cominciare dal clero, provassero un fortissimo imbarazzo a servirsi della precisa espressione che compare tante volte sulla bocca del divino Maestro. Come mai? A parte una più generale riluttanza a toccare il tema del Diavolo, del male e del peccato, e a maggior ragione della morte, del giudizio e del destino eterno delle anime (i cosiddetto Novissimi), si ha l’impressione che usare le parole il principe di questo mondo suonasse poco moderno, poco dialogante, poco misericordioso, soprattutto per l’implicita accezione negativa del vocabolo mondo. Poiché i fautori entusiasti delle “novità” conciliari, come la libertà religiosa e l’ecumenismo, avevano fatto del dialogo col mondo il loro cavallo di battaglia, provavano un’evidente ripugnanza a nominare il mondo come sinonimo di regno del diavolo. E pazienza se nel Vangelo di Giovanni la parola mondo (kosmos) viene adoperata precisamente in tal senso: che sarà mai il Vangelo, a paragone della teologia di Karl Rahner, di Hans Küng e di Yves Congar? Che saranno state le azioni e le parole di Gesù Cristo, a confronto con le parole e le azioni di don Milani, di David Maria Turoldo, per non parlare del “papa buono”, Giovanni XXIII, e del papa progressista, Paolo VI, cui si deve quel capolavoro di modernismo che è  la Messa novus ordo? E così, ripieni dello “spirito”, anche se non si sa bene quale, eccoci arrivati al teologo Alberto Maggi che definisce padre Livio Fanzaga, reo di aver detto che la presente emergenza sanitaria è lo strumento di cui serve una élite satanica, direttamente ispirata dal Diavolo, per imporre il suo potere sul mondo, come esponente di una teologia piena di quel marciume che si pensava appartenere al passato. Che bello, sentire come i bravi cattolici progressisti e bergogliani, pieni di misericordia verso i fratelli tutti, parlano dei cattolici che restano ancorati alla Tradizione e alla dottrina di sempre! È commovente sentire quanta dolcezza, quanta bontà, quanto spirito fraterno, loro che hanno sempre il discernimento sulle labbra e che invocano compassione e comprensione a destra e a manca, sanno mostrare quando si tratta di confrontarsi con chi crede, seguendo il Magistero e a differenza di padre Sosa Abascal, che il Diavolo non sia affatto un simbolo del male, ma uno spirito realmente esistente e operante, contro il quale bisogna mettere in guardia i cristiani, come faceva san Pietro nella prima epistola che porta il suo nome (5,8): Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, un leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.

Dunque, il principe del mondo. Dice Gesù che sta venendo, che questa è la sua ora. Dice di non essere venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo; e tuttavia ricorda che se il mondo lo rifiuta, si condanna da se stesso (Gv 12,46-48):

46 Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47 Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48 Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. 

Ecco, dice Gesù, viene il principe di questo mondo; e mai come oggi le sue parole paiono indicare un momento storico preciso, quello appunto che stiamo vivendo. Mai come oggi le forze infernali appaiono scatenate; mai come oggi, forse, si sente il soffio acre e ributtante del Diavolo spirare ovunque e muovere uomini ignobili, promuovere azioni nefande, indurire i cuori e chiuderli alla pietà.  Ce ne siamo resi conto? Siamo pronti per la battaglia finale? Oppure siamo in tutt’altre faccende affaccendati, e la battaglia ci troverà completamente impreparati e pressoché  inermi? Mai come oggi i figli delle tenebre sembrano operare apertamente, senza vergogna; mai come oggi vediamo il trionfo apparente dei loro disegni malvagi, mentre i buoni ammutoliscono sbigottiti, e paiono quasi cercare un angolo ove nascondersi, e intanto milioni di nascituri innocenti vengono sacrificati, nell’indifferenza generale, come in un’orrida religione di morte, quali olocausti in onore di crudeli e mostruose “divinità” assetate di sangue.

Scriveva padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria, nel suo libro L’ultima battaglia. La vittoria di Gesù sul demonio (Edizioni Piemme, 2015, p. 152-153 e 154-155):

Gesù vede la sua missione come una liberazione dell’umanità dalla schiavitù del principe di questo mondo. Annunciando il Regno di Dio, che è già presente nella sua persona, nelle sue parole e nelle opere che compie, Gesù si prefigge di sottrarre l’umanità dalla schiavitù del demonio, che la tiene soggiogata, dopo il peccato dei progenitori. Mentre coinvolge e prepara gli apostoli ad essere suoi cooperatori nell’opera della redenzione, rivela alle loro menti offuscate dalle ambizioni umane la grande battaglia che sta per essere combattuta per la riconquista dei cuori a Dio. Gesù non minimizza la potenza di satana. Non c’è una sola parola che ne sottovaluti la potenza, anche se di fronte alla onnipotenza divina deve piegare la testa.  Definendolo “il principe di questo mondo” (Gv 12,31; Gv 14,30; Gv 16,11) Gesù riconosce la potenza che satana ha acquisito sul genere umano fin dalle origini, incrementandola lungo il corso della storia. Tuttavia il suo attacco contro Gesù è destinato a fallire: “Viene il principe di questo mondo; egli non ha nessun potere si di me”(Gv 14,30). Mentre gli apostoli sognano la realizzazione delle profezie messianiche in una versione terrena Gesù indica il nemico e il terreno della battaglia. L’avversario non sono le potenze terrene, mondiali e locali, ma un potere invisibile, infinitamente più forte, che opera dietro di esse e che contende il primato a Dio. Non sono le legioni romane e tanto meno i notabili locali il nemico da combattere, ma “l’impero delle tenebre” (Lc 22,33), la cui sede è all’inferno, ma il cui potere si estende su tutta la terra. Gesù rivela la potenza di satana a menti incapaci di comprenderla, se non più tardi, dopo la sua gloriosa resurrezione, e il dono dello Spirito Santo. Rivelando il dominio del diavolo sul mondo, Gesù non vuole certo impaurire, come se si trattasse di un potere invincibile. Al contrario ci aiuta a comprendere la grandezza della sua vittoria, perché ogni uomo la possa far propria e divenire figlio di Dio. (…)

Gesù, definendo il demonio “il principe di questo mondo”, fa come quel chirurgo che non si accontenta dei sintomi, ma procede sino in fondo per cogliere e radici del male. La diagnosi è la peggiore possibile, perché il male di vivere, al quale nessuno può sottrarsi, ha una causa incurabile. Che cosa infatti potrebbe fare l’uomo per liberarsi dalle catene del peccato, con le quali il demonio tiene schiava l’umanità? Gesù svela l’enigma del male e della morte che affligge la vita umana, togliendo la maschera al tenebroso che si nasconde e che impone la sua tirannia senza mostrarsi. Satana non è una nuvola passeggera nel cielo di primavera, non è un piccolo incidente di percorso, non è un serpentello innocuo, non è un fantasma della mente impaurita, non è uno spauracchio dell’infanzia. Satana è colui che ha rubato Dio all’uomo e si è messo al suo posto. Lo ha fatto con l’inganno, ottenendo il consenso che gli ha permesso il dominio. Un potere nefasto che si estende all’umanità intera, avendo conseguito, a causa del peccato originale, un diritto su ogni nato di donna. Gesù rivela qual è la causa della tenebra di menzogna e di morte nella quale gli uomini si sentono avvolti, cercando invano una via d’uscita. L’impero delle tenebre, il cui capo  il principe di questo mondo, è dunque il potere che soggioga l’umanità. Gli apostoli dimostrano di aver compreso la portata di questa rivelazione, come dimostra l’intero Nuovo Testamento. L’apostolo Giovanni infatti non esita ad affermare che “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (Gv 5,19) mentre san Paolo estende anche oltre l’orizzonte terreno il potere demoniaco: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti”(Ef 6,12). L’avversario è “il grande drago, il serpente antico che seduce tutta la terra” (Ap12,9).

Da queste righe traspare la grave “colpa” di padre Livio, agli occhi di Alberto Maggi e di tutto il carrozzone progressista e bergogliano: l’aver ricordato che l’uomo è peccatore, è un misero schiavo del Diavolo, a meno che si affidi interamente alla Redenzione di Gesù Cristo; perché agli inizi della sua storia c’è un evento disastroso, anch’esso divenuto quasi innominabile perché “politicamente scorretto”: il Peccato Originale. Sappiamo che parlare del Peccato Originale, agli occhi dei seguaci dello “spirito conciliare” (e ripetiamo che nessuno ha mai compreso di quale “spirito” si tratti: di certo non lo Spirito Santo, l’unico che dovrebbe assistere e ispirare i lavori di un concilio della Chiesa cattolica), è qualcosa di fastidioso, quasi d’intollerabile: una specie di provocazione, un rigurgito di quel “marciume teologico” che con tanta mitezza ed empatia Alberto Maggi ha evocato, parlando delle catechesi radiofoniche di padre Livio Fanzaga. In effetti è proprio lì, nella questione centrale del Peccato Originale, che si gioca la partita fra vero e falso cattolicesimo. Per il vero cattolico, fedele alla dottrina di sempre, è scontato che da esso, e dalla Caduta che ha provocato, deriva il fatto della immedicabile debolezza umana di fronte alle lusinghe del Diavolo; il fatto che in lui prevale la concupiscenza, che lo guida inesorabilmente verso l’egoismo e perciò verso il male, piuttosto che verso l’altruismo ed il bene; e che le conseguenze del Peccato Originale sono tali da non poter essere evitate, da non poter essere esorcizzate, o respinte, o limitate, se non per azione diretta della Grazia divina, e giammai con le sole forze dell’uomo, come invece riteneva il padre di tutti gli eresiarchi, Pelagio. In fondo, se dovessimo restringere a una sola questione essenziale la linea di spartiacque fra modernismo e cattolicesimo, fra falsa chiesa e vera Chiesa, fra mondo e  Regno di Dio, diremmo senz’altro: la dottrina del Peccato Originale. Chi ci crede e ne accetta le conseguenze, in tutta la loro portata devastante, senza per nulla attenuarle o cercare di minimizzarle, è nel solco della vera dottrina; chi non ci crede, chi vorrebbe correggere e rivedere quel capitolo della storia umana, e rivendicare un libero arbitrio assoluto, che prescinde dalla Caduta di Adamo ed Eva, è fuori.

Dovrebbe avere anche l’onestà di fondare la sua setta, la sua chiesa separata: e invece vediamo, appunto dal Concilio Vaticano II in poi, che ha avuto la suprema audacia e la somma impudenza di voler restare nella Chiesa di Gesù Cristo, e di cacciarne fuori i veri cattolici, sostituendosi ad essi e ingannando il gregge dei fedeli. Ed è in questo inganno, in questa strategia di sostituzione della Verità di Gesù Cristo con le menzogne del mondo, che traspare la reale natura di ciò che quei signori stanno facendo: creare confusione e divisione, il tutto a beneficio, che lo sappiano o meno, di colui che è il divisore per eccellenza, nonché l’omicida per antonomasia, e che tale è sempre stato fin dal principio (cfr. Gv 8,44). Perciò bisogna essere molto chiari su questo punto: chi altera la dottrina di Gesù Cristo, chi spaccia per sua Parola una parola umana, ispirata dal desiderio di piacere al mondo, merita il tremendo anatema del Verbo incarnato (Gv 8,42-45):

42 Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, 44 voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 

Del 21 Gennaio 2021

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