lunedì, 27 Settembre 2021
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Siamo caduti così in basso per aver tradito la verità

Un mondo di pazzia collettiva? Siamo caduti così in basso per aver tradito la verità. Dobbiamo tornare amici della verità per tornare amici di noi stessi; e per farlo dobbiamo ricominciare a chiamare le cose coi loro veri nomi di Francesco Lamendola  

Abbiamo il dovere di capire in che modo siamo caduti tanto in basso: presi in giro da chi ci governa, ingannati da chi ci dovrebbe proteggere, traditi da chi ci dovrebbe fornire assistenza spirituale e morale: isolati, mortificati, ingabbiati, colpevolizzati e in procinto di subire vaccinazioni di massa, tracciamenti, controlli incrociati e ogni sorta di ulteriori limitazioni, compresa la rinuncia a servirci liberamene del nostro denaro. Fino a quando non lo comprenderemo, nessuna risalita sarà possibile: saremo condannati a restare sprofondati nella palude, alla mercé di quel malvagio potere finanziario globale che fa stima di noi quanta ne potrebbe fare del bestiame da allevamento o del pesce da pescare o delle coltivazioni da sfruttare. Nelle nostre precedenti riflessioni ci siamo concentrati sugli aspetti psicologici e culturali dell’involuzione che un poco alla volta, a partire da molti anni fa, e contrabbandata col nome di progresso, ci ha condotti al presente stato d’impotenza e umiliazione; ora è tempo di mettere a fuoco sempre più l’aspetto filosofico, perché è da esso che tutto il resto discende, e che l’intero quadro si fa chiaro e persuasivo. E per farlo dobbiamo tornare, ancora una volta, alla questione fondamentale della verità. In estrema sintesi, si potrebbe dire che tutto quel che è accaduto nel corso degli ultimi anni, decenni e secoli, a partire dall’avvento della modernità, è stato un continuo, sistematico, ostinatissimo rifiuto della verità e un’opera capillare di sostituzione ad essa della menzogna, spacciata tuttavia per verità: e che questa è la prima radice della nostra crisi e di tutta la degradazione morale e materiale che stiamo subendo, e che i nostri genitori e i nostri nonni non avevano visto neppure al tempo delle due guerre mondiali, pur in mezzo ai lutti, alla fame e alle macerie.

Il bisogno di verità è inscritto nel nostro statuto ontologico, proprio come il bisogno di Dio: del resto, sono due lati della stessa cosa. Averlo soffocato, averlo ignorato, averlo vilipeso, è stato il peggior tradimento che l’uomo moderno potesse compiere non solo nei confronti di Dio, ma anche di se stesso. Occorre considerare che la verità non è una cosa, ma una relazione: è l’accordo fra la cosa e il giudizio. Pertanto, essendo una relazione, se essa viene falsificata, non viene falsificato solo un determinato oggetto, ma viene falsificata una rete di relazioni: di me con me stesso; di me con gli altri e con il mondo; di me con Dio, supremo garante della verità stessa, essendo Egli la Verità assoluta. Se dico, per esempio, che in questa stanza ci sono due finestre, mentre in effetti ve n’è una soltanto, mento a me stesso, nella misura in cui ritengo che ciò sia lecito; mento ad un altro, per esempio a un possibile acquirente dell’appartamento; e mento a Dio perché Dio è la Verità stessa e tutto ciò che va contro la verità, va automaticamente contro di Lui. Ricordiamo come si è comportato Gesù Cristo di fronte a Pilato, il procuratore che lo stava giudicando e che in quel momento aveva diritto di vita o di morte su di lui: interrogato se Egli fosse re, rispose e rese testimonianza alla verità, perché non ritenne che la sia pur minima alterazione del vero fosse lecita, sia pure al prezzo della vita stessa (Gv 18, 37-38):

37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38 Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa».

Abbiamo scelto volutamente un esempio minimale, quello della menzogna sul numero delle finestre di una stanza, perché sarebbe stato fin troppo facile immaginare un esempio ben più drammatico, nel quale sia coinvolta direttamente la vita di altre persone. Ciò per far capire che il disprezzo deliberato della verità, la menzogna, non è mai senza effetti e ripercussioni; e se è vero che esistono realmente delle bugie “bianche”, ovvero delle menzogne dette a fin di bene, e che talvolta sono effettivamente utili e necessarie, pur tuttavia bisogna fare molta attenzione a ricorrere ad esse solo nella misura strettamente indispensabile; e non sempre la linea di separazione fra menzogne innocenti e menzogne colpevoli è così facilmente riconoscibile come si potrebbe pensare. Anche perché menzogna chiama menzogna, e chi si abitua a mentire, finisce facilmente per smarrire la giusta proporzione che deve comunque sempre esistere fra la menzogna come strumento di un fine ulteriore, in teoria buono, e la menzogna come fine a se stessa, ossia come abito mentale tipico dell’uomo abituato a non cercare più la verità, anzi a disprezzarla, per adattarsi a un mondo fatto di apparenze e d’interessi non sempre limpidi, nel quale la verità diviene una chimera (come lo era per Pilato, il quale chiese, da figlio delle tenebre e non della luce: Che cos’è la verità?) e la sincerità finisce per essere un qualcosa d’ingombrante e di fastidioso, che torna a svantaggio di chi voglia affermarsi nella società.

Negare la verità, dunque, equivale a spacciare la menzogna per verità, dal momento che tutti, anche se a parole dicono il contrario, presuppongono il principio della verità, vale a dire presuppongono che esista una gerarchia di affermazioni, in cima alle quali vi è quella assolutamente vera, che garantisce la veridicità di tutte le altre. Infatti se davvero si dovesse vivere in un mondo dove la verità non esiste, come pure essi dicono con una sorta di strano, malsano compiacimento, la vita diverrebbe letteralmente impossibile, e nessuno potrebbe fare il sia pur minimo progetto, né fondare alcun tipo di esistenza ordinata, ma tutto sprofonderebbe nel caos più distruttivo. Ricordiamo la celebre definizione della verità formulata da Aristotele (Metafisica, IV, 7, 1011 b): Dire di ciò che è che non è, o di ciò che non è che è, è falso; dire di ciò che è che è, o di ciò che non è che non è, è vero. Meravigliosa chiarezza, linearità e concisione del pensiero dello Stagirita: tanto più notevole se la si confronta con le tortuose fumisterie dei moderni sofisti che si spacciano per filosofi, ma che filosofi non sono, se è vera, come è vera, la definizione platonica di filosofo: colui che è capace di vedere l’intero, è filosofo; e chi no, no. E san Tommaso d’Aquino, nelle Quaestiones Disputatae de Veritate, definisce la verità come adaequatio rei et intellectus, corrispondenza fra la cosa e l’intelletto (da: S. Tommaso d’Aquino, Sulla verità, a cura di Fernando Fiorentino, Milano, Bompiani, 2005, p. 121):

Ora, ogni conoscenza si attua per mezzo dell’assimilazione del mezzo conoscente alla cosa conosciuta, così che l’assimilazione è detta CAUSA DELLA CONOSCENZA; per esempio, la vita conosce il colore, poiché si dispone secondo la specie del colore Dunque, il primo rapporto dell’ente con l’intelletto è che l’ente concordi con l’intelletto e questa concordanza è detta precisamente ADEGUAZIONE DELLA COSA E DELL’INTELLETTO e in ciò si realizza formalmente la natura del vero. Ed è questo, dunque, che il vero aggiunge all’ente, vale a dire la conformità o l’adeguazione della cosa e dell’intelletto e a questa conformità, com’è stato detto, consegue la conoscenza E così, dunque, il ciò che è della cosa precede l’essenza della verità, mentre la conoscenza è un certo effetto della verità.

Mirabile anche la concisione la precisione, diremmo chirurgica, dell’Aquinate (in un trattato di oltre mille pagine!). Nulla si conosce, se non si conosce nella verità; ma per conoscere nella verità, bisogna che l’intelletto sappia adeguarsi perfettamente alla cosa. La conoscenza è un effetto della verità: niente verità, niente conoscenza. Ne deriva che l’intima essenza del mondo moderno è, e non può che essere, la più profonda ignoranza: avendo abolito la metafisica in nome del relativismo, tutto il sapere moderno non è altro che non sapere, dunque una menzogna spacciata per verità; così come l’arte moderna è non arte spacciata per arte, la filosofia moderna è non filosofia spacciata per filosofia, la politica moderna è non politica spacciata per politica, la scienza moderna è non scienza spacciata per scienza, il diritto moderno è non diritto spacciato per diritto, l’etica moderna è non etica spacciata per etica, l’educazione moderna è non educazione spacciata per educazione, e così via. Insomma tutta la civiltà moderna è una non civiltà, perché ciò che si regge sulla menzogna e sull’ipocrisia non può dar luogo ad alcuna civiltà, ma solo alla barbarie: e noi siamo i barbari, figli di questa barbarie, che neppure sanno di esserlo, ma si credono gli uomini più progrediti e illuminati che mai la storia abbia prodotto nel corso dei secoli e dei millenni. Di che meravigliarsi, allora, se il nostra abitudine sistematica alla menzogna ci ha condotti alla presente degradazione? Truccando il significato delle parole, abbiamo creduto di poterla fare in barba alla verità; ma la verità ultima è Dio, e a Dio non la si fa. Abbiamo imparato a dire, per esempio: interruzione volontaria della gravidanza, ma avremmo dovuto dire aborto volontario: cambiando le parole abbiamo cercato di dare alla cosa un significato diverso da quello reale, e questo è un oltraggio alla verità. Oppure diciamo: maternità surrogata o gestazione per altri, mentre dovremmo dire: utero in affitto; crediamo di poter prendere in giro la verità, adoperando dei termini politicamente corretti, ma la verità non si lascia prendere in giro. Diciamo anche: le famiglie arcobaleno o magari, usando un’espressione più raffinata, le famiglie omogenitoriali; ma la parola “famiglia” ha un unico significato, quella dell’unione stabile fra un uomo e una donna aperta alla procreazione, mentre l’unione di due persone dello stesso sesso non può in alcun modo essere chiamata famiglia, a meno di volersi fare beffe della verità. Potremmo fare tantissimi altri esempi. I bombardamenti chirurgici, gli interventi umanitari, le rivoluzioni colorate sono tutte espressioni menzognere aventi lo scopo di far credere qualcosa che non è e per far credere, al contrario, che qualcosa che è, non sia (si ricordi la definizione di Aristotele): dunque sono tutte menzogne costruite a tavolino, deliberatamente, intenzionalmente, per proiettare le menti della gente comune in una dimensione fittizia, illusoria, dove le parole contano più delle cose e dove non si chiede più al giudizio di adeguarsi agli enti. Vale a dire in un mondo di pazzia: una pazzia collettiva, permanente e istituzionalizzata, che prevede il manicomio per quanto non vi si sottomettono, ma pur sempre pazzia, cioè qualcosa di profondamente malato.

Dobbiamo tornare amici della verità per tornare amici di noi stessi; e per farlo dobbiamo ricominciare a chiamare le cose coi loro veri nomi, perché noi pensiamo e proviamo sentimenti in base alle parole che adoperiamo, e finché seguiteremo a usare parole false, costruite ad arte da chi vuol manipolare le nostre menti, resteremo irrimediabilmente nemici di noi stessi. Resteremo anche nemici di Dio: perché Dio è la Verità, e la menzogna è espressione di una radicale inimicizia verso Dio. In un certo senso, dire sempre la verità, rifiutare la menzogna, chiamare le cose col loro nome è come pregare, perché equivale a rende omaggio alla Verità; mentire e spacciare le menzogne per verità è come bestemmiare, perché è come offendere la maestà del Vero. E non basta. Adattarsi a vivere in un mondo di menzogne significa preparare la propria distruzione, perché equivale a costruire un mondo d’inganni sistematico, d’intenzionale capovolgimento dell’ordine delle cose. L’ordine delle cose procede dal vero; il disordine procede della menzogna. In un mondo fondato sulla menzogna, l’ordine delle cose è sovvertito in maniera radicale, e produce effetti sempre più funesti, a cascata, che si spandono in cerchi sempre più ampi e a loro volta producono effetti sempre più distruttivi e sempre più incontrollabili. In un mondo, per esempio, dove un cialtrone abbastanza sfrontato può spacciarsi impunemente per artista, e ricevere lodi e riconoscimenti, è chiaro che lo spazio per i veri artisti, che non lavorano per la gloria ma per la bellezza e la verità, si restringe sempre di più. La stessa cosa vale in tutti gli altri ambiti, sia in quelli di rilevanza culturale e spirituale, sia in quelli del lavoro e della vita quotidiana: ogni volta che un menzogna prevale e s’impone, la verità viene soffocata e tutto ciò che discende dalla verità non trova più spazio, viene cacciato via, come si caccia fuori da una stanza quel che non serve più. Come stupirsi, arrivati a questo punto, se nel mondo che abbiamo costruito sotto le bandiere della modernità, nulla è come dovrebbe essere, e ogni cosa va al contrario di come dovrebbe andare secondo verità e giustizia? E come stupirsi se i Padroni Universali, che da lunghissimo tempo ci spingevano giù per la china verso l’abisso, e favorivano in ogni modo il nostro odio per la verità, a un certo punto si son resi conto che era giunto il momento adatto per lasciar cadere le maschere e imporci apertamente e spietatamente il Nuovo Ordine Mondiale, fondato sul loro interesse esclusivo e sulla nostra completa e incondizionata sottomissione ai loro voleri? Tutto quel che sta accadendo è coerente con ciò che lo ha preceduto: non si tratta di una catastrofe improvvisa e imprevedibile, ma di un piano largamente annunciato. Che fare adesso se non dire: Domine, non sum dignus, sed tantum dic verbo?

Del 25 Gennaio 2021

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