lunedì, 14 Giugno 2021
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Il nuovo Bolscevismo “Magico” Globale di Francesco Lamendola

Chi c’è dietro i “bolscevichi” della globalizzazione? Tra filantropi, scienziati e maghi/occultisti, sembra un film di fantascienza: il clan ristretto delle antiche famiglie dei superbanchieri storici e la loro Cina “comunista” di Francesco Lamendola  

Chi c’è dietro i Padroni Universali che impongono l’agenda del NWO? Scrivono Giulietto Chiesa e Marcello Villari in SuperclanChi comanda l’economia mondiale? (Feltrinelli, 2003, pp. 18, 19, 28):

I bolscevichi della supersocietà globale tentano, come quelli di Lenin, di far nascere la nuova società nei tempi stretti da loro stabiliti. Tempi insostenibili, tempi impossibili. Come ha scritto Eric Hobsbawm, riflettendo sulla fine dell’Urss, «forse la caratteristica più impressionante della fine del Ventesimo secolo è la tensione che sussiste tra questo processo sempre più accelerato di globalizzazione e incapacità delle istituzioni pubbliche e dei comportamenti collettivi degli esseri umani di accordarsi con esso». Per questo motivo la nuova superclasse ha fallito, esattamente come fallirono i bolscevichi. Ma il suo fallimento, come quello dei predecessori, non è indolore, anzi è di gran lunga più grave. Per giunta la distruzione è incommensurabilmente più vasta, anche perché globale, rispetto ai danni commessi dai bolscevichi sovietici che avevano provocato un danno locale, anche se bi continentale. (…)

Sfortunatamente per tutti noi, il luogo dove questa nuova rivoluzione bolscevica ha trovato espressione non è l’Europa, ma gli Stati Uniti d’America. E la nuova superclasse ha trovato la sua più limpida incarnazione nelle élite economiche statunitensi, la cui percezione della storia era ed è – per usare un eufemismo – decisamente più sintetica, e schematica, di quanto non sia in altre parti dell’Occidente. È da queste frontiere, da queste università, da questi consigli di amministrazione che è venuto il “la” della sinfonia neoliberista. E il coro mondiale ha cantato sui ritmi di questa orchestra. Il primo, grande esperimento della superclasse è stato realizzato in Russia dove il coro dei riformatori autoctoni, guidati dai direttori di Harvard, ha inevitabilmente portato al collasso dello stato. In generale, è stato assai facile far penetrare l’idea che la buona, vecchia democrazia rappresentativa fosse ormai superata, che non valesse la pena di conservarla visto che altre modalità di direzione delle masse erano ormai disponibili, funzionali, omogenee al nuovo sistema emergente di rapporti sociali. Al posto dei parlamenti bastava collocare i templi del nuovo cerimoniale del potere, cioè i consigli di amministrazione delle “corporation”. In fondo, non si trattava forse di “capitalismo popolare”? Non erano ormai milioni i risparmiatori che andavamo trasformandosi in azionisti? I mercati – come ha scritto acutamente Thomas Frank – «oltre a essere dei luoghi di scambio, sono ormai strumenti di consenso, amici del cittadino, protettori dei nostri interessi». (…)

Li abbiamo definiti “i bolscevichi del terzo millennio” perché, come i rivoluzionari russi, si sono lanciati nell’impresa di creare L’UOMO NUOVO. I bolscevichi comunisti, nell’ansia di creare il loro UOMO NUOVO, si erano preoccupati di cancellare il passato, trovandosi poi nella necessità di scrivere la storia anche con il sangue dello stesso proletariato che volevano emancipare. Ma avevano un progetto per il futuro. Questi bolscevichi del terzo millennio, invece, hanno un’idea dell’individuo senza passato e senza futuro. Per meglio dire: con un futuro-fotocopia del presente. La fine della storia di Francis Fukuyama tradotta in Weltanschauung. Al posto dell’obsoleto “homo sovieticus” è avanzato sul proscenio della storia l’”homo videns” (per usare la definizione di Giovanni Sartori). Questi bolscevichi del nostro tempo sono i figli della televisione full time. Ma non solo: questa nuova classe, come dice ancora Lasch, “deve fingere che il suo potere si fondi sull’intelligenza e null’altro”. Considerandosi come una “self-made élite”, essa manifesta una scarsissima gratitudine verso i predecessori, una totale mancanza di consapevolezza dell’obbligo di affrontare le responsabilità ereditate dal passato e gli obblighi intergenerazionali che ogni classe dirigente degna di questo nome ha sempre affrontato in passato. La nostra superclasse è una comunità di CONTEMPORANEI, il suo credo è il consumo immediato: del tempo, della natura, del risparmio, della ricchezza sociale. È una classe il cui unico, inconsapevole orizzonte è il suicidio.

Se da un punto di vista sociologico e psicologico ci sembra che il ritratto dei Padroni Universali sia pienamente condivisibile, ci sembra che manchi tuttavia un passaggio nell’analisi di Chiesa e Villari, che potremmo sintetizzare col celebre motto latino: quis custodiet custodes? In altre parole: siamo sicuri che i Padroni Universali, così come vengono qui raffigurati, rappresentino la sommità della cupola, o, se si preferisce, il vertice della piramide? Davvero i giovanotti di belle speranze che escono da Harvard, davvero i tecnocrati rampanti che siedono nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi banche sono i padroni ultimi, al di sopra dei quali c’è solamente il cielo? Se fossero loro i Padroni Universali, allora sarebbe giusta l’osservazione che essi vogliono cambiare il mondo, anzi vogliono addirittura creare l’uomo nuovo, ma in realtà non hanno alcun serio progetto alternativo, per cui sono votati al fallimento e in più a creare gravissime sofferenze all’umanità intera, spingendola in una direzione tendenzialmente suicida, ma lo farebbero in piena o parziale inconsapevolezza, come degli apprendisti stregoni che s’illudono di poter dominare le forze oscure da essi poste in movimento, ma che in realtà non sanno controllare, perché non ne hanno né la conoscenza, né l’esperienza. Ma è così? A noi sembra che, per capire i meccanismi del potere globale, non si può prescindere da tre aspetti che, nell’analisi di Chiesa e Villari, per altri aspetti pregevole, non vengono affatto considerati:

1) LA MASSONERIA INTERNAZIONALE, coi suoi centri decisionali:

1a) quelli noti, come il Forum Economico Mondiale di Davos;

1b) quelli seminoti, come le riunioni annuali del Gruppo Bilderberg, che non rilasciano comunicati stampa (e che certo non sono la “cupola”, visto che vedono invitati perfino Lilli Gruber, Marco Travaglio e Pietro Parolin);

1c) quelli semiclandestini, come le riunioni del Bohemian Grove, che ufficialmente “non esistono”, e che si fa di tutto per tener segrete; peraltro sembrano avere un significato più esoterico-rituale, mirante a cementare l’appartenenza dei membri, che non propriamente decisionale;

1d) quelli del tutto ignoti, che sono ovviamente i più importanti, e la cui componente essenziale è il satanismo con la celebrazione della messa nera (e relativi sacrifici umani), non perché quei signori credano realmente all’esistenza di Satana e lo adorino, ma perché il culto del male rappresenta lo strumento ideale per produrre l’energia negativa di cui hanno bisogno fisicamente e psichicamente.

2) IL GRUPPO DEGLI ILLUMINATI, che coordina le sparse membra della supermassoneria, ne vaglia le proposte e ne seleziona i programmi.

3) il clan ristretto delle antiche famiglie dei superbanchieri “storici”, in origine seguaci del Talmud e perciò imbevuti di odio anticristiano, ora sostanzialmente atei, non però emancipati da quell’odio,  un po’ come molti comunisti, o ex comunisti, i quali hanno conservato un odio cieco contro la borghesia, sebbene abbiano smesso da un pezzo di credere nel verbo salvifico di Karl Marx.

La cabina di regia, le leve effettive del comando, si trovano in quest’ultimo ambito: che non è un ambito statunitense, nel senso che non è legato alla società americana, e allo Stato americano, da alcun rapporto sostanziale e irrinunciabile; tanto è vero che da alcuni anni costoro hanno individuato nella Cina “comunista” il loro prossimo Paese d’elezione, così come in un passato neanche tanto lontano era la Gran Bretagna, e prima ancora la Francia. Tuttavia non si sono mai considerati francesi, inglesi o americani, né domani si considereranno di certo cinesi: semplicemente vanno dove lo richiedono i loro affari di borsa, e quando hanno ripulito per bene una piazza, si trasferiscono, lasciando dietro a sé le macerie delle loro spietate speculazioni: disoccupazione, povertà, agitazioni sociali, carestie e malattie. L’ultimo e più raffinato ritrovato della loro strategia di penetrazione, conquista, sottomissione e sfruttamento dei popoli è creare direttamente le malattie, apposta per poter decimare le popolazioni ritenute da essi “in esubero”, e perciò improduttive, e vendere i vaccini, secondo il classico schema del challenge and responsedue piccioni con una fava. Proprio come un produttore all’ingrosso il quale elimina le merci in eccedenza, per evitare che i prezzi scendano e i suoi margini di profitto calino anch’essi.

Naturalmente ci si può chiedere se anche costoro rappresentino davvero l’ultimo livello, il livello supremo. Sul piano umano, noi riteniamo di sì: non c’è alcun essere umano che possa porsi al di sopra di loro e dar loro degli ordini. Qui però bisogno oltrepassare gli schemi mentali abituali, creati in noi da secoli di cultura materialista, e socchiudere la porta su un’altra dimensione, quella soprannaturale. Abbiamo detto che costoro non credono né al loro antico Dio, né al Diavolo; ma ciò non significa che il Diavolo non creda in essi. Il Diavolo è una creatura troppo furba e spregiudicata per disprezzare la benché minima possibilità: non butta viene niente; in una certa sua maniera, è un formidabile risparmiatore. Il fatto che individui tanto potenti sul piano umano coltivino con tanto impegno e dedizione la causa del male, e che ad essa si siano votati anima e corpo da molte generazioni, rappresenta per lui un’occasione fantastica, alla quale del resto ha contribuito fin dal principio, con la sua ispirazione, le sue cure e i suoi consigli. In altre parole, quei signori che si credono onnipotenti, e che assumono l’adrenocromo prelevato dai cadaveri dei bambini al misero scopo di acquisire un’apparente giovinezza e prolungare di qualche anno la loro vita corporea, sono in realtà dei veri e propri burattini nelle mani di qualcuno che è immensamente più potente di loro, e immensamente più malvagio di quanto possa mai esserlo tutta la loro cattiveria, che pure – in termini umani – è davvero assai grande. Ma come è possibile che della gente così abile, così astuta, diciamo pure così intelligente, non si renda conto di una cosa del genere, che la riguarda tanto direttamente? Possiamo ipotizzare che il Diavolo si serva di essa per il tramite di suoi agenti fiduciari, che tengono i contatti coi Padroni Universali, incoraggiandoli nei loro culti e nei loro disegni, e cullandoli nella beata illusione di essere veramente i padroni assoluti del gioco: una sensazione di onnipotenza che li stordisce e li rende euforici, come una droga pesante, e al tempo stesso li rende sempre più dipendenti, e quindi manipolabili e controllabili. Di che natura sono questi fiduciari: umana o non umana? Per rispondere a questo interrogativo, dobbiamo rifarci alla dimensione magica, che è coltivata da quei signori, insieme a una quantità di esperimenti, di saperi e di formule che si tramandano da secoli.

Sarebbe un grave errore pensare che la magia sia scomparsa o che riguardi solo piccoli gruppi di persone sprovvedute e ignoranti La magia è sempre andata di pari passo con quella che oggi chiamiamo “scienza”, come se fosse una cosa totalmente disgiunta da essa: il loro divorzio non è mai avvenuto. Beninteso questa è una di quelle cose che i diretti interessati hanno sempre fatto di tutto per tenere celata al grande pubblico: e ci sono perfettamente riusciti. In realtà, scienziati e maghi/occultisti erano quelli del Rinascimento, Paracelso, Cardano, Agrippa di Nettesheim; ma lo erano anche gli scienziati nazisti che prendevano ispirazione dalla società Thule e dall’associazione Ahnenerbe; e lo erano pure – sorpresa! – parecchi scienziati americani impegnati nei progetti spaziali e nelle ricerche sul paranormale. Abbiamo già parlato, in precedenza, dello psichiatra Andrija Puharich; ricorderemo ora l’ingegnere missilistico Jack Parsons (1914-52), che molti considerano il vero “padre” delle missioni spaziali della NASA. Costui era un discepolo di Aleister Crowley, del quale si dice che nel 1918, mentre era negli Stati Uniti, avesse aperto una “porta” interdimensionale nel corso dei suoi riti di magia cerimoniale (operazione Amalantrah); e divenne poi dirigente dell’OTO (Ordo Templi Orientis) di Pasadena, come suo vicario. Parsons era sia un genio della fisica, sia un accanito occultista, sia un degenerato che ebbe rapporti sessuali con sua madre e sua cognata, sempre nella prospettiva di dar vita a un figlio che avrebbe incarnato  un’entità non umana. Nel 1946, beffato dal collega L. Ron Hubbard, che era fuggito con sua moglie, condusse una serie di riti nel deserto della California (operazione Babalon) per riaprire il portale che Crowley aveva sigillato, ed entrare in contatto con gli esseri extradimensionali, dai quali attendeva la venuta di un “elementale” che avrebbe dovuto essere la sua nuova compagna. Apparve infatti di  notte una strana donna, che divenne poi sua moglie, Marjorje Cameron, contro la quale Crowley lo mise inutilmente in guardia e che non gli portò fortuna. Dopo varie disavventure, fra cui l’allontanamento dal programma missilistico della NASA, anche perché coinvolto una vicenda di spionaggio riguardante il programma atomico segreto israeliano, morì a soli trentasette anni nell’esplosione del suo laboratorio, che le autorità classificarono ufficialmente come “incidente”. Sembra un film di fantascienza, vero? E non è finita. Strano ma vero, dal 1947, dopo l’evocazione degli dèi nel corso dell’operazione Babalon, iniziano i frequentissimi avvistamenti di dischi volanti. Forse il portale, imprudentemente riaperto da Parsons, ha lasciato entrare “qualcuno” o “qualcosa”?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 27 Gennaio 2021

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